“Non abbiate paura di sognare cose grandi”-

Dal 16 al 18 aprile 2018 a Roma il convegno nazionale su “Non abbiate paura di sognare cose grandi”- La Chiesa per la scuola, guardando al Sinodo 2018.
per tutte le informazioni: www.educazione.chiesacattolica.it

NOTE LOGISTICHE.pdf Programma Convegno Scuola e IRC 2018.pdf

Informazioni utili
Luogo dell’appuntamento:
Hotel Midas
Aurelia, 800
Roma RM
Sito di riferimento: http://www.chiesacattolica.it/…
E-mail:unesu@chiesacattolica.it

GIOVANI GENERAZIONI E «RICOSTRUZIONE DEL CRISTIANESIMO»

Il Convegno «IRC–2018» è la prima attività della nuova programmazione triennale. La programmazione precedente (2014-2017) si concentrò sui concetti di educazione, apprendimento, insegnamento e istruzione; il nuovo triennio (2017-2010), in linea di continuità con quello anteriore, si colloca più esplicitamente nell’ambito della «formazione permanente» dei professori che lavorano all’interno dell’«IRC». Inoltre, questa formazione si orienterà in tre direzioni: 1/ «Conoscenza-comprensione» delle giovani generazioni, in sintonia anche con i lavori del prossimo «Sinodo» (2017-2018); 2/ Formazione culturale e teologica (2018-2019); 3/ Formazione pedagogica in relazione al binomio «IRC-identità cristiana» (2019-2020).

Nell’orizzonte di questo progetto, il primo anno della nuova programmazione è dedicato al tema GIOVANI GENERAZIONI E «RICOSTRUZIONE DEL CRISTIANESIMO», si inizia con questo convegno su «I giovani, la fede e la religione» e il seguente obiettivo fondamentale: Individuare alcuni tratti fondamentali delle nuove generazioni per «pensare e costruire» con loro la fede e la religione, considerando anche l’ipotesi della possibile «riconversione del cristianesimo» che la loro vita porta spontaneamente avanti. Proprio perché si vuole pensare e costruire con i giovani, tale obiettivo include la creazione e organizzazione di un «FORUM-IRC» nella piattaforma «GECO».

 

Iscrizioni e informazioni

Segreteria Istituto di Catechetica

Università Pontificia Salesiana

Piazza Ateneo Salesiano, 1

00139 Roma.

¡ Tel. 06 87290651

¡ Fax 06 87290.354 

¡ E-mail: catechetica@unisal.it

  „ Orario di ufficio: Martedì e Giovedì, dalle 9 alle 12.30.

„ Le iscrizioni al Convegno devono pervenire via Fax o Mail entro il 5 marzo 2018 alla Segreteria

 

SCARICA I MATERIALI:

Convegno IRC dépliant 2018

Programma IRC aggiornamento2018

Scheda d’iscrizione al Convegno IRC 2018

Informazioni logistiche per iscrizione

 

Cittadini nella Chiesa, cristiani nel mondo

«Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?»: malgrado titolo e sottotitolo suggeriscano molte altre cose, sono queste le domande essenziali a cui vuole rispondere il libro. Si tratta, dunque, di antropologia o, meglio ancora, di suggerire un’antropologia esperienziale ed ermeneutica in grado di armonizzare i dati riconosciuti dalla comunità scientifica – a livello sia biologico che culturale –, che accolga alcune delle sfide più sconcertanti dell’attuale cambio epocale. In primis, l’«inedito stato di coscienza» delle donne e degli uomini contemporanei, segnato precisamente da un profondo mutamento antropologico che include un concetto di uomo e di mondo interamente nuovo: mondo adesso definito più come evoluzione e storia che come natura; uomo inteso come essere in perpetua creazione di sé stesso. Tale trasformazione ha portato con sé anche la mutazione sia delle strutture di credibilità – spostate verso il valore assoluto della persona, l’autonomia della coscienza, la creatività e l’autenticità, la libertà e il pluralismo di progetti – che il modo di comprendere e avvicinare la realtà, oramai collegato alla secolarizzazione e alla laicizzazione, in quanto espressioni di una razionalità «non dipendente» o semplicemente non deduttiva.

L’antropologia è il supporto determinante di ogni cultura. Dando per scontato che le profonde mutazioni antropologiche in corso si riflettono in tutti gli ambiti della vita personale e sociale, in questo testo se ne prendono in considerazione due: l’ambito dell’educazione e quello catechetico. Sicuramente l’identità e la prassi cristiana in genere, così come la riflessione catechetica e l’azione catechistica in particolare, dipendono dalla sottostante immagine di uomo; altrettanto possiamo dire dell’educazione. Infine, la relazione dell’antropologia con la catechetica e con l’educazione porta a concludere che forse è arrivato il momento di trasformare il classico desiderio di formare «buoni cristiani e onesti cittadini» in quello altrettanto impegnativo ma certamente più adeguato ai nostri tempi di «cittadini nella Chiesa e cristiani nel mondo».

 

Scarica:

INTRODUZIONE

Un Festival Biblico “in viaggio”

224 appuntamenti in 22 città. Dieci giorni di conferenze, dialoghi, preghiera, arte, cibo, cinema, itinerari, laboratori, letture, mostre, concerti, spettacoli teatrali. Sei diocesi coinvolte, con un pubblico potenziale di 4 milioni di persone suddivise fra le province di Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Trento, Treviso e Pordenone. È questo in sintesi il Festival Biblico, alla tredicesima edizione, i cui numeri lo confermano il più importante festival del Veneto.

Il Festival, per ribadire l’unità del progetto pur nel suo carattere diffuso, si aprirà con un unico momento comune: un luogo “laico”, la Basilica palladiana di Vicenza, ospiterà il 18 maggio l’inaugurazione ufficiale. Un momento che sarà affidato all’ironia di Giacomo Poretti, celebre volto del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, il quale proporrà un monologo inedito intitolato “Nelle periferie del Senso. Si può viaggiare anche dal divano”. Anche la chiusura del Festival avverrà unitariamente: all’aperto, in piazza dei Signori a Vicenza, con l’intervento del sacerdote e poeta Josè Tolentino Mendonça sul tema “Passare a un’altra riva”.

Il Festival Biblico sarà dunque un viaggio: nella Regione, dentro le diocesi, nei centri e nelle periferie delle città, valorizzando luoghi inconsueti e poco avvezzi a ospitare incontri culturali; attraverso il tempo, lo spazio, le discipline, cercando declinazioni ampie del concetto di viaggiare, dallo spostamento fisico a quello metaforico; conoscendo personaggi diversi per estrazione e stili ma accomunati da un pensiero nobile e animati da una grande curiosità.

Un cartellone così fitto richiede un impegno notevole dal punto di vista organizzativo e della gestione. Su indicazione dei soggetti proponenti – i presidenti Roberto Tommasi per la Diocesi di Vicenza e Ampelio Crema per la Società San Paolo – lavora dallo scorso mese di settembre il nuovo staff di professionisti guidato dalla direttrice Roberta Rocelli, con cui collaborano Marco Giuliari (segreteria generale), Leopoldo Sandonà (area programma), Alessandro Zaltron (comunicazione e ufficio stampa).

Il Festival Biblico vive anche grazie ai suoi volontari: 230 persone, di ogni età e professione, che offrono un supporto fondamentale in vari ambiti: dalla logistica alla gestione degli infopoint (punti informativi) sparsi nelle città, dall’accoglienza durante gli eventi ai servizi fotografici

 

Viaggi diversi, raccontati insieme

Da Ska a Recalcati: pluralità di voci e di linguaggi

Biblisti, sportivi, artisti, imprenditori, filosofi: al Festival per fare un pezzo di strada insieme. Oltre agli ospiti menzionati, al Festival Biblico 2017 ci sarà il biblista Jean-Louis Ska, che il 19 maggio alle 20.45 aprirà all’Opera don Calabria il festival a Verona con la lectio magistralis “Il traguardo è il viaggio”. Ska sarà anche a Vicenza, il 25 maggio alle 19, per il dibattito “La via è la meta (Lao Tseu)” al Palazzo delle Opere sociali.

L’atleta paraolimpica Francesca Fenocchio e l’ex bandiera della Roma, ora presidente dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi, metteranno insieme esperienze di sport e di passione agonistica nel dialogo “Quando lo sport genera cambiamenti”, in programma a Vicenza il 24 maggio alle 11 al liceo Quadri di via Carducci.

La conduttrice televisiva Licia Colò, tra i volti del piccolo schermo più familiari al tema del viaggio, interverrà il 26 maggio a Vicenza, in piazza dei Signori, a partire dalle 17 con “Cammino ergo sum – storie di viaggi”. Il celebre psicoanalista Massimo Recalcati, alle 18.30 dello stesso giorno, nella chiesa di Santa Corona ripercorrerà uno dei viaggi più iconici dell’interiorità: “Il viaggio del figlio – Da Edipo al figlio ritrovato”. Alle 21, infine, il giornalista Domenico Iannacone, nel cortile del Palazzo Barbarano, rifletterà su come “Viaggiare in profondità”, sul significato del viaggio per chi lo compie, per chi lo racconta e per chi lo ascolta.

Sabato 27 maggio, alle 11.15 nella chiesa Santo Stefano di Vicenza il giornalista della Stampa Domenico Quirico e l’arcivescovo di Ferrara mons. Giancarlo Perego accenderanno i riflettori su “Gli esodi del nostro tempo”, dalla Siria ai flussi nel Mediterraneo. Nel pomeriggio, alle 18, nel cortile di Palazzo Barbarano l’antropologo Marc Augé sarà il protagonista della conversazione “Il viaggio immobile”, sull’equilibrio tra i desideri innati dell’uomo di restare e di partire.

Il cantautore Vinicio Capossela il 24 maggio alle 21 al Teatro Olimpico di Vicenza tratterà di “apparizioni e disparizioni del sacro” nel concerto-spettacolo “Di che fate maraviglia?” assieme alla sua band.

A Valdagno, il 19 maggio, alle 20.45 nella chiesa di Ponte di Nori, l’imprenditore Matteo Marzotto racconterà il viaggio spirituale che è scaturito dal suo incontro con il Vangelo.

Il 19 maggio a Rovigo è attesa la presenza, dalle 18.30 al PalaBiblico di piazza Garibaldi, del regista e scrittore Pupi Avanti, il quale nella lectio magistralis “Infinito viaggiare” racconterà il suo personale viaggio nel mondo del cinema. Domenica 21, sempre a Rovigo, in piazza Vittorio Emanuele II dalle 20, la cantautrice Chiara Galiazzo condividerà il suo percorso umano e musicale all’interno del dialogo “Chiara Galiazzo e il suo viaggio”. Il pastore e teologo Paolo Ricca sarà invece a Padova, il 20 maggio alle 15.30 al centro universitario di via Zabarella, per letture bibliche e riflessioni “Dalla vita al libro, dal libro alla vita: un cammino con il protestantesimo”, in occasione dei 500 anni dalla Riforma di Lutero.

