Educare nel cambiamento

Da settembre on line il sussidio del Consiglio nazionale della scuola cattolica per aiutare il mondo dell’educazione ad interrogarsi sulla qualità dell’offerta formativa, leggere i cambiamenti sociali e culturali in corso e confrontarsi con le nuove sfide. Si tratta – spiega Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università – di “uno strumento per ‘pensare la scuola e l’educazione’ nel contesto attuale. Le difficoltà che le scuole cattoliche devono affrontare sono numerose, ma le opportunità non sono da meno, come dimostrano le numerose esperienze raccolte nel testo”

 

«Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca». Con queste parole, pronunciate al Convegno ecclesiale di Firenze il 10 novembre 2015, papa Francesco ha attirato l’attenzione di tutti sulle rapide e radicali trasformazioni del nostro mondo e della nostra società. Per il mondo della scuola e della formazione ciò significa che bisogna fare i conti con esigenze, generazioni e modelli educativi diversi da quelli cui si era abituati fino a un passato anche recente.
Lo ricorda mons. Mariano Crociata, presidente del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, introducendo il sussidio “Educare nel cambiamento”, frutto della riflessione e del lavoro comune dell’organismo che rappresenta l’ampia e composita realtà della scuola cattolica in Italia. Il Consiglio Nazionale ha infatti dedicato l’ultimo anno ad una riflessione sulle condizioni delle scuole e dei centri di formazione professionale (Cfp) definibili come cattolici o di ispirazione cristiana, pubblicandone i risultati in questo strumento di lavoro.
Il testo contiene:
il documento su “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”, pubblicato nel 2017 e dal carattere programmatico;
il sussidio “Uno strumento per il discernimento delle comunità educative”, che vede qui la luce per la prima volta e si propone di aiutare tutte le scuole e i Cfp a promuovere una ponderata riflessione di fronte alle difficoltà che possono derivare dalle trasformazioni che stiamo vivendo;
un’Appendice costituita da una serie di esperienze e buone pratiche di scuole e Cfp che hanno saputo misurarsi con il cambiamento in maniera creativa e coraggiosa, pur se non priva di ostacoli;
una seconda Appendice, che raccoglie i recapiti degli organismi che a vario titolo compongono il mondo della scuola cattolica e possono essere di riferimento proprio per affrontare eventuali difficoltà o anche solo per confrontarsi nella vita ordinaria delle diverse realtà educative.
La scuola cattolica, come insegna il Concilio Vaticano II (GE, 8), è essenzialmente «un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità». Con questo sussidio, quindi, il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica vuole rivolgersi a tutte le componenti della comunità educativa – alunni, insegnanti, genitori, gestori, responsabili della direzione, comunità ecclesiale – per promuovere e sostenere un’azione che confermi e rafforzi il ruolo della scuola cattolica nella società italiana alla luce dei cambiamenti in atto.
In allegato il testo del sussidio “Educare nel cambiamento”, una presentazione a cura di mons. Mariano Crociata e l’articolo di Avvenire del 4 settembre 2018.

Leggi qui l’articolo del Sir dedicato al sussidio:

https://www.agensir.it/chiesa/2018/09/03/scuola-cattolica-dal-consiglio-nazionale-un-sussidio-per-ripensare-leducazione-tra-crisi-opportunita-e-prospettive/

ALLEGATI

Il primo giorno che vorrei

Riprendiamo da Avvenire del 10/9/2011 un articolo scritto da Alessandro D’Avenia.

 

Il Centro culturale Gli scritti (10/9/2011)

 

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente? Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compa­gni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad an­noiarmi da subito, ma mi venga alme­no un po’ voglia di cominciarlo, que­st’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.

Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Dite­mi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiu­terà a capire meglio il mondo e me stes­so, che insomma ne vale la pena di sta­re qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fa­re potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di deside­rabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Di­mostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Vo­glio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci cre­dete voi, perché dovrei farlo io?

E non mi parlate dei vostri sti­pendi, del sindacato, della Gel­mini, delle vostre beghe familia­ri e sentimentali, dei vostri falli­menti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 mi­liardi di anni e trasforma il suo i­drogeno in luce, vita, energia. Di­temi come accade questo mira­colo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interro­garla come il pastore errante di Leopardi. Ditemi come è possi­bile che la rosa abbia i petali di­sposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuo­re è un muscolo che batte invo­lontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagi­ni. Ci sono così tante cose in que­sto mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stu­pore conosce. E ditemi il mistero dell’uomo, di­temi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sem­bra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a u­nire bellezza e utilità come nessun al­tro. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a miglio­rarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il se­greto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete, ditemelo.

Ditemi come faccio a decidere che far­ci della mia vita, se non conosco quel­le degli altri. Ditemi come fare a trova­re la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno la­sciato il segno. Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiuta­temi a scovare i miei talenti, le mie pas­sioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vo­stri sogni, progetti, passioni. Altrimen­ti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momen­to mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…
Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.

Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate solo l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami.

Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi. E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.

Lauree Università Pontificie

È pubblicato in Gazzetta Ufficiale (160° [2019] 160, 1-3) il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR 63/2019 Approvazione dello scambio di Note Verbali sul riconoscimento dei titoli accademici pontifici nelle discipline ecclesiastiche) che dà attuazione agli accordi intercorsi tra Santa Sede e Repubblica Italiana (13 febbraio 2019) in merito al riconoscimento dei titoli di studio nelle discipline ecclesiastiche, ovvero al mutuo riconoscimento dei titoli di studio statali ed ecclesiastici.

La notizia giunge nella prima parte della stagione estiva, quasi a rallegrare il meritato riposo di studenti e docenti che hanno da poco concluso la sessione degli esami. Alimenta anche la speranza che la fatica degli anni di studio non solo dia soddisfazione all’impegno profuso, ma approdi anche ad una preparazione riconosciuta formalmente in sede statale e “spendibile” a tutti gli effetti in campo civile oltreché ecclesiale.

Il cammino, che giunge in questi giorni ad un importante traguardo, è iniziato quantomeno con la firma dei rinnovati “Patti Lateranensi” (Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1984) e la relativa Intesa (1985/1990). Ha toccato poi le tappe del “Processo di Bologna” (1999) e della Intesa CEI-MIUR circa “i profili della qualificazione professionale degli insegnanti di religione cattolica” (2012).

Certamente il passo in avanti è notevole, giacché amplia le specialità dello studio teologico che affiancano ora Teologia e Sacra Scrittura, quali titoli con validità civile. Soprattutto annovera tra questi i titoli rilasciati dalle Facoltà e dagli Istituti Superiori di Scienze Religiose: la qual cosa acquista un valore particolare, dal momento che si tratta delle uniche lauree che, a partire dal 2017, danno accesso all’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado. Si può leggere un indiretto ed ulteriore riconoscimento pubblico del valore dell’IRC, attraverso il definitivo riconoscimento della qualità e specificità del titolo di studio conseguito dai suoi Docenti.

Certamente la circostanza del reciproco riconoscimento – come evidenziato nel commento dell’11 luglio 2019 riportato in www.chiesacattolica.it – richiede alle Facoltà Teologiche ed agli ISSR un impegno maggiore nell’elaborare un’offerta aggiornata; soprattutto un’offerta qualitativamente in grado di mantenere alto il livello formativo ed entrare “a testa alta” in positivo concorso con i percorsi offerti dalle altre Facoltà, oramai anche Statali. Il che significa – tradotto in termini accademici – curare non solo l’aspetto didattico ma anche e ancor prima il livello e l’ampiezza della ricerca, poiché una didattica accademica che non derivi da una ricerca solida rischia di ridursi a duplicato di un percorso di scuola secondaria. Conseguenza pratica sarebbe non la proliferazione quantitativa dei Centri di Studio ma la revisione qualitativa dei curricoli, che porti ad una essenzializzazione dell’offerta formativa e la sua specificazione in senso pratico-operativo.

L’importante passo compiuto con la firma del febbraio scorso implica disponibilità reciproca a rendere concretamente possibile il riconoscimento dei titoli di studio. Vuol dire che i titoli ecclesiastici individuati hanno valore civile, ma anche che i titoli rilasciati dalle università statali dovranno trovare accoglienza negli ambienti ecclesiastici. Si apre uno spiraglio, se non all’ingresso delle discipline ecclesiastiche nelle Università statali, quantomeno al formale riconoscimento pubblico del valore accademico delle medesime e dei loro risultati.

Il DPR 63/2019 alimenta alcune attese: la prima riguarda per l’appunto le procedure di mutuo riconoscimento – affidate a tavoli tecnici tra MIUR e Congregazione per l’Educazione Cattolica – che possono realizzare concretamente gli accordi oppure indirettamente rallentarne l’attuazione, predisponendo percorsi burocraticamente farraginosi, che finiscono per scoraggiare l’accesso a quanto concordato. Altro auspicio concerne il riconoscimento di tutte le specialità annoverabili sotto la dicitura Baccellierato/Licenza in Teologia e simpliciter i Gradi Accademici rilasciati da tutte le Facoltà Ecclesiastiche. Gli Atenei che dipendono dalla Santa Sede da tempo hanno sviluppato interessi in campi disparati (Filosofia, Scienze Sociali, Scienze della Comunicazione, Scienze dell’Educazione, etc.), dando vita a produzioni scientifiche di grande livello e ad applicazioni pratiche riconosciute ed apprezzate. Tutto questo attende soltanto di poter entrare in un circolo virtuoso di condivisione intellettuale, formazione professionale e spendibilità operativa, anche attraverso il riconoscimento civile dei titoli conseguiti. Infine, data la delicatezza del tema, meriterebbe una considerazione particolare il riconoscimento paritetico del Grado Accademico di Dottorato.

