Web 2.0 Educazione e Comunicazione

Venerdì 20 – Sabato 21 Aprile 2012

presso l’Università Pontificia Salesiana P.zza Ateneo Salesiano, 1 00139 Roma

La Facoltà di Scienze dell’Educazione e la Rivista Orientamenti Pedagogici in collaborazione con la Facoltà di Filosofia e la Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale organizzano il convegno: web 2.0 educazione e comunicazione – nuove sfide personali e collettive

Interverranno esperti Professori sui temi di: filosofia e web 2.0, educazione e web 2.0, pastorale e web 2.0, comunicazione e web 2.0, movimenti sociali e web 2.0, neuroscienze e web 2.0, identità, concetto di sè e web 2.0.

Nella giornata di sabato si terranno workshop tematici su: Google educator, Ipad e Iphone come strumenti didattici, web ed educazione, ipertesto, giornalismo e web 2.0, vita parrocchiale, catechesi e web 2.0, ricerca scientifica e web 2.0.

Scarica la Locandina del Convegno!

15° Forum europeo per l’insegnamento della religione

 

L’insegnamento della religione e la coesione sociale in Europa. Proposte per la formazione degli insegnanti”. È il tema del 15° Forum europeo per l’insegnamento scolastico della religione in Europa, organizzato a Madrid da domani al 15 aprile.

Un incontro proposto dall’Eufres (European forum for religious education in schools) che prosegue una riflessione continua, in questi anni, sul ruolo e l’importanza dell’insegnamento religioso nelle scuole europee, nella diversità di organizzazione e “peso” tipica dei diversi Stati. E all’interno proprio delle diversità è attenta a cogliere gli elementi che fanno dell’insegnamento scolastico un contributo importante all’educazione dei cittadini e alla costruzione dell’Europa.
Qui sta il punto. L’analisi delle società europee presenta molte diversità a proposito della considerazione della religione nello spazio pubblico europeo e in particolare per quanto riguarda la presenza dell’insegnamento religioso nelle scuole. La ricerca svolta negli anni scorsi dal Ccee (Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa) insieme alla Cei (Conferenza episcopale italiana), unitamente a tanti altri percorsi di studio sulla situazione del Continente, ha messo in luce come l’insegnamento della religione contribuisca efficacemente allo sviluppo delle giovani generazioni in Europa e svolga un interessante compito sia per il riconoscimenti dei diritti fondamentali delle persone, sia per la crescita delle società nella direzione della libertà e dell’inclusione sociale. Il tutto in scenari non sempre omogenei, talvolta attraversati da pressioni che contrastano la presenza della religione e delle Chiese negli spazi pubblici o, in altre situazioni, tendono ad estendere la dimensione confessionale, configgendo con esigenze di laicità che pure in Europa sono ben evidenziate.
In questi scenari acquista particolare importanza la consapevolezza dei protagonisti del mondo della scuola e in particolare dell’insegnamento della religione, a cominciare – poiché è la realtà più diffusa – dalle stesse Chiese che in molti Stati garantiscono un’offerta di insegnamento confessionale. La tensione educativa, il rispetto della laicità, la qualità dell’insegnamento hanno ripercussioni forti e inevitabili sulla problematica della formazione dei docenti. È questo, ad esempio, una delle “sfide” evidenziate proprio dalla recente ricerca Ccee-Cei, che invitava, anche nel documento finale, le Chiese ad una particolare e attenta considerazione degli insegnanti di religione, raccogliendo le sempre nuove esigenze di formazione.
Di questo, tra l’altro, si parlerà a Madrid. Ed è importante che vi sia l’occasione di raccogliere, attraverso la testimonianza di studiosi di diverse parti d’Europa, se non lo “stato dell’arte”, quantomeno le linee di tendenza. Un passo avanti per una scuola e una società europea sempre più attenta alle persone, a tutte le dimensioni dell’uomo.

Alberto Campoleoni, inviato Sir Europa a Madrid

sussidio per educatori:”IL RI-GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI”

Creativ, in collaborazione con11 partner italiani, ha ideato un sussidio edito da Città Nuova editrice, che offre agli educatori stimoli e strumenti per la progettazione e animazione di grest, campi estivi ed altre esperienze educative.

