2° Rapporto sulla qualità nella scuola 2011

Tuttoscuola propone, a 4 anni di distanza dal primo, il secondo Rapporto sullo stato di salute della scuola italiana che definisce una graduatoria delle province (e delle regioni) per la qualità del sistema di istruzione.

Il Rapporto costituisce inoltre un ricco repertorio dei principali indicatori del sistema scolastico italiano.

Decine di migliaia di dati a disposizione, tutti ripartiti per provincia e aggregati per regione e area territoriale, per soddisfare curiosità ed esigenze di informazione su moltissimi aspetti caratterizzanti la qualità della scuola italiana.

Attraverso il Rapporto è dunque possibile rispondere alle domande: qual è la provincia italiana nella quale la scuola funziona meglio? E la regione?

La graduatoria scaturisce dall’analisi dei 96 indicatori utilizzati nel Rapporto 2011 e dalla comparazione, in particolare, dei 56 compresi anche nella prima edizione del Rapporto.

tratto da: tuttoscuola.com

Giovanni Paolo II. Il mio santo in terra

Autrice: Aurora Simone

Presentazione del libro: Mercoledì 25 Gennaio 2012 ore 16:30  Sala Carroccio Campidoglio

Il libro consta di 200 pagine compresa una vasta raccolta fotografica ed è costituito da una prima parte dedicata al racconto dell’esperienza vissuta dalla professoressa Aurora Simone Massimi nell’incontro personale e di fede con papa Wojtyla; ed una seconda parte in cui vengono presentati al lettore – papa Wojtyla e papa Ratzinger – con brevi accenni alle loro autobiografie, ai loro studi e alla loro formazione.

L’Autrice ha avuto l’idea di scrivere il libro in ossequio alla beatificazione di papa Giovanni Paolo II, celebrata il 1° maggio 2011 e lo definisce il mio Santo in terra, in seguito ad una folgorazione mistica alla vista del neoeletto papa Karol Wojtyla, quando si affacciò dalla Loggia della Benedizioni della Basilica di San Pietro, subito dopo la sua elezione al Soglio Pontificio, il 16 ottobre 1978. La figura semplice e carismatica di questo Papa venuto da lontano, e soprattutto la sua celebre frase Aprite le porte a Cristo – Non abbiate paura, segnarono un momento di svolta per l’Autrice nel modo di vivere la sua vita accogliendo la fede. Il cambiamento interiore si concretizza in un nuovo modo di abbracciare la fede, ovvero maturo, e vivere il messaggio cristiano portando Cristo come riferimento nella quotidianità, in una dimensione di apostolato più concreta ed aperta al mondo. Un apostolato proiettato innanzitutto nella missione evangelizzatrice verso le nuove generazioni, bisognose anch’esse di conoscere la figura di Cristo, attraverso il Papa ed il messaggio cristiano autentico e profondo, che Egli stesso ci ha lasciato nei suoi quasi 30 anni di pontificato.

La ricchezza di questo libro va rintracciata nello stile che lo caratterizza, fortemente autobiografico, che permette al lettore di scorgere tra le righe un susseguirsi di vivaci ricordi dell’Autrice, portati alla luce con fervore e autenticità mediante la testimonianza della sua vita plasmata e arricchita dalla figura del beato Giovanni Paolo II. Questa bellissima esperienza di fede, quasi per una missione, Aurora Simone ha voluto trasmetterla anche ai suoi figli ed alle persone che la circondano sia nella vita familiare che nell’ambiente di lavoro e nella società circostante; una esperienza personale, educativa e di testimonianza, ricca di suggestioni per il lettore del libro, che leggendo le parole dense di passione si trova di fronte ad un fiume in piena che chiede solo di poter superare i suoi argini per dissetare quante più specie possibili.

Il libro ci permette inoltre di rivivere la vita e la formazione del Papa, che sin dall’inizio del suo pontificato è stato riconosciuto come uno tra noi, perché ci ha consentito di accostarci innanzitutto ad un uomo semplice e profondamente umano.

