«Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono

Il testo del Messaggio del Santo Padre per la 55ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che quest’anno si è celebrato, in molti Paesi, il 16 maggio, Solennità dell’Ascensione del Signore.

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«Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono

Cari fratelli e sorelle,
l’invito a “venire e vedere”, che accompagna i primi emozionanti incontri di Gesù con i discepoli, è anche il metodo di ogni autentica comunicazione umana. Per poter raccontare la verità della vita che si fa storia (cfr Messaggio per la 54ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2020) è necessario uscire dalla comoda presunzione del “già saputo” e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto. «Apri con stupore gli occhi a ciò che vedrai, e lascia le tue mani riempirsi della freschezza della linfa, in modo che gli altri, quando ti leggeranno, toccheranno con mano il miracolo palpitante della vita», consigliava il Beato Manuel Lozano ai suoi colleghi giornalisti. Desidero quindi dedicare il Messaggio, quest’anno, alla chiamata a “venire e vedere”, come suggerimento per ogni espressione comunicativa che voglia essere limpida e onesta: nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione ordinaria della Chiesa come nella comunicazione politica o sociale. “Vieni e vedi” è il modo con cui la fede cristiana si è comunicata, a partire da quei primi incontri sulle rive del fiume Giordano e del lago di Galilea.

Consumare le suole delle scarpe
Pensiamo al grande tema dell’informazione. Voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in “giornali fotocopia” o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, dove il genere dell’inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione
preconfezionata, “di palazzo”, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società. La crisi dell’editoria rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più “consumare le suole delle scarpe”, senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni. Se non ci apriamo all’incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi. Ogni strumento è utile e prezioso solo se ci spinge ad andare e vedere cose che altrimenti non sapremmo, se mette in rete conoscenze che altrimenti non circolerebbero, se permette incontri che altrimenti non avverrebbero.

Quei dettagli di cronaca nel Vangelo
Ai primi discepoli che vogliono conoscerlo, dopo il battesimo nel fiume Giordano, Gesù risponde: «Venite e vedrete» (Gv 1,39), invitandoli ad abitare la relazione con Lui. Oltre mezzo secolo dopo, quando Giovanni, molto anziano, redige il suo Vangelo, ricorda alcuni dettagli “di cronaca” che rivelano la sua presenza nel luogo e l’impatto che quell’esperienza ha avuto nella sua vita: «Era circa l’ora decima», annota, cioè le quattro del pomeriggio (cfr v. 39). Il giorno dopo – racconta ancora Giovanni – Filippo comunica a Natanaele l’incontro con il Messia. Il suo amico è scettico: «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?». Filippo non cerca di convincerlo con ragionamenti: «Vieni e vedi», gli dice (cfr vv. 45-46). Natanaele va e vede, e da quel momento la sua vita cambia.
La fede cristiana inizia così. E si comunica così: come una conoscenza diretta, nata dall’esperienza, non per sentito dire. «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito», dice la gente alla Samaritana, dopo che Gesù si era fermato nel loro villaggio (cfr Gv 4,39-42). Il “vieni e vedi” è il metodo più semplice per conoscere una realtà. È la verifica più onesta di ogni annuncio, perché per conoscere bisogna incontrare, permettere che colui che ho di fronte mi parli, lasciare che la sua testimonianza mi raggiunga.

Grazie al coraggio di tanti giornalisti
Anche il giornalismo, come racconto della realtà, richiede la capacità di andare laddove nessuno va: un muoversi e un desiderio di vedere. Una curiosità, un’apertura, una passione. Dobbiamo dire grazie al coraggio e all’impegno di tanti professionisti – giornalisti, cineoperatori, montatori, registi che spesso lavorano correndo grandi rischi – se oggi conosciamo, ad esempio, la condizione difficile delle minoranze perseguitate in varie parti del mondo; se molti soprusi e ingiustizie contro i poveri e contro il creato sono stati denunciati; se tante guerre dimenticate sono state raccontate. Sarebbe una perdita non solo per l’informazione, ma per tutta la società e per la democrazia se queste voci venissero meno: un impoverimento per la nostra umanità.
Numerose realtà del pianeta, ancor più in questo tempo di pandemia, rivolgono al mondo della comunicazione l’invito a “venire e vedere”. C’è il rischio di raccontare la pandemia, e così ogni crisi, solo con gli occhi del mondo più ricco, di tenere una “doppia contabilità”. Pensiamo alla questione dei vaccini, come delle cure mediche in genere, al rischio di esclusione delle popolazioni più indigenti. Chi ci racconterà l’attesa di guarigione nei villaggi più poveri dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa? Così le differenze sociali ed economiche a livello planetario rischiano di segnare l’ordine della distribuzione dei vaccini anti-Covid. Con i poveri sempre ultimi e il diritto alla salute per tutti, affermato in linea di principio, svuotato della sua reale valenza. Ma anche nel mondo dei più fortunati il dramma sociale delle famiglie scivolate rapidamente nella povertà resta in gran parte nascosto: feriscono e non fanno troppa notizia le persone che, vincendo la vergogna, fanno la fila davanti ai centri Caritas per ricevere un pacco di viveri.