Ispirato al famoso romanzo di J. Verne, ‘Il giro del mondo in 80 giorni’ e ambientato nella Londra Vittoriana dell’800, ma in versione STEAMPUNK.

IL TEMA EDUCATIVO GENERALE, che fa da sfondo a tutto il sussidio, è quello de IL VALORE DEL VIAGGIO e dell’EDUCAZIONE INTERCULTURALE come via obbligata per un mondo di pace, declinato sia sul piano sociale che pastorale.

– Il VIAGGIO con tutto quello che porta con sé: incontri, scoperte, incomprensioni, avventure, mistero, conoscenze, pericoli, cambiamento, crescita…
– Gli INCONTRI, visto che nelle nostre società occidentali non è difficile imbattersi in volti che rimandano a territori distanti dal nostro. Il tema dell’educazione interculturale si impone oramai come istanza obbligata di riflessione e di intervento educativo concreto per coloro che operano in ambito educativo, a tutti i livelli. PER VALORIZZARE LA DIVERSITA’ CULTURALE COME RISORSA E RICCHEZZA dalla quale si può ricevere e donare.
– Il RITORNO con la RICCHEZZA accumulata lungo il tragitto: non tanto materiale quanto umana, un capitale enorme di relazioni e conoscenze difficilmente quantificabile.

Da questo tema generatore si snodano 4 distinti PERCORSI EDUCATIVI, che permettono di percorrerlo e approfondirlo da angolature diverse:

1 – PERCORSO ’EDUCARE ALLA DIVERSITA’ E AL RISPETTO’ – il suolo dell’Accoglienza
Contenuto chiave: riconoscimento della diversità culturale (e non solo) e della ricchezza del confronto e dello scambio

2PERCORSO ‘BAMBINI E RAGAZZI CREATIVI’ – il territorio dello Stupore e della Curiosità
Contenuto chiave: un uomo accogliente è un uomo creativo

3PERCORSO ‘RITORNO AL FUTURO’ – ai confini della Speranza
Contenuto chiave: recuperare il senso della vita come progetto e saper cogliere in esso la speranza verso il futuro

4PERCORSO ’IL VIAGGIO DELL’ANIMA’ l’isola dell’Ascolto
Contenuto chiave: l’esperienza dell’incontro con l’altro, con un tu, è un evento in sé stesso spirituale, che richiama all’esperienza più ampia dell’incontro con il Tu, con il Signore della vita.

Inoltre vengono proposti come pilastri educativi i momenti di preghiera che non possono essere vissuti come momenti a se stanti, ma come elementi integranti e integrati della vita di un oratorio estivo.

Il momento di preghiera è la nota iniziale che da’ il tono a tutta la giornata, che differenzia il nostro grest da una colonia estiva di una qualche indefinita associazione ludico-sportiva.

Nel testo si trovano 20 SCHEMI DI PREGHIERE, ognuna associato ad uno specifico episodio della Storia del Ri-giro del Mondo

I COAUTORI E PARTNER DEL PROGETTO
– Diocesi di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti, Ufficio per i Problemi Sociali e del Lavoro 
– Diocesi di Arezzo –  Cortona – Sansepolcro 
– Arcidiocesi di Bari – Bitonto, Servizio per la Pastorale Giovanile 
– Arcidiocesi di Firenze, Centro Diocesano di Pastorale Giovanile 
– Diocesi di Nardò – Gallipoli 
– Arcidiocesi di Otranto, Servizio per la Pastorale Giovanile 
– Diocesi di Pitigliano – Sovana – Orbetello 
– Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla, Servizio per la Pastorale Giovanile 
– Diocesi di Senigallia 
– Arcidiocesi di Trento 
– Piano Educativo Integrato del Vergante (NO)

Catechesi e disabilità: percorsi d’inclusione nelle comunità

Questo pomeriggio a Roma presso il Campus Università Urbaniana (via Urbano VIII, 16) si è tenuta una giornata di studio dal titolo: «Comunicare la Fede. L’Iniziazione Cristiana con le persone disabili nelle Comunità», promossa dall’Ufficio Catechistico Nazionale.