A Trento, il 20 maggio alle 20, nella biblioteca Vigilianum l’intervento “L’eterno umano viaggiare” del filosofo Duccio Demetrio: il viaggio qui sarà la metafora della ricerca di Dio e del senso della vita.

 

Un festival… in viaggio

Itinerari suggestivi in bicicletta, a piedi e con il gommone

Un festival in continuo movimento: passeggiate, biciclettate, pellegrinaggi e visite artistiche nelle città del Triveneto per riflettere in cammino tra Parola e umanità.

Sono una trentina gli incontri itineranti al Festival Biblico: il primo, a Verona domenica 14 maggio, dalle 17.30, ci metterà “In cammino con le chiese cristiane di Verona”, mini-pellegrinaggio con cattolici, valdesi, luterani, ortodossi rumeni e ortodossi russi alla scoperta delle radici dell’ecumenismo. Sempre a Verona, sabato 20 e domenica 21 maggio, dalle 10 alle 18 sarà possibile prendere parte al viaggio a tappe “Felice chi ha la strada nel cuore”: ben 21 luoghi da visitare e 32 gli appuntamenti tra mostre, visite, dialoghi e approfondimenti da vivere. Tra le curiosità, un rafting sull’Adige accompagnati da letture bibliche sul tema dell’acqua e l’itinerario al Parco Natura Viva, alla scoperta di “Animali e piante nella Bibbia”.

A Padova anche le parole inizieranno a camminare: sabato 20 e domenica 21 maggio il circolo culturale Carichi Sospesi porterà i suoi reading performativi tra le persone, nelle vie e nelle piazze della città del Santo, all’interno dell’evento “Incontrando le Parole”. Partenza il 20 dalla stazione ferroviaria, il 21 dal celebre Caffè Pedrocchi.

La domenica del festival a Rovigo sarà piena di itinerari insoliti: il 21 maggio, dalle 9.30, un’ora “In bicicletta senza fretta” con gli Amici della bicicletta di Rovigo, partenza dall’infopoint di piazza Vittorio Emanuele II. Nel pomeriggio, dalle 16.15, i ragazzi dell’IIS “De Amicis” si sono presi la sfida di presentare Rovigo in un’ora: “Il castello, il fiume, le piazze”, sempre con partenza dall’infopoint di piazza Vittorio Emanuele II.

A Sacile, diocesi di Vittorio Veneto, sabato 20 maggio dalle 16 alle 23 sarà possibile prendere parte a una delle visite guidate tra i libri della ricchissima biblioteca del Centro Studi Biblici grazie a “Viaggiando in biblioteca”.

Nei giorni del Festival, ogni pomeriggio alle 17, a Trento ci si metterà in viaggio “Sulle vie della storia”, percorso storico, artistico e liturgico nelle chiese che hanno visto svolgersi, a metà del XVI secolo, il celeberrimo Concilio. Venerdì 19 si visita la basilica di Santa Maria Maggiore; sabato 20 la cattedrale di San Vigilio, infine domenica 21 si andrà alla scoperta dei tesori della chiesa della Santissima Trinità, dalla quale, il 13 dicembre 1545, prese avvio la processione solenne di apertura del Concilio Tridentino. Le visite sono curate dall’associazione Anastasia. Sempre a Trento, sabato 20 maggio, alle 8, Mauro Angeli porterà gli amici del festival alla scoperta delle colline di Trento con l’escursione “La vita prende quota”.

Ricco il cartellone di esperienze itineranti anche nelle sedi provinciali della Diocesi di Vicenza. Sabato 20, a Bassano del Grappa, dalle 15 passeggiata biblica lungo il Brenta con il monaco benedettino Michael Davide Semeraro “Beato chi cammina… e scorre come acqua”. Alla stessa ora, a Piazzola Sul Brenta, passeggiata/pellegrinaggio da piazza Camerini al viale delle Tullie “Felicità è camminare insieme”. Alle 17, a Monteviale, “Strada facendo”, cammino sulle orme bibliche per orientarsi nella vita con il teologo don Dario Vivian e Luisa Giuliari: si parte da località Costigiola. Un’ora dopo, alle 18, a Montecchio Maggiore, passeggiata da piazza Marconi “Uscite, camminate, attraversate, venite… rimanete!” con l’attrice Stefania Carlesso. La giornata di domenica 21 maggio si aprirà a Schio alle 9 con una passeggiata biblico-meditativa “In cammino con l’enciclica Laudato Sì” in compagnia del frate e teologo Ermes Ronchi e della scrittrice Marina Marcolini, con partenza da Magrè. Alle 15, a Lonigo, suggestiva passeggiata tra i capitelli sui colli leoniceni: ritrovo in piazza Garibaldi. Alle 17, a Crespadoro, la compagnia teatrale Akwaba guiderà un cammino biblico a tappe nel bosco “Salito sul monte, disse a loro”: si partirà da Durlo, in via Chiesa. Lunedì 22, infine, alle 20.45, dal convento Santa Maria del Cengio a Isola Vicentina, cammino notturno fino all’eremo “Il cammino dell’uomo”, con soste meditative ritmate dal campo e dagli echi biblici di Martin Buber.

Ci si muoverà anche a Vicenza: prima dei giorni del festival. Martedì 23, alle 18.45, si inforcherà la bicicletta per il viaggio “Sulle antiche orme dei pellegrini”, ciclo-pellegrinaggio sulla Romea Strata con partenza dalla chiesa vecchia di Maddalene a Sant’Agostino. Sabato 27 (in replica domenica 28), alle 11 del mattino gli studenti dell’Istituto Da Schio proporranno ai ragazzi dai 6 ai 13 anni d’età “ViaggiandoVI Kids”, itinerario turistico di Vicenza a misura di bambino. Domenica 28, alle 16, si uniranno alla proposta gli studenti del liceo linguistico Fogazzaro, trasformandola in “ViaggiandoVI Kids in inglese”.

 

Alle radici del viaggio biblico

Meditazione e Parola

Tra gli itinerari del festival, anche quelli dentro l’anima: “Il viaggio più lungo è il viaggio interiore” è il titolo del corso di meditazione che si terrà a Vicenza, in tre incontri nella chiesa di Santo Stefano, alle 9 del mattino da venerdì 26 a domenica 28 maggio. Magdalene Delbrel, Maria di Campello e Dag Hammarskjold: tre diverse storie, tre cammini di spiritualità da affrontare anche attraverso un laboratorio esperienziale a cura di don Andrea Dani e Laura Pigato.

Al festival non mancheranno momenti di approfondimento biblico con i più grandi esperti italiani e stranieri: il 26 maggio a Vicenza al Palazzo delle Opere sociali “Il viaggio come preghiera”, un cammino attraverso i salmi delle ascensioni verso Gerusalemme con la biblista Donatella Scaiola. Il 28 maggio, alle 15.30 sempre al Palazzo delle Opere sociali, don Romano Penna e don Michele Marcato racconteranno “I viaggi di Paolo nel contesto del mondo antico e nella chiesa nascente”.

A Trento, il 19 maggio alle 16 in Seminario Diocesano, il biblista Piero Rattin metterà a confronto le figure bibliche di “Abramo ed Elia”, mentre il 20 maggio, alle 19, al Vigilianum il biblista Roberto Vignolo parlerà del libro di Tobia nella conversazione “La sapienza del coraggio”.

Lectio e archeologia sulla Città Santa a Bassano del Grappa, il 21 maggio alle 17, con il biblista e archeologo don Gianantonio Urbani: “La salita a Gerusalemme”, in programma nella parrocchia di Santa Croce. Sempre il 21 maggio, alle 18 a Padova nella Sala della Carità di via San Francesco, conversazione “Fino ai confini della terra” con i biblisti don Andrea Albertin e don Carlo Broccardo.

 

Dabar: il café culturale del Festival Biblico

Dal 25 al 28 maggio a Vicenza accanto alla Basilica palladiana

“Dabar” (in ebraico “parlare”) è il nome del café culturale del Festival Biblico a Vicenza. In piazza dei Signori, vicino alla Basilica Palladiana, da giovedì 25 a domenica 28 maggio si gusteranno eccellenze enogastronomiche del territorio e prodotti locali (riso, pasta e bacari vicentini, baccalà, dolci, frutta e frullati, birra artigianale, vino) tra concerti e suoni dal mondo, presentazioni di libri, incontri con gli autori, letture per bambini.

Grand opening dabar giovedì 25 maggio alle 19 con Roberto Dalla Vecchia, Melodema Gospel & Jazz e Les Manouches Bohemiens. Il dabar aprirà poi venerdì alle 17, sabato e domenica alle 11. L’ingresso è sempre gratuito. Da segnalare, sabato 27 alle 21, il concerto di Maldestro reduce dagli ottimi riscontri al Festival di Sanremo.

Dabar sarà anche a Rovigo, domenica 21 maggio, dalle 15.30 alle 18.30, in piazzetta Annonaria: in programma anche qui letture e degustazioni in compagnia degli autori.

 

Piatto Biblico

A Verona colori e sapori tra Antico e Nuovo Testamento

A Verona dieci ristoranti si sono messi alla prova per inventare (o reinventare) un piatto utilizzando ingredienti descritti tra le pagine della Bibbia, ciascuno con il suo particolare significato o con una storia che si cela dietro i suoi sapori, dalle lenticchie di Esaù alla focaccia di Elia. I ristoranti proporranno i loro piatti biblici da sabato 6 a lunedì 22 maggio.

 

Agire la Parola

Personaggi biblici per le strade e sugli autobus

Personaggi dell’Antico Testamento in autobus, brani biblici declamati in piazza: sono solo alcuni dei risultati che saranno prodotti dalla doppia residenza artistica, organizzata dal Festival Biblico a Vicenza e a Padova per attori emergenti. Nei giorni del festival, questi giovani attori daranno vita a performance dal vivo sul tema del viaggio; non però sul palcoscenico di un teatro, ma nei luoghi dei mille piccoli viaggi della nostra vita quotidiana, dagli autobus di linea fino ai parcheggi degli uffici.

La proposta del Festival Biblico, pensata per creare e diffondere cultura, si avvale della consulenza artistica e organizzativa del centro di produzione teatrale “La Piccionaia”. I workshop saranno coordinati a Vicenza da Laura Curino e a Padova da “Babilonia Teatri”.

Sotto la forma di personaggi biblici, i giovani attori del progetto “Agire la Parola” porteranno i padovani e i vicentini a riflettere, durante il viaggio, su norme etiche, stili di vita, valori e proposte di cambiamento possibile.

