Giovani, fede, multimedia

di: Paola Zampieri

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Realtà giovanile, linguaggi multimediali, comunicazione della fede: si costruisce sull’intreccio di queste tre dimensioni il libro Giovani, fede, multimedia. Evangelizzazione e nuovi linguaggi, a cura di Assunta Steccanella e Lorenzo Voltolin, con prefazione del sociologo Fausto Colombo, Università Cattolica del Sacro Cuore, nuova uscita nella collana Sophia della Facoltà teologica del Triveneto in coedizione con Edizioni Messaggero Padova.

La riflessione nasce all’interno di un laboratorio teologico-pastorale condotto nella stessa Facoltà per indagare una variabile determinante introdotta dalla pandemia di Covid nel panorama della comunicazione: lo spazio digitale come dimensione ormai imprescindibile.

Di qui la ricerca, sviluppata da una decina di autori, ha approfondito alcuni aspetti dei linguaggi multimediali, avvicinati nelle loro peculiarità e coordinate fondamentali, per trovare un orientamento sui modi adeguati di incarnare la missione nello spazio digitale. «Pensare e sperimentare forme nuove di partecipazione, nuovi codici e nuovi modi di comunicare la fede: si tratta di una grande sfida con risvolti potenzialmente fecondi in un tempo complesso come l’attuale» si legge nell’introduzione firmata da Assunta Steccanella. «Porsi alla scuola dei percorsi comunicativi dei giovani offre alla pastorale non solo la possibilità di entrare in relazione con loro ma anche di imparare nuove vie per il cammino dell’evangelizzazione tout court».

Il procedere della ricerca si muove fra tre poli: l’ascolto, il discernimento, le pratiche, secondo lo schema proprio della teologia pratica che mette in circolo prassi e teoria in un rimando continuo che ha come sfondo la centralità dell’agire umano nel processo conoscitivo.

La prima parte del libro – In ascolto del mondo giovanile – si sofferma su alcune prassi di comunicazione attraverso i new media, sul ruolo delle emozioni e sulla portata comunicativa dell’agire concreto (contributi di Carlo Meneghetti, Domenico Cravero e di alcuni componenti della fraternità del Sermig).

Il secondo passaggio – Coordinate per il discernimento sul mondo giovanile – considera i criteri che valgono per tutta l’azione evangelizzatrice della Chiesa mettendo a tema quelle coordinate che sembrano particolarmente preziose quando ci si voglia rivolgere ai giovani e abitare lo spazio digitale (Roberto Tommasi, Sergio Gaburro, Dario Vivian, Assunta Steccanella, Leonardo Paris, Giorgio Bonaccorso, Lorenzo Voltolin).

La terza e ultima parte si concentra sulle Nuove pratiche per il mondo giovanile, presentando alcune concrete esperienze di comunicazione della fede in ambiente digitale, che possono aprire l’orizzonte di ricerca e progettazione di prassi a-venire che assumano un linguaggio capace di comunicare il vangelo: un piccolo tentativo di inculturazione della fede verso il mondo giovanile in ambiente digitale.

«Il confronto con la comunicazione digitale che viene introdotto nel testo sollecita e accompagna il lettore verso la conoscenza di una realtà che abbraccia diverse dimensioni, personali e sociali. In e per mezzo di essa il soggetto è coinvolto: nelle sue emozioni, con la sua immaginazione, attraverso il linguaggio visivo e sonoro – subìto e agìto – egli elabora il proprio universo interpretativo della realtà» spiega Steccanella.

«Scopo del cammino svolto è stato quello di individuare e offrire alcune coordinate orientative per il lavoro di comprensione e di apprendimento di un tale modo – multimediale – di comunicare, prezioso anche per la comunicazione della fede, in particolare verso i giovani. Non si tratta di una missione impossibile: una sollecitazione emergente, infatti, è a riscoprire il patrimonio di linguaggi performativi propri della tradizione cristiana, così contemporanei nella loro struttura. La sfida è quella di ri-mediarli adeguatamente nell’ambiente digitale, uno spazio di evangelizzazione non più nuovo, molto frequentato ma non sempre valorizzato».

  • STECCANELLA A. – VOLTOLIN L. (a cura), collana Sophìa Praxis, Ed. Messaggero, Padova 2022, pp. 296, € 23,00, EAN 9788825054606 .

La fatica di rinnovare l’Iniziazione Cristiana

Settimana News 6 dicembre 2022 

di: Rinaldo Paganelli

iniziazione

Prendiamo spunto da un’indagine dell’Ufficio Catechistico della diocesi di Bergamo, presentato all’ultimo convegno diocesano dei catechisti (22 settembre).[1] I numeri sono importanti. All’indagine hanno risposto 209 parrocchie su 389, 25.000 gli iscritti ai percorsi di Iniziazione Cristiana, 2.818 i catechisti.

Negli ultimi vent’anni la Chiesa italiana si è impegnata sul fronte del rinnovamento della catechesi, distinguendosi nell’ambito europeo per aver promosso un lungo cammino di ricerca e di sperimentazione, che ha interessato diocesi e parrocchie, coinvolgendo le conferenze episcopali regionali. Il lavoro è confluito in “Incontriamo Gesù”, approvato dall’Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana nel maggio del 2014.[2]

La spinta di Incontriamo Gesù

Incontriamo Gesù” ha offerto un quadro di sintesi utile, lasciando però aperte alcune questioni, con la volontà di promuovere un ulteriore approfondimento. Questo ha preso il via mediante un confronto promosso dall’Ufficio Catechistico Nazionale il 12 ottobre 2022 con i direttori degli Uffici catechistici diocesani e le loro équipes. Oltre 200 i partecipanti on line. Nei prossimi mesi si raccoglieranno gli sviluppi che la proposta ha favorito.