L’obiettivo della giornata è stato così riassunto da Don Guido Benzi (direttore dell’UCN):

“Vogliamo approfondire, cioè l’inclusione delle persone disabili nei percorsi parrocchiali di iniziazione cristiana”, consapevoli che “l’iniziazione cristiana è «l’esperienza fondamentale dell’educazione alla vita di fede», non una delle attività della comunità cristiana, ma quella che «qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre»”. “Forse all’inizio ed al vertice di una dinamica di inclusione dei nostri fratelli e sorelle disabili nelle comunità non c’è una dinamica reciproca di riconoscimento – ha aggiunto – Cioè sentire che ognuno è un dono per l’altro, per come è e non per come vorremmo che fosse? L’inclusione, prima che una attenzione pastorale, è una necessità della comunità cristiana per essere veramente ciò che è”.

Tra gli interventi:

suor Veronica Donatello, responsabile del Settore, si è chiesta “quale possibilità hanno le persone disabili di scoprire la propria particolare vocazione all’interno delle nostre comunità ecclesiali e di contribuire attivamente alla missione redentrice che il Signore Risorto ha affidato alla sua Chiesa”. Dopo aver riconosciuto “pregiudizi e incoerenze, lentezze e ritardi”, si è soffermata sul processo di Iniziazione Cristiana e, in particolare, sulle possibilità concrete che il credente disabile ha di incontrare il Signore nelle comunità parrocchiali.

Anne Herbinet, pedagogista e responsabile nazionale del Settore per la Catechesi ai disabili della Conferenza Episcopale Francese, ha condiviso ai partecipanti l’esperienza che vive in Francia e i percorsi messi in atto.

Don Salvatore Soreca, in qualità di direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Benevento ha proposto, alla luce del documento sull’Iniziazione Cristiana alle persone disabili, una lettura dei percorsi effettuati, riconoscendo nella “categoria antropologica dell’incontro, come fermento di umanità, la chiave per intendere l’Iniziazione dei disabili in un’ottica di pastorale inclusiva”.Infine,

Ezio Aceti, psicologo infantile e della disabilità, ha aiutato a cogliere il vissuto affettivo dei ragazzi disabili, offrendo delle informazioni essenziali perché la metodologia catechetica tenga conto dei loro processi di maturazione.

Relazione Donatello

Relazione Herbinet

Relazione Soreca

Comunità cristiana, associazionismo, università: luoghi dell’educazione

In vista dell’88ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, fissata per il prossimo 22 aprile 2012, il Convegno nazionale “Comunità cristiana, associazionismo, università. Luoghi dell’educazione”, promosso dall’Azione Cattolica Italiana e dalla stessa Università Cattolica, è stato occasione per riflettere e approfondire importanti questioni relative all’educazione, all’interno del decennio pastorale che la Chiesa italiana ha dedicato a questo tema.

Per mettere in evidenza la centralità della comunità, la relazione introduttiva è affidata a mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, di cui riportiamo il testo qui di seguito:

Comunita cristiana associazionismo universita Mons. Crociata

Al cuore del suo intervento l’intuizione che:

“È la comunità cristiana, anzitutto, a rivelarsi un vero e opportuno luogo dell’educazione. Emerge qui, sempre di più, la consapevolezza di ciò che significa un’autentica formazione dell’identità di una persona. Tale formazione non può riferirsi a un individuo isolato, chiuso in se stesso, ma può realizzarsi solamente in un contesto comunitario, caratterizzato da incontri significativi, esperienze, relazioni. Bisogna rifiutare, come insegna il Papa, quella falsa idea di autonomia per cui l’essere umano si concepisce come in “io” in sé completo. L’essere umano diventa tale solo nella relazione con il “tu”, solo all’interno dello spazio aperto dal “noi”: solo, dunque, in una dimensione comunitaria”

Il convegno ha voluto inoltre costituire una prima occasione per favorire, con rinnovato vigore, la piena collaborazione tra l’Azione Cattolica e l’Università Cattolica. Ravvivando un legame che del resto non è mai andato smarrito sin dalle origini, dato che l’Ac è stata tra i fondatori dell’Università Cattolica, attraverso l’opera iniziale di Armida Barelli e l’apporto continuo di professori e studenti di Ac che ancora oggi costituiscono un patrimonio di conoscenze ed esperienze preziose per tutti.