Opportunità e insidie nel web
La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze.
La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. È uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive. Grazie alla rete abbiamo la possibilità di raccontare ciò che vediamo, ciò che accade sotto i nostri occhi, di condividere testimonianze.
Ma sono diventati evidenti a tutti, ormai, anche i rischi di una comunicazione social priva di verifiche. Abbiamo appreso già da tempo come le notizie e persino le immagini siano facilmente manipolabili, per mille motivi, a volte anche solo per banale narcisismo. Tale consapevolezza critica spinge non a demonizzare lo strumento, ma a una maggiore capacità di discernimento e a un più maturo senso di responsabilità, sia quando si diffondono sia quando si ricevono contenuti. Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere.

Nulla sostituisce il vedere di persona
Nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona. Alcune cose si possono imparare solo facendone esperienza. Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti. La forte attrattiva di Gesù su chi lo incontrava dipendeva dalla verità della sua predicazione, ma l’efficacia di ciò che diceva era inscindibile dal suo sguardo, dai suoi atteggiamenti e persino dai suoi silenzi. I discepoli non solamente ascoltavano le sue parole, lo guardavano parlare. Infatti in Lui – il Logos incarnato – la Parola si è fatta Volto, il Dio invisibile si è lasciato vedere, sentire e toccare, come scrive lo stesso Giovanni (cfr 1 Gv 1,1-3). La parola è efficace solo se si “vede”, solo se ti coinvolge in un’esperienza, in un dialogo. Per questo motivo il “vieni e vedi” era ed è essenziale.
Pensiamo a quanta eloquenza vuota abbonda anche nel nostro tempo, in ogni ambito della vita pubblica, nel commercio come nella politica. «Sa parlare all’infinito e non dir nulla. Le sue ragioni sono due chicchi di frumento in due staia di pula. Si deve cercare tutto il giorno per trovarli e, quando si son trovati, non valgono la pena della ricerca». Le sferzanti parole del drammaturgo inglese valgono anche per noi comunicatori cristiani. La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale. Verificavano, vedendolo in azione nei luoghi dove si trovava, quanto vero e fruttuoso per la vita fosse l’annuncio di salvezza di cui era per grazia di Dio portatore. E anche laddove questo collaboratore di Dio non poteva essere incontrato in persona, il suo modo di vivere in Cristo era testimoniato dai discepoli che inviava (cfr 1 Cor 4,17).
«Nelle nostre mani ci sono i libri, nei nostri occhi i fatti», affermava Sant’Agostino, esortando a riscontrare nella realtà il verificarsi delle profezie presenti nelle Sacre Scritture. Così il Vangelo riaccade oggi, ogni qual volta riceviamo la testimonianza limpida di persone la cui vita è stata cambiata dall’incontro con Gesù. Da più di duemila anni è una catena di incontri a comunicare il fascino dell’avventura cristiana. La sfida che ci attende è dunque quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono.

Signore, insegnaci a uscire dai noi stessi,
e a incamminarci alla ricerca della verità.
Insegnaci ad andare e vedere,
insegnaci ad ascoltare,
a non coltivare pregiudizi,
a non trarre conclusioni affrettate.
Insegnaci ad andare là dove nessuno vuole andare,
a prenderci il tempo per capire,
a porre attenzione all’essenziale,
a non farci distrarre dal superfluo,
a distinguere l’apparenza ingannevole dalla verità.
Donaci la grazia di riconoscere le tue dimore nel mondo
e l’onestà di raccontare ciò che abbiamo visto.

Roma, San Giovanni in Laterano, 23 gennaio 2021, Vigilia della Memoria di San Francesco di Sales.