Discorso particolare riguarda il titolo accademico di Scienze Religiose, titolo di accesso all’IRC, che porta nella sua struttura la cura di una base filosofico-teologica, ma si trova davanti alla sfida di sviluppare nell’arco del medesimo quinquennio competenze circa il fenomeno religioso e lo specifico campo pedagogico-didattico. Si tratta di tre ambiti invalicabili nella preparazione dell’IdR, che attualmente vengono curati da Centri di Studio di impostazione teologica, ma anche dalla Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e dalla Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’UPS nel Curricolo di “Educazione e Religione”. Entrambe queste ultime rientrano già nel novero degli Enti abilitati a rilasciare titoli validi per l’IRC: l’auspicio in questo caso è che la dicitura “Laurea in Scienze Religiose” non significhi l’estromissione dei due percorsi che – unici ed originali nel loro genere e nella loro proposta – hanno la caratteristica di sviluppare in maniera sensibile l’aspetto pedagogico, accanto a quello filosofico-teologico e antropologico-religioso.

Dunque tutto ciò che si è realizzato nei mesi di febbraio-luglio è contemporaneamente un traguardo e una tappa in un itinerario di mutua disponibilità e responsabilità tra Repubblica Italiana e Santa Sede: creare le condizioni giuridico-formali per far sì che l’impegno di ricerca, docenza e studio abbia una occasione di confronto e scambio non più eludibile.

 

CONSULTA:

Normativa riconoscimento dei titoli di studio accademici

“CER” 7: Modernità e cambio epocale

«Oggi non viviamo soltanto un’epoca di cambiamenti ma un vero e proprio cambiamento d’epoca» (Veritatis gaudium, 3): siamo più che convinti dell’affermazione, ma forse non vogliamo assumerne ancora tutte le conseguenze, né tanto meno accettare che il comportamento delle persone sia anzitutto guidato dalla visione culturale o dalla comprensione della realtà propria del gruppo al quale appartengono. Ad ogni modo, un mondo scompare e ne sta emergendo un altro senza che, per la sua costruzione, vi sia un modello prestabilito; i cristiani poi abbiamo un problema in più: eravamo gli artefici principali del disegno che sta dileguandosi e – quasi spontaneamente – non solo ci resistiamo a lasciarlo, ma non possiamo credere che sfugga anche a noi l’immagine del mondo che si deve costruire.

È la cultura a determinare in grande misura le nostre idee e i nostri comportamenti: lo si può affermare tanto nel caso di chi l’accetta come di chi invece l’attacca. Ecco perché il cambio epocale comporta logicamente un certo disorientamento generale del pensiero e della condotta, mentre si cerca di attivare tutti i processi d’interpretazione necessari per arrivare a una comprensione in grado di orientarci nella ricostruzione culturale in atto. Questo libro intende sitarsi in tale ottica interpretativa, con il vivo desiderio di raggiungere l’obiettivo espresso nel sottotitolo: mostrare alcune «prospettive culturali e teologiche contemporanee». È però nel titolo, «Modernità e cambio epocale», la chiave dell’analisi, in quanto è proprio alla modernità che si deve attribuire l’assalto e demolizione del sistema più o meno fisso dei valori e delle finalità che credevamo possedere. In ogni caso, per comprendere il nostro presente, dobbiamo partire dall’Illuminismo moderno che, senza dubbio, costituisce la rivoluzione più significativa del mondo occidentale; in simile impresa, ancora risultano illuminanti le parole di I. Kant che invitano a uscire dallo stato di minorità: «Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!».

 

José Luis Moral è Professore Ordinario di «Pedagogia religiosa» nella Facoltà di Scienze dell’Educazione (Università Pontificia Salesiana di Roma), già professore di Pastorale Giovanile, Direttore dell’Istituto Superiore di Teologia «Don Bosco» di Madrid e della rivista «Misión Joven». Alcune pubblicazioni nell’ambito della pastorale giovanile: Giovani senza fede?; Giovani, fede e comunicazione; Giovani e Chiesa; Pastorale Giovanile. Sfida cruciale per la prassi cristiana (2018). Con la «Las» ha pubblicato: Ricostruire l’umanità della religione (Roma 2014), L’incontro con Gesù di Nazaret (Roma 2016), Cittadini nella Chiesa, cristiani nel mondo (2017).

 

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Introduzione e indice

 

 

 

Agricoltura sociale, una nuova prospettiva educativa

L’agricoltura sociale oggi è una possibilità concreta di sviluppo e di integrazione sociale.Vi raccontiamo una giornata vissuta insieme ad operatori ed utenti.