 

Le scuole protagoniste del festival

All’opera 50 studenti del progetto alternanza scuola-lavoro

Un percorso storico-turistico attraverso la città di Vicenza rivolto ai bambini; l’allestimento scenico di alcuni incontri; la traduzione in inglese di tutti gli strumenti informativi. Questi tre progetti saranno concretizzati per il Festival Biblico dai ragazzi delle scuole superiori. Il festival collabora infatti con tre istituti superiori di Vicenza nel progetto “alternanza scuola-lavoro” promosso dal Ministero dell’istruzione, offrendo a una cinquantina di studenti la possibilità di mettersi alla prova con incarichi concreti collegati al loro percorso formativo.

Chi frequenta l’indirizzo turistico dell’istituto tecnico-professionale Almerico da Schio aveva l’obiettivo di ideare un percorso guidato per bambini, che li conduca in un viaggio storico nel centro di Vicenza. Durante i giorni del festival si occuperanno anche dell’accoglienza del pubblico agli infopoint. Gli studenti dell’indirizzo commerciale hanno invece affiancato gli addetti all’amministrazione ed elaborato un approfondimento scientifico sulla rendicontazione socio-economica dei festival. I ragazzi del liceo linguistico Fogazzaro si sono dedicati alla traduzione in inglese di tutti i materiali di comunicazione, dall’opuscolo di presentazione al sito. Alcuni studenti del liceo artistico Canova contribuiranno all’allestimento dei luoghi, in particolare del dabar. Tutti i ragazzi coinvolti nel progetto supporteranno la squadra dei volontari del festival durante i giorni della rassegna.

 

festivalfamiglia

Pomeriggio tra circo, pittura di un bus e… l’asinello biblico

Sabato 27 maggio, al Parco Querini di Vicenza, a partire dalle 14 il Festival Biblico si trasforma in festivalfamiglia: un intero pomeriggio per genitori e figli, tra proposte di viaggio, musica e giochi sulla Bibbia.

Sarà possibile andare a lezione di circo, vedendo da vicino come lavora un acrobata circense e partecipando a giochi, esercizi, esibizioni. Sarà possibile ascoltare musica, assieme all’Orchestra Giovanile di Vicenza. Sarà possibile fare trekking con l’asino, cioè passeggiare con un asinello sulle tracce dei personaggi della Bibbia assistendo a ogni tappa a delle animazioni. Ma si potrà anche lavorare nella ciclofficina, per imparare come è fatta e come si guida correttamente la bicicletta. E l’aspetto artistico dei bambini sarà valorizzato con un particolare laboratorio di pittura: i partecipanti coloreranno la fiancata di un autobus che circolerà poi da giugno a novembre nella città di Vicenza per lanciare l’edizione 2018 del Festival Biblico.

Un appuntamento poi per chi accompagnerà i bambini. “Mamma quanto manca!” sarà un laboratorio di pedagogia per genitori condotto da Stefano Coquinati con l’aiuto di una chitarrista. La festa sarà conclusa dallo spettacolo “In viaggio nei vangeli”, un’avvincente rappresentazione teatrale a tema biblico.

 

Progetto sociale con il vino del festival

Prosecco DOCG per sostenere i progetti per l’accoglienza

Aiutare il festival bevendo dell’ottimo prosecco in edizione speciale, grazie al contributo del Consorzio di Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Negli infopoint e nelle varie sedi sarà possibile chiedere le bottiglie del vino del Festival Biblico. Parte del ricavato sarà devoluto ai progetti sociali che nel territorio si impegnano per l’accoglienza, come “Rifugiato in famiglia” e “Adozione di vicinanza”, che offrono ospitalità e supporto a chi ha un permesso di soggiorno per protezione internazionale. Iniziative che possiamo realizzare anche grazie al prezioso sostegno di Cereal Docks Spa.

 

Giornata della Parola”: il lancio al Festival

Proposta di Società San Paolo e Comunità Sant’Egidio

Dal Festival Biblico alla Chiesa universale. Sabato 27 maggio, alle 18.45, al Palazzo delle Opere sociali di Vicenza, Società San Paolo e Comunità Sant’Egidio lanceranno la proposta di una “Giornata Biblica” per restituire alla Parola di Dio la venerazione che le spetta, proprio come auspicato direttamente da Papa Francesco.

All’evento parteciperanno don Valdir José De Castro, superiore generale della Società San Paolo, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio e don Giacomo Perego del Centro Biblico Internazionale San Paolo. A moderare l’incontro don Francesco Tedeschi, docente della Pontificia Università Urbaniana.

 

Il festival si mette in mostra

15, tra Vicenza, Verona, Trento, Padova, Rovigo, Arzignano

Anche nel 2017, tra i piatti forti del Festival Biblico si trova un grande assortimento di mostre per raccontare, tra opere d’arte, fotografie, reperti storici, sapori e profumi il tema dell’anno.

La prima mostra, “Orizzonti”, sui viaggi del Mediterraneo resterà aperta fino al 2 luglio nella sede dei Missionari Comboniani di Verona. Dal 6 al 21 maggio le opere lignee di fra’ Giovanni saranno esposte nella mostra “Tessere la tua lode”, nella chiesa di Santa Maria in Organo.

Due le mostre inserite nel percorso del Festival Biblico a Padova, entrambe al Museo Diocesano di piazza Duomo: “Mirabilia” racconta il tema del viaggio attraverso l’immaginazione, metaforica o esperienziale, di giovani artisti visivi under 35; “Il viaggio di Giona”, progetto espositivo di Saul Darù, è un tuffo nell’interiorità attraverso l’esempio di questa figura biblica. Vernice per entrambe le esposizioni il 18 maggio alle 18, da approfondire fino al 18 giugno.

Quattro le mostre “bibliche” a Rovigo. Visitabili da venerdì 19 maggio il percorso multimediale “Felice chi ha la strada nel cuore”, mostra sul viaggio secondo vari linguaggi audiovisivi alla Pescheria Nuova, e “Anni Jam Sunt Mille”, sulle vie d’acqua e la presenza benedettina in Polesine, a Palazzo Reale. Entrambe chiuderanno domenica 21 maggio. Sapori e profumi del territorio nelle altre due esposizioni, aperte sabato 20 e domenica 21 maggio. Dalle 18 alle 22 del sabato e la domenica dalle 11 alle 22 in piazzetta Annonaria, “Dalla bassa al mare, viaggio di sapori”, un viaggio gastronomico in Polesine grazie alle Pro loco. In corso del Popolo, invece, dalle 10 alle 20, mostra-mercato straordinaria “A kilometro zero”, a cura delle associazioni di categoria.

È aperta, nell’aula San Giovanni della Cattedrale di San Vigilio a Trento, l’esposizione “Sindone”: un viaggio tra scienza e fede per avvicinarsi alla reliquia più conosciuta, discussa e ammirata dell’intera cristianità; visite fino al 4 giugno. Due le esposizioni al Vigilianum: “Il cammino dell’uomo” con lo scultore Osvaldo Bruschetti e “Ombre e migranti” con l’orafo Mastro 7 e il fotografo Gianni Zotta. Entrambe saranno aperte da venerdì 19 a domenica 21 dalle 9 alle 18.

La sede vicentina di Arzignano propone un viaggio “A ritroso nella fede del territorio”, tra foto storiche e tesori della memoria: la mostra si terrà nella Loggia del Vicario della Rocca di Castello da venerdì 19 a lunedì 22 maggio.

Cinque, infine, le mostre del Festival Biblico a Vicenza: dal 19 al 28 maggio, al Centro Studi Presenza Donna di Contrà San Francesco Vecchio, “Viaggio nella sapienza delle donne” con Chiara Peruffo, tra colori, linee, figure e interpretazioni del mondo visto con occhi di donna. Da sabato 20 a domenica 28 maggio, all’Oratorio del Gonfalone, incontri e suggestioni con “Sguardi sul mondo”, raccolta di opere originali che utilizzano materiali naturali rielaborati. “Viaggiatori nel tempo” è il titolo condiviso da tre mostre che si terranno a Vicenza nei giorni centrali del Festival Biblico, per maturare la consapevolezza di un viaggio condiviso, tra passato e futuro, di un’intera umanità che continua il suo cammino. Dal 20 al 28 maggio, al Museo Diocesano di piazza Duomo, il viaggio tra etnografia e spiritualità “Viaggiatori nel tempo”, nell’anima più profonda dei continenti e tra le radici delle culture extraeuropee. A Palazzo Cordellina, dal 25 maggio all’11 giugno, un tuffo nel tempo tra scienza, arte e letteratura, dalla Commedia di Dante ai grandi viaggi del XVI secolo. Chiusura il lunedì. Infine, a Palazzo Leoni Montanari, da venerdì 26 a domenica 28 maggio, idee in cammino per un percorso tra i tesori delle Gallerie d’Italia per comprendere di più il mondo che ci appartiene.

 

Il viaggio sugli schermi del festival

Nelle sale della comunità sei titoli on the road

Acec Triveneta, l’Associazione cattolica esercenti cinema, sostiene il Festival Biblico con una rassegna filmica itinerante dedicata al mettersi in viaggio. Sei pellicole in altrettante sale della comunità delle città del festival per viaggiare non soltanto nello spazio, ma anche nel tempo dell’esistere per varcare il passaggio interiore.

I film proposti nelle diverse sedi saranno “Paths of the soul” di Yang Zhang, “Lion” di Garth Davis, “Arrival” di Denis Villeneuve, “Jackie” di Pablo Larrain, “Microbo e Gasolina” di Michel Gondry. Ingresso al prezzo speciale di 4 euro grazie al contributo Acec.

 

Il festival sempre in linea

Programma e aggiornamenti sul sito e nei social

Chi desidera scorrere il programma integrale del Festival Biblico e restare aggiornato può visitare il sito www.festivalbiblico.it e seguire la pagina pubblica di Facebook “Festival Biblico” e le pagine-evento su Facebook dedicate agli appuntamenti nelle varie diocesi.

Durante le giornate del festival saranno particolarmente attivi il social network Instagram con le foto del festival, il canale YouTube con i video e l’account Twitter per i resoconti in diretta degli eventi.

 

Scarica il Programma:

 Festival-Biblico_ programma

Religioni in dialogo tra le culture. Riforma – Dialogo – Cultura

Gent.ma Professoressa,

Gent.mo Professore,

Presso l’Università “Nicolaus Copernicus” – TORUN (Polonia) si terrà dal 14 al 16 settembre 2017 il V Congresso Internazionale di Scienze Religiose sul tema Religioni in dialogo tra le culture. Riforma – Dialogo – Cultura.