Come ricorda il presidente nazionale dell’Azione Cattolica e membro del consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica, Franco Miano, «la finalità dell’Università Cattolica è in qualche modo speculare a quella dell’Azione Cattolica. In questo senso, per un’associazione di laici, qual è l’Ac, è fondamentale avere un’interlocuzione privilegiata con l’Ateneo di Padre Gemelli, in quanto luogo importantissimo e significativo dal punto di vista della cultura e della testimonianza cristiana nel nostro Paese».

È noto come l’università italiana al momento viva processi di trasformazione spesso segnati da difficoltà oggettive, anche nel reperire risorse.

Azione Cattolica e Università Cattolica possono e vogliono, per Miano, «contribuire a tessere quelle relazioni che possono favorire la dimensione della partecipazione civile, essenziale alla formazione di una classe dirigente, ma anche una presenza cristiana culturalmente apprezzata e all’altezza dei tempi, capace di entrare nei nodi vivi della questione antropologica, in termini di elaborazione a tutto campo: economico, scientifico, umanistico e, soprattutto, in termini di trasmissione dei valori alle giovani generazioni». Come ebbe a dire Benedetto XVI – aggiunge il presidente Miano – «l’Università è stata, ed è destinata ad essere per sempre, la casa dove si cerca la verità propria della persona umana» (Incontro con gli universitari, Gmg 2011, Madrid).

Programma

Locandina

Religioni, cultura e integrazione

I leader di tutte le religioni, presenti nel nostro Paese, si sono ritrovati ieri a Palazzo Chigi per trovare insieme una via italiana all’integrazione.

L’incontro è stato promosso dal ministro alla Cooperazione internazionale e all’Integrazione, Andrea Riccardi, che in collaborazione con il ministero dell’Interno, rappresentato dal ministro Annamaria Cancellieri, ha indetto una Conferenza permanente “Religioni, cultura e integrazione”.

“Ci unisce – ha detto il ministro Riccardi – la preoccupazione per un passaggio delicato della società italiana: l’integrazione”. In questo senso, “le comunità religiose e i loro responsabili posso essere mediatori per l’integrazione virtuosa nella società italiana”.

Riproponiamo qui l’intervista a Gino Battaglia realizzata dal SIR:

Quali le finalità e le novità dell’incontro di ieri?
“È stato un incontro dei responsabili delle diverse comunità religiose in Italia. Comunità che ovviamente non sono omologabili tra loro, data la disparità di questi mondi religiosi, per cui si andava dal vescovo della Chiesa ortodossa romena al presidente dell’Unione buddista italiana. E poi erano presenti alcuni rappresentanti del mondo accademico coinvolti a vario titolo in questo tipo di problematiche. La finalità dell’iniziativa, credo sia quella di esaminare alcuni grandi dossier che riguardano l’integrazione, e di affrontarli da un punto di vista anche religioso. Si è parlato, per esempio, della scuola, delle intese, dei luoghi di culto, della formazione e dell’ingresso dei ministri di culto, ecc. C’è stato poi un momento di riflessione comune in cui i diversi esponenti religiosi hanno espresso le loro problematiche e le loro attese. L’intenzione, dunque, è quella di esaminare, di volta in volta, alcuni argomenti sensibili e importanti che possono avere una rilevanza per l’integrazione di queste comunità nel nostro Paese. Non è stata stabilita un’agenda, però c’è la prospettiva di ulteriori incontri”.

Ma che cosa ci si attende dai leader religiosi?
“Mi sembra che lo sfondo sia la ricerca di un modello d’integrazione italiano. C’è la preoccupazione di arrivare a delineare una via d’integrazione italiana, considerando che quello dell’immigrazione e dell’immigrazione di cittadini di altra religione, oltre che di altra nazionalità, sia un fatto relativamente recente per il nostro Paese, che necessita di una riflessione che chiami in causa anche i responsabili religiosi di queste comunità. Mi sembra poi che l’aspetto positivo è l’aver individuato nei leader religiosi dei possibili mediatori d’integrazione. I leader religiosi possono fare qualcosa a questo livello perché hanno un pulpito e hanno un seguito e perché, in fondo, l’appartenenza religiosa è un aspetto importante dell’identità di chi è immigrato, che anzi può essere addirittura riscoperto nell’esperienza della migrazione”.