«Io mi sento parte di questo progetto perché sono io, in primis, a dare il mio contributo». Quando una comunità riesce ad attuare un processo educativo che porta un giovane a sentire suo un progetto, perché responsabile della buona riuscita dello stesso, ha raggiunto il suo scopo più alto. A parlare è Luca, 20 anni, di Roma. Il progetto riguarda l’inserimento professionale e lavorativo attraverso l’agricoltura sociale. La comunità educativa è lacooperativa sociale Kairos.

 

Quando Luca risponde alle nostre domande è appoggiato a una delle balle di fieno disposte in modo tale da rendere il capannone dove ci troviamo quasi come un anfiteatro. I suoi occhi svegli, scaltri e castani richiamano i colori attorno, il suo sguardo è sereno e soddisfatto. Più che un’intervista sembra uno scambio di esperienze, di sogni e aspirazioni. È trascorsa una giornata di lavoro all’aperto tra la pioggia, il vento e il sole che si alternavano. Ma per Luca e i suoi colleghi questa variazione continua di “stagioni” in un’unica giornata non ha cambiato il programma. Arriva un forte vento e d’improvviso la pioggia intensa.

Ci troviamo vicini alla riva del Lago di Martignano. C’è un’intera area da bonificare e deve essere pronta per il lunedì di Pasquetta, quando arriveranno i clienti dell’azienda agricola per trascorrere una giornata di relax al Casale di Martignano. La zona da raggiungere è in discesa, fino alla riva del lago. Dall’alto lo scenario favorisce la visuale completa del posto e dell’attività di lavoro dei ragazzi. È tutto un fermento, nessuno chiacchera, il clima è sereno, tutti sono impegnati a ripulire ciò che la natura senza controllo umano ha realizzato intorno. Chi con la zappa, chi con la motosega, chi con un attrezzo imbragato a spalla con delle pale sottili di colore verde fosforescenti, che mi hanno spiegato si chiama decespugliatore, chi con pala e carriola a fare da spola tra un mucchio di cespugli e un altro e chi con le mani con indosso dei guanti protettivi.

 

Perché con le mani? Non ci sono attrezzi per tutti? Mi incuriosisco, mi avvicino a Malina (nome di fantasia), e chiedo: «perché non usi la zappa? Faresti più in fretta».  Malina si ferma e con calma mi spiega che quel tipo d’erba va tolta delicatamente, a mano, perché con la zappa si farebbe un buco profondo e tale che non ricrescerebbe più la vegetazione spontanea. «Lo abbiamo studiato a scuola prima di fare la pratica qui». Sì, perché l’agricoltura è una cosa importante, non si improvvisa, richiede preparazione, conoscenza e pratica. Luca ci ha detto che «l’agricoltura può sembrare una cosa banale, ma non lo è».

Forse, nella società in cui viviamo, dove tutto è pronto e si trova comodamente su uno scaffale, abbiamo perso la percezione dell’importanza fondamentale di uno dei mestieri più antichi del mondo, non soltanto per i prodotti che ne derivano, ma anche per i processi relazionali e di consapevolezza umana che favorisce.

 

Ma ritorniamo alla pioggia che scende e penetra attraverso le nostre felpe. Noi della redazione ci guardiamo e pensiamo che la giornata si sia conclusa senza poter portare a termine le riprese e le interviste che ci servono per il nostro servizio. Per il resto dei presenti non è cambiato nulla, tutti continuano a lavorare, tutti continuano a fare come se nulla fosse quello che già avevano iniziato.

Un ragazzo, venuto per la prima volta, vuole imparare ad usare il decespugliatore e Luca (non quello dell’intervista), si prende carico del passaggio di competenze, prima per spiegare come si accende e poi per indicare quali sono i movimenti da fare sull’erba e perché farli in un determinato modo e non in un altro. Non è solo questione di metodo, infatti: ogni cosa ha un suo perché ed è da questo perché che ogni ragazzo viene posto nelle condizioni di sperimentare ed esercitare la propria autonomia. L’educazione, infatti, non è insegnare solo delle cose, ma è anche stimolare domande. Tutto ciò appare evidente a partire da ogni semplice gesto svolto dal gruppo di lavoro. Matteo, l’educatore presente, che non sta dall’alto a guardare, ma lavora con loro, si avvicina a noi e ci dice: «Ora sotto la pioggia, arriva quel pizzico di magia. Nessuno si è fermato, nessuno ha detto fermi, fino a che qualcuno non chiamerà la pausa e non si troverà in difficoltà, tutta la squadra continuerà a lavorare insieme. Tra di loro, stamattina, quando sono arrivati, nemmeno si conoscevano».

 

Questa è la “magia” dell’agricoltura sociale e Matteo è un giovane di 28 anni che ha deciso di scommettere la sua vita nell’educazione. È educatore sociale della Cooperativa Sociale Kairos e sta per conseguire la licenza in Pedagogia Sociale all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Si percepisce dallo sguardo intenso e allegro, che Matteo è uno che ha la passione per l’attività educativa e come ogni buon educatore ci spiega anche il senso delle cose che vediamo durante la giornata. Ci porta con lui a fare un giro per l’azienda, con noi c’è anche un gruppo di giovani studenti e tirocinanti, che sta svolgendo il Servizio Civile Nazionale presso i Salesiani per il Sociale.