La sezione XIX RELIGIONI ED EDUCAZIONE AL DIALOGO di questo meeting prenderà in esame le varie realtà che il mondo attuale pone di fronte alle religioni e alla cultura: l’educazione delle nuove generazioni e i nuovi paradigmi da assumere per comprendere i rapidi cambiamenti in atto su vari fronti. La riflessione su questi temi, fatta da esperti, offrirà sicuramente stimoli per un interessante dibattito a tutti i partecipanti, provenienti dall’Europa e da altri paesi del mondo. Il confronto sarà facilitato perché è possibile dialogare in tre lingue: in inglese, italiano e polacco. Le persone interessate possono consultare la locandina e il modulo di domanda che si trova sul sito web del Congresso: www.vkongresreligii.umk.pl (pagina è fatta anche nelle lingua inglese: https://vkongresreligii.umk.pl/pages/main_page/?langu=en

Cordiali saluti,

Coordinatori della Sezione Religioni ed educazione al dialogo

Prof. nadzw. dr Mirosław Stanisław Wierzbicki

Prof. PWSZ dr hab. Elżbieta Osewska

 

Information/Informazioni/Informacje:

D. Mirosław Stanisław Wierzbicki SDB
Professore straordinario di Pedagogia Religiosa
Facoltà di Scienze dell’Educazione
Università Pontificia Salesiana di Roma
Piazza dell’Ateneo Salesiano 1
00139 – Roma
Tel. (+39) 06 408 87290408
Mobile (+39) 38 98 80 5612
e-mail: WIERZBICKI@unisal.it
www.rivistadipedagogiareligiosa.it


 

Dear Professors,

The University “Nicolaus Copernicus” of TORUN (Poland), will host the 5th International Congress of Religious Studies on the theme: Religions in Dialogue with Cultures. Reform – Dialogue – Culture. Date: from 14 to 16 September 2017.

The 19th Session of this meeting, RELIGIONS AND EDUCATION IN DIALOGUE, will examine the challenges posed to Religion and Culture by the different realities of today’s world: the education of the new generation and new paradigms to be adopted for understanding the rapid changes taking place on various fronts. The reflections that will be made by experts on these subjects will surely offer participants, from Europe and other countries of the world, the needed stimuli for an interesting debate. Discussions will be easier because you can converse in any of these three languages: English, Italian and Polish. Interested persons can see the poster and the application form in the Congress website: www.vkongresreligii.umk.pl (page is also available in English language: https://vkongresreligii.umk.pl/pages/main_page/? = en langu

 

Coordinators of Section Religions and Education for dialogue

Prof. nadzw. dr Mirosław Stanisław Wierzbicki

Prof. PWSZ dr hab. Elżbieta Osewska

 

 

Rome, 3 March 2017

 

.

Szanowna Pani Profesor,

Szanowny Panie Profesorze,

w dniach 14-16 września 2017 roku odbędzie się w Toruniu na Uniwersytecie Mikołaja Kopernika, V Międzynarodowy Kongres Religioznawczy zatytułowany Religia w dialogu kultur. Reformacja – Dialog – Kultury.

W sekcji XIX Religie a wychowanie do dialogu chcemy dyskutować na temat współczesnej wizji świata, edukacji nowych pokoleń oraz ukierunkowania myśli ludzkiej w czasie szybkich przemian kulturowych. Refleksja na wskazany tematy z pewnością przyniesie ciekawe dyskusje.

Do XIX sekcji zapraszamy prelegentów zarówno z Polski, jak również z innych krajów Europy i świata. Komunikację ułatwi nam posługiwanie się trzema językami: angielskim, włoskim i polskim.

Pragniemy serdecznie zachęcić do przyjazdu we wrześniu do Torunia oraz uczestnictwa w tym wydarzeniu. Osoby chętne prosimy o zgłaszanie swojego udziału za pomocą formularza zgłoszeniowego, znajdującego się na stronie Kongresu pod adresem: https://vkongresreligii.umk.pl/pages/main_page/?langu=en.Na stronie można również odnaleźć informacje o opłatach konferencyjnych, zakwaterowaniu, imprezach towarzyszących.

Z serdecznymi pozdrowieniami,

Koordynatorzy obrad Sekcji Religie a wychowanie do dialogu

Prof. nadzw. dr Mirosław Stanisław Wierzbicki

Prof. PWSZ dr hab. Elżbieta Osewska

 

 

Rzym, 3 marca 2017 r.

V Congresso delle Scienze Religiose
La religione nel dialogo delle culture. Riforma – Dialogo – Culture

 

Presentazione della Sezione XIX

XIX (Q) RELIGIONI E EDUCAZIONE AL DIALOGO

 

Coordinatori: D. Prof. Miroslaw Wierzbicki,

Prof. PWSZ dr hab. Elżbieta Osewska

 

Nell’argomento Religioni ed educazione al dialogo è ampiamente incluso il concetto della religione, dell’ecumenismo, della storia e dell’educazione. Il tema presentato si adatta bene alla percezione contemporanea del mondo e all’educazione delle nuove generazioni, come orientamento del pensiero umano. È da tempo che l’educazione e il dialogo tra culture e religioni sono considerati una base dell’esistenza umana. Le religioni sono considerate infatti un grande potenziale per lo sviluppo e l’educazione dell’uomo aprendo l’essere a problemi metafisici e culturali. Nelle religioni molti sono riferimenti all’educazione e al dialogo: diversi ricercatori sono interessati a verificare l’influenza che esse hanno sulla formazione analizzando il rapporto persona-religione in un determinato territorio. In questo modo, il dialogo religione ed educazione aprirebbe all’alterità di ogni essere umano “invitando e aiutando ad incontrare se stesso”, trovando le sue radici nella filosofia, pedagogia e psicologia, che le considerano un buon modo per cercare la verità e i valori. L’educazione al dialogo richiede una personalità matura e creativa, competente nella comunicazione e nella creazione di un clima, di fiducia, gentilezza, apertura, accettazione degli altri e la passione per l’educazione. Queste caratteristiche migliorano la capacità d’apertura dialogica tra Dio e l’uomo attraverso la sua sensibilità e curiosità cognitiva.

Si può affermare che le religioni, ancora oggi, “accendono le menti e ispirano le discussioni” sulla scena internazionale. In questo senso a religione l’uomo cerca sempre di più “l’infinito” nella sua coscienza. Per questo nelle discussioni circa la religione c’è sempre posto per le nuove opportunità che aprono al dialogo e alle domande esistenziali


ENGLISH

5th International Congress of Religious Studies

Religion in the dialogue with culture. Reformation – Dialogue – Culture

 

Presentation of Section XIX

XIX (Q) RELIGION AND EDUCATION FOR DIALOGUE

 

Coordinators: Ks. Prof. Miroslaw Wierzbicki

Prof. PWSZ dr hab. Elżbieta Osewska

 

The concepts of religion, ecumenism, history and education are largely included in the discussions on Religion(s) and Education for dialogue. The theme presented is well suited to the contemporary perception of the world and education of the new generations, as the orientation of human thought. It is from time immemorial that education and dialogue between cultures and religions are considered the basis of human existence. Religions are in fact considered a great potential for the development and education of man, opening him to metaphysical and cultural problems. In religions are many references to education and dialogue: numerous researchers are interested in verifying the influence they have on formation, as well as analyzing the relationship between the human person and religions in a given territory. In this way, the dialogue between religion and education would open to the otherness of every human being, “inviting and helping man to encounter himself”. It finds its roots in philosophy, pedagogy and psychology, which are considered good channels for the search for truth and values. Education to dialogue requires a mature and creative personality, competent in communication and in the creation a climate of trust, kindness, openness, acceptance of others and the passion for education. These characteristics improve the capacity of dialogical openness between God and man through his sensitivity and cognitive curiosity.

It can be affirmed that religions, even today, “light up the minds and inspire discussions” on the international scene. In this sense of religion, man is always looks for more: the “infinity” in his consciousness. For in discussions about religion, there is always room for new opportunities which open to door to dialogue and the existential questions

 

 

V Kongres Religioznawczy

Religia w dialogu kultur. Reformacja – Dialog – Kultury

 

Prezentacja sekcji XIX

XIX (Q) RELIGIE A WYCHOWANIE DO DIALOGU

 

Koordynator: Ks. Prof. Mirosław Wierzbicki

Prof. PWSZ dr hab. Elżbieta Osewska

 

Przedmiotem sekcji Religie a wychowanie do dialogu jest problematyka szeroko rozumianego religioznawstwa, ekumenizmu, historii i wychowania. Tematyka ta dobrze się wpisuje we współczesne postrzeganie świata, edukacji nowych pokoleń oraz ukierunkowania myśli ludzkiej w okresie szybkich przemian kulturowych i religijnych.

Od dawna wychowanie oraz dialog pomiędzy kulturami i religiami stanowił podstawę egzystencji ludzkiej. Religie wnoszą do współczesnego społeczeństwa duży potencjał w rozwoj i wychowanie człowieka, który posiada głębokie fundamenty wskazujące jednocześnie na swoistą wrażliwość, na problemy metafizyczne i kulturę. W religiach pojawia się wiele ujęć wychowania do dialogu, podczas których badacze analizują tę problematykę w powiązaniu z kształtowaniem postaw osób w relacji do religii koegzystujących na danym obszarze. W tym sensie dialog podkreśla inność każdego człowieka, a jednocześnie „zaprasza i pomaga w spotkaniu się z samym sobą”. Wskazanie na dialog ma swoje źródło w wielu rozważaniach filozoficznych, pedagogicznych czy psychologicznych, z których wynika, że był on uważany za dobry sposób poszukiwań prawdy i wartości. Wychowanie do dialogu wymaga więc dojrzałej i twórczej osobowości, odpowiednich kompetencji komunikacyjnych w tworzeniu klimatu, wzbudzaniu zaufania, życzliwości, otwartości, akceptacji drugiego człowieka oraz pasji wychowawczej. Cechy te wzmacniają zdolność dialogicznej otwartości na Boga i drugiego człowieka oraz wrażliwości i ciekawości poznawczej.

Należy podkreślić, iż religie, również dzisiaj, rozpalają umysły i wzbudzają dyskusje na arenie międzynarodowej. Człowiek dalej poszukuje nieskończoności, bo religia jest częścią świadomości ludzkiej, a nie jedynie pewnym etapem historii tej świadomości.

“Religione e cittadinanza attiva”

materiali del convegno

 

SCARICA I MATERIALI DEL CONVEGNO:

LIBRETTO IRC 18-19.03.2017

L’IRC dal 1984 ad oggi (ppt)

 

«Religione e cittadinanza attiva» Convegno IRC 2017

«Religione e cittadinanza attiva» il tema del Convegno che ha visto riuniti circa 50 partecipanti nei giorni 18-19 marzo in Roma, presso la Domus Urbis.