La famiglia e la persona con disabilità durante il covid-19

Condividiamo la locandina contenente il programma del Webinar “La famiglia e la persona con disabilità durante il covid-19”, in programma mercoledì 19 maggio 2021 dalle ore 17:00 alle ore 19:00, il quarto della serie di webinar organizzati da questo Servizio dal titolo “Una Crisi da non sprecare”.

Il webinar, organizzato in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI e nel quale interverranno famiglie disabili, famiglie con figli con disabilità, case famiglie, reti associative etc., verrà trasmesso, come il precedente, in diretta sul canale YouTube della Conferenza Episcopale Italiana (https://www.youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana) e, oltre ad essere accessibile in Lingua dei Segni con interprete in video, disporrà anche del servizio di sottotitolazione.

Per poter intervenire durante la diretta: SMS o WhatsApp al numero 342 1215390.

 

locandina-programma-Webinar-Disabilità-19.05.2021

 

ANTIQUUM MINISTERIUM

Pubblicato e presentato in conferenza stampa il Motu proprio

 

Con data dell’10 maggio 2021 viene promulgata la Lettera Apostolica in forma di motu proprio sull’istituzione del ministero del catechista. L’attenzione da parte di Papa Francesco su questa figura così importante nella Chiesa, popolo di Dio in cammino e “in uscita”, non può passare inosservata al nostro Istituto di Catechetica e ci trova concordi e in sintonia in un momento particolarmente difficile di pandemia con i tanti interrogativi che affiorano su come affrontare il “durante” che stiamo ancora vivendo e il “dopo”.

Nello stesso tempo, non dimettendoci da un sano realismo e dalla naturale preoccupazione, consideriamo questo tempo gravido di attesa e di speranza ai fini di un rilancio, che speriamo imminente, dell’evangelizzazione e della catechesi in Italia, in Europa e nel mondo. Mai come in questi momenti critici si avverte l’esigenza di uomini e donne che diano testimonianza di speranza e si facciano portavoce credibili del Vangelo e interpreti dei desideri più profondi dell’animo umano. Catecheti e catechisti potranno condividere il cammino che si apre dinanzi.

Il documento a raggio universale, pur mantenendo una sua legittima e giustificata generalità, intende rimotivare l’impegno verso questa tipica vocazione ecclesiale, costituisce un appello a riconsiderare le motivazioni, non senza un adeguato discernimento ed efficaci percorsi formativi, che esigono il conferimento di questo antico e prezioso ministero nella chiesa e per il mondo.

È questo il tempo di tante risonanze sulla dimensione della ministerialità diffusa e sull’importanza e il rilancio della catechesi. E si potrebbe dire soprattutto tempo di semina e di germinazione di nuove prospettive e sperimentazione catechistica di nuove frontiere a livello locale e planetario.

Si direbbe “provvidenzialmente”, il Motu proprio va ad incrociarsi con la ricerca sui catechisti italiani realizzata dal nostro Istituto (Catechisti oggi in Italia. Indagine “Mixed Mode” a 50 anni dal “Documento Base”, LAS, Roma 2021) e soprattutto con la pubblicazione del Direttorio per la catechesi da parte del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, insieme agli accorati e ripetuti appelli di Papa Francesco sul tema della catechesi. Si avverte l’urgenza di continuare a riflettere sulle dinamiche dell’educazione della fede e dell’evangelizzazione e di immaginare e prospettare nuovi cammini e traguardi formativi per i catechisti, verificando le pratiche e le metodologie, affinando antichi e nuovi linguaggi.

L’apertura da tempo auspicata per il conferimento dei ministeri del lettorato e dell’accolitato alle donne (cfr. il motu proprio Spiritus Domini circa l’accesso delle persone di sesso femminile al ministero istituito del lettorato e dell’accolitato del 10 gennaio 2021) e il presente motu proprio Antiquum ministerium vanno a innestarsi a pieno titolo nel processo di sensibilizzazione e di attuazione della “riforma” e della “sinodalità” che la Chiesa ha inteso avviare con le continue sollecitazioni di Papa Francesco a livello locale e a livello universale.

Si auspica che il testo presentato oggi in Conferenza stampa sia oggetto di riflessione e incentivo di ispirazione nel momento presente, guardando con speranza e impegno il futuro.