La riunione a Palazzo Chigi è coincisa con il giorno in cui a Tolosa un uomo ha sparato davanti ad una scuola ebraica ammazzando 4 persone, di cui 3 bambini. È un monito per i leader religiosi?
“L’attentato di Tolosa è stato ricordato durante la riunione. Si tratta di un gesto antireligioso perché non ci può essere nessuna religione che accetta o che ammette l’uso della violenza per dare la morte ad altri. Certo, occorrerà attendere di capire la reale matrice che sta sotto all’attentato di Tolosa. Sembra che ci sia una motivazione neonazista. Rimane comune il problema di purificare, disintossicare il clima, perché certi discorsi circolano e, alla fine, una certa predicazione del disprezzo o dell’intolleranza può anche ispirare gesti folli”.

La coppia alternativa alla famiglia? una risposta dal nuovo rapporto CISF

 

Questo pomeriggio a Milano (Auditorium Don Alberione, Via Giotto 36 – ore 14.30) si terrà il seminario “Prendersi cura della coppia, nuova sfida per i servizi”.
L’obiettivo è quello di riflettere sul Rapporto 2011 del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia), “La relazione di coppia oggi. Una sfida per la famiglia”, che evidenzia quanto l’attenzione alla relazione di coppia sia essenziale per tutti i servizi socio-assistenziali e socio-sanitari che si trovino di fronte un bisogno di natura familiare.

Verranno inoltre offerte alcune indicazioni operative sulle modalità di presa in carico e sulle risposte che il sistema integrato dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari offre alle famiglie.
Tra i relatori dell’incontro:
Pierpaolo Donati, curatore Rapporti Cisf e docente di sociologia della famiglia (Università di Bologna);
Francesco Belletti, direttore Cisf e presidente Forum associazioni familiari;
Donatella Bramanti, sociologa, e Marina Mombelli, psicologa e psicoterapeuta di coppia e familiare (Università Cattolica (Milano)
visualizza:
a cura del: Centro Internazionale Studi Famiglia

 

“Educare alla cittadinanza responsabile” con le scuole di formazione socio-politica

“Educare alla cittadinanza responsabile”, è il titolo del Convegno  Nazionale tenutosi a Roma il 2-3 Marzo, promosso dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro e dal Servizio per il progetto culturale della Cei, per mettere a punto le realtà delle scuole e laboratori di formazione sociale che sono nate nelle diocesi italiane. Hanno partecipato al convegno i responsabili delle 96 scuole e iniziative di formazione all’impegno socio-politico promosse dalle diocesi.

Le scuole di formazione socio-politica – ha affermato in apertura il segretario generale della Cei, mons.Mariano Crociata– non hanno come scopo “la preparazione immediata di un personale politico”, ma sono chiamate a far crescere la “coscienza” della “responsabilità di ogni credente”.

La relazione di Crociata ha evidenziato i punti forza e di debolezza della proposta formativa rimarcando che: “che fare formazione socio-politica in questi anni debba significare fornire gli strumenti di conoscenza e di giudizio, alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa ma in una precisa prospettiva”, cioè guardando oltre la crisi “per aiutare a immaginare e a cogliere in anticipo le condizioni del suo superamento”. Scopo delle scuole, ha precisato, non è la “preparazione immediata di un personale politico pronto a spendersi – per così dire – sul mercato del confronto istituzionale e della dialettica partitica”, “tuttavia esse rappresentano un passaggio, che si può rivelare perfino insostituibile, là dove chi si sente chiamato a servire la collettività nella forma dell’impegno politico” prende coscienza “dell’esigenza di far maturare la propria vocazione in un percorso ecclesiale che, nel quadro ordinario della vita cristiana, fornisca elementi specifici di conoscenza scientifica e di giudizio illuminato dalla fede, per esercitare il giusto discernimento e operare le scelte opportune”.
Mons. Crociata ha quindi sottolineato che l’impegno diretto in politica “può essere solo una chiamata personale, non certo un mandato ecclesiale”. D’altra parte, ha aggiunto, “il passaggio dall’ideale di bene alla sua traduzione nella vita associata richiede la capacità di cercare di raccogliere, orientare, convincere, motivare, accordare libere coscienze verso un’unità d’intenti o, almeno, di decisioni il più possibile largamente condivise”. Per questo “l’esigenza di una nuova generazione di credenti impegnati in politica presuppone e contiene un’esigenza più profonda e diffusa di carattere generale”. Di conseguenza le scuole di formazione sono chiamate a “far crescere la coscienza” della “responsabilità di ogni credente nella vita sociale e la necessità dello sviluppo del senso civico”.
Durante la prima sessione di comunicazione sono intervenuti diversi esponenti del mondo universitario italiano. Un dibattito abbastanza partecipato ha evidenziato la vivacità delle scuole e del loro ruolo nelle realtà territoriali.ù

MATERIALI DEL CONVEGNO

INTRODUZIONE AL CONVEGNO DELLE SCUOLE DI FORMAZIONE POLITICA DI MONS. CROCIATA:” Educare alla cittadinanza responsabile

INDAGINE SULLE ESPERIENZE DIOCESANE DI FORMAZIONE ALL’IMPEGNO SOCIO-POLITICO Report marzo 2012 DI Prof. Lorenzo BIAGI, Segretario generale della Fondazione Lanza, Padova

CONTENUTI E METODO PER UN’AUTENTICA FORMAZIONE ALL’IMPEGNO SOCIO-POLITICO di Don Walter Magnoni Teologo Morale e Direttore del Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro dell’Arcidiocesi di Milano MAGNONI

RACCONTO DI ESPERIENZE  NORD-CENTRO-SUD

SINTESI DEI LAVORI (SIR – Servizio d’informazione religiosa)

«Famiglie in esilio. Ferite, ritrovate, riconciliate»

Per oltre vent’anni pastore di una grande città come Milano, il card. Carlo Maria Martini ha avuto numerose occasioni di contatto diretto con persone e famiglie. Incontrandole e ascoltandole, ha potuto incontrare e conoscere la varietà di situazioni familiari esistenti nel contesto di una società mutata nella coscienza degli ideali, dei valori e delle responsabilità, sia individuali che pubbliche, e di riflesso anche nella mentalità, nei comportamenti e negli stili di vita.

Anche la famiglia, per secoli struttura di riferimento del vivere sociale, è rimasta profondamente scossa in tutto questo rivolgimento di idee, costumi e prospettive. Il problema pastorale, di fronte a una situazione così problematica, emerge quindi con evidenza. Se poi, dalla famiglia nel suo complesso, si passa ai ragazzi e ai giovani, si delineano altri aspetti delle carenze e dei conflitti che agitano la famiglia d’oggi.

In questo libro il cardinale Martini, con le sue parole, ci ricorda che per essere e rimanere una famiglia cristiana, c’è un lungo percorso da compiere, nel bel mezzo dei problemi e delle sofferenze di cui è fatta la storia di ogni famiglia. Perché – come fa notare Giuliano Vigini nella Prefazione al volume, di cui anticipiamo alcuni stralci – non bisogna mai cedere alla tentazione che tutto sia perduto.

RIFLESSIONE: da Avvenire del 18 febbraio 2012  “Contro la «tentazione» della famiglia debole”

l’ICI-IMU alla chiesa… la posizione dei Salesiani di Don Bosco

L’emendamento del governo sul pagamento dell’Imu per gli immobili appartenenti alla Chiesa cattolica parla chiaro;  anche la Chiesa non è rimasta esente dalla crisi finanziaria che sta investendo l’Italia. Il decreto vede coinvolti gli istituti paritari d’ispirazione cattolica e tutti i supporti sociali ad essa collegati: volontariato, assistenza sanitaria, mense. Ma è soprattutto la scuola il punto nodale da affrontare, considerando che molte di esse pagando L’Imu fallirebbero e sarebbero destinate alla chiusura, sia perché le rette, nella gran parte dei casi, servono semplicemente a coprire il costo di gestione, sia perché molte di esse usano spazi ampi, per esempio ex conventi, per cui secondo il calcolo della tassa si genererebbero cifre altissime da pagare.