Iniziativa primaverile di aggiornamento per Insegnanti di Religione Cattolica nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, proposta dall’Istituto di Catechetica della FSE. Tappa del percorso triennale di formazione 2014-2017 – intitolato «Educazione, apprendimento e insegnamento della religione» – dedicata precisamente ad approfondire la relazione tra IRC e cittadinanza.

La struttura del Convegno obbedisce all’esigenza di valorizzare l’esperienza dei partecipanti, offrendo tuttavia occasione di un confronto professionale non generico e banalmente “confortante”, ma documentato, critico e di ampio orizzonte, in quanto risultato degli apporti di contenuto e metodo, provenienti dagli interventi di Esperti qualificati. Perciò i partecipanti hanno seguito con attenzione e dibattuto in sessione plenaria la relazione del Prof. Josè Luis Moral, intitolata «Rapporto tra IRC e cittadinanza attiva», che ha posto la base epistemologica per affrontare la questione secondo un’aggiornata visione pedagogica. Situando apprendimento e insegnamento della religione in un cosmopolitismo che interpella il rapporto tra etica, politica e religione, che pone sotto verifica identità e appartenenze, che revisiona la declinazione dei valori, diventa necessario trovare un nuovo perno educativo che in questo momento storico sembra potersi individuare nella nozione di cittadinanza. «Educar-ci per diventare ciò che siamo» si può riassumere nell’esercizio dei valori della cittadinanza: essere un buon cittadino/cittadina può esprimere ciò che ci rende veramente umani. E in questo quadro la religione gioca un decisivo ruolo ermeneutico, prima ancora che etico e sociale.

A seguire, le relazioni del Prof. Carlo Nanni («Cittadinanza attiva. Dimensione politica») e del Prof. Flavio Pajer («Cittadinanza e insegnamento della religione: la situazione europea») hanno voluto completare la riflessione, segnalando gli aspetti di partecipazione e di formazione, insiti nel tema della cittadinanza, e collocando l’Insegnamento della Religione nel variegato e complesso quadro europeo, che obbedisce a presupposti filosofico-giuridico-pedagogici non sempre consueti e scontati. L’intervento dei Proff. Cristina Carnevale – Giuseppe Cursio – Giampaolo Usai («Relazione IRC e cittadinanza attiva alla luce delle Indicazioni Nazionali») ha permesso di evidenziare la presenza della questione cittadinanza nella traccia predisposta dalle Indicazioni Nazionali per l’IRC del Primo e Secondo Ciclo d’Istruzione, in relazione alle «Competenze-Chiave di cittadinanza» richieste al termine del percorso scolastico. Il lavoro che quotidianamente svolgono gli IdR si situa al cuore della formazione dei cittadini per la trasversalità epistemica che caratterizza l’IRC, la sua attitudine interpretativa della realtà e la sua vocazione pedagogica, tesa ad una educazione veramente integrale della persona e quindi del cittadino.

Una visione della situazione collettiva della cittadinanza da tre differenti e aggiornate prospettive è stata proposta nel Panel («IRC e cittadinanza attiva»: aspetti sociali, politico-giuridici e interculturali»), che ha visto protagonisti i Proff. Andrea Farina – Paola Springhetti – Vito Orlando. A seguire i Laboratori («Religione e cittadinanza: il contributo dell’IRC a scuola»)hanno impegnato direttamente i partecipanti a condividere la quotidiana esperienza di insegnamento, valorizzando lo specifico contributo dell’IRC non solo all’apprendimento degli studenti, ma anche alla qualità educativa della comunità scolastica.

Interessante ed apprezzato l’intervento conclusivo del Prof. Sergio Cicatelli («Una disciplina alla prova. Risultati della IV Indagine Nazionale sull’IRC»), che ha arricchito il Convegno con la presentazione dei risultati della IV Indagine Nazionale sull’IRC, consentendo uno sguardo completo e aggiornato sulla situazione dell’Insegnamento della Religione italiano e sulle prospettive di miglioramento, che ne manterranno alta la qualità e significativa la presenza scolastica.

La presenza di diversi studenti del Curricolo di Educazione e Religione, che hanno attivamente partecipato ai lavori del Convegno, hanno portato lo stile giovanile e internazionale, tipico della nostra Università arricchendo il loro bagaglio accademico di conoscenze e metodo.

Roma, 23.03.2017

Giampaolo Usai

 

ALCUNI SCATTI:

Nel mondo aumentano i cattolici e le vocazioni

I cattolici sparsi nel pianeta sono in aumento e sono passati, dal 2010 al 2011, da 1.196 a 1.214 milioni, con un aumento relativo dell’ 1,5%. Una crescita che risulta di poco superiore a quella della popolazione della Terra (1,23%), e che fa qundi dire agli statistici che la presenza dei cattolici del mondo è risultata “sostanzialmente invariata” (17,5%).

Lo si apprende all’Annuario statistico ecclesiale 2011 che, insieme a quello Pontificio 2013, è stato presentato stamane al Papa dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal sostituto Angelo Becciu.

Papa Francesco ha ringraziato per l’omaggio – scrive la Sala stampa vaticana – mostrando vivo interesse per i dati illustrati e esprimendo gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato alla nuova edizione dei due annuari. da cui si possono desumere le novità relative alla vita della Chiesa cattolica nel mondo, nel corso del 2012 e fino all’elezione del Pontefice. 

Dopo aver notato che nel 2012 sono state erette 11 nuove sedi vescovili, 2 ordinariati personali, 1 vicariato apostolico e 1 prefettura apostolica, l’analisi territoriale delle variazioni nel biennio, mostra un aumento del 4,3% di cattolici nell’Africa, che ha invece accresciuto la sua popolazione del 2,3%. Anche nel continente asiatico si è registrato un aumento di cattolici superiore a quello della popolazione (2,0% contro l’ 1,2%). In America e in Europa si assiste ad una uguale crescita dei cattolici e della popolazione (0,3%). Nel 2011 il totale dei cattolici battezzati è così distribuito per continente: 16,0% in Africa, 48,8% in America, 10,9% in Asia, 23,5% in Europa e 0,8% in Oceania.

Per quanto riguarda, invece, il numero dei vescovi nel mondo questo è passato, dal 2010 al 2011, da 5.104 a 5.132, con un aumento relativo dello 0,55%, mentre la presenza dei sacerdoti, diocesani e religiosi, nel mondo è aumentata nel tempo, passando nell’ultimo decennio dalle 405.067 unità del 31 dicembre 2001 alle 413.418 del 31 dicembre 2011 (+2,1%). Ma se la dinamica del numero dei presbiteri in Africa e in Asia risulta “alquanto confortante”, con un +39,5% e un +32,0%, l’America si mantiene stazionaria attorno ad una media di 122 mila unità. L’Europa, invece, prosegue nel suo trend negativo con una diminuzione, nel decennio, di oltre il 9% nelle nuove ordinazioni.

Positivi, comunque, i dati sugli aspiranti sacerdoti  che nel mondo,(sia diocesani chee religiosi) sono passati da 112.244 nel 2001 a 120.616 nel 2011, con un incremento del 7,5%. Anche qui soprattutto l’Europa appare in forte crisi con un -21,7% delle vocazioni. “Di conseguenza, – nota l’Annuario – si osserva un ridimensionamento del contributo del continente europeo alla crescita potenziale del rinnovo delle compagini sacerdotali, con una quota che passa dal 23,1% al 16,8%, a fronte di un’espansione dei continenti africano e asiatico”.

I diaconi permanenti sono in forte espansione sia a livello mondiale sia nei singoli continenti, passando complessivamente da oltre 29.000 nel 2001 a circa 41.000 unità dieci anni dopo, con una variazione superiore al 40 per cento. Europa e America registrano sia le consistenze numericamente più significative, sia il trend evolutivo più vivace. I diaconi europei, infatti, poco più di 9.000 unità nel 2001, erano quasi 14.000 nel 2011, con un incremento di oltre il 43 per cento. In America da 19.100 unità nel 2001 sono passati a più di 26.000 nel 2011. Questi due continenti, da soli, rappresentano il 97,4 per cento della consistenza globale, con il rimanente 2,6 per cento suddiviso tra Africa, Asia ed Oceania. Il gruppo dei religiosi professi non sacerdoti è andato consolidandosi nel corso dell’ultimo decennio, posizionandosi a poco più di 55 mila unità nel 2011. In Africa e in Asia si osservano variazioni del +18,5 per cento e del +44,9 per cento, rispettivamente.

La Chiesa per la scuola.

Laboratorio nazionale a Roma dal 3 al 4 maggio

Venerdì 3 e sabato 4 maggio si svolge a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel (via Aurelia, 619), il laboratorio nazionale “La Chiesa per la scuola”, prima tappa di un percorso di sensibilizzazione sulle tematiche della scuola e della formazione professionale, promosso dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.
 
Il percorso punta a coinvolgere la comunità ecclesiale e tutta la società in una riflessione sull’importanza della scuola come ambiente educativo, nel quadro degli orientamenti pastorali per il decennio in corsoEducare alla vita buona del Vangelo.
 
L’obiettivo di questo primo incontro è fare il punto su alcuni nodi centrali della scuola e della formazione professionale, che sono stati riassunti attraverso otto parole chiave: educazione, insegnanti, generazioni, Europa, alleanza educativa, comunità, autonomia, umanesimo.
Attorno a questi concetti chiave si svolge il confronto, stimolato da un sussidio che accompagna i gruppi di studio e che è scaricabile sul sito dell’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università.
 
Venerdì 3 maggio i lavori sono aperti alle ore 11.00 di venerdì dall’intervento di S.Em.za il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, cui seguono quelli di Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli, di Elisa Manna, Responsabile delle politiche culturali del Censis, e di Marco Tibaldi, Docente di filosofia e storia nei licei a Bologna. Il pomeriggio è interamente dedicato ai lavori di gruppo.
 
Alle ore 7.30 di sabato 4 maggio, S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI, presiede la celebrazione della S. Messa, cui segue la condivisione, in assemblea plenaria, dei risultati dei lavori di gruppo.
 
La conclusione dei lavori è affidata a S.E. Mons. Gianni Ambrosio, Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università.
 

 

Zaccheo, scendi subito!

Come secondo spunto di riflessione sulla figura di Gesù proponiamo nell’ambito della spiritualità l’incontro con Zaccheo: dà la misura del significato che assume per un uomo l’incontro con Gesù. 

 

 Zaccheo, scendi subito!

L’incontro: Zaccheo   (Lc. 19, 1-10) 

Certo Zaccheo non si è risparmiato…

La ‘arrampicata’ sul Sicomoro non era un gesto di grande dignità per un uomo del suo rango…  In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.

 

Ma neppure Gesù lesina i suoi gesti.