Possiamo però dire che, dai lavori intrapresi dalle diverse diocesi, emergono con chiarezza dei punti di forza: catechesi esperienziale, catechesi come itinerario, “processo globale”, linguaggio comune. Vengono segnalati anche qualche positivo impegno per il coinvolgimento dei genitori. Risultano nodi problematici come la partecipazione alla messa domenicale, la partecipazione con riserva agli incontri di catechesi, la catechesi scolastica.

Il dato della partecipazione tuttavia continua ad essere molto alto e può portare, per un verso, a soprassedere al compito del rinnovamento. Diverse situazioni pastorali risultano onerose per i preti, con l’effetto di un’eccessiva delega della progettazione della catechesi in mano a catechisti non sempre adeguatamente formati.

Per alcuni vi è poi l’idea che non sia più tempo per una proposta rivolta ai bambini e ai ragazzi e sia più opportuno orientare le poche energie a disposizione su altri soggetti e altre forme di evangelizzazione.

Sempre si parla di formazione ma…

L’indagine della diocesi di Bergamo riesce a dirci qualcosa in merito al tipo di formazione messa in campo per i catechisti dell’IC. Il 66,7% si affida alla formazione parrocchiale, ma una buona percentuale, 28,1%, dice che viene lasciata all’iniziativa di ciascuno. Lo stesso si verifica a livello di strumenti per la preparazione dove ognuno cerca da sé (56,9%).

Una rinnovata catechesi necessita di rinnovati catechisti. Ben inteso, si tratta di trovare e fare proprio un possibile punto di equilibrio tra la necessità di cambiamento e la realtà oggettiva delle comunità chiamate a servire e ad accompagnare le persone in questo tempo.

È il momento di promuovere una nuova generazione di catechisti, che non siano solo “maestri di dottrina”, ma capaci di far interagire le voci dei diversi soggetti interessati: ragazzi, famiglie, comunità.

La nostra indagine di riferimento non fa cenno alla formazione del clero, ma mi spingo a sostenere che rimane un punto dolente. Si intuisce, senza fatica, che la mancanza di questo tassello ha comportato diverse problematiche anche dentro le sperimentazioni in atto, trascurando adeguate programmazioni e una reale conversione pastorale legata alla comunità in chiave missionaria.

A differenza dei catechisti, i preti non sempre intravvedono i vantaggi di un rinnovamento generato anche dalla catechesi in atto, perché sempre meno risultano coinvolti nella catechesi dell’IC, al di là della programmazione legata soprattutto alle tappe sacramentali e agli incontri per genitori.

Frequenza, criteri di divisione e sacramenti

Circa la frequenza, si rimane per il 72% dei rispondenti all’ora settimanale, un 23% scivola sull’ora e mezza ogni due settimane. I tempi ristretti di incontro dicono che non si è completamente passati da una lezione frontale a un incontro che tiene maggiormente conto dei destinatari e delle loro capacità di accoglienza e di elaborazione di quanto proposto.

Si tratta non solo di apprendere degli insegnamenti, ma di fare esperienze. La proposta di fede deve diventare qualcosa di attraente, capace di stabilire un approdo nella terra del proprio interlocutore, senza presumere il suo interesse e la sua attenzione. Il messaggio per essere accolto deve suscitare una certa sorpresa, esercitare un fascino che incuriosisca l’interlocutore e susciti interesse. Il racconto biblico, il gioco, l’immagine, un oggetto aprono alla risposta e alla sorpresa.

Di fronte ad una informazione che oggi è basata su micro messaggi, questo passaggio metodologico risulta importante per educare al gusto della ricerca, premiando e valorizzando lo sforzo dell’apprendimento.

I gruppi sono strutturati secondo l’età anagrafica per l’85,5% e stessa percentuale si riscontra per la celebrazione dei sacramenti, che avviene durante una classe scolastica: ad esempio, 4ª elementare per la comunione e 2ª media per la cresima.

La scansione della catechesi dice della fatica di immaginare il tempo della gente non più ritmato a partire da una dinamica religiosa univoca. Nella maggior parte dei casi è un errore partire dal presupposto che i ragazzi maturino tutti nello stesso tempo e abbiano gli stessi ritmi di crescita e di comprensione.

L’IC deve tener conto della graduale maturazione del ragazzo più che del calendario e dell’età. L’età anagrafica dice la tipicità di un’impostazione di cristianità condivisa che non è più così, se è vero che anche in diocesi di Bergamo un bambino su tre non viene battezzato. Anche questo dato deve spingere verso un’impostazione missionaria dell’evangelizzazione.

L’apporto della comunità

Questo valore della missionarietà è bene evidenziato dalla domanda sulle motivazioni che spingono a chiedere il battesimo tra i 6 e i 14 anni. Rispetto al 27,6% che dice di recuperare per motivi contingenti, è interessante notare come il 12,4% lo faccia per un incontro piacevole con la comunità o grazie alla riscoperta della fede da parte della famiglia (7,8%), oppure l’incontro con un testimone di fede (5,9%).