Il beato papa Giovanni Paolo II ha saputo parlare al cuore della gente, è stato un Papa definito mediatico per il suo enorme carisma comunicativo, definito, con molta riverenza, “globe trotter super star” nella sua visita pastorale negli Stati Uniti d’America. Grande il suo carisma suscitato a livello mondiale: sia nei giovani, mediante le Giornate Mondiali della Gioventù, sia nelle persone che professano altri credi religiosi. Giovanni Paolo II è stato come “un faro” che ha illuminato i credenti naviganti, ma soprattutto coloro che si erano dispersi e che hanno trovato in Lui, come Aurora Simone, uno stimolo a portare il suo bagliore in giro per il mondo, ossia attraverso la catechesi itinerante, suggeritale dallo stesso Papa nel gennaio 1980.

Il libro grazie al suo stile insieme semplice e raffinato si rivolge ad un largo pubblico ed è di facile lettura.

Carlini recensione

Locandina Libro

“una grande sfida per la sete spirituale dei nostri tempi”

«Come possiamo dare una testimonianza convincente se siamo divisi?»   È nell’ottica della nuova evangelizzazione che il Papa ha introdotto questa mattina, mercoledì 18 gennaio, durante l’udienza generale, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, durante la quale — da oggi sino a mercoledì 25 — si pregherà in tutte le chiese per il dono del raggiungimento della piena comunione.

Una grande sfida per la nuova evangelizzazione, ha detto il Pontefice, perché essa sarà «più fruttuosa se tutti i cristiani annunciano insieme la verità del Vangelo di Gesù Cristo e danno una risposta comune alla sete spirituale dei nostri tempi».

Benedetto XVI si è poi soffermato brevemente sullo stato attuale del cammino verso l’unità di tutti i cristiani.

Un traguardo per raggiungere il quale, ha detto, è necessario pregare per ottenere prima di tutto una conversione interiore «sia comune che personale». Non si tratta dunque di cercare atteggiamenti formali di cordialità o di cooperazione. Al contrario, è assolutamente necessario «rafforzare la nostra fede in Dio», in quel Dio che «si è fatto uno di noi», e cogliere «tutti gli elementi di unità che Dio ha conservato per noi».

Da queste considerazioni il Papa ha fatto discendere la natura del dono divino dell’unità dei cristiani.

Dunque non un accessorio, ma il centro dell’opera stessa di Cristo. Per questo essa è parte integrante della responsabilità di ogni battezzato, chiamato a stare insieme e a lavorare insieme «per la vittoria, in Cristo, su tutto ciò che è peccato, male, ingiustizia, violazione della dignità dell’uomo».

Certo, come ha realisticamente riconosciuto Benedetto XVI, il cammino da compiere è ancora lungo; le divisioni tra i cristiani permangono, anche se «per quanto riguarda le verità fondamentali della fede, ci unisce molto più di quanto ci divide». Proprio in virtù di queste considerazioni è necessario rinvigorire la preghiera. Soprattutto in vista della nuova evangelizzazione, che potrà essere «più fruttuosa» se tutti annunciano insieme il Vangelo.

18-01-2012 da: L’Osservatore Romano

Il Papa: ora più equità e sviluppo per i giovani

 

 

 

 

È la crisi economico-finanziaria globale che nasce in Occidente e che scatena i suoi effetti devastanti sui paesi in via di sviluppo a segnare il tradizionale discorso di augurio di inizio anno tenuto ieri da Papa Benedetto XVI al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Sono l’incertezza per il futuro dei giovani e la loro protesta sviluppatasi soprattutto nel Nord Africa e in Medio Oriente. È l’esigenza di un mondo più giusto e sicuro e soprattutto di uno sviluppo che abbia al centro l’uomo e le sue esigenze.

È la domanda di nuove regole e soprattutto di una «maggiore etica» che guidi i comportamenti individuali e sociali nell’economia globale.

È di questo che parla Papa Ratzinger ai 179 rappresentanti dei paesi accreditati presso la Santa Sede, da ultimo la Malesia, ricevuti ieri mattina in udienza nella Sala Regia. La tradizionale cerimonia è stata l’occasione per fare un bilancio dell’anno trascorso.