Ad un certo punto della campagna ci fermiamo e ci fa mettere di fronte a una cabina elettrica; ci guarda e ci chiede il perché di quell’interruttore elettrico racchiuso in una piccola casetta di legno. Anche una semplice cabina elettrica in mezzo alla campagna per lui ha un senso educativo, un significato. È il modo attraverso cui spiega ai ragazzi che quella cabina elettrica in aperta campagna racchiude in sé l’importanza della realtà.

L’azienda, che stiamo visitando, non è un luogo turistico, è lavoro e quella cabina serve per proteggere gli allevamenti di maiali dalle aggressioni dei cinghiali. Insomma, l’agricoltura vuole essere un’opportunità concreta anche di lavoro e come tale bisogna essere attenti a ciò che favorisce, nel rispetto della natura, la produzione e il guadagno.

 

Anche il nome Kairos ha un significato preciso che Matteo ci tiene a ricordare. «La nostra cooperativa si chiama Kairos, che dal greco significa momento giusto perché qualcosa possa avvenire. Quello che vogliamo fare è proprio creare opportunità per i ragazzi e per il territorio». Anche le parole in chiave educativa assumono una coloritura di significato diversa. Tra i tanti progetti di Kairos ce n’è uno destinato ai NEET. Il termine NEET è l’acronimo di “Not engaged in education, employment or training”. Sono una varietà molto eterogenea di giovani dai 15 ai 29 anni, che vivono in una situzione di “blocco” e di scarse prospettive di sviluppo. Per quelli di Kairos NEET sta per “Nuove esperienze educative territoriali”.

Ad accompagnarci lungo quella che chiamano “Giornata di Agricoltura Sociale” c’è anche Paola Sabatini, psicoterapeuta e membro dell’equipe formativa della cooperativa. Anche lei, prima di farci visitare l’azienda agricola, era china a terra con scarponi da campagna e guanti da lavoro, a bonificare il terreno insieme ai ragazzi del progetto NEET. Paola ci spiega che «il progetto si articola in due livelli: da una parte azione specifica sui destinatari, dall’altra animazione socioculturale per i territori. Cerchiamo di costruire, attivare e animare reti integrate fatte di aziende agricole, servizi pubblici e organizzazioni del Terzo settore in modo che il territorio possa farsi carico delle soluzioni e dei problemi e costruire proposte autonome e indipendenti dal nostro progetto». Insomma il bene dei ragazzi è concretizzato attraverso un progetto che accompagna, ma non rende dipendenti dalla struttura. Infatti, continua Paola, «altro elemento chiave è la sostenibilità, nel momento in cui il nostro progetto tra due anni sarà finito, se il territorio si è abituato a cercare soluzioni partecipate e sarà rimasto aggregato continuerà l’intervento anche dopo la nostra azione specifica. Ciò che è fondamentale è lavorare in sinergia tra territorio e ragazzi».

 

Alla fine di ogni giornata di lavoro i ragazzi e i visitatori dell’azienda agricola si ritrovano insieme per un momento di condivisione sulla giornata. Ci si ferma e ci si siede in cerchio sulle balle di fieno e si fa verifica dell’esperienza. Noi della redazione di young4young abbiamo capito che la cooperativa Kairos cerca di essere una risposta ai bisogni educativi proponendo soprattutto la realizzazione di reti tra le varie presenze nel territorio. «Ci siamo accorti col passare degli anni che i territori in cui abbiamo agito promuovendo partenariato tra profit e non profit ecostruendoreti integrate ha mantenuto questo modello perchè piace, funziona e costruisce cambiamento». Questo è quanto ha dichiarato Andrea Zampetti, fondatore di Kairos, in un colloquio prima della visita al Casale di Martignano. «Le difficoltà maggiori sono all’inizio, perché sembra una perdita di tempo impiegare energie per costruire alleanze strategiche trasversali. Noi abbiamo scelto la strategia delle piccole sperimentazioni e azioni per permettere di  vedere il profitto indiretto che ne deriva. Dopo l’azione sperimentale i gruppi restano attivi e coesi. In sintesi, la sfida è quella di mettere insieme istituzioni, organizzazioni territoriali e aziende».

Insomma la strategia dell’insieme, intesa come cooperazione, unita a passione educativa e competenza può essere oggi risposta concreta alle esigenze educative dei giovani in difficoltà. L’educazione e l’agricoltura sono il fondamento della società e insieme sono delle opportunità occupazionali, di sviluppo e integrazione che funzionano.