Di fatto, sempre da un adeguato coinvolgimento della comunità dipendono anche le scelte più audaci che riguardano, per esempio, la collocazione dei sacramenti, i quali rimangono nell’ordine più tradizionale. Sull’ordine dei sacramenti rimangono valide le riflessioni teologiche e le opportunità pastorali, per questo non è il caso di parteggiare per nessuna delle soluzioni.

Sta di fatto che, in alcuni casi, si sono avvicinate tra loro le scadenze sacramentali nella volontà di rispettare meglio l’unità. È però rimasta viva l’incoerenza tra la teoria – che indica l’eucaristia e l’inserimento nella comunità come punto di arrivo dell’IC – e la pratica che invece continua a proporre la cresima come ultimo dei sacramenti dell’IC, facendolo sembrare il punto di arrivo del cammino.

L’accompagnamento del clero richiederebbe un differente investimento, per evitare cortocircuiti che limitano le potenzialità della proposta e soprattutto per favorire il riconoscimento del valore generativo dell’IC per la comunità stessa, e quindi anche per il ministero del presbitero.

Al tempo del catecumenato sociologico, la parrocchia non aveva per sé il compito di generare alla fede, ma solo di nutrirla, curarla, renderla coerente. Quello che mancava era solo la dottrina per poter ricevere con coerenza i sacramenti, e l’ora settimanale di catechismo rispondeva a questo impianto.

Oggi si suppone, in una certa misura, che ogni parrocchia sia una comunità viva, capace di attenzione e di integrazione nei confronti dei ragazzi e delle famiglie. Ma forse non sono poche le realtà nelle quali si accusa una stanchezza pastorale, il ripiegamento nella sterile ripetizione di programmi e nell’offerta di servizi, con conseguente perdita della propria capacità generativa.

La stanca ripetitività

Qui ci viene a sostegno la nostra inchiesta, quando leggiamo che le attività principali che si fanno immediatamente prima o dopo gli incontri sono la preghiera in chiesa tutti insieme (44,4%) e la celebrazione della messa (43,1%). Si dà il caso che, in alcune situazioni, si celebrino due messe in contemporanea perché tutti possano partecipare.

Fa nascere qualche interrogativo il fatto che la partecipazione all’eucaristia, da punto di arrivo della maturazione del cammino si trasformi in un ostinato punto di partenza. Si perpetua la tanto discussa situazione nella quale si fa compiere ai bambini quello che gli adulti non fanno più: la partecipazione all’eucaristia domenicale, le confessioni, i momenti di ritiro.

Si rinuncia ad azioni evangelizzatrici generative. Il risultato è una proposta di iniziazione che investe pressoché tutto nel momento catechistico, quindi in una sola parte di ciò che caratterizza un itinerario di iniziazione. Non si investe la stessa energia nell’introduzione alla vita liturgica, all’esperienza di fraternità e all’esercizio della carità.

In altre parole, il processo di rinnovamento, pur partendo dalla preziosa intuizione della comunità come soggetto dell’IC, non ha avuto la forza o la possibilità sufficienti per attrarre dentro il processo anche altri soggetti con una responsabilità diretta, allo scopo di generare una vera iniziazione.

Lo spazio della famiglia

Nei progetti e nelle sperimentazioni si è fatto affidamento al coinvolgimento delle famiglie, e anche la nostra indagine non si esime dal considerare quale impatto e attenzione abbia avuto questo ambito.

Occorre riconoscere che, nella diocesi di Bergamo, non si è dato il via in modo strutturato a un ripensamento dell’IC, per cui  verso la famiglia rimangono stabili le percentuali di iniziative che da sempre si mettono in atto. Troviamo allora: messa domenicale con attenzione alla famiglia 71,9%, riunione all’inizio del cammino 74,5%, riunioni negli anni dei sacramenti 61,4%. Percentuali più basse si riscontrano in catechesi alle famiglie (30,7%), con le famiglie (29,4%) nelle famiglie (13,7%).

Non esiste nulla a livello di percorsi di pastorale post-battesimale (58,9%), una celebrazione all’anno (32,7%); appoggio alle scuole dell’infanzia parrocchiale (20%).

Non vogliamo generalizzare, perché la nostra attenzione è concentrata su un territorio ristretto rispetto all’Italia. Questi dati – e le conoscenze che abbiamo di diverse realtà diocesane – dicono che il rapporto fra la comunità e le famiglie è debole e chiede di essere ulteriormente chiarito. Diversamente, un parroco o un catechista può essere tentato di ritirarsi dalla fatica del coinvolgimento delle famiglie e limitarsi a fare catechesi con i ragazzi.

Le percentuali riportate indicano, inoltre, il permanere della prassi diffusa delle conferenze tenute dal sacerdote a cui pochi genitori partecipano. È importante considerare il dato che il concetto di famiglia non è più univoco e chiede di tenere conto di un intreccio complesso di situazioni eterogenee.

Da quando il venire alla vita non coincide più con il venire alla fede, anche l’identificazione dei soggetti implicati nell’IC è meno scontata. Rimane indiscutibile il fatto che nessuno si dà la fede da sé stesso, ma che l’atto credente prende corpo solo dentro una rete feconda di relazioni. Si tratta di riconoscere se e in quale modo, oggi, sussista quel rapporto tra generazioni entro il quale normalmente si iscrive la trasmissione della fede.

L’epoca contemporanea presenta una progressiva disaffezione dalle istituzioni e da tutto ciò che viene presentato in forme istituzionalizzate. In tale contesto la fede pubblica conosce un processo di elaborazione personale che la rende tutt’altro che inutile o assente, ma così personale e intima da sembrare invisibile.

Rapporti non strutturati

Nelle principali esperienze rinnovate di IC, è costante l’attenzione alla partecipazione attiva dei genitori, per porre rimedio ad una riconosciuta mancanza di dialogo tra la famiglia e la comunità cristiana. Comunità e genitori rimangono sostanzialmente estranei nella prima fase della vita del bambino, dal battesimo all’iscrizione al catechismo.

Solo se la comunità accompagna l’evoluzione della famiglia, si realizza un incontro di interessi e di preoccupazioni, che a volte consente di riannodare i fili di un percorso interrotto dopo il matrimonio. Incontriamo Gesù sollecita a pensare i genitori cristiani come primi educatori alla fede «qualunque situazione essi vivano» (IG 28).

L’obiettivo del coinvolgimento delle famiglie non può essere quello di trasferire a loro l’incapacità delle comunità, quanto di avviare una collaborazione per ridare un ruolo attivo alla famiglia, attraverso modalità differenti e consone alle possibilità di ognuno.

Queste note dicono che c’è spazio per pensare la ministerialità del catechista e dare concretezza alle intuizioni che, in questi anni, sono maturate e poi messe da parte per mancanza di operatori preparati e per mancanza di costanza nel provare e riprovare a creare una tradizione con gradualità. La gradualità significa rispetto delle situazioni in atto, ma anche coraggio operativo, un passo chiama l’altro. Solo se si fa un passo, si può capire come e dove fare quello successivo.

Il percorso rimane aperto e le prospettive ricche di promesse.


[1] Ufficio Catechistico Diocesi di Bergamo, Uno sguardo di prospettiva. Rilettura dell’indagine sull’Iniziazione Cristiana. I dati si possono recuperare dal sito della diocesi. Una valutazione del cammino di rinnovamento dell’Iniziazione Cristiana nella diocesi di Treviso si può trovare nel testo: A. Zanetti, Iniziazione Cristiana e comunità. Criteri per una verifica sul campo, Marcianum Press, Venezia 2022.

[2] Conferenza Episcopale Italiana, Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, EDB, Bologna 2014.

 

ALTRI ARTICOLI:

Gli atti raccolgono le relazioni presentate al Convegno Nazionale dei Direttori UCD (30 giugno – 2 luglio 2022) e in appendice il Processo di verifica di “Incontriamo Gesù
14 Dicembre 2022

«La catechesi non può essere come un’ora di scuola, ma è un’esperienza viva della fede che ognuno di noi sente il desiderio di trasmettere alle nuove generazioni». Papa Francesco ha consegnato questo orizzonte ai partecipanti al Congresso internazionale dei catechisti il 10 settembre 2022.

Risaltano tre parole preziose: esperienza, desiderio e generazioni. Sono le parole che ritroviamo abbondantemente richiamate e approfondite anche in questo agile strumento, che con gioia consegniamo idealmente alle Chiese locali. La prima parte raccoglie gli interventi del Convegno dal titolo Catechista testimone credibile, che si è svolto a Roma dal 30 giugno al 2 luglio 2022 e che ha visto la partecipazione dei Direttori degli Uffici Catechistici diocesani e regionali; la seconda parte raccoglie invece una serie di contributi, che consentono di fare una verifica pastorale degli Orientamenti per l’annuncio e la catechesi Incontriamo Gesù a quasi dieci anni dalla sua pubblicazione avvenuta nel 2014.

Vai alla pagina dedicata al Processo di verifica di Incontriamo Gesù

Auguri di Buon Natale

Chi fra noi celebrerà il Natale? Colui che finalmente deporrà davanti alla mangiatoia ogni violenza, ogni onore, ogni apparenza, ogni presunzione, ogni arroganza, ogni ostinazione. Colui che starà dalla parte degli umili e considererà grande solo Dio. Chi nel bimbo dentro la mangiatoia vedrà la gloria del Signore proprio nell’umiltà. Chi dirà con Maria: “Il Signore ha guardato la mia umiltà. La mia anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore” (D. Bonhoeffer)

 

Auguriamo a voi e alle vostre famiglie un sereno Santo Natale e un gioioso Anno Nuovo, ricco di nuove realizzazioni e soddisfazioni

 

 

 

 

il Global Teacher Award 2022 alla professoressa Maria Raspatelli

La docente Maria Raspatelli si è aggiudicata il Global Teacher Award 2022e avremo piacere di ospitarla nel Seminario dell’Istituto di catechetica il 3 dicembre prossimo.

 

Il premio Global “Teacher Award è assegnato, ogni anno, dalla fondazione indiana Ask Education Award, tra gli insegnanti di 110 Paesi del mondo. Maria Raspatelli, docente dell’Istituto tecnico Panetti Pitagora di Bari, è la terza italiana ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento Nel 2021 a vincere era stato il marito, Antonio Curci, mentre nel 2020 aveva vinto Daniele Manni un docente di Lecce.

Insegna Religione ed è stata votata migliore docente al mondo da una giuria di esperti non cattolici. Un aspetto certamente non secondario, nella vicenda di Maria Raspatelli, insegnante dell’Istituto tecnico “Panetti Pitagora” di Bari, vincitrice del Global Teacher Award 2022, assegnato ogni anno da Aks education Award, organizzazione indiana che premia i professori più creativi e fonte di ispirazione per i propri alunni, di 110 Paesi. «È stato un evento inatteso, perché al premio mi hanno candidata, a mia insaputa, la dirigente scolastica e mio marito, anche lui insegnante al “Pitagora Panetti”», si schermisce la professoressa Raspatelli. Che, notizia nella notizia, ha ricevuto il testimone dal coniuge, Antonio Curci, vincitore dello stesso premio nel 2021. Alla docente di Religione sono arrivate le «congratulazioni» dell’arcivescovo di Bari-Bitonto, Giuseppe Satriano, che sottolinea «il grande valore dell’impegno ad accompagnare con passione e dedizione i nostri giovani. Sono loro il vero premio della nostra vita, opportunità di crescita e cambiamento per affrontare le sfide di questo tempo», conclude il messaggio.

Professoressa, che significato attribuisce a questo premio?

L’ho dedicato a tutti gli insegnanti di Religione che lavorano nella scuola con grandi sacrifici, ma anche ai miei alunni.

Quale progetto riconosce?

Quello della web radio scolastica “Radio Panetti: un altro modo di fare scuola”, ideata 16 anni fa da mio marito e che, da dieci anni, vede anche la mia attiva collaborazione.

Di che cosa si tratta?

Di una radio che è anche un modello scolastico, che punta al protagonismo dei ragazzi, divisi in vere e proprie redazioni giornalistiche. Con loro lavoriamo sui contenuti ma anche sulla gestione delle emozioni e sulla scoperta dei talenti. È un modo di fare scuola orientata allo studente e al benessere generale in classe. Una scuola che mette l’umanità degli alunni prima di voti e programmi. Che, tra l’altro, non esistono più da decenni.

A chi si ispira il vostro modello?

Alla formazione integrale della persona, di cui ha parlato papa Francesco: testa, cuore e mano. Un modello che ho trasportato anche nelle mie ore di Religione.

In che modo?

Nel senso che lavoriamo per progetti e non per singoli argomenti. Perché l’ora di Religione non è il momento in cui, come tanti pensano, si parla dei “problemi” dei ragazzi. Serve un salto di qualità che, per la verità, tantissimi docenti stanno compiendo e non da ora. Si tratta di fare entrare il mondo nell’ora di Religione, per aiutare gli alunni a decodificarlo e a non sentirsi indifesi quando escono fuori. Cerco di portare l’esperienza cristiana nella scuola per far vedere come la Chiesa interagisce con il mondo e che proposta ha da offrire.

Qual è la risposta dei ragazzi?

Se guardiamo ai numeri, direi buona. Nelle mie classi ho il 96% di alunni che si avvalgono dell’insegnamento. Con loro cerco di leggere e interpretare tutto ciò che avviene nel mondo, secondo un progetto deciso insieme all’inizio dell’anno. L’obiettivo è abituare i ragazzi all’esercizio del pensiero critico e ad argomentare rispetto a questioni, come per esempio quelle legate alla bioetica, che sto trattando con i ragazzi più grandi, di quinta. E a confrontare le loro posizioni con quelle della Chiesa.

Con quali obiettivi?

Togliere di mezzo tanti pregiudizi che si hanno sulla Chiesa, per avvicinare gli studenti a un’esperienza ecclesiale che vedono, il più delle volte, in maniera negativa. I ragazzi sono in ricerca e a noi tocca il compito di intercettare questo loro desiderio di Dio, entrando in dialogo. Anche attraverso la testimonianza del nostro essere insegnanti, capaci di ritessere i fili delle esistenze che abbiamo in mano ogni giorno.

Paolo Ferrario mercoledì 16 novembre 2022

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/parla-maria-sul-podio-dei-prof-ecco-la-mia-ora-d

La gazzetta del Mezzogiorno»

 

 

Maria Raspatelli tra i migliori docenti al mondo: l’encomio dell’assessore Romano

Ormai da anni la docente cura insieme ad Antonio Curci – collega e marito – il progetto, sostenuto dal Comune di Bari, all’interno dell’istituto scolastico “Panetti-Pitagora”. A riconoscere il merito dell’iniziativa dei due coniugi è Paola Romano, assessore alle politiche giovanili, in un lungo post sui social: ”Da anni Maria cura il progetto con passione e dedizione. Durante il lockdown per la pandemia, fu creato un programma radiofonico serale, “Buonanotte Ragazzi”, pensato per accompagnare gli studenti e far loro compagnia in un momento di grande incertezza per tutti noi. Il programma era curato dai ragazzi e dai loro docenti, insieme” scrive l’assessore del capoluogo pugliese.

L’attività della professoressa Raspatelli dovrebbe essere un esempio e ” ricorda a tutti noi il valore e l’importanza dei docenti, capaci di far crescere i nostri bambini e i nostri ragazzi, di valorizzare talenti o di scoprire potenzialità sino a quel momento poco visibili” prosegue Romano che conclude ”Il riconoscimento ottenuto da Maria è anche un invito alla nostra comunità, a essere consapevoli della qualità di chi ha dedicato la propria vita professionale all’educazione delle giovani generazioni”. Il premio della professoressa Raspatelli si aggiunge a quello vinto dal marito, Antonio Curci, vincitore nella scorsa edizione.

https://www.skuola.net/scuola/prof-religione-maria-raspatelli-migliori-docenti-al-mondo.html

 

 

Pedagogia catechetica interculturale: strutturazione teorica per una disciplina emergente

di Antony Christy Lourdunathan sdb

 

Lo studio intende sviluppare un’adeguata impostazione teorica per la Pedagogia Catechetica Interculturale (ICP = Intercultural Catechetical Pedagogy), disciplina emergente definita nella prima parte dello studio come approccio all’interno del processo di educazione alla fede, reso possibile dall’incontro tra le discipline della teologia interculturale, della comunicazione interculturale e della pedagogia interculturale. Presenta l’ICP come il risultato di interazioni durature e vitali tra la fede cristiana, la cultura locale e le culture coesistenti in una comunità che promuove e favorisce una mentalità pedagogica, comprensiva della maturità cristiana. È presentata simultaneamente come un processo di approfondimento dell’identità personale, che genera significati interpersonali, sviluppa interdipendenze illuminanti e nutre la solidarietà universale, fondata su una visione olistica della fede, radicata in una determinata cultura. Il libro presenta la Pedagogia Catechetica Interculturale come pratica della comunicazione teologico-pedagogica della buona novella del Regno di Dio, promessa incomparabile e immortale per l’intera umanità.

 

Intercultural Catechetical Pedagogy: Theoretical Scaffolding for an Emergent Discipline

OVERVIEW

The Study intends to evolve an adequate theoretical scaffolding for Intercultural Catechetical Pedagogy (ICP), an emergent discipline defined in the first part of the Study as an approach within the process of education to faith, made possible as a result of a sustained encounter among the disciplines of Intercultural theology, Intercultural communication and Intercultural pedagogy. It presents ICP as an outcome of sustained life-defining interactions between Christian faith, local culture and the co-existing cultures in a community and as a pedagogical mindset which understands Christian Maturity, at one and the same time, as a process of deepening personal identities, fostering interpersonal meanings, developing enlightening interdependencies and promoting universal solidarity, grounded on a holistic vision of faith, rooted in a culture. The book presents, Intercultural Catechetical Pedagogy as a practical theologico-pedagogical communication of the good news of the Reign of God, which is an incomparable and undying promise to the entire humanity.

 

Lourdunathan Antony Christy – Intercultural Catechetical Pedagogy

 

Disponibile:

all’Istituto di Catechetica e anche su

https://www.ispck.org.in/book/intercultural-catechetical-pedagogy

Potenzialità e limiti nel “dire Dio” oggi in Italia e oltre… L’apporto delle scienze e le provocazioni per il sapere teologico

Cecilia Costa*

SOMMARIO
L’articolo presenta una riflessione articolata e documentata sulle provocazioni e sulle sollecitazioni che le scienze sociali possono offrire alle altre scienze, in particolare alle scienze teologiche e alla catechetica. L’osservazione attenta dei fenomeni sociali, senza estromettere quelli che riguardano la dimensione religiosa dell’uomo e “Dio” nella percezione che l’individuo e la società di fatto elaborano, risulta imprescindibile per cogliere il senso della realtà e della storia che viviamo. A sua volta, in un contesto pluralistico e complesso che spinge alla transdisciplinarità, le scienze sociali possono ricevere degli apporti dalle altre scienze, accogliendo l’invito a interessarsi di temi di confine come la lettura del “religioso” e il “dire Dio oggi”, senza preclusioni ideologiche, senza venir meno al doveroso tenore di onestà intellettuale.

 

SCARICA NUMERO:

C&E 7(2) – 02. Costa

 

► PAROLE CHIAVE
Dio; Interdisciplinarità; Religiosità; Scienze sociali; Teologia.

 

 

Cecilia Costa è Ordinario di Sociologia dei processi culturali presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre

 

 

 

ACCEDI ALLA RIVISTA ONLINE nella sezione “CATECHETICA ED EDUCAZIONE”

“Dire Dio” ai margini della vita e in un tempo di incertezze”

Santa Messa in Suffragio dei nostri defunti e omaggio a don Emilio

La Messa in suffragio per Don Alberich e don Leandro si terrà mercoledì 16 novembre ore 12:15 – Cappella Gesù Maestro

 

Hommage à Emilio – Omaggio ad Emilio

C’est une joie pour moi d’évoquer la mémoire d’Emilio Alberich et de lui rendre hommage. J’ai eu le plaisir et l’honneur de côtoyer régulièrement Emilio durant une vingtaine d’années en maintes occasions, en particulier lors des congrès de l’Equipe Européenne de Catéchèse dont il fut le président de 1974 à 1978 et de 1994 à 1998.  Aussitôt, j’ai été frappé par ses grandes qualités humaines, par son accueil chaleureux, par sa capacité de nouer une amitié simple, durable, cordiale. Toujours avec le sourire et l’empressement à servir.

È una gioia per me ricordare e rendere omaggio a Emilio Alberich. Ho avuto il piacere e l’onore di stare regolarmente fianco a fianco con Emilio per vent’anni in molte occasioni, specialmente ai congressi dell’Équipe Europea di Catechesi di cui è stato presidente dal 1974 al 1978 e dal 1994 al 1998. Da subito mi hanno colpito le sue grandi qualità umane, la sua calorosa accoglienza, la sua capacità di stringere un’amicizia semplice, duratura, cordiale. Sempre con un sorriso e la voglia di servire.

Emilio a été pour moi un ami et un grand théologien et catéchète dont je me suis souvent inspiré, passionné qu’il était par l’évangile et par son annonce à nos contemporains. Théologien, il l’a été par l’étude assidue et approfondie des textes du Concile Vatican II. Emilio, en effet, s’est nourri abondamment des perspectives novatrices ouvertes par le Concile. Catéchète, il l’a été en mettant les perspectives conciliaires au service de la rénovation de la catéchèse.  La réflexion théologique d’Emilio ne s’isolait jamais dans une sphère spéculative abstraite, mais se mettait toujours au service de la foi dans son acte de transmission à nos contemporains, enfants jeunes ou adultes.