 

 

LETTERA APOSTOLICA Antiquum Ministerium Italiano

Presentazione Lettera Apostolica Antiquum Ministerium Italiano

 

 

APOSTOLIC LETTER Antiquum Ministerium English

APOSTOLISCHES SCHREIBEN Antiquum Ministerium Tedesco

CARTA APOSTÓLICA Antiquum Ministerium Español

CARTA APOSTÓLICA Antiquum Ministerium Portoghese

LETTRE APOSTOLIQUE Antiquum Ministerium Français

LIST APOSTOLSKI Antiquum Ministerium Polacco

Le scienze: dentro, “a confine” ed oltre…

volume a cura di Giuseppe Ruta, docente dell’Istituto di Catechetica

 

 

 

Gli Autori di questo volume collettaneo sono studiosi e cultori di varie scienze che si sono lasciati coinvolgere in questa riflessione
multidisciplinare a più voci sul tema dell’interdisciplinarità e transdisciplinarità in un contesto inedito, qual è il nostro, segnato da trasformazioni  e cambiamenti, non ultima la pandemia che ci ha trovati coinvolti in modo ineludibilmente inclusivo a livello
planetario.

La scelta per la tematica è stata fortemente sollecitata, e continua ad esserlo tuttora,  da vari e differenti stimoli culturali che all’unisono hanno espresso in questi ultimi decenni l’esigenza di non fermarsi entro i confini della propria scienza, disciplina e competenza, ma di provare a interagire su campi di ricerca condivisi e persino a spingersi “oltre” al fine di approdare ad una visione che sia olistica, più aperta e possibilmente condivisa sul mistero della vita umana, in un crescendo di passione investigativa e di desiderio di benessere integrale (ben-vivere) che comporta il ben-pensare e il ben-sentire.

Prendendo le mosse dal recente magistero di Papa Francesco (in particolare il Proemio di Veritatis gaudium, 2015) e dal gruppo di scienziati che hanno elaborato e sottoscritto il Manifesto sulla transdisciplinarità nel 1994, di cui è portavoce il fisico teorico Basarab Nicolescu, il volume raccoglie vari punti di vista: architettonico e urbanistico, bioetico e biomedico, catechetico, estetico, economico e finanziario, filosofico, giuridico, pedagogico, pragmatico-comunicativo, psicologico, sociologico e teologico. Si ha così una sinfonia di voci differenti nel tentativo di creare armonia e intesa.

Ad arricchire la concertazione dei contributi, è la parte antologica che raccoglie alcuni brani sull’argomento. Autori come
Antiseri, Bassong, Bruner, Papa Francesco, Freitas, Guardini, Jantsch, Lonergan, Maritain, Morin, Nicolescu, Ortega y Gasset, Piaget, Wenger sono noti, altri meno come Bambara, Bianco, Bonaccorso, Branchesi, Groppo, Marzocca, ma nel loro insieme offrono uno spaccato interessante sul tema. Senza pretesa di esaustività, il volume è teso ad aprire un varco e non esaurire le tante possibili traiettorie di ricerca, impresa mai raggiungibile e ritenuta in partenza umilmente e umanamente impossibile (dalla Presentazione).

Catechisti oggi in Italia.

Indagine Mixed Mode a 50 anni dal “Documento Base”

Nella felice ricorrenza del 50° anniversario del Documento Base, Il Rinnovamento della Catechesi (1970), il presente volume raccoglie i risultati più significativi di un’indagine sui catechisti italiani promossa dall’Istituto di Catechetica dell’Università Pontificia Salesiana (Roma). Ciò che appare è una nitida istantanea fotografica della situazione di quelli che sono i principali educatori nella fede in Italia.

Il volume si apre con la Prefazione del sociologo Roberto Cipriani, la Presentazione del Card. Marcello Semeraro e l’Introduzione dei catecheti Ubaldo Montisci e Antonino Romano.

L’originalità della presente Ricerca (2017-2020), oltre all’aggiornamento della situazione, sta nella sua duplice strutturazione qualitativa, a cura di Emanuele Carbonara e Antonino Romano, e quantitativa, curata da Teresa Doni, secondo il Mixed Mode attuato mediante un’innovativa metodologia di ricerca di cui si rende ragione nella prima parte del volume. D’intesa con i curatori, l’interpretazione dei dati è stata effettuata da vari esperti e cultori di catechetica, alcuni dei quali hanno fatto parte del team della Ricerca sin dall’ideazione.

La situazione catechistica in Italia è stata scandagliata secondo varie prospettive che richiamano i capisaldi del Documento BaseCosa rimane del DB nella consapevolezza dei catechisti di oggi? (G. Ruta), La natura teologica, pedagogica e comunicativa della catechesi (S. Soreca), Una catechesi per l’integrazione e interiorizzazione del messaggio nella vita (L. Meddi), La catechesi in una pastorale integrata e la sua incidenza nella cultura (V. Bulgarelli), I catechisti italiani: identità e auto-percezione (R. Paganelli), Missione e immagine di Chiesa nei catechisti italiani (P. Triani), I molti volti della comunità educante (F. Vanotti), Competenze, metodo, pratiche (G. Barbon), Articolazione del messaggio cristiano (J.L. Moral), Linguaggio e catechesi (L. Donati Fogliazza). Infine, Ubaldo Montisci firma le Annotazioni conclusive e prospettive.

Il quadro che viene proposto offre la mappa e la bussola per rilanciare la catechesi in Italia nell’orizzonte della “nuova evangelizzazione” il cui volano è costituito dalla formazione dei catechisti e dalla promozione di comunità cristiane adulte, capaci di “generare” alla fede.

 

Istituto di Catechetica – Università Pontificia Salesiana

Catechisti oggi in Italia. Indagine Mixed Mode a 50 anni dal “Documento Base”

Collana: Catechetica, Educazione e Religione, n. 9

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 308

EREnews_XIX_1_2021

Come avrete occasione di leggere, e come anticipato lo scorso anno dal prof. Pajer, da quest’anno EREnews passa sotto la gestione di un comitato scientifico dell’Università Roma Tre.

Noi ringraziamo il prof. Flavio Pajer per la collaborazione che data da lungo tempo con l’Istituto di Catechetica e per aver messo a disposizione dei lettori del nostro sito il frutto del suo prezioso lavoro di ricerca.

Auguriamo a Lui e ai membri del nuovo Comitato scientifico la migliore riuscita e soddisfazione nelle molteplici attività che li attendono in futuro.

(Ubaldo Montisci, Direttore dell’Istituto di Catechetica).

All’interno dell’allegato le indicazioni per la sottoscrizione del nuovo abbonamento.

EREnews_XIX_1_2021

Catechesi per una nuova normalità. Alcune provocazioni.

Il 5 aprile 2021 si è tenuto il Webinar di presentazione del volume.

Il link: https://www.youtube.com/watch?v=6Wq_lYz64mc

 

I catecheti di tre diverse Università latinoamericane (Boston College, Pontificia Universidad di Rio di Janeiro e Instituto Escuela de la Fe del Cile) hanno riflettuto sul ruolo che è chiamata a svolgere la catechesi in tempo di pandemia.

Li ringraziamo per l’omaggio della pubblicazione dell’incontro  che mettiamo a disposizione dei nostri lettori.

Il volume “Catequesis para una nueva normalidad. Pistas provocativas” è in versione elettronica e a libero accesso, a questi link:

Catequesis para una Nueva Normalidad

Buona Pasqua !!!

«Già primavera così l’annunciava:

ecco è passato l’inverno di morte,

è sorto il sole che più non tramonta,

la vita ha vinto, per sempre risorta.

Uomini, più non temete la morte: 

dalle rocciose caverne mostrate 

i nuovi volti, la nuova natura: 

è il nostro Dio che è sempre nuovo»

(D. M. Turoldo)

 

L’ISTITUTO DI CATECHETICA VI AUGURA

UNA BUONA PASQUA DI RISURREZIONE!

Italia – Pastorale: credere social

Che cosa vuol dire stare sui social media da cattolici? Ma soprattutto, esiste davvero un modo cattolico per utilizzarli? Queste e molte altre riflessioni hanno guidato un interessante confronto in occasione del webinar «Catto-social: il fenomeno don Ravagnani e le sfide digitali per la Chiesa», organizzato da Vinonuovo.it e svoltosi lo scorso 16 febbraio. Fra i partecipanti anche lo stesso don Alberto.

Il boom sui social del ventisettenne sacerdote di Busto Arsizio, diventato celebre per aver trovato in YouTube un canale di dialogo con i suoi studenti e ragazzi dell’oratorio durante il primo lockdown, è stato l’occasione per discutere del loro ruolo nel mondo cattolico, fra i ragazzi e non solo. Di don Alberto avevamo già parlato a giugno nel numero 14 di Attualità 2020, ma da allora di cose ne sono successe molte e l’incontro è stato utile per raccontare quelle che potremmo definire delle vere e proprie esperienze di evangelizzazione digitale.

