Conclusione del Master per adolescenti dell’Istituto di Catechetica

Il 7 ottobre si è conclusa con soddisfazione la prima edizione del Master di I livello per educatori di adolescenti. In un clima di festa le autorità accademiche hanno consegnato i diplomi e gli attestati di partecipazione agli studenti che hanno intrapreso questa avventura, nata dalla feconda collaborazione tra la nostra istituzione universitaria e l’Ufficio Catechistico Nazionale unitamente al Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile. In tal modo, nell’anno della celebrazione del Sinodo sui giovani, si è voluto dar vita a un’esperienza che manifestasse in maniera concreta e significativa l’attenzione verso questa particolare fascia d’età.

Il master è stato ideato per rispondere al bisogno di formazione specifica catechetico-pastorale nell’ambito delle scienze dell’educazione, abilitando i partecipanti all’assunzione di responsabilità e coordinamento a livello diocesano e parrocchiale della pastorale e catechesi con gli adolescenti.

In particolare, il master ha voluto qualificare la figura dell’Educatore che si occupa della maturazione umano-cristiana degli adolescenti, fornendo conoscenze di tipo teologico-pedagogico-comunicative aggiornate, al fine di accompagnare e facilitare i processi di accoglienza, inserimento e integrazione degli adolescenti in contesti di educazione permanente.

I tirocini e le esercitazioni pratiche hanno permesso agli studenti di confrontarsi con i principi della progettazione catechetico-pastorale al fine di elaborare programmi concreti di azione. Il confronto e l’utilizzo di strumentazioni all’avanguardia promosso dal master ha consentito di costruire itinerari formativi al passo con i tempi e con le esigenze attuali degli adolescenti, in sinergia con i servizi di rete nel territorio.

I venti iscritti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con docenti di valore riconosciuto nelle lezioni frontali e sono stati seguiti da esperti nelle diverse esercitazioni e nel tirocinio applicativo. Da febbraio 2018 e per oltre un anno, il corso ha messo di fronte persone provenienti dalle diverse parti d’Italia e dall’estero, con esperienze assai diversificate, ed è stato quindi per tutti preziosa occasione di ampliamento di prospettive e opportunità di relazioni interpersonali di qualità.

I partecipanti hanno ringraziato per la splendida organizzazione e si sono mostrati molto grati per l’umanità salesiana e la professionalità respirata in questo anno e mezzo di master, desiderosi di spendere le competenze acquisite nelle rispettive diocesi di appartenenza.

Come ha espresso il decano della facoltà intervenuto all’apertura della cerimonia: “Siamo fieri di questo percorso, perché abbiamo lanciato dei semi educativi in tutta Italia e nel mondo e siamo certi che potremo contribuire al miglioramento della prassi pastorale con quella preziosa porzione del popolo di Dio che sono gli adolescenti”.

 

 

A Roma la marcia “RESTIAMO UMANI”

La Marcia “Restiamo Umani”, partita da Trento il 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, arriverà a Roma, con una camminata finale, sabato 19 ottobre. La marcia concluderà ufficialmente in Piazza San Pietro domenica 20 ottobre, Giornata Missionaria Mondiale.
Come in tutte le tappe importanti, invitiamo tutti/e a partecipare, sabato 19 ottobre, alla cammianata conclusiva di quest’azione di pace promossa ed organizzata contro il clima di odio e di paura che stiamo vivendo nel nostro Paese.
Chi vuole può partecipare a tutto il programma dell’ultimo giorno di camminata effettiva. Raccomandiamo ed invitiamo a partecipare al corteo cittadino per percorrere insieme gli ultiimi 3 km dal Circo Massimo a Piazza San Pietro.

PROGRAMMA ARRIVO DELLA MARCIA, SABATO 19 OTTOBRE
– 9.30: partenza dalla Stazione FS di Albano Laziale, seguendo la Via Appia Antica (tutta pedonale) fino al Circo Masimo
– 15.30: arrivo al Circo Massimo, punto di ritrovo/appuntamento per il corteo cittadino
– 16.30: partenza del corteo cittadino dal Circo Massimo verso Piazza San Pietro.