Oggi a Palazzo Madama il presidente del Consiglio, Mario Monti, parlando specificamente delle scuole, ha affermato che: «non è corretto chiedersi se le scuole in quanto tali siano esenti» dal pagamento dell’Imu, «bensì quali siano esenti e quali sottoposte alla disciplina» introdotta con l’emendamento. «La risposta è univoca – ha aggiunto Monti – sono esenti quelle che svolgono la propria attività in modo concretamente non commerciale».
Il premier ha anche indicato i «parametri» per considerare non commerciali le scuole: «l’attività paritaria è valutata positivamente se il servizio è assimilabile a quello pubblico», in particolare sul piano dei programmi scolastici, dell’applicazione dei contratti nazionali e su quello della «rilevanza sociale». Inoltre il bilancio dovrà essere «tale da preservare in modo chiaro la modalità non lucrativa»; e quindi «l’ eventuale avanzo sarà destinato all’attività didattica». da “Corriere della Sera” del 27/02/12

Il problema ci tocca molto da vicino e dai Salesiani arriva una netta posizione rispetto al decreto che sostiene che l’eventuale applicazione dell’ICI-IMU alle scuole paritarie non sarebbe giusta né equa per i seguenti motivi:

– Perché contrasta con l’art. 1, comma 1 della Legge 62/2000
“Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l’espansione dell’offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall’infanzia lungo tutto l’arco della vita”.Esse, dunque, hanno i medesimi doveri e diritti delle scuole statali, poiché svolgono un servizio pubblico e concorrono ai medesimi fini.
– Perché contrasta con l’art. 1, comma 8 della Legge 62/2000
“Alle scuole paritarie, senza fini di lucro, che abbiano i requisiti di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, è riconosciuto il trattamento fiscale previsto dallo stesso decreto legislativo n. 460 del 1997, e successive modificazioni”.Per tale decreto “non si considerano commerciali le attivita’ svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali” (art. 5, comma 1 lett.a D.L. 460/1997).Ad esse dunque, si applica il medesimo trattamento fiscale previsto per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, poiché ne hanno i medesimi requisiti.
– Perché contrasta con l’art. 1, comma 3 del Decreto Legislativo 76/2005
“La Repubblica assicura a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione, per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. Tale diritto si realizza nelle istituzioni del primo e del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione, costituite dalle istituzioni scolastiche e dalle istituzioni formative accreditate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, anche attraverso l’apprendistato di cui all’articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, ivi comprese le scuole paritarie riconosciute ai sensi della legge 10 marzo 2000, n.62, secondo livelli essenziali di prestazione definiti a norma dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione”.Non possono essere considerate “commerciali” quelle attività che erogano un servizio che ha rilievo pubblico, è destinato all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e formazione, tende ad assicurare fondamentali diritti di cittadinanza, come il diritto allo studio e il diritto all’istruzione e formazione professionale.
– Perché contrasta con l’art 118, comma 4 della Costituzione
“Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.Si pone, dunque, in contrasto con questo principio costituzionale ogni decisione legislativa che, anziché favorire, abbia l’effetto di rendere ancora più difficili l’attuazione di attività educative che vengono svolte dal privato sociale, nell’interesse generale della collettività e non per fini di lucro, e sono espressione del principio di sussidiarietà.Roma, 24 febbraio 2012 La Conferenza degli Ispettori Salesiani d’Italia.

Sulla stessa scia si pongono altre opinioni secondo cui: “Mettere in crisi tutto questo non sarebbe più uno strumento di giustizia tributaria ma produrrebbe un problema ancora più vasto: la fine di una parte stessa del sistema scolastico italiano. Per troppi anni la vecchia Ici ha ingiustamente esentato le attività economiche della Chiesa: ciò non significa che oggi si debba pareggiare un vecchio conto penalizzando chi istruisce e segue molti dei nostri figli. Benestanti e non, è bene ricordarlo”.