Fra gli ospiti anche la sociolinguista Vera Gheno e don Luca Peyron, coordinatore del Servizio per l’apostolato digitale della diocesi di Torino, che insieme a don Alberto hanno cercato d’indagare le sfide digitali che oggi la Chiesa è chiamata ad affrontare.

social media, nella definizione classica di Andreas Kaplan e Michael Haenlein (https://bit.ly/38phXCk) sono quel «gruppo di applicazioni basate su Internet che costituiscono i fondamenti ideologici e tecnologici del web 2.0 e che consentono la creazione e lo scambio di user-generated content», ovvero, di contenuti creati dagli utenti. La loro tipica caratteristica è quella dell’orizzontalità della comunicazione. È ciò che differenzia i social media dagli altri mezzi di comunicazione di massa, ossia la possibilità di creare e scambiare contenuti in una simultaneità che ci porta a essere sempre più connessi gli uni agli altri.

Raccontando la sua quotidianità sul web, don Alberto ha insistito sul concetto di comunicazione paritaria, e sul fatto che ciò che avviene sui social è spesso meno costruito di quello che accade sugli altri mezzi di comunicazione. Ci sarebbe cioè una maggiore spontaneità da parte degli utenti, senza però dimenticare rischi e pericoli di questo ambiente comunicativo in cui siamo immersi.

A tal proposito è utile menzionare qualche numero sulla crescente digitalizzazione che stiamo vivendo. Secondo l’agenzia di comunicazione We Are Social, nel 2020 – anno d’inizio della pandemia – in Italia erano oltre 1 milione le persone connesse a Internet per la prima volta, con un incremento del 2,2% che fa superare la soglia dei 50 milioni.

Sono poi oltre 2 milioni i nuovi utenti sbarcati sulle piattaforme social: un incremento quasi del 6% per un totale di 41 milioni (dati Global Digital Report 2021; https://bit.ly/30sWKTB). Sono dati significativi che evidenziano come la nostra società stia cambiando velocemente e con essa le relazioni sociali in cui tutti – anche i cattolici – si trovano a vivere quotidianamente.

social – e più in generale la Rete, in cui essi s’inseriscono – sono un ambiente che siamo chiamati ad abitare: esso pervade la nostra realtà, sia quella che si crea nella connessione sia in quella senza, determina le nostre abitudini e i nostri comportamenti. È dalla miscela di questi elementi che emerge quindi la necessità di un’educazione e di una formazione per stare su queste piattaforme, che ci portano a esporci pubblicamente al mondo.

Primo, la coerenza

Questa apertura amplifica le opportunità che abbiamo di entrare in relazione. La testimonianza di don Alberto racconta l’incontro con l’altro – potremmo dire con il «prossimo» – su Facebook, YouTube, Instagram, Tik Tok: «I social sono piazze dove tutti noi siamo chiamati a partecipare, ascoltare, interagire. Sono luoghi di relazione e grandi occasioni per crearne di nuove e autentiche anche fuori dal virtuale». Piazze che compongono una città più grande in cui scopriamo posti nuovi: navigare in Rete ci permette di scoprire nuove piazze virtuali e nuovi linguaggi da imparare per conoscere.

Come ad esempio, la novità del momento: ClubHouse. Si tratta di un social fatto solo di audio: si può solo parlare e ascoltare all’interno di «stanze» create appositamente per discutere, su invito, di una tematica. Ravagnani ha così pensato di crearne una dove ogni mattina legge e commenta il Vangelo. Un esercizio per recuperare il gusto della parola e la dimensione dell’ascolto, per un dialogo che passa oggi sempre più attraverso formati differenti ma complementari. Il linguaggio del digitale che ne deriva può così diventare uno strumento per comunicare meglio la fede e moltiplicare le opportunità di evangelizzazione.

La pandemia ci ha abituati a nuove forme comunicative, anche in campo religioso. La storia di don Ravagnani ne è un esempio, così come quella di molti altri religiosi e laici che con creatività hanno trovato nella Rete nuove strade di accompagnamento dei fedeli. Oggi sta forse nascendo una nuova generazione di credenti in grado di comunicare la propria fede con il linguaggio del digitale, ma ciò passa inevitabilmente dal nostro essere credenti anche fuori dai media.

Non esiste una versione social della fede, quanto piuttosto l’applicare coi linguaggi della Rete quella capacità d’ascolto, incontro e dialogo che dovrebbe caratterizzare la vita di fede. È probabilmente questa la risposta alle domande con cui abbiamo aperto l’articolo. Andare là dove sono le persone: una sfida storicamente importante per la Chiesa e con essa per ogni credente.

Giuliano Martino

Attualità, 6/2021, 15/03/2021, pag. 16