PS: domenica 20 ottobre, appuntamento in Via della Conciliazione per entrare in Piazza San Pietro e partecipare all’Angelus di Papa Francesco.

 

MARCIA “RESTIAMO UMANI” – INFO IMPORTANTI

1) Progetto: https://www.marciarestiamoumani.org/…/MarciaRestiamoUmaniPr…

2) Tappe e date: https://www.marciarestiamoumani.org/…/MarciaRestiamoUmaniTa…

3) Lettera a Papa Francesco e petizione: https://www.change.org/p/fermiamo-questo-clima-di-paura-e-d…

4) Raccolta fondi: https://www.facebook.com/donate/576116806244656/

5) Magliette online: https://worthwearing.org/…/marcia-resti…/marciarestiamoumani

6) Per adesioni e contatti: marciarestiamoumani@gmail.com

“Scegli la vita”. Accompagnare la vocazione tra vizi e virtù

“Sussidio in uscita ad ottobre”. Scegli la vita. È la scoperta della propria vocazione. «La tua vocazione – infatti – ti orienta a tirare fuori il meglio di te» (FRANCESCO, Christus vivit, 257). Scegliete, allora! «Datevi al meglio della vita!» (ChV 143).

N.B. Il sussidio sarà disponibile da ottobre, puoi intanto ordinarlo inviando una mail a: vocazioni@chiesacattolica.it

Scegli la vita. Forse il titolo del Sussidio di quest’anno può sembrare ad effetto, a qualcuno potrà sembrare scontato o ancora uno slogan che vuole accattivare il potenziale lettore. Niente di tutto questo, la questione è seria e molto concreta.

Scegliere la vita è una cosa che facciamo o non facciamo molto più spesso di quanto possiamo immaginare. Non si tratta infatti di scegliere ciò che ci piace, o ciò che ci richiama il gusto della vita, ma di scegliere le cose che ci fanno bene, che sostengono e alimentano la vita che è in noi, evitando ciò che ci danneggia, che intristisce o svilisce il nostro cuore. Fin qui possiamo ancora essere tutti d’accordo. La questione si complica quando riflettiamo su cosa significhi “vita”, su quale criterio usare per riconoscere ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male. Ponendo la questione in altri termini: come discernere? Forse abbiamo dentro ancora un’altra domanda inespressa: Perché discernere? Magari siamo già soddisfatti della vita che viviamo, potremmo anche essere impegnati attivamente in iniziative belle e positive, che dicono la nostra disponibilità ad aiutare il prossimo, che esprimono e attuano valori e ideali.

Il punto però è un altro, anche noi infatti siamo figli di questa epoca e ne siamo segnati, nel bene e nel male. Nel nostro tempo ad esempio, una questione che viene messa in ombra perché magari ritenuta obsoleta, è proprio quella del discernimento, della lotta spirituale: contrastare i nostri vizi, dominare le passioni, rafforzare virtù quali l’umiltà o la castità, comprendere la cosa giusta da fare e avere il coraggio di farla… o di non farla se ciò è sbagliato. Diciamocelo francamente, molte di queste cose suscitano perplessità anche in molti cristiani che pure vivono una fede solida e genuina. Il percorso che proponiamo in questo sussidio vuole riscoprire non solo il valore e l’importanza di queste realtà, ma ribadirne l’attualità!

Si, chi vuole seguirci scoprirà che basta ridefinire il linguaggio, ritrovare il significato di un termine, riflettere su tante piccole o grandi cose che facciamo quotidianamente, per renderci conto che ci siamo dentro, chi siamo dipende anche da come scegliamo di affrontare quel nostro limite che ci porta ad essere deboli in quella situazione, a non saperci gestire in un’altra, a mancare il bersaglio in un’altra ancora. Viceversa scopriremo la bellezza e il gusto di rafforzare le nostre virtù, impareremo che il bene fa bene e da gioia, sapremo dire con parole nuove cose che appartengono ad una saggezza antica, ma solida e collaudata.