29 maggio 2019 Young4Young

Chiesa e Islam in Italia. Incontro e dialogo

È uscito il libro edito dal Centro editoriale dehoniano, tanto atteso dalla Chiesa italiana, sinora priva di indicazioni chiare su come rapportarsi con l’Islam per incontrarsi e, soprattutto, per dialogare con serenità, nella concretezza e senza sincretismi.
Il testo è stato curato da Antonio Angelucci (ecclesiasticista e comparatista delle religioni), Maria Bombardieri (sociologa), Antonio Cuciniello e Davide Tacchini (islamologi e arabisti). È frutto del lavoro di anni dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo interreligioso (UNEDI) della Conferenza Episcopale Italiana che, attraverso il “Gruppo di interesse sull’Islam”,– composto da teologi, giuristi, sociologi, islamologi e arabisti delle maggiori università pontificie e italiane – parte effettiva di tale Ufficio, ha, dapprima, elaborato alcune schede on line ad uso pastorale e, in un secondo momento, rielaborandole, arricchendole ed aggiornandole, ha definito “su carta” alcune linee che trovano una certa ufficialità grazie anche alla prefazione del Presidente della CEI, S.E.R. Card. Gualtiero Bassetti e alla postfazione del Presidente dell’UNEDI, Mons. Ambrogio Spreafico e del suo Direttore (fino a dicembre 2018), Don Cristiano Bettega.
Nel libro si affrontano temi caldi e si danno spunti che saranno utili a diocesi e parrocchie, associazioni di volontariato, ecc. La prima parte fornisce i parametri di base necessari per la comprensione dell’Islam in Italia (contributi di: Antonio Angelucci, sulle organizzazioni musulmane italiane; Davide Tacchini, sulla figura dell’imam; Alessandro Ferrari e Vittorio Ianari, sulla visita alle moschee). La seconda dà alcune indicazioni per convivere in fraternità tra cristiani e musulmani (contributi di Antonio Cuciniello, su scuola e musulmani; Augusto Negri, sui musulmani in oratorio; Ignazio De Francesco, sui musulmani in carcere e in ospedale). La terza parte aiuta ad interpretare l’Islam nel quotidiano (contributi di Antonio Cuciniello e Massimo Rizzi, sulle regole alimentari e le feste islamiche; Maria Bombardieri, sulla questione delle immagini nell’Islam; Stefano Paternoster, sull’elemosina e sull’attenzione ai poveri nell’Islam). La quarta e ultima parte, infine, non dimentica il tema oggi attualissimo e scottante dell’accoglienza e della solidarietà (contributo di Massimo Ambrosini).
Il lavoro viene, ora, rilanciato dal nuovo Direttore dell’UNEDI, Don Giuliano Savina che, forte dell’esperienza di dialogo interreligioso promosso al Refettorio Ambrosiano di Milano, da lui fondato, ripropone col “Gruppo di interesse sull’Islam” il percorso profetico di incontro e dialogo interreligioso fortemente chiesto da Papa Francesco e dai suoi predecessori.
L’obiettivo è continuare a mettere in dialogo Chiesa e Islam in Italia.

Con la famiglia paolina, una settimana tutta da vivere

Per portare la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali all’attenzione di un pubblico sempre più ampio, stimolare la riflessione sul tema e creare spazi di condivisione allargata le Paoline e i Paolini organizzano la Settimana della Comunicazione.

In tutta Italia, vengono organizzate una serie di iniziative pastorali e culturali – convegni, concorsi, laboratori, attività nelle librerie Paoline e San Paolo, video proiezioni, eventi musicali, spettacoli e molto altro – che coinvolgono giornalisti e operatori della comunicazione, personalità del mondo ecclesiastico, artisti e personaggi del mondo dello spettacolo.

Grande attenzione viene riservata al mondo della scuola: insegnanti, studenti, educatori e genitori, diventano i protagonisti di concorsi a tema, giochi e laboratori creativi, partecipano agli spettacoli e alle video proiezioni, vengono chiamati a realizzare happy book, testi, video e giornalini. Perché la comunicazione è dialogo, è ascolto, è innovazione, è creatività.

Quest’anno la 14° edizione della Settimana della Comunicazione si tiene dal 26 maggio al 2 giugno.

Ecco tutti gli eventi in calendario.

 

Il festival

Il Festival della Comunicazione è un “focus” collegato alla Settimana della Comunicazione, che si svolge a livello locale, con il sostegno dell’Ufficio Nazionale della Comunicazioni Sociali, il Servizio Nazionale del Progetto Culturale, la Segreteria per la Comunicazione e il Pontificio Consiglio della Cultura. Ogni anno viene organizzato in una Diocesi diversa, con l’intento di coinvolgere in maniera attiva tutta la Chiesa e far emergere le tante valide risorse del territorio. Nascono, così, iniziative originali, molto sentite e partecipate, che spesso rimangono come patrimonio locale ben oltre la durata del Festival.

Nel 2019 la Diocesi che accoglie il Festival è quella di Chioggia, in Veneto.