Zaccheo è un uomo disprezzato ed inviso; quanti in Gerico sarebbero onorati e  vorrebbero Gesù in casa propria; ma egli sceglie la casa di Zaccheo; predilige la sua compagnia, pranza con lui.

Singolare e suggestiva scena di incontro…

Di cui i… benpensanti si rammaricano. Tutti mormoravano: “E’ andato ad alloggiare da un peccatore!”

La gioia di Zaccheo trabocca. La passione per i soldi è finita; irrompe la compassione e la premura per i diseredati; la volontà di risarcire con munificenza quanti ha defraudato.

Gesù l’ha privilegiato. Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto, risuona alta nella casa del pubblicano la risposta.

Forse quest’uomo viveva attanagliato dal guadagno; Gesù che appare sulla scena lo incuriosisce, forse lo muove a riflessione…

Bisogna vederlo, questo Gesù! Bando alle remore per il decoro e l’onorabilità: il sicomoro consente uno sguardo privilegiato sopra e oltre la folla, e Zaccheo vi si arrampica senza troppi indugi…

Un gesto che dice qualcosa di più della pura curiosità: quella di Zaccheo è attesa, forse indefinita, ma profonda e coinvolgente.

I gesti di Gesù, le sue parole, la sua considerazione; la scelta di dimorare nella sua casa non lo convince, lo sconvolge; gli cambia la vita.

Il denaro, il possesso, al vertice delle sue ambizioni, è sacrificato con trasporto, con una magnanimità piena di gioia.

L’incontro con Gesù cambia tutto per Zaccheo: il confronto con le cose e le persone; cambia la vita, la fa testimone di pienezza e di disponibilità: la rende felice!

 

Il significato

Zaccheo è cambiato: ha trovato la risposta; l’unica vera e appagante.

Il banchetto intende proclamarlo con la gioia prorompente, la partecipazione corale, la condivisione nell’amicizia…

La Sua presenza , i segni toccanti della Sua predilezione sono una ricompensa che non ha l’eguale. Zaccheo ha cambiato vita; ha pagato a prezzo esorbitante la sua conversione; ha incrociato l’unico con cui condividere tutto con la passione del primo o forse meglio dell’unico appuntamento, che la vita si attende.

 

La felicità di Zaccheo tace della gioia di Gesù.

Oggi la salvezza è entrata in questa casa perché anch’ egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’ uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (9-10).

Dio, Gesù, non vanno dimenticati, né va trascurata la gioia che l’incontro sottende anche in loro: forse soprattutto in loro. Il Vangelo ne dà conferma:

– Il Padre che abbraccia il figlio scapestrato al ritorno;

– Il pastore che ritrova la pecorella;

– Gesù che accoglie la peccatrice in casa di Simone…

Dicono la gioia di Dio: cosa può attendersi Gesù di più appassionante che vedere l’esattore esoso ed inviso  distribuire i propri beni e spalancare la sua casa; che accogliere  la donna perduta e disprezzata al banchetto della festa e alla pienezza dell’incontro? 

A confronto con il mistero.

L’esperienza ermeneutica nella ricerca religiosa

Il linguaggio su Dio è segnato naturalmente dalla sensibilità  culturale del tempo. Molti sono i modi di dire Dio privilegiati nella tradizione. In ambito occidentale e cattolico è prevalso l’aspetto razionale. Specialmente il riferimento alla constatazione immediata della realtà sensibile – sensuconstat – è stato alla base di una rigorosa argomentazione – la prova – dell’esistenza di Dio.

           L’orizzonte ermeneutico, che questi interventi privilegiano, sposta l’attenzione dalla dimostrazione razionale  alla significatività esistenziale. A fondamento si questa impostazione sta un concetto di verità fortemente innovativo; tende a ripensare l’accesso stesso alla verità; a interpretarla in dimensione ermeneutica, come emergenza e manifestazione del reale.

            In ambito religioso la stessa impostazione impone un’esplorazione attenta del vissuto credente. La riflessione tende cioè ad esplorare il rapporto con Dio in tutta la provocazione esistenziale che comporta: è meno preoccupata della fondazione razionale, del resto indispensabile, mostrandosi invece più sollecitata a misurare la novità appassionante di un rapporto che affiora nell’esistenza, la celebra e ne risulta a sua volta celebrato.

1.1. Il processo interpretativo nell’esperienza[1]

–           Ho l’impressione che il mio orologio vada a rilento.

–           Attendo che il campanile batta le ore e verifico.

–           Sì, ritarda di alcuni minuti…

–           Dovrò farlo regolare!

Ho constatato un piccolo disguido; ho preso coscienza che il mio orologio non funziona regolarmente. Ho deciso di farlo controllare. Un fatto semplicissimo, un’esperienza consueta che già consente di interpretare un processo normale in atto.

I casi sono di solito più complessi e coinvolgenti, magari rivelativi di situazioni drammatiche che incombono. Ancor più frequentemente si danno atteggiamenti esistenziali, banalizzati dalla consuetudine quotidiana. Prendiamo il caso della moglie che pensa al marito in termini di sicurezza economica: è colui che dispone di una somma notevole in banca o che al 27 del mese porta la busta… Può darsi che riflettendo con calma si renda conto di averlo ridotto ad una pura funzione materiale e sappia prendere coscienza che la sua presenza è fonte di sicurezza, ragione di dialogo, di comunicazione. Può anche darsi che la moglie  arrivi finalmente a ricuperare il significato esistenziale pieno di lui come persona, scelta a compagno di vita, partecipe di un progetto magari ambizioso, che orienta l’esistenza reciproca. Questa donna va man mano scoprendo il significato autentico di una presenza che la routine rischia di semplificare eccessivamente. Può ricuperare la dimensione esistenzialmente appassionante di un rapporto umano restituito alla sua verità.

Questa ed altre possibili esemplificazioni tratte dalla consuetudine quotidiana lasciano affiorare l’impegno ad interpretare la vita concreta, le situazioni reali per quello che sottendono; orientano ad esplorare l’esperienza in tutto lo spessore che l’attraversa; consentono di avvertirne la risonanza esistenziale. Sollecitano una ricerca che tende a dare rilevanza autentica alla verità delle cose per tutto l’impatto che hanno sulla persona.

Rispetto alla riflessione tradizionale si è operato un cambiamento importante: la verità non è tanto adeguazione fra la cosa e la rappresentazione che la persona se ne fa; è piuttosto manifestazione, emergenza dello spessore che la situazione reale comporta, per tutto l’impatto che sottende all’esistenza.

L’esperienza si è rivelata portatrice di uno spessore singolare che le  ricerche, soprattutto recenti sul linguaggio, hanno consentito di sondare.

 

1.2.  La trascendenza presagita nel mistero 

La singolare pienezza e novità in cui è percepita ed esplorata l’esistenza nella riflessione recente s’affaccia sull’orizzonte alternativo; evoca una presenza nascosta e fondante; fa appello alla trascendenza.

Un appello che tuttavia non è obbligante. Ciò che forse caratterizza l’incontro della riflessione recente – specialmente esistenziale e fenomenologica – con la trascendenza è una marcata connotazione di libertà. Non nel senso che risulti arbitrario affermarla o negarla; piuttosto perché il progetto stesso esistenziale è segnato dalla libertà: su questa base interpreta e si interpreta; si orienta e decide.

L’affermazione del fondamento non è logica conclusione di un ragionamento astratto: è esistenziale consapevolezza d’una presenza presagita e riconosciuta.  L’uomo può sentirsi “gettato” nel mondo o “chiamato” all’esistenza.  La trascendenza dell’essere è percepita in tutta la sua alterità: l’orma che di sé  ha impresso nel mondo è ambivalente: lo rivela e lo nasconde. La ragione può trovarsi sconcertata dal nascondimento o sollecitata dalla rivelazione: denunciare l’assurdità e l’inconsistenza del progetto umano, dove non ne vede lo sbocco e ne misura lo scacco –  essere per la morte – ; o presagirne il senso e la pienezza dove avverte di poterlo ancorare ad una presenza ultima e appagante – esistere per l’incontro –.

La prima condizione del linguaggio religioso è l’opzione per la trascendenza, come misteriosa presenza su cui il progetto dell’uomo può dispiegarsi in una vitalità che attinge a risorse inesauribili. Un’opzione tuttavia che non è mai affermazione astratta, ma percezione vissuta: garanzia di stabilità e di approdo.

Il linguaggio religioso esplora e comprende la realtà – anche quella materiale – animata e fermentata da una trascendenza che l’attraversa e la vivifica. “La natura è piena di dei”; il “logos” anima la realtà materiale già nell’originaria riflessione occidentale.  «I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento» nella più consapevole e perentoria attestazione biblica (Sal 19).

L’uomo può sentirsi “spaesato” in questa immensa dimora che lo accoglie; ma può anche sentirsi “ospitato” in una casa fatta sulla sua misura e che tuttavia non è opera delle sue mani. Perciò l’intera realtà è invito suadente a riconoscervi una presenza misteriosa e ad invocarla.

Il linguaggio religioso instaura dunque un rapporto nuovo con il mondo: l’uomo vi abita in attesa di un incontro, per prepararlo. Secondo l’immagine suggestiva che la Bibbia ci ha tramandato, l’uomo considera l’universo come un immenso giardino che gli è stato affidato, su cui ha piena signoria, per quanto la fatica di dissodarlo e di asservirlo non riempia la sua attesa, né le sue aspirazioni.

 

2.  DIRE DIO NEL CONTESTO ATTUALE

 

2.1. Molteplicità delle manifestazioni di Dio

L’affermazione è data a partire da una doppia considerazione, che richiamiamo:

–           la realtà, creata da Dio, ne porta il segno, è costitutivamente relazionata a Lui; cosicché la ricerca può legittimamente tentare di decifrare un rapporto già in atto;

–           l’uomo è dotato di una risorsa capace di leggere in profondità le cose e svelarne la relazione  con il creatore che le costituisce.

Dunque, presupposto fondamentale è l’atto creatore; l’intervento di Dio all’origine, di cui la realtà porta il segno. 

Il presagio da cui muove la ricerca umana suppone quella traccia lasciata dal creatore sulla creatura al momento in cui l’ha costituita e continua ad alimentarne l’esistenza. Dire-Dio comporta quindi:

–           che i segni della presenza creatrice siano impressi nella bellezza e nella maestà della natura, tanto da renderla potente e suggestivo richiamo ad una maestà definitiva;

–           che la straordinaria forza evocativa di cui l’uomo dispone sia in grado di presagire e di chiamare per nome, insomma di rivelare la verità costitutiva della creazione.

La fede è depositaria di questo sguardo penetrante e rivelativo della verità delle cose: passa dai segni alla presenza; legge la verità della creazione nella misteriosa risorsa che la costituisce. 