Soprattutto però, faremo questo nell’ottica di un cammino che porta il passo della nostra vocazione. Le nostre virtù e i nostri vizi infatti, ci dicono molto di noi, ci aiutano a conoscerci nella concretezza, ci danno le coordinate per definire dove possiamo andare, dove vogliamo andare, dove ci sentiamo chiamati ad andare!

Non temiamo allora di attraversare la foresta che può essere il nostro cuore, imparando a conoscere di quali piante possiamo nutrirci e quali sono velenose. Sulla nostra pelle abbiamo già avuto il piacere o il dispiacere di incontrarne alcune. Se abbiamo provato invidia, ci saremo accorti da soli di quanto ci faccia male, ma forse non abbiamo considerato l’antidoto della carità. Forse abbiamo fatto esperienza che la mitezza ci ha permesso di risolvere felicemente una questione che sarebbe invece diventata ingestibile se ci fossimo lasciati prendere dall’ira. Forse considerando queste cose alla luce della preghiera, nell’ascolto della Parola, nel confronto con i nostri fratelli e le nostre sorelle, ci apparirà più chiaro il disegno di Dio per noi, sentiremo più vicino il suo amore, impareremo a camminare con gioia ed umiltà. Accettare che nel nostro cuore convivono vizi e virtù, e che è necessario lottare per imparare a scegliere queste ultime, per essere chi siamo veramente, per poter sentire che in noi abita la vita, è il primo passo per la vittoria.

Gli insegnanti e “l’arte di essere umani”

“Favorire, mediante appositi strumenti educativi, la conoscenza di sé, l’autoconsapevolezza, la libertà nella ricerca della felicità e una rinnovata responsabilità dei cittadini”. Questi gli obiettivi dichiarati del corso di formazione su “L’arte di essere umani”, che coinvolge circa 200 docenti, di religione cattolica e non, di diversi ordini di scuola, provenienti dalle Province di Bari e Bat, che prende il via domani, giovedì 10 ottobre, presso l’Iiss “Mons. Antonio Bello” di Molfetta.
Un percorso biennale ideato e promosso dall’Ufficio di pastorale scolastica della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, con il patrocinio del Consiglio regionale della Puglia, del comune di Molfetta e del comune di Ruvo di Puglia, e in collaborazione con il Sisus– Società italiana di scienze umane e sociali, l’Iiss “Mons. Antonio Bello” di Molfetta, il Centro Cav “Granello di Senape” di Ruvo di Puglia e il Centro Caf “Chiara Corbella Petrillo” di Ruvo di Puglia. Tre ore, dalle 16,30 alle 19,30, per sette incontri per ciascun anno, con cadenza mensile da ottobre ad aprile per un totale di 42 ore in cui affrontare svariati aspetti dell’identità, per promuovere l’integrazione delle dimensioni costitutive dell’essere umano, valorizzando l’intreccio del sentire e del pensare e la sinergia tra libertà e affettività.
Inserito nella piattaforma ministeriale “Sofia”, il corso, gratuito, prevede lezioni di antropologia, filosofia, pedagogia e didattica, tenute da docenti universitari.
In apertura del corso, giovedì 10 ottobre, alle ore 16,30, presso l’Istituto “Mons. Bello” di Molfetta, ci saranno i saluti introduttivi da parte dei rappresentanti degli enti proponenti, fra i quali quello di mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, e di don Pasquale Rubini, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale scolastica. Seguirà la prima lezione, a cura di Fabio Pompeo Mancini, docente di Pedagogia speciale alla Lumsa di Taranto, sul tema: “Riflessioni antropologiche nel postmoderno”.
Sir, 9 ottobre 2019
In allegato la brochure del progetto.

ALLEGATI
brochure progetto

 

L’alfabeto verde di papa Francesco. Salvare la Terra e vivere felici

È stato definito “nuovo umanesimo”, è il pensiero espresso da papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, emanata nel 2015. La prima enciclica di Francesco si è rivelata famosa prima ancora di essere divulgata: la ragione è tutta di natura politica. Nel 2015 si è infatti svolto un negoziato decisivo per l’avvenire del pianeta: la conferenza sull’ambiente e le conseguenze del cambiamento climatico tenutasi a Parigi. Laudato si’ non è quindi un titolo scelto a caso dal Papa, ma una citazione tratta dal Cantico delle creature, testo che oggi diventa quasi il manifesto di un ambientalismo cristiano, di una visione alternativa del mondo, riflettendo così, nel modo più immediato e visibile da tutti, il valore profetico di un messaggio, di un testo poetico, che diventa di nuovo attuale. Da tutto questo parte la riflessione dell’autrice che ha visto tra le righe dell’Enciclica alcune parole chiave, divenute oggi, a quasi quattro anni dalla pubblicazione, di un’attualità rimbombante. Risparmio energetico, rispetto del pianeta e dei suoi abitanti, impegno, sostenibilità, inquinamento, lotta all’indifferenza: è la “presa di coscienza ambientalista” (cfr P.G. Pagano) a noi contemporanea.
L’autrice
Franca Giansoldati vive e lavora a Roma ed è vaticanista del quotidiano Il Messaggero. Nel 2013 ha vinto il Premio Internazionale di Giornalismo di Ischia per il migliore reportage sull’elezione di papa Francesco. Si occupa di temi legati alla religione da oltre vent’anni. Ha scritto, con Marco Tosatti, Apocalisse. La profezia di papa Wojtyla (2003), Il Demonio in Vaticano. I Legionari di Cristo e il caso Maciel (2014) e La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno (2015).

L’alfabeto verde di papa Francesco. Salvare la Terra e vivere felici
Autrice: Franca Giansoldati
Edizioni San Paolo
Pagine: 128,
Prezzo: € 15

GMCS 2020: “La vita si fa storia”

Questo il tema che Papa Francesco ha scelto per la 54ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il 24 maggio 2020: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.

Questo il tema che il Santo Padre Francesco ha scelto per la 54ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra domenica 24 maggio 2020:
“Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.
Con la scelta di questo tema, tratto da un passo del Libro dell’Esodo, Papa Francesco sottolinea come sia particolarmente prezioso, nella comunicazione, il patrimonio della memoria. Tante volte il Papa ha sottolineato che non c’è futuro senza radicamento nella storia vissuta. E ci ha aiutato a comprendere che la memoria non va considerata come un “corpo statico”, ma piuttosto una “realtà dinamica”. Attraverso la memoria avviene la consegna di storie, speranze, sogni ed esperienze da una generazione ad un’altra.
Il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci ricorda inoltre che ogni racconto nasce dalla vita, dall’incontro con l’altro. La comunicazione è chiamata dunque a mettere in connessione, attraverso il racconto, la memoria con la vita. Gesù faceva ricorso alle parabole per comunicare la forza vitale del Regno di Dio, lasciando agli ascoltatori la libertà di accogliere questi racconti e riferirli anche a sé stessi. La forza di una storia si esprime nella capacità di generare un cambiamento. Un racconto esemplare ha una forza trasformativa. Lo sperimentiamo quando ci confrontiamo, attraverso il racconto, con le vite dei santi. Un punto che, ultimamente, il Santo Padre ha ripreso rivolgendosi al Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, quando ha esortato a comunicare la “grande ricchezza” offerta dalla testimonianza di vita dei martiri.
Ancora una volta, al centro della riflessione, il Pontefice pone la persona con le sue relazioni e la sua innata capacità di comunicare. Il Papa chiede a tutti, nessuno escluso, di far fruttare questo talento: fare della comunicazione uno strumento per costruire ponti, per unire e per condividere la bellezza dell’essere fratelli in un tempo segnato da contrasti e divisioni.

30 Settembre 2019

 

Giornata Comunicazioni 2020. Il Papa: prezioso il patrimonio della memoria

 

Memoria, la vita si fa storia

Per il presidente del Copercom la scelta riporta «all’essenza di una comunicazione liberata da frizioni e autoreferenzialità e capace di (ri)mettere al centro la persona con le sue relazioni e la sua innata capacità di comunicare vite che si fanno storie»

Diffuso il tema del Messaggio per la 54ª Giornata delle comunicazioni sociali 2020 Francesco: non c’è futuro senza radicamento nell’esistenza vissuta nel passato

Il primo rimando che viene in mente dopo aver letto il tema scelto da papa Francesco per 54ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali reso noto ieri, è quel passaggio tratto dall’Esodo (10,2) che ne caratterizza la prima parte del titolo. «Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria (che io sono il Signore)» è, infatti, un tipico modello di comunicazione teologica che si fa umana: Dio dice a Mosè di trasmettere ai suoi figli e nipoti la fede e Mosè che subito concretizza questa richiesta rivolgendosi a colui che sembrava più distante e diverso da lui. Quel Faraone, a cui chiederà la possibilità di lasciar partire il suo popolo. Da qui, inizierà il grande viaggio della «vita (del popolo d’Israele) che si farà storia». La seconda parte del tema («La vita si fa storia») offre ulteriori spunti di riflessione a partire dall’idea di “memoria”, considerata – si legge nella nota della Santa Sede a commento del tema – non «come un corpo statico, ma piuttosto come una realtà dinamica. Attraverso la memoria avviene la consegna di storie, speranze, sogni ed esperienze da una generazione ad un’altra». Il Papa ce lo ricorda ogni volta che cita i santi, i martiri e la «grande ricchezza offerta dalle testimonianze delle loro vite». Ma anche quando volge lo sguardo ai piccoli del mondo, alle vittime dell’ingiustizia e dell’incomunicabilità, spogliando la comunicazione di quel vestito esclusivo e inautentico che, per troppo tempo, l’ha contraddistinta e che ha creato contrasti e divisioni.

Per Francesco la comunicazione è un concetto semplice. Si potrebbe definire come un riflesso dell’umanità ma il Papa – si sa – non ama molto definizioni precostituite e aggettivi. Lo spiega quando ammette (durante la conferenza stampa in aereo al ritorno dal recente viaggio apostolico in Africa) che non sa che cosa dire tecnicamente perché non è ferrato nella materia di comunicazione. Eppure quella «discesa dalla cattedra» rappresenta oggi una delle più grandi lezioni. «La comunicazione – spiega il Papa – deve essere umana cioè costruttiva e capace di far crescere l’altro e mai uno strumento di guerra». Poche altre parole sintetizzerebbero il senso dei processi comunicativi contemporanei. Gli strumenti digitali paradossalmente possono favorire questa umanizzazione comunicativa. E non solo in termini di coscienza, di discernimento, di corretto uso, di etiche e di etichette, ma soprattutto concedendoci la libertà di raccontare storie. Quelle storie che sono la nostra vita fatta di immagini, di racconti, di post e di tweet. Storie che mostrano la bellezza (e anche la bruttezza) di ciò che siamo.

È innegabile come i social media rappresentino sempre più quei territori privilegiati dove imparare a fare storia. Non a caso una delle parole della cultura digitale è proprio

storytelling, pratica per nulla nuova, ma legata alle origini dell’uomo e al suo desiderio di ascoltare e raccontare storie anche complesse attraverso meccanismi narrativi semplici. Proprio come Gesù che, nei suoi dialoghi, faceva largo uso di storie (le parabole), creando memoria ( depositum fidei), coinvolgendo l’interlocutore (evangelizzazione) e riuscendo a far sì che quelle storie (annuncio) ne generassero altre. In un certo senso il tema della prossima Giornata ci riporta all’essenza di una comunicazione liberata da frizioni e autoreferenzialità e capace di (ri)mettere al centro la persona con le sue relazioni e la sua innata capacità di comunicare vite che si fanno storie.