Fabio Geda – Raccontare il mondo, educare il mondo

30 maggio 2019 – dalle 19:00 alle 21:00 presso Università Salesiana – Aula II
Piazzale dell’Ateneo Salesiano, 1 Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il quarto appuntamento del ciclo Come un libro aperto Grande come una città incontra Fabio Geda. Dal viaggio di Enaiatollah Akbari dall’Afghanistan all’Italia di Nel Mare ci sono i Coccodrilli a «Un uomo con un piede nel sogno e uno nella realtà», il Don Giovanni Bosco protagonista del suo ultimo libro, la scrittura è per Fabio Geda un modo per indagare le passioni che da sempre lo accompagnano, tra impegno civile, volontariato e lavoro educativo. In Il demonio ha paura della gente allegra. Di don Bosco, di me e dell’educare (Solferino editore, 2019), tra ricostruzione storica, narrazione e reportage, un unico filo luminoso lega le battaglie di don Bosco e le disavventure dell’autore, educatore alle prese con adolescenti difficili delle periferie, sempre alla ricerca di forme più efficaci di integrazione. Un racconto sulla passione per il dialogo tra generazioni e l’importanza di un’educazione che parta dall’abitare la relazione con i ragazzi.

Fabio Geda (Torino, 1972), dopo l’esordio con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar, 2007) – in finale al Premio Strega e giudicato Miglior Esordio dalla redazione di Radio Tre Fahrenheit –, pubblica L’esatta sequenza dei gesti (Instar, 2008), con il quale vince il Premio Grinzane Cavour e il Premio dei lettori di Lucca. Di nuovo finalista al Premio Strega con Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbar (Baldini & Castoldi, 2010), nel 2011 esce per Transeuropa La bellezza nonostante. Nel 2014 esce per Einaudi Se la vita che salvi è la tua e, nello stesso anno, il reportage su Tokio Itadakimasu per Edt. Nel 2019 pubblica Il demonio ha paura della gente allegra. Di don Bosco, di me e dell’educare per Solferino editore. Oltre che con la Scuola Holden e il Salone del Libro di Torino, collabora con diversi quotidiani e settimanali nazionali.

 

Per approfondimenti: [http://fabiogeda.it/]

info: grandecomeunacitta@gmail.com
accessibilità – non sono presenti barriere architettoniche
linee ATAC – http://www.atac.roma.it
fermata Pian di Sco – linea 88
fermata Vimercati – linee 80, 90, 93, 350

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“Ripensare l’educazione”

“Ripensare l’educazione” è il titolo del Convegno internazionale che si terrà venerdì 18 gennaio 2019 alle ore 9,30 presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia.

Il Convegno offrirà l’occasione per annunciare ufficialmente l’istituzione della UNESCO Chair in “Education for Human Development and Solidarity among Peoples” presso lo stesso Ateneo.

 

Di seguito, il programma della giornata.

Ore 9,30 – Saluti 

Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Pierantonio Tremolada, Vescovo di Brescia

Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia

Luigi Pati, Preside della Facoltà di Scienze della formazione, Università Cattolica del Sacro Cuore

Simonetta Polenghi, Direttrice del Dipartimento di Pedagogia, Università Cattolica del Sacro Cuore

Ore 10,00 – Prima sessione

Chair: Domenico Simeone, Chairholder UNESCO Chair on Education for Human Development and Solidarity among Peoples, Università Cattolica del Sacro Cuore

Il ruolo dell’Unesco per un’educazione di qualità, equa e inclusiva – Stefania Giannini, Assistant Director-General for Education, UNESCO

Il contributo di “Rethinking Education” per l’Agenda 2030 sull’Educazione – Sobhi Tawil, Chief, Section for Partnerships, Cooperation and Research, Division for Education 2030 Support and Coordination, UNESCO

L’educazione per lo sviluppo integrale della persona e per lo sviluppo solidale dei popoli – Domenico Simeone

Cambiare l’educazione per cambiare il mondo – Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’educazione cattolica

L’agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo dei popoli – Francesco Castelli, Chairholder UNESCO Chair on Training and Empowering Human Resources for Health Development in Resource-Limited Countries, Università degli Studi di Brescia

Dibattito

Ore 13,00 – Fine sessione e pausa pranzo

Ore 14:30 – Seconda sessione

Chair: Mario Taccolini, Prorettore, Università Cattolica del Sacro Cuore

Il Service learning: un modello pedagogico per il bene comune globale? – Italo Fiorin, Scuola di Alta Formazione “Educare all’incontro e alla solidarietà”, LUMSA

La pedagogia africana: una speranza per l’Africa – Martinien Bosokpale Dumana, Université Catholique du Congo

La formazione per un nuovo modello della cooperazione internazionale – Stefania Gandolfi, Chairholder UNESCO Chair on Human Rights and Ethics of International Cooperation, Università degli  Studi di Bergamo