Malgrado tutto invita ad avere speranza nel futuro, Papa Ratzinger. Ce n’è bisogno. Il quadro è drammatico. Ne è ben consapevole il pontefice.

«Il momento attuale – osserva – è segnato purtroppo da un profondo malessere e le diverse crisi, economiche, politiche e sociali, ne sono una drammatica espressione».

Sottolinea come «gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale» iniziata nei Paesi industrializzati stiano lasciando «disorientati e frustrati soprattutto i giovani».

etica e giovani

Invoca un cambiamento profondo dei comportamenti individuali e sociali, degli individui e degli

Stati. Perché la crisi può essere affrontata come un’occasione per «riflettere sull’esistenza umana e

sull’importanza della sua dimensione etica».

Indica quale debba essere l’obiettivo di questo cambiamento: «Non soltanto cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le

proprie capacità a beneficio dell’intera comunità».

 

È sui giovani che insiste il pontefice. Sono stati loro i protagonisti della «primavera araba». Ricorda

il loro giustificato «malessere». Vittime della povertà e della disoccupazione, in assenza di

«prospettive certe» hanno lanciato – osserva – «quello che è diventato un vasto movimento di

rivendicazione di riforme e di partecipazione più attiva alla vita politica e sociale».

Su di un punto il pontefice insiste: il «rispetto della persona» che deve essere «al centro delle istituzioni e delle leggi». Per questo invoca «nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente

e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità».

 

i punti di crisi

È un appello al cambiamento radicale che per Ratzinger deve trovare le sue fondamenta nell’educazione offerta alle giovani generazioni. Torna così sui contenuti del suo messaggio per la Giornata mondiale della pace.

Rivendica il ruolo centrale della famiglia tradizionale, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Così arriva a definire «lesive della famiglia» e

«minacciose della dignità umana e del futuro stesso dell’umanità» le leggi che finirebbero per

intaccarla. La sua è una condanna implicita, ma nettissima, verso quelle leggi che equiparano alla

famiglia le coppie di fatto. Esplicita è, invece, quella mossa alle «misure legislative che non solo

permettono, ma talvolta favoriscono l’aborto».

 

È la difesa dei valori non negoziabili: vita, famiglia,

educazione, libertà religiosa.

Nel suo discorso Benedetto XVI elenca anche gli scenari della crisi internazionale. Dalla drammatica situazione in Siria, per la quale auspica «una rapida fine degli spargimenti di sangue e

l’inizio di un dialogo fruttuoso tra gli attori politici, favorito dalla presenza di osservatori indipendenti», al difficile rapporto tra israeliani e palestinesi in Terra Santa, la situazione in Nigeria, dove la comunità cristiana da Natale è oggetto di violenze e persecuzioni da parte dei

fondamentalisti islamici.

Il Papa ha voluto ricordare il ministro pachistano Shahbaz Bhatti, «la cui infaticabile lotta per idiritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica». Non un caso isolato, ha aggiunto,

denunciando come i cristiani siano ancora «privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti. Talvolta, sono costretti ad abbandonare Paesi che

essi hanno contribuito a edificare. Torna a ribadire lo «spirito di Assisi» e invita i governi a percorrere «un cammino di giustizia, di pace e di riconciliazione, in cui i membri di tutte le etnie e

di tutte le religioni siano rispettati»

di Roberto Monteforte

in “l’Unità” del 10 gennaio 2012

 

Ebrei e cattolici insieme per l’unico «sì» alla vita

dialogo tra due fedi

 

 

Giornata del dialogo tra le due fedi

17 gennaio 2012

 

La domanda del Signore a Caino, «Dov’è Abele, tuo fratello?», è come un grido di dolore con cui Dio chiede conto della prima morte violenta nella storia della salvezza. Con il delitto che viene narrato all’inizio del Pentateuco, la Bibbia mostra come il «sì» alla vita e la condanna dell’omicidio siano principi irrinunciabili. Concetti che, dopo il diluvio, il Signore ribadisce quando stabilisce un’alleanza con l’umanità rappresentata da Noè e dalla sua discendenza: «Del sangue versato, ossia della vostra vita, io domanderò».

Ed ecco che il Vivente interverrà, poi, