Educazione alla cittadinanza e al dialogo interreligioso

Il pluralismo religioso è una dimensione della nostra società multiculturale di cui la scuola italiana può esserne lo specchio. L’insegnamento
della religione come elemento sociale può divenire un percorso per un’educazione alla cittadinanza e, come elemento personale, può essere una strada per formare al dialogo.
Questo volume, rivolto ad educatori, docenti (in specie di religione) e studiosi del fenomeno della multireligiosità, ha cercato di cogliere
alcune peculiarità della sfida culturale del pluralismo religioso nella scuola italiana.
All’interno del testo è esaminata la questione della religious education in un’ottica europea e nell’interpretazione che ne è data nel nostro paese. Vengono poi rintracciate alcune buone prassi portate avanti nella scuola secondaria di secondo grado e nell’ultima parte si presentano
sei studi caso su alcuni progetti didattici che hanno affrontato il tema del pluralismo religioso.
Il volume si conclude con una proposta per l’oggi per affrontare la multireligiosità in chiave interculturale.

Educazione alla cittadinanza e al dialogo interreligioso

 

Carlo Macale, Dottore di Ricerca in Studi Umanistici (indirizzo Scienze
dell’Educazione) è assegnista di Ricerca presso l’Università degli Studi di Roma
“Tor Vergata” con il sostegno della Fondazione Intercultura Onlus e docente a
contratto presso la stessa università. Ha partecipato come relatore a convegni
nazionali e internazionali. Ha preso parte a diverse ricerche accademiche ed è
autore di varie pubblicazioni scientifiche di natura pedagogica.

La relazione educativa: San Giovanni Bosco e l’«assistenza» ai giovani

Il testo, dell’autore don Bruno Bordignon, SDB, affronta il tema dello stare con i giovani, secondo il vissuto che Don Bosco ha fondamentalmente descritto nei Regolamenti, pubblicati la prima volta nel 1877 insieme alla breve presentazione de Il Sistema Preventivo. La motivazione è fondata sul problema fondamentale: “come stare con i giovani oggi secondo l’esperienza vissuta da Don Bosco?” Viene proposto un approfondimento dell’esperienza del Santo attraverso l’analisi di tutti i manoscritti dei Regolamenti ed un confronto di essi con Il Sistema Preventivo, nel quale emerge come questo scritto riprenda quanto egli aveva proposto nei regolamenti. L’“assistenza” è la base della relazione educativa, nel quale l’educatore deve cercare “esclusivamente” la realizzazione del giovane.

Editrice IF Press, 155 pagine

Sociologia dell’istruzione e della formazione

Guglielmo Malizia e Giovanni Lo Grande.

Sociologia dell’istruzione e della formazione. Una introduzione, Milano, Franco Angeli, 2019.

L’ipotesi alla base del volume è che la scuola e la formazione professionale (FP) possono esercitare un impatto positivo sulla società, anche se a determinate condizioni, che però sono quelle che consentono un efficace servizio all’educazione dei giovani, in particolare di quelli più svantaggiati.

Infatti, sembrano del tutto insufficienti sia l’interpretazione trionfalista e ingenua che del ruolo del sistema di istruzione e di formazione ha dato il funzionalismo, sia il pessimismo radicale delle teorie neo-marxista e della riproduzione. Per il primo, infatti, la scuola/FP è solo positività in quanto: è perfettamente funzionale alla trasformazione delle capacità in competenze e allo sviluppo economico, risulta un valido strumento di promozione sociale e contribuisce adeguatamente all’integrazione delle nuove generazioni nella società e alla coesione di quest’ultima. Per la teoria marxista e della riproduzione, al contrario, la scuola/FP è solo: sovrastruttura e apparato ideologico di Stato in quanto trasmette l’ideologia e la fa accettare, e non fattore di cambiamento, ma frutto del cambiamento che avviene nel modo di produzione; agenzia di riproduzione sociale nel senso che perpetua l’ingiusta distribuzione delle ricchezze e del potere nella società; strumento di corrispondenza tra le pratiche sociali della educazione e quelle del mondo produttivo per cui convince ad accettare acriticamente le storture del capitalismo; irriformabile se prima non avviene una riforma delle strutture sociali; uno strumento di lotta tra i gruppi e non di apprendimento; una forma di spreco perché si può imparare tutto sul mondo del lavoro; determinata da fattori macro-sociali che sfuggono al controllo dei singoli.