Emilio è stato per me un amico e un grande teologo e catecheta al quale mi sono spesso ispirato, appassionato com’era dal Vangelo e dal suo annuncio ai nostri contemporanei. Teologo, lo è stato attraverso lo studio assiduo e approfondito dei testi del Concilio Vaticano II. Emilio, infatti, fu abbondantemente nutrito dalle prospettive innovative aperte dal Concilio. Fu catecheta mettendo le prospettive conciliari al servizio del rinnovamento della catechesi.  La riflessione teologica di Emilio non è mai stata isolata in una sfera speculativa astratta, ma si è sempre posta al servizio della fede nel suo atto di trasmissione ai nostri contemporanei, bambini giovani o adulti.

Les titres de ses grandes œuvres parues en français figurent bien ses préoccupations majeures: La catéchèse dans l’Eglise (Cerf 1987), Adultes et catéchèse (Novalis – Lumen Vitae, 2000), Les fondamentaux de la catéchèse (Novalis – Lumen Vitae, 2006). L’Eglise dont il parle est l’Eglise de Vatican II. Et la catéchèse qu’il promeut est la catéchèse rénovée que le concile appelait de ses voeux aussi bien dans son contenu, que dans son esprit, sa pédagogie et son organisation. Emilio a bien mis en valeur les quatre formes essentielles de la visibilité ecclésiale, à savoir, la diakonia, la koinonia, la marturia (témoignage) et la leitourgia. Mais son apport principal est d’avoir montré comment ces quatre dimensions de l’Eglise prennent corps dans la catéchèse et viennent la féconder ensemble, par leur articulation.

I titoli delle sue grandi opere pubblicate in francese includono i suoi maggiori interessi: La catéchèse dans l’Eglise (Cerf 1987), Adultes et catéchèse (Novalis – Lumen Vitae, 2000), Les fondamentaux de la catéchèse (Novalis – Lumen Vitae, 2006). La Chiesa di cui parla è la Chiesa del Vaticano II. E la catechesi che promuove è la catechesi rinnovata che il Concilio ha richiesto sia nel suo contenuto che nel suo spirito, nella sua pedagogia e nella sua organizzazione. Emilio ha ben evidenziato le quattro forme essenziali di visibilità ecclesiale, vale a dire la diaconia, la koinonia, la marturia (testimonianza) e la leitourgia. Ma il suo contributo principale è quello di aver mostrato come queste quattro dimensioni della Chiesa prendono forma nella catechesi e arrivano a fecondarla insieme, con la loro articolazione.

Ce travail de théologien et de catéchète, Emilio l’a entrepris, avec assiduité et ténacité, en profondeur et dans le long terme. Sa vie fut entièrement consacrée à la promotion de l’action évangélisatrice de l’Eglise et à la formation de ses agents. Emilio fut un penseur, un enseignant et un écrivain dont l’influence a été et reste incommensurable.  On ne pourrait dénombrer, en effet, tous ceux et celles qui sont suivi ses cours en particulier à l’Université Salésienne de Rome, qui ont assisté à ses nombreuses sessions et conférences ou lu ses nombreux articles et ouvrages, la plupart traduits en diverses langues.

Emilio intraprese questo lavoro di teologo e catecheta, assiduamente e tenacemente, in profondità e a lungo termine. La sua vita fu interamente dedicata alla promozione dell’azione evangelizzatrice della Chiesa e alla formazione dei suoi agenti. Emilio era un pensatore, un insegnante e uno scrittore la cui influenza era e rimane incommensurabile. Non si potevano contare, infatti, tutti coloro che seguivano i suoi corsi, specialmente all’Università Salesiana di Roma, che frequentavano le sue numerose sessioni e conferenze o leggevano i suoi numerosi articoli e libri, la maggior parte dei quali tradotti in varie lingue.

Passionné par la communication de l’Evangile, Emilio était un homme qui franchissait allègrement les frontières linguistiques et culturelles, non seulement physiquement par ses nombreux voyages, particulièrement en Europe et en Amérique latine, mais aussi par sa pratique de diverses langues; l’espagnol, sa langue maternelle, l’italien, le français, l’allemand, l’anglais qu’il a pris la peine d’apprendre.  Il était multiculturel par sa connaissance des langues. Il exprimait ainsi, par ses propres aptitudes, son ouverture fraternelle à tous ainsi que la destination universelle du message évangélique dont il fut un éminent témoin.

Appassionato per la comunicazione del Vangelo, Emilio è stato un uomo che ha varcato agilmente i confini linguistici e culturali, non solo fisicamente attraverso i suoi numerosi viaggi, in particolare in Europa e in America Latina, ma anche attraverso la pratica di varie lingue; spagnolo, la sua lingua madre, italiano, francese, tedesco, inglese che si è preso la briga di imparare. Era multiculturale nella sua conoscenza delle lingue. In tal modo egli esprimeva, con le proprie attitudini, la sua fraterna apertura a tutti, come pure la destinazione universale del messaggio evangelico di cui è stato eminente testimone.

C’était un plaisir de voir Emilio vivre avec ses confrères et amis salésiens, toujours joyeux et content. Je l’entends encore chanter de sa belle voix avec cœur et plaisir: «O sole mio» ou «Granada».