presidente del Copercom

Messaggio del Santo Padre Francesco per la III Giornata Mondiale dei Poveri

In occasione della festa di S. Antonio di Padova è stato reso noto il Messaggio per la prossima Giornata Mondiale dei Poveri, la terza, che quest’anno sarà celebrata domenica 17 novembre sul tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”.
“Incontriamo ogni giorno – si legge nel testo – famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?”.
“Si è giunti perfino a teorizzare e realizzare – prosegue il testo – un’architettura ostile in modo da sbarazzarsi della loro presenza anche nelle strade, ultimi luoghi di accoglienza. Vagano da una parte all’altra della città, sperando di ottenere un lavoro, una casa, un affetto…”.
“Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori – afferma poi Papa Francesco – ma non sarà così per sempre. Il giorno del Signore, come descritto dai profeti (cfr Am 5,18; Is 2-5; Gl 1-3), distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo”.
Dopo un ricordo grato della figura di Jean Vanier, “un grande apostolo dei poveri”, il Santo Padre invita tutti a mettere “da parte le divisioni che provengono da visioni ideologiche o politiche” e a fissare “lo sguardo sull’essenziale che non ha bisogno di tante parole, ma di uno sguardo di amore e di una mano tesa”.
“A volte – conclude il Messaggio – basta poco per restituire speranza: basta fermarsi, sorridere, ascoltare. Per un giorno lasciamo in disparte le statistiche; i poveri non sono numeri a cui appellarsi per vantare opere e progetti. I poveri sono persone a cui andare incontro: sono giovani e anziani soli da invitare a casa per condividere il pasto; uomini, donne e bambini che attendono una parola amica. I poveri ci salvano perché ci permettono di incontrare il volto di Gesù Cristo”.

A commento del Messaggio Mons. Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana, ha rilasciato una dichiarazione per CEInews.

XXX° Viaggio di Studio in Terra Santa

Alle Sorgenti della fede

“Come avevamo udito, così abbiamo visto” (Sal 48, 9).

 

 

Si è concluso il 30° Viaggio di Studio che i curricoli di Pastorale giovanile e di catechetica hanno organizzato nella Terra di Gesù. Il viaggio si è svolto dal 1° al 13 settembre.
Gli obiettivi del viaggio sono stati l’aggiornamento biblico, storico, esegetico, archeologico; l’approfondimento e l’ulteriore qualifica della formazione teologica, pastorale e catechetica a contatto con i luoghi della storia della salvezza; l’arricchimento della vita personale di fede.
Il gruppo dei partecipanti era composto da 33 persone, guidate da tre professori, animatori del Viaggio: Corrado Pastore, Xavier Matoses e Francisco José Enríquez Zulaica.
Sono stati 15 i paesi di provenienza dei partecipanti: Italia (10) Brasile (6), Messico (3), Colombia e Congo (2), Spagna, Polonia, Croazia, Argentina, Cile, Bolivia, Guatemala, Haiti, India, Vietnam (1). La maggior parte dei partecipanti sono studenti dell’UPS, altri provenienti da altre Università Pontificie Romane (Gregoriana, Biblico). Oltre ad alcuni docenti dell’UPS, membri di comunità religiose ed alcuni laici.
Il viaggio è stato ideato in tre tappe.
La prima ha ripercorso alcuni luoghi dell’Antico Testamento, sui passi dei Patriarchi e di Mosè. Partiti da Gerico sono state visitate Qumran e Masada e poi la Giordania attraversando la frontiera, per una escursione al deserto di Wadi Rum, dove è stata celebrata l’Eucarestia presso la tenda di un Beduino che ha accolto il gruppo con la tipica ospitalità araba (tè e incenso per tutti e altri doni). Tra le visite programmate ci sono state anche Bethany (Tell Al Kharrar), vero luogo del Battesimo di Gesù, dove sono state rinnovate le promesse battesimali, e a Madaba, Monte Nebo, Amman e Jerash.
La seconda tappa si è svolta in Galilea e Samaria, dove è stato possibile leggere il vangelo nei luoghi di Gesù: Nazaret, Montagna delle Beatitudini, Tabga, Cafarnao, lago di Genezareth, Tabor, Magdala e Nablus (pozzo della Samaritana).
Nella terza tappa, infine, il gruppo ha visitato Betlemme e Gerusalemme, dove è stato possibile “rivivere” il Natale e la Settimana Santa. Il clima di profonda fraternità spirituale è stato vissuto nelle Eucaristie celebrate nella Basilica della Natività, nel Cenacolino, nella Basilica del Getzemani e nel Santo Sepolcro.
Nonostante tanta diversità di provenienze, di carismi e in qualche caso anche di età, è stata agevole la conoscenza e l’accoglienza reciproca, il rispetto e la condivisione. Fatto significativo la condivisione della ricchezza con i contributi personali espressi nelle omelie, nelle preghiere e nelle riflessioni pastorali e spirituali svolte da tutti.
La formula che mette insieme visite ai luoghi e lettura della Bibbia, celebrazioni e conferenze, momenti comuni e spazi individuali, continua a risultare vincente. Ottimi i sussidi a disposizione, tra cui la guida aggiornata “Alle Sorgenti della Fede” preparata dai proff. Mario Cimosa e Luis Gallo. Le conferenze dei diversi professori dell’UPS o dei luoghi visitati, su temi biblici: (cristiani, ebraici e musulmani) hanno costituito un’ottima integrazione all’esperienza di studio e di spiritualità “alle sorgenti della nostra fede”.
Gli incontri con il Vescovo ausiliare di Gerusalemme (mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo), con le comunità salesiane di Nazaret (SDB e FMA), di Betlemme e Beit Gemal, hanno permesso di capire la situazione reale e le difficoltà che affrontano i cristiani in Terra Santa.
Questa la testimonianza di un partecipante: “È inutile dire quanto sono grato al Signore per avermi consentito di partecipare a questa bellissima esperienza in Terrasanta. È stato un viaggio unico nel suo genere che ci porteremo nella mente e nel cuore per tutta la vita. È stata una bellissima esperienza di preghiera, di studio, di approfondimento, di fraternità e di comunità. Naturalmente mi mancheranno tutti i meravigliosi panorami e scenari della Terra di Gesù (davvero una ‘Terra di latte e miele’ come è definita dalla Scrittura), dalle atmosfere aride, calde e torride del deserto alla rigogliosa vegetazione del Mare di Galilea, dalla complessità etnico-religiosa di Nazareth all’umiltà di Betlemme alla sontuosità di Gerusalemme con tutta la sua storia, le sue bellezze, le sue lacerazioni, i suoi contrasti” GT).