Per una corretta interpretazione sociologica della scuola può aiutare un approccio multidimensionale che cerca di integrare con gli aspetti negativi elencati sopra quelli positivi evidenziati dalla riproduzione contraddittoria, dalla concezione neo-weberiana e dall’interazionismo fenomenologico. In base alle loro conclusioni si può dire che la scuola/FP è anche: dotata di autonomia relativa rispetto alle dinamiche sociali; strumento di contraddizione che svolge una funzione contro-funzionale rispetto alle diseguaglianze sociali; riformabile anche nella società capitalista; mezzo di elevazione delle classi subalterne in quanto fornisce ai loro figli i titoli di studio per l’accesso alla classe dirigente; in grado di trasmettere competenze e cultura con una valenza di emancipazione e di liberazione; costruita sull’interazione degli attori sociali e non solo determinata dalla dinamiche macro-sociali.

Una novità importante del volume è già nel titolo da cui risulta che non ci si occuperà soltanto di scuola, ma anche di formazione professionale. Inoltre, il libro non si limita a presentare le principali teorie sociologiche della scuola/FP, ma la seconda sezione è dedicata alle tematiche più importanti: istruzione e stratificazione sociale; istruzione e politica; istruzione ed economia; l’organizzazione dell’istruzione e della formazione.

Destinatari del volume sono i dirigenti e i formatori della FP, gli studenti che si stanno preparando per operare nella scuola/FP, gli insegnanti e i dirigenti scolastici e gli amministratori e i politici impegnati in questi settori.

Guglielmo Malizia è professore emerito di sociologia dell’educazione dell’Università Pontificia Salesiana, già decano della Facoltà di Scienze dell’Educazione, direttore dell’Istituto di Sociologia dell’Educazione della medesima Facoltà e direttore del Centro Studi per la Scuola Cattolica della Conferenza Episcopale Italiana.

Giovanni Lo Grande ha insegnato Sociologia delle religioni e Sociologia dell’educazione all’Università Pontifica Salesiana, nelle sedi di Roma e di Messina. Si occupa di socializzazione religiosa, istruzione e formazione professionale e devianza giovanile; attualmente è direttore del Centro di Formazione Professionale salesiano “Gesù Adolescente” di Palermo.

“Scegli la vita”. Accompagnare la vocazione tra vizi e virtù

“Sussidio in uscita ad ottobre”. Scegli la vita. È la scoperta della propria vocazione. «La tua vocazione – infatti – ti orienta a tirare fuori il meglio di te» (FRANCESCO, Christus vivit, 257). Scegliete, allora! «Datevi al meglio della vita!» (ChV 143).

N.B. Il sussidio sarà disponibile da ottobre, puoi intanto ordinarlo inviando una mail a: vocazioni@chiesacattolica.it

Scegli la vita. Forse il titolo del Sussidio di quest’anno può sembrare ad effetto, a qualcuno potrà sembrare scontato o ancora uno slogan che vuole accattivare il potenziale lettore. Niente di tutto questo, la questione è seria e molto concreta.

Scegliere la vita è una cosa che facciamo o non facciamo molto più spesso di quanto possiamo immaginare. Non si tratta infatti di scegliere ciò che ci piace, o ciò che ci richiama il gusto della vita, ma di scegliere le cose che ci fanno bene, che sostengono e alimentano la vita che è in noi, evitando ciò che ci danneggia, che intristisce o svilisce il nostro cuore. Fin qui possiamo ancora essere tutti d’accordo. La questione si complica quando riflettiamo su cosa significhi “vita”, su quale criterio usare per riconoscere ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male. Ponendo la questione in altri termini: come discernere? Forse abbiamo dentro ancora un’altra domanda inespressa: Perché discernere? Magari siamo già soddisfatti della vita che viviamo, potremmo anche essere impegnati attivamente in iniziative belle e positive, che dicono la nostra disponibilità ad aiutare il prossimo, che esprimono e attuano valori e ideali.

Il punto però è un altro, anche noi infatti siamo figli di questa epoca e ne siamo segnati, nel bene e nel male. Nel nostro tempo ad esempio, una questione che viene messa in ombra perché magari ritenuta obsoleta, è proprio quella del discernimento, della lotta spirituale: contrastare i nostri vizi, dominare le passioni, rafforzare virtù quali l’umiltà o la castità, comprendere la cosa giusta da fare e avere il coraggio di farla… o di non farla se ciò è sbagliato. Diciamocelo francamente, molte di queste cose suscitano perplessità anche in molti cristiani che pure vivono una fede solida e genuina. Il percorso che proponiamo in questo sussidio vuole riscoprire non solo il valore e l’importanza di queste realtà, ma ribadirne l’attualità!

Si, chi vuole seguirci scoprirà che basta ridefinire il linguaggio, ritrovare il significato di un termine, riflettere su tante piccole o grandi cose che facciamo quotidianamente, per renderci conto che ci siamo dentro, chi siamo dipende anche da come scegliamo di affrontare quel nostro limite che ci porta ad essere deboli in quella situazione, a non saperci gestire in un’altra, a mancare il bersaglio in un’altra ancora. Viceversa scopriremo la bellezza e il gusto di rafforzare le nostre virtù, impareremo che il bene fa bene e da gioia, sapremo dire con parole nuove cose che appartengono ad una saggezza antica, ma solida e collaudata.

Soprattutto però, faremo questo nell’ottica di un cammino che porta il passo della nostra vocazione. Le nostre virtù e i nostri vizi infatti, ci dicono molto di noi, ci aiutano a conoscerci nella concretezza, ci danno le coordinate per definire dove possiamo andare, dove vogliamo andare, dove ci sentiamo chiamati ad andare!

Non temiamo allora di attraversare la foresta che può essere il nostro cuore, imparando a conoscere di quali piante possiamo nutrirci e quali sono velenose. Sulla nostra pelle abbiamo già avuto il piacere o il dispiacere di incontrarne alcune. Se abbiamo provato invidia, ci saremo accorti da soli di quanto ci faccia male, ma forse non abbiamo considerato l’antidoto della carità. Forse abbiamo fatto esperienza che la mitezza ci ha permesso di risolvere felicemente una questione che sarebbe invece diventata ingestibile se ci fossimo lasciati prendere dall’ira. Forse considerando queste cose alla luce della preghiera, nell’ascolto della Parola, nel confronto con i nostri fratelli e le nostre sorelle, ci apparirà più chiaro il disegno di Dio per noi, sentiremo più vicino il suo amore, impareremo a camminare con gioia ed umiltà. Accettare che nel nostro cuore convivono vizi e virtù, e che è necessario lottare per imparare a scegliere queste ultime, per essere chi siamo veramente, per poter sentire che in noi abita la vita, è il primo passo per la vittoria.

Fabio Geda – Raccontare il mondo, educare il mondo

30 maggio 2019 – dalle 19:00 alle 21:00 presso Università Salesiana – Aula II
Piazzale dell’Ateneo Salesiano, 1 Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il quarto appuntamento del ciclo Come un libro aperto Grande come una città incontra Fabio Geda. Dal viaggio di Enaiatollah Akbari dall’Afghanistan all’Italia di Nel Mare ci sono i Coccodrilli a «Un uomo con un piede nel sogno e uno nella realtà», il Don Giovanni Bosco protagonista del suo ultimo libro, la scrittura è per Fabio Geda un modo per indagare le passioni che da sempre lo accompagnano, tra impegno civile, volontariato e lavoro educativo. In Il demonio ha paura della gente allegra. Di don Bosco, di me e dell’educare (Solferino editore, 2019), tra ricostruzione storica, narrazione e reportage, un unico filo luminoso lega le battaglie di don Bosco e le disavventure dell’autore, educatore alle prese con adolescenti difficili delle periferie, sempre alla ricerca di forme più efficaci di integrazione. Un racconto sulla passione per il dialogo tra generazioni e l’importanza di un’educazione che parta dall’abitare la relazione con i ragazzi.

Fabio Geda (Torino, 1972), dopo l’esordio con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar, 2007) – in finale al Premio Strega e giudicato Miglior Esordio dalla redazione di Radio Tre Fahrenheit –, pubblica L’esatta sequenza dei gesti (Instar, 2008), con il quale vince il Premio Grinzane Cavour e il Premio dei lettori di Lucca. Di nuovo finalista al Premio Strega con Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbar (Baldini & Castoldi, 2010), nel 2011 esce per Transeuropa La bellezza nonostante. Nel 2014 esce per Einaudi Se la vita che salvi è la tua e, nello stesso anno, il reportage su Tokio Itadakimasu per Edt. Nel 2019 pubblica Il demonio ha paura della gente allegra. Di don Bosco, di me e dell’educare per Solferino editore. Oltre che con la Scuola Holden e il Salone del Libro di Torino, collabora con diversi quotidiani e settimanali nazionali.

 

Per approfondimenti: [http://fabiogeda.it/]

info: grandecomeunacitta@gmail.com
accessibilità – non sono presenti barriere architettoniche
linee ATAC – http://www.atac.roma.it
fermata Pian di Sco – linea 88
fermata Vimercati – linee 80, 90, 93, 350

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Teologia spirituale e Concilio Vaticano II. Temi, problemi e prospettive

Nel 1981 l’Editrice Ateneo Salesiano (LAS) pubblicava gli Atti del I Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Spiritualità (AIS): Spiritualità. Fisionomia e compiti, a cura di B. Calati, B. Secondin e T.P. Zecca e qualche anno dopo, nel 1984, pubblicò gli Atti del II Congresso, celebrato al «Teresianum»: Parola di Dio e Spiritualità. 

A distanza di 32 anni, il presente volume, prendendo lo spunto dal cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, propone i contributi del Terzo (2014) e Quarto Forum (2015) dei Docenti di Teologia Spiritualebasati sul Concilio Vaticano II. È suddiviso in due parti: nella prima evidenzia il rapporto tra la teologia spirituale e le grandi costituzioni conciliari; nella seconda sono raccolte alcune comunicazioni che approfondiscono diversi aspetti accennati nelle relazioni precedenti. 

 La pubblicazione di questo volume risponde al desiderio espresso da molti colleghi di avere in mano, in formato cartaceo, tutte le relazioni e le comunicazioni dei due ultimi Forum. A loro, quindi, un ringraziamento speciale per lo stimolo, perché certamente in questo modo è facilitata la divulgazione del lavoro che i teologi spirituali realizzano in Italia, al di là dello stretto cerchio specialistico, favorendo una maggior conoscenza tra teologi e studenti di altre aree culturali, nonché portando a conoscenza di un pubblico più ampio l’impegno per una riflessione sulla fede a partire dal vissuto.

 

Jesús Manuel García Gutiérrez

Rossano Zas Friz De Col

 

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Teologia spirituale e Concilio Vaticano II. Temi, problemi e prospettive

Dizionario dell’adolescenza e della giovinezza

LE BRETON David e MARCELLI Daniel (Sotto la direzione), Dizionario dell’adolescenza e della giovinezza, Las, Roma 2016, pp. 908.

• Questo Dizionario dell’adolescenza e della giovinezza mediante la sua duplice denominazione e i due co-direttori di pubblicazione, l’uno sociologo, l’altro medico psichiatra, intende restituire l’indispensabile pluralità di sguardi su un «oggetto» che non è meno unico: una persona umana che, abbandonando l’infanzia, è invitata a prendere il proprio posto di adulto.

• Se la «giovinezza» fu una delle prime classi di età ad essere percepita in quanto tale dai primi lavori dei sociologi e degli storici, l’adolescenza, a motivo dalla sua stessa etimologia, fu inizialmente connessa con la pubertà e con la crescita e, di conseguenza, al campo medico-psicologico. Questa tensione tra il sociale/societario e il particolare/individuale viene sentita in modo acuto quando si affronta questa fascia di età. Età dei paradossi, questi giovani e questi adolescenti sconvolgono le abitudini, contestano i limiti, favorendo i tempi dei confronti e degli incontri.

• Grazie alla collaborazione di numerosi specialisti, sociologi, psichiatri, psicanalisti, storici, giuristi, filosofi, ecc., quest’opera propone un panorama il più completo possibile delle problematiche e delle sfide centrate su questo periodo della vita, sia dal punto di vista individuale e familiare che sociale.

L’incontro con Gesù di Nazaret. Orizzonte educativo dell’esperienza cristiana

Questo incontro con Gesù di Nazaret, benché presenti al suo interno questioni teologiche e religiose, si muove in funzione del rapporto fra l’esperienza e l’educazione o, meglio ancora, cerca di segnalare quei dinamismi e processi che, arricchiti dalla relazione con il Nazareno, conducono a un’autentica crescita e maturazione della persona. L’assunto, pur essendo fondamentale nella vita cristiana, non ha ottenuto una sufficiente attenzione da parte degli studiosi. Non è una questione certamente semplice. Si tratta di un argomento complicato anzitutto perché la relazione attuale con Gesù sarà sempre un qualcosa di inconsueto: l’incontro non è un mero ricordo, come quello che dedichiamo ai grandi personaggi della storia; non è neanche il rapporto normale che possiamo avere con le persone vive del nostro ambiente. A ciò possiamo aggiungere anche un’altra piccola complicazione: la vita e le parole del Nazareno sono inevitabilmente oggetto di una lettura e comprensione diverse a seconda della socio-cultura di ogni momento storico. Ebbene, presupposti di questo genere determinano le scelte tematiche e metodologiche del testo. Riguardo le prime, si deve garantire, da una parte, il realismo; dall’altra, la consistenza e significatività dell’incontro e del rapporto odierni con Gesù, il Cristo. Ecco perché le seconde: il metodo dell’analisi interdisciplinare ed ermeneutico (antropologia, educazione e teologia sono gli ambiti fondamentali del dialogo interdisciplinare); e la scelta delle «categorie-guida» (Incontrocredibilità e radicamento esperienzialeIncarnazioneragionevolezza e aggancio antropologicoRelazionesenso salvifico verifica prassica).

In definitiva, ogni esperienza relativa all’incontro e al rapporto con Gesù di Nazaret, il Cristo, deve essere considerata e va educata all’interno dei dinamismi della crescita personale e comunitaria. Tale conclusione è decisiva proprio perché tuttora una delle questioni principali della pastorale e della catechesi consiste nel considerare se e in quale misura l’educazione alla fede sia intimamente connessa alla maturazione umana oppure se si tratta di due realtà diverse, autonome, quando non addirittura contrapposte.

José Luis Moral, attualmente professore nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, è stato Direttore dell’Istituto Superiore di Teologia «Don Bosco» di Madrid e della rivista di pastorale giovanile «Misión Joven». Alcune delle sue ultime pubblicazioni: Ciudadanos y cristianos. Reconstrucción de la Teología Pastoral como Teología de la Praxis Cristiana (Madrid, 2007); Giovani senza fede? Manuale di pronto soccorso per ricostruire con i giovani la fede e la religione (Leumann, 2007); Giovani, fede e comunicazione. Raccontare ai giovani l’incredibile fede di Dio nell’uomo (Leumann, 2008); Giovani e Chiesa. Ripensare la prassi cristiana con i giovani (Leumann, 2010). Questo «incontro con Gesù di Nazaret» si pone in continuità con un’altra pubblicazione precedente (Ricostruire l’umanità della religione, Las, Roma 2014) dove si cercava di delineare alcuni tratti fondamentali dell’«orizzonte educativo dell’esperienza religiosa».

L’incontro con Gesù di Nazareth pdf

Ricostruire l’umanità della religione

L’orizzonte educativo dell’esperienza religiosa

Un libro per ripensare il senso della religione nella vita e nell’educazione. L’opera di José Luis Moral apre una nuova tappa nello studio del rapporto tra l’educazione e la religione – è più specificamente nella riflessione sull’«IRC – che porta avanti l’«Istituto di Catechetica» (Facoltà di Scienze dell’Educazione – Università Pontificia Salesiana di Roma). Si tratta di un primo passo, al quale seguirà una nuova pubblicazione: «Incontrare Gesù. L’orizzonte educativo dell’esperienza religiosa cristiana».

Leggere: («Introduzione» e «Sommario» del libro)

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Ricostruire l’umanità della religione. L’orizzonte educativo dell’esperienza religiosa

Un libro per ripensare il senso della religione nella vita e nell’educazione. L’opera di José Luis Moral apre una nuova tappa nello studio del rapporto tra l’educazione e la religione – è più specificamente nella riflessione sull’«IRC – che porta avanti l’«Istituto di Catechetica» (Facoltà di Scienze dell’Educazione – Università Pontificia Salesiana di Roma). Si tratta di un primo passo, al quale seguirà una nuova pubblicazione: «Incontrare Gesù. L’orizzonte educativo dell’esperienza religiosa cristiana».

Leggere: («Introduzione» e «Sommario» del libro)

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