Ripensare l’educazione per ripensare la società – Paolo Orefice, Chairholder UNESCO Transdisciplinary Chair Human Development and Culture of Peace, Università degli Studi di Firenze

Dibattito

 

ALLEGATI

 

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“Professori, amate la vostra vocazione”

Le iniziative dei prossimi mesi rivolte al mondo della scuola nella Diocesi di Brescia. Il 18 gennaio 2019 la Messa col vescovo Tremolada
9 gennaio 2019

“Professori e Figli carissimi! Amate la vostra professione. Vogliamo dire: vivete nella coscienza della sua eccellenza, della sua importanza, della sua interiore ricchezza. [ … ] La vostra scelta è una missione, più che un mestiere; trova nella sua spirituale dignità la sua migliore mercede; [ … ] la vostra professione può a sé rivendicare la nobiltà ed il merito d’un incomparabile e indispensabile servizio all’uomo, alla società, alla Chiesa”.

Con queste parole di Paolo VI agli insegnanti cattolici dell’Uciim, la diocesi di Brescia invita alla S. Messa con il mondo della scuola, presieduta dal Vescovo mons. Pierantonio Tremolada il prossimo 18 gennaio 2019. L’appuntamento è presso il santuario di S. Maria delle Grazie alle ore 18,00. L’invito è rivolto agli insegnanti di ogni ordine e grado, ai dirigenti, al personale delle scuole e alle associazioni. In allegato la locandina dell’iniziativa.

Nel mese di febbraio, sono due gli appuntamenti in agenda. Il 9 febbraio 2019 si terrà infatti la quinta edizione dell’incontro dei maturandi bresciani “Maturi al punto giusto”. Informazioni nel sito dedicato: http://www.maturialpuntogiusto.it/

Il 22 febbraio 2019 è quindi la volta dell’assemblea diocesana degli insegnanti di religione, dedicata a una rilettura delle “fragilità” dell’insegnante di religione cattolica nell’attuale contesto scolastico (prof.ssa Monica Amadini) e al ruolo dell’insegnante di Irc nell’esame di stato (prof.ssa Anna Braghini).

In calendario c’è anche la visita culturale a Grado e Aquileia, prevista per l’11-12 maggio 2019. Informazioni al link: http://www.comunitaescuola.it/itinerario-culturale-a-grado-e-aquileia-11-12-maggio-2019/

 

Una “scuola” per educatori nella città digitale

Si chiama Mooc e il nome è già tutto un programma. L’acronimo infatti sta per «Massive Online Open Course» e indica un corso in modalità e-learning, aperto a tutti, totalmente gratuito. Oltre a essere dunque accessibile a chiunque sia interessato, questo è anche il primo in «Educazione digitale» promosso dalla Conferenza episcopale italiana insieme all’Università Cattolica di Milano.

Si tratta di «una proposta concreta e aperta alla comunità tutta, per abitare lo spazio digitale con informazioni chiare e puntuali», spiega don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, sottolineando che «per essere una Chiesa viva e vitale dobbiamo saper stare accanto alla comunità ovunque, in spazi reali o virtuali». In questo orizzonte si colloca «il percorso formativo che mette a disposizione di operatori della comunicazione, insegnanti, animatori ma anche famiglie contributi video e testi per aiutare a comprendere meglio le regole della community, per un agire pastorale in rete attento e responsabile», rileva Maffeis.

Per iscriversi non servono requisiti particolari: basta registrarsi sulla piattaforma «Open Education» dell’Università Cattolica a questo link: https://openeducation.blackboard.com/mooc-catalog/courseDetails/view?course_id=_2535_1

Il corso, che inizierà lunedì 28 gennaio (dal 21 partirà una fase previa di conoscenza della piattaforma e di socializzazione) e si snoderà fino al 4 marzo con una settimana di recupero dall’11 marzo, «è frutto della sinergia tra l’Università Cattolica, con il Centro di ricerca sull’educazione ai media all’informazione e alla tecnologia (Cremit), e la Cei – precisa il sottosegretario Cei – attraverso una progettualità condivisa tra otto uffici della Segreteria generale».

Oltre all’Ufficio per le comunicazioni sociali, infatti, sono stati coinvolti quello Catechistico, per l’Insegna- mento della religione cattolica, per la Famiglia, per l’Educazione, la scuola e l’università, per la Pastorale delle vocazioni, il Servizio informatico e quello per la Pastorale giovanile.

Il Mooc, precisa Pier Cesare Rivoltella, docente alla Cattolica di Milano e direttore del Cremit, si soffermerà sulle questioni che hanno a che fare con il mondo dell’informazione e della comunicazione, come «la post-verità, le fake news, la costruzione della notizia, la falsificazione e l’inganno», sui temi legati «alla sensibilità della prevenzione, con focus sull’odio online e sul cyberbullismo», e su quelli dedicati alle tecnologie in chiave pastorale.

In allegato, una presentazione e la locandina del progetto.