Alcuni scatti:

L’Università, una comunità di studio, di ricerca e di vita

Il 28 e 29 novembre 2019 a Roma il convegno nazionale di pastorale universitaria. I primi frutti del Manifesto CEI e CRUI per l’Università

 

“Una comunità di studio, di ricerca e di vita” è il titolo del prossimo convegno nazionale di pastorale universitaria, in calendario per i giorni 28 e 29 novembre 2019 a Roma, presso la Casa “San Juan de Avila”.
Da alcuni anni è ripreso a cadenza fissa un appuntamento che vede insieme responsabili di uffici diocesani per l’università, docenti e studenti, cappellani e direttori di collegi universitari cattolici. A tutti loro, infatti, è rivolto l’invito per una due giorni di confronto e riflessione.
Il programma del 28 novembre prevede la relazione introduttiva di Luigi Alici, docente di filosofia morale presso l’Università di Macerata, e un’ampia sessione di laboratori su temi quali il rapporto fra Pastorale universitaria, Atenei e territorio, le scienze e la reologia, la spiritualità e il discernimento. A conclusione del pomeriggio, la Celebrazione Eucaristica presieduta da mons. Mariano Crociata, Presidente della Commissione Episcopale della CEI per l’educazione cattolica, la scuola e l’università
Venerdì 29 novembre si apre con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, a cui segue una tavola rotonda dal titolo “Insieme attori e alleati”, con la partecipazione del prof. Francesco Bonini, rettore Università LUMSA; di mons. Valentino Bulgarelli, responsabile del Servizio nazionale della CEI per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose; del prof. Alberto De Toni, Presidente Fondazione CRUI; del dott. Filippo Moretti, Segretario Comitato “Mai troppo umano” di Pavia.
Nel corso del dibattito verrà presentato il recente accordo tra Santa Sede e Stato italiano per il riconoscimento dei titolo accademici ecclesiastici e i primi frutti del “Manifesto per l’Università” firmato nel maggio scorso da CEI e CRUI.
La scadenza per le iscrizioni è il 20 ottobre 2019.
In allegato, le note logistiche e il programma completo dell’iniziativa.

 

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