Il volto di Dio non corrisponde al volto dell’essere, ma è vero che il volto autentico dell’essere lo testimonia, lo lascia presagire. Cosicché la realtà anche materiale può segnalarlo ad una coscienza avvertita, capace di darvi risonanza.

Il ritorno all’interiorità, la chiara presa di coscienza del presagio che le cose sottendono, diventa traccia privilegiata all’incontro con Dio. Anche se va mantenuta la differenza  fra ricerca filosofica e religiosa, in quanto l’una tende a darsi ragione e l’altra tende a vivere la pienezza dell’incontro. Anche se, e soprattutto, va salvaguardata la differenza fra essere e Dio.

La trascendenza di Dio – il suo essere totalmente altro dalla creazione – è la premessa per salvare la religione da ogni rischio di indebita identificazione di Dio con la realtà.

 

2.2. Presupposti dell’elaborazione esistenziale

–           Il problema non è la prova ma l’incontro”.

Per dire-Dio non è tanto questione di affermarne o dimostrarne l’esistenza, quanto di esplorare il rapporto sotteso, che vivifica e rende straordinario l’incontro.

La pista della razionalità rigorosa a base dell’affermazione dell’esistenza di Dio, per lunga tradizione perseguita con piena credibilità, lascia oggi margini di perplessità.

L’ambiguità sta nel termine stesso di “oggettività”. Sotteso, rischia di affiorare il sospetto di oggettività sensibile–verificabile. Il pregiudizio scientista di riportare ogni affermazione sensata alla verifica empirica o alla falsificabilità compromette radicalmente il discorso su Dio.

Assai più fidata e credibile, si è venuta impostando la ricerca esistenziale che ha saputo ancorarsi alla realtà e, di conseguenza, garantirsi la verità delle proprie conclusioni. 

–           Il pensiero e la realtà.

Il pensiero è di sua natura orientato alla realtà.[2] Che tuttavia non è affatto riducibile al dato sensibile, per quanto il dato sensibile stesso venga riconosciuto fondamentale per l’elaborazione del pensiero, nella sua prerogativa di spaziare su tutte  le dimensioni della realtà, fino ad attingere il suo fondamento.

–           L’esperienza del singolo a  perno della riflessione.

Inoltre, nell’impostazione esistenziale l’esperienza del singolo assurge a perno della riflessione. Ma l’esperienza del singolo è iscritta in una storia di cui egli fa parte, che quindi l’individuo non può presumere di analizzare “oggettivamente”, con il distacco dello spettatore. Tanto più che nella considerazione dell’esperienza la storia risulta la “mia” storia, della quale faccio parte integrante, in cui sono coinvolto.

Allora ogni ricerca cessa di essere un problema che mi è estraneo; sono costretto a considerarlo un fatto che mi tocca da vicino, che non posso mai considerare oggettivo; cammina con me, si modifica man mano che mutano i miei punti di vista. 

La realtà, che pure sono in grado di conoscere, assume uno spessore su cui il procedimento razionale anche rigoroso non ha presa: dovunque sono coinvolto, il problema si apre al mistero che fascia l’intera realtà. Di questo mi rendo conto proprio prendendo atto di me stesso.

–           Il ridimensionamento dell’aspetto razionale.

Tanto più che, dovunque sono coinvolto, l’aspetto razionale risulta ridimensionato. Infatti, oltre lo sfondo della razionalità si impone la risonanza emotiva, si staglia netta e risolutiva l’esigenza della libertà. A livello esistenziale l’ultima parola sembra rivendicata non dalla chiarezza della comprensione ma dalla imprevedibilità della decisione.

Nel caso di Dio, la ragione conserva tutta la sua forza, ma non è risolutiva. L’argomentazione è importante, ma non obbligante. L’affermazione di Dio, con il peso enorme che sottende sulla vita del singolo, si gioca su un retroterra esistenziale di uno spessore straordinario. La responsabilità di ciascuno conserva margini di libertà decisivi.

 

2.3. Un volto alla trascendenza    

Il tema della trascendenza resta da impostare in maniera esistenziale, cioè:

–           come dato connaturale e costitutivo del vivere umano,

–           insito nell’esistenza ed da questa emergente come presagio.

S’impone l’analisi di ciò che sono e dei richiami interiori da cui sono attraversato e che sono da esplorare e identificare.

Dentro questi potrò cogliere un richiamo che mi supera e che può trasfigurasi in appello e quindi in affermazione implicita di una presenza più intima a me di me stesso, cui sono sollecitato a rispondere.

Su questa pista l’affermazione di Dio assume un’altra logica.

Non è la ragione – il cosmo e l’argomentazione sul cosmo privilegiata dalle “vie” tradizionali – ma è la coscienza di quanto si vive, l’analisi dell’intuizione esistenziale che porta il richiamo di Dio e consente di affermarlo. Non il fatto di provarlo ma di “constatarlo” diventa decisivo; s’impone la correttezza dell’analisi soprattutto interiore, con i suoi apporti e i suoi limiti da evidenziare. 

Dunque non è in gioco tanto una prova dell’esistenza di Dio, ma l’orma, il presagio della sua presenza da sondare, al cuore stesso della percezione del mistero.

È all’interno dell’analisi del mistero che la sua presenza può imporsi, nella libertà di accoglierlo o di negarlo. Si tratta dunque di una “prova” piuttosto singolare: si tratta di riconoscere il mistero nel quale sono immerso; di rendermi disponibile all’analisi delle condizioni reali di possibilità che vi danno consistenza.

Se l’uomo è immerso nel mistero ha ancora senso parlare di autonomia? Ha senso parlare di libertà: di accogliere o di rifiutate il mistero e colui che lo abita?

Emerge una libertà situata ed ancorata all’essere nel mistero. E tuttavia chiamata a deciderne il riconoscimento o il rifiuto; un atto che richiede la decisione di accogliere o di rifiutare e vi conferisce il suo significato esistenziale.

Non è la ragione che cerca Dio; è l’esistenza che anela all’incontro con Dio.

Donde la saggezza nel maestro dell’apologo orientale, dove si parla di un discepolo alla ricerca di Dio che domanda: «Come posso incontrare Dio?». Il maestro tace, nonostante la comprensibile insistenza del discepolo. «Andiamo al fiume», riprende finalmente il maestro. Si tuffano e mentre nuotano uno accanto all’altro, il maestro preme vigorosamente la testa del discepolo sott’acqua, vincendone la disperata resistenza. Tornati finalmente a riva il discepolo chiede sconcertato il significato del gesto. «Cosa cercavi disperatamente sott’acqua?», chiede il maestro. «L’aria», risponde pronto il discepolo. «Bene, così dovrai cercare Dio, se vuoi incontrarlo!», suona laconica ma perentoria la risposta del maestro.

 

3. UN LINGUAGGIO PER SONDARE IL MISTERO

 

3.1. Un volto al presagio

Al cuore della ricerca sta dunque l’esistenza, espressa in una molteplicità di situazioni, consapevole dello spessore che l’attraversa. In particolare segnata dal rapporto con la trascendenza, che la riflessione dichiara oscura e che la fede privilegia. Si impone la domanda: quale linguaggio interpreta la trascendenza stessa e la esprime; come accedervi?

 

3.2. Lo spessore dell’esperienza 

Il singolo ha fame, cerca un’abitazione, desidera essere accolto… Il vissuto immediato ha uno spessore straordinario, che precede ogni riflessione: è esperito prima di essere capito e decifrato. E prima di venire decifrato ha già un senso esaustivo, nella gioia di vivere, di partecipare, di trovare soddisfazione ai bisogni più elementari e continui; tanto più se l’esperienza dischiude un rapporto di persone che si cercano e si amano.

Non è mai misurabile l’attesa e la speranza con cui due persone si aspettano e si incontrano. Com’è difficile descrivere il margine di delusione e di amarezza che segna un incontro, anche riuscito! Torna la verità di un’aspirazione interiore che la vita costantemente delude. Che può assurgere a grande allusione, a presagio di trascendenza, radice esistenziale ultima della ricerca religiosa.

Sfumature e spessore che si ribellano alla razionalizzazione disegnano uno spazio che il linguaggio tenta di interpretare; che comunque resta sempre insondabile.

La ricerca scientifica può facilmente definire il proprio ambito e identificare la propria demarcazione.[3] La chiave e il segreto della scienza, sta proprio nel definire con chiarezza un aspetto specifico da verificare, che risulti falsificabile.

La riflessione esistenziale, invece, si apre sull’intero orizzonte della vita. La sua demarcazione raccoglie e organizza aspetti molteplici, di cui la puntualizzazione razionale è solo l’iceberg; soggiacenti ci sono diramazioni e componenti illimitate e perciò indecifrabili. La ricerca scientifica può essere rigorosa; la riflessione esistenziale – che non prescinda dal vissuto – si rifiuta al rigore della razionalizzazione. L’esperienza empirica è verificabile; l’esperienza esistenziale è inverificabile.[4]

La scienza procede nell’ignoto; la filosofia, la religione, l’arte… si addentrano nel mistero. Esplorano ambiti diversi, si avvalgono di un linguaggio specifico, per lo più reciprocamente incomparabile.

Si tratta allora di mettere in atto un procedimento coerente e integrale: esplorare l’esperienza per sondarne tutti i richiami; anche quello specificamente religioso, dove emerge e si impone alla considerazione.

È un procedimento che potremmo definire “esistenziale”, senza volerlo ancorare obbligatoriamente a qualcuna delle scuole che hanno segnato recentemente questa riflessione. Il nodo della ricerca sta in un’esigenza di analisi aperta dell’esperienza, senza prevenzioni o strettoie, per raccogliere tutte le sollecitazioni che vi affiorano.

La prima sollecitazione riguarda la condizione stessa da cui la ricerca prende l’avvio. L’analisi dell’esperienza tiene conto che vi siamo coinvolti in prima persona: non può costituire una ricerca distaccata e  oggettiva.

Inoltre, a sua volta, l’esperienza comporta una gamma innumerevole di rimandi, che le conferiscono uno spessore pressoché impenetrabile. Risalendo man mano i rimandi, di cui è intessuta, ci si affaccia ad un mondo che sconfina nel mistero.

Si può dire che ne portiamo l’intuizione profonda e suggestiva ad un tempo: riportata al suo asse si concentra sulla domanda: chi sono? Precisamente questo interrogativo induce a riconoscere che la mia esistenza resta avvolta di mistero: alla sua origine e soprattutto, in forma più conturbante, nel suo destino.

 

3.3. Il rifiuto della finitudine 

La riflessione attorno a qualunque esperienza umana profonda avverte  richiami penetranti e non eludibili. E questo, a partire dalle sensazioni più consuete:

–           la salute che oggi si gode non è esente da una sottile trepidazione per il futuro immediato e lontano;

–           l’amore come disponibilità e attesa non è mai garantito del tutto: l’indifferenza o il tradimento lo insidiano;

–           le realizzazioni più ambiziose nell’ambito dell’essere come dell’avere lasciano sempre un margine inappagato.