Que Dieu l’accueille dans sa maison.

È stato un piacere vedere Emilio vivere con i suoi confratelli e amici salesiani, sempre gioioso e contento. Lo sento ancora cantare con la sua bella voce con cuore e piacere: “O sole mio” o “Granada”.

Dio lo accolga nella sua casa.

André Fossion s.j.

 

 

Il Papa: la tristezza non va scartata ma capita, ci aiuta a migliorare la vita

All’udienza generale Francesco prosegue le riflessioni sul tema del discernimento e nella catechesi odierna affronta un aspetto che ha a che fare con i sentimenti, la desolazione, un’esperienza comune nella vita di tutti: può scoraggiare chi vuole seguire il Vangelo e fare il bene, ma nessuna tentazione supera le nostre forze

Adriana Masotti – Città del Vaticano

“Dio parla al cuore”, così il discernimento non è solo una questione di testa, ma contiene anche aspetti affettivi come il sentimento della desolazione a cui il Papa dedica la catechesi di questo mercoledì. Ma di cosa si tratta? Per spiegarlo Francesco cita ciò che ha scritto a proposito Sant’Ignazio di Loyola: (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

“E’ l’oscurità dell’anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene, l’inquietudine dovuta a diverse agitazioni e tentazioni: così l’anima s’inclina alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si ritrova pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore”

La desolazione, un’esperienza comune

Credo, prosegue Papa Francesco, che tutti abbiamo fatto esperienza di desolazione. Ma forse non tutti la sappiamo leggere “perché anch’essa ha qualcosa di importante da dirci” e quindi non va perduta.

Nessuno vorrebbe essere desolato, triste: questo è vero. Tutti vorremmo una vita sempre gioiosa, allegra e appagata. Eppure questo, oltre a non essere possibile – perchè non è possibile -, non sarebbe neppure un bene per noi. Infatti, il cambiamento di una vita orientata al vizio può iniziare da una situazione di tristezza, di rimorso per ciò che si è fatto.

Il rimorso può portare al cambiamento

Il rimorso “è la coscienza che morde”, afferma il Papa e osserva che nei Promessi Sposi, Alessandro Manzoni la descrive in modo splendido nel celebre dialogo tra il cardinale Federico Borromeo e l’Innominato. Quest’ultimo, dopo aver passato una notte terribile tormentato dai rimorsi, viene accolto dal cardinale come fosse portatore di una buona notizia: “Ditemi voi, se lo sapete, qual è questa buona nuova”, chiede l’Innominato a Borromeo che gli risponde: “Che Dio v’ha toccato il cuore, e vuol farvi suo”. Il Papa commenta:

È importante imparare a leggere la tristezza. (…) Nel nostro tempo, essa è considerata per lo più negativamente, come un male da fuggire a tutti i costi, e invece può essere un indispensabile campanello di allarme per la vita, invitandoci a esplorare paesaggi più ricchi e fertili che la fugacità e l’evasione non consentono. San Tommaso definisce la tristezza un dolore dell’anima: come i nervi per il corpo, essa ridesta l’attenzione di fronte a un possibile pericolo, o a un bene disatteso.

Per chi vuol fare del bene, la tristezza è un ostacolo

Diverso è invece la situazione di chi vuol compiere il bene, in questo caso “la tristezza è un ostacolo con il quale il tentatore vuole scoraggiarci”. Allora non bisogna andarle dietro, ma bisogna “agire in maniera esattamente contraria a quanto suggerito, decisi a continuare quanto ci si era proposto di fare”.

Pensiamo al lavoro, allo studio, alla preghiera, a un impegno assunto: se li lasciassimo appena avvertiamo noia o tristezza, non concluderemmo mai nulla. È anche questa un’esperienza comune alla vita spirituale: la strada verso il bene, ricorda il Vangelo, è stretta e in salita, richiede un combattimento, un vincere sé stessi. Inizio a pregare, o mi dedico a un’opera buona e, stranamente, proprio allora mi vengono in mente cose da fare con urgenza per non pregare e per non fare le cose buone. Tutti abbiamo questa esperienza. È importante, per chi vuole servire il Signore, non lasciarsi guidare dalla desolazione.

Saper attraversare la desolazione fa crescere

In un momento di tristezza, prosegue il Papa, tanti decidono di abbandonare una scelta fatta, “senza prima fermarsi a leggere questo stato d’animo”. E ricorda che “una regola saggia dice di non fare cambiamenti quando si è desolati.” Un esempio è Gesù che, come leggiamo nel Vangelo, respinge con fermezza le tentazioni del demonio, che scompaiono di fronte al suo atteggiamento risoluto di compiere la volontà del Padre. Francesco afferma:

Se sappiamo attraversare solitudine e desolazione con apertura e consapevolezza, possiamo uscirne rafforzati sotto l’aspetto umano e spirituale. Nessuna prova è al di fuori della nostra portata; nessuna prova sarà superiore a quello che noi possiamo fare. Ma non fuggire dalle prove: vedere cosa significa questa prova, cosa significa che io sono triste: perché sono triste? Cosa significa che io in questo momento sono in desolazione? Cosa significa che io sono in desolazione e non posso andare avanti?

Non darsi vinti per un momento di tristezza

“Andare avanti,” questo l’invito di Papa Francesco: se non riusciamo a vincere oggi la tentazione, camminiamo e “la vinceremo domani”. E conclude: “Che il Signore ti benedica in questo cammino – coraggioso! – della vita spirituale, che è sempre camminare.”