Anche più profonda e tenace è l’insoddisfazione per la statura conseguita, per la sincerità e la trasparenza con cui si vive. Lo scarto fra la vita e la speranza, fra il desiderio e l’attuazione, fra l’attesa e la risposta sembrano dilatarsi man mano che l’esistenza avanza.

Buber l’ha rilevato con chiarezza:  l’ha soprattutto attribuito alla situazione contemporanea – alla sensibilità tipica di un’epoca storica –, in cui l’uomo risulta privo di una “casa” che gli consenta stabilità. E certo ha colto nel segno dove ha voluto sottolineare che la nostra è epoca di transizione, che vede scompaginati i riferimenti tradizionali e  sconcertate le prospettive.

E tuttavia la sua annotazione non si riduce al dato esteriore. Una casa, per quanto grande e spaziosa non è la risposta; anzi non è neppure la domanda: è solo un simbolo. Già il saggio antico ha visto bene, dove ha misurato l’irraggiungibilità di una condizione interiore finalmente placata e paga (Marco Aurelio).

Questa serenità definitiva è aspirazione che il saggio non  sa tacitare. Attraversa l’esistenza e, forse più veramente, la fermenta. Rileva quel margine di inquietudine, di insoddisfazione che si apre sulla dignità dell’uomo: mai pago, più grande di qualunque statura conseguita, proprio perché non c’è statura che esaurisca la sua misura.

Nell’apologo  così semplice e suggestivo posto a perno dell’interpretazione che Pico della Mirandola propone nel suo celebre discorso sull’uomo, resta adombrata la ragione definitiva dell’anelito inappagato.

Affidato dal Creatore alla propria completa  responsabilità non gli è stato assegnato nessun limite come invalicabile: piuttosto gli è stata data una consegna di perfezione illimitata.[5] Il Vangelo lo ribadisce con perentoria chiarezza: «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,48).

Un compito esigente e una consegna ambiziosa: segnano l’esistenza così profondamente che l’ultimo ritocco non è mai dato; perciò ogni realizzazione  risulta parziale e insoddisfacente: lascia sempre un margine non raggiunto, eppure proposto e perciò ambito. 

La riflessione credente ne ha fatto  da sempre – non solo nel cristianesimo – il riferimento decisivo. Le parole di Agostino – «il nostro cuore è inquieto finché non si placa in Te» – hanno trasferito in linguaggio lucido e consapevole la sensazione che in termini indefiniti e vaghi  attraversa l’esperienza di tutti.

 

4. UN MISTERO DA ESPLORARE 

Il procedimento che si innesta è allora un percorso induttivo che prende sul serio l’esperienza umana e vi presagisce dimensioni molteplici; alcune delle quali si portano sul versante del mistero e della trascendenza.

Tale procedimento, affidato alla riflessione, può concludere legittimamente ad una presenza trascendente insita nell’esistenza. Il credente è colui che vi ha dato la propria adesione con un gesto gratuito e libero; che tuttavia potrebbe anche essere ripercorso con rigore e trovare piena legittimità razionale.

Per il credente c’è chi accoglie la sua invocazione: lo sa; anche se non sarà mai in grado di verificare scientificamente o di dimostrare razionalmente che il suo appello è stato recepito. Su questa consapevolezza poggia l’atteggiamento di fede: fonda un rapporto singolarissimo che legittima il dialogo religioso oltre i limiti della scienza e oltre le strettoie della filosofia.

Tutte le indagini che l’uomo fa sulla natura non s’imbatteranno mai nella constatazione di una presenza che per definizione è trascendente e quindi altra da ogni rilevamento empirico possibile.  Così, tutte le ragioni che si adducono possono solo legittimare l’affermazione della trascendenza. Caso mai, quando questa venga postulata come orizzonte alternativo, le analisi scientifiche e le considerazioni razionali potranno darvi ulteriore conferma e comprensione. Come è chiaro che precisamente l’orizzonte di fede popola la natura e investe la ragione di un riferimento altrimenti inavvertito.[6] 

 

4.1.  Quale linguaggio per sondare il mistero?

Anche in queste annotazioni, il linguaggio si è progressivamente portato su aspetti specifici.

Si è innanzitutto trasferito dal confronto con la realtà esteriore, constatata nella sensazione, all’interiorità della persona, esplorata nelle intuizioni che la segnano e non trovano legittima spiegazione nella persona stessa; donde il passaggio razionalmente richiesto di portarsi su un versante alternativo, postulato più che constatato.

Dio non risulta tanto garantito dalla dimostrazione razionale; è richiesto piuttosto dall’esplorazione esistenziale. La trascendenza è chiamata in causa perché l’esistenza non si giustifica, né è in grado di spiegare se stessa.

E tuttavia è vero che questa realtà, cui sembra indispensabile fare appello non si può constatare, non si avverte direttamente. Appare avvolta di “mistero”. E impone la domanda se sia possibile identificarla, chiamarla per nome…

Comunque è chiaro che i nomi di cui disponiamo non le si addicono.

Il linguaggio è dunque sfidato su una dimensione specifica, sulla quale falliscono i procedimenti propri dell’indagine scientifica e dell’argomentazione razionale. 

Il linguaggio religioso punta al… mistero e presume di poterne parlare  in termini che abbiano senso.

Negativamente è chiamato in causa perché gli altri linguaggi risultano spuntati; l’esistenza è assillata da spiegazioni che i vari versanti della ricerca umana non sono in grado di  soddisfare.

Più profondamente l’uomo è sollecitato da una presenza che resta avvolta di mistero; gli parla in maniera profonda e suadente, ma non lo costringe; gli si rivela in un richiamo ineludibile, proposto tuttavia alla sua vita; suscettibile di adesione e di rifiuto. L’orizzonte della ricerca religiosa si colloca così sul fronte del mistero; il suo compito  resta quello di darvi volto e nome.

Le indicazioni forse più pertinenti ci vengono dalla riflessione religiosa recente.[7] Si tratta di chiamare per nome, di conferire volto ad una presenza che si impone come mistero in cui la vita è immersa.

La dimensione religiosa sembra affiorare dove l’uomo prende coscienza di una presenza arcana con cui è in una relazione radicale e ultima. Dove tale intuizione viene decifrata e si tenta di chiamarla per nome sembra potervi conferire volto personale e appagante; rappresentare il riferimento e custodire la risposta.

L’esperienza concreta che viviamo può essere ripercorsa sull’onda del richiamo interiore, come sulla traccia delle acquisizioni culturali di cui disponiamo.

 

4.2. La traccia privilegiata

L’atto religioso analizzato nella sua più profonda istanza è aspirazione al rapporto personale: è attesa di risposta definitiva.[8] Per lo più, esso soggiace all’esperienza consueta di incontro: anzi, dove il rapporto a tu per tu viene analizzato nelle sue sottese aspirazioni lì è presagita e invocata una presenza trascendente, una capacità di interpretazione e di risposta che nessun tu finito è in grado di dare. Di più: dove l’analisi si fa radicale e interpreta l’esistenza nella sua origine e nel suo destino ogni riferimento finito denuncia la propria insufficienza.

La riflessione si porta obbligatoriamente sul versante trascendente e ultimo. L’invocazione non trova risposta che in un Tu assoluto.

Cosicché l’esplorazione del rapporto religioso non può che percorrere la pista obbligata del rapporto interpersonale. Solo nell’esplorazione del rapporto corretto con un tu – e nel caso con un Tu assoluto – la religione parla in termini singolarmente nuovi e persuasivi.

Viene così identificato l’orientamento attuale della ricerca concentrata sull’analisi del rapporto interiore con una trascendenza personale, dialogante.

Il che apre anche la riflessione al problema della rivelazione. Dove la trascendenza assume carattere personale la possibilità di una rivelazione diretta e positiva è legittimata.

Si tratterà, allora, di evidenziare quali siano i connotati di un linguaggio relazionale e interpersonale, di caratterizzarli correttamente dove il rapporto è con il Tu assoluto. Il linguaggio dovrà quindi cercare l’impostazione corretta.

Rimane inoltre fondata anche la legittimità di una ricerca che avverta nella cultura la manifestazione esplicita del richiamo religioso, che potrebbe o addirittura dovrebbe essere anche segnato di impronta personale. La presenza del dato cristiano non è solo questione che tocca il credente. È un problema che la ricerca si pone e che è suo compito esplorare, come avremo modo di rilevare nei prossimi interventi.

 


[1] Il termine esperienza è generico; lo assumiamo in tutto lo spessore che comporta e che analisi puntuali e attente, anche recentemente, hanno rilevato. Richiamo in particolare le pp. di Gadamer dedicate a Il concetto di esperienza e l’essenza dell’esperienza ermeneutica, in G. Gadamer, Verità e metodo, Milano, Bompiani 1995, pp. 401ss.

[2] È la rivendicazione costante anche della riflessione esistenziale; cf, ad es. uno dei suoi pensatori più accreditati, G. Marcel, Giornale metafisico, Roma, Abete, 1976, p. 248.

[3] Popper ha identificato un criterio oggi sostanzialmente accettato: «Queste considerazioni suggeriscono che, come criterio di demarcazione, non si deve prendere la verificabilità, ma la falsificabilità di un sistema… un sistema empirico deve poter essere confutato dall’esperienza: K. Popper, Logica della scoperta scientifica, Torino, Einaudi 1970, p. 22.

[4] Prini ha giustamente definito la ricerca di Marcel metodologia dell’inverificabile: P. Prini, Gabriel Marcel e la metodologia dell’inverificabile, Roma, Studium 1968; ne ha con questo identificato l’aspetto qualificante, ma ha anche indicato un aspetto qualificante della stessa riflessione filosofica.

[5] “La natura illimitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte.

     Tu non costretto da nessuna barriera, la determinerai secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà di consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi ciò che è nel mondo. Non Ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice, ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti, tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.” G. PICO DELLA MIRANDOLA, Discorso sulla dignità dell’uomo, Brescia, La Scuola, 1987, pp. 5-7:

[6] Sulla traccia di annotazioni come queste trovo irrilevanti talune discussioni sul rapporto fede-ragione. Mi sembrano perfettamente pertinenti le riflessioni di K. Popper, Dopo la società aperta, Roma, Armando 2009, p. 117.

 

[7] Sono stati valorizzati in questa ricerca proprio quegli Autori che hanno esplorato con singolare originalità l’esperienza religiosa.

[8] Cf M. Scheler, Vom Ewigen im Menschen, Bern, Franke 1968, pp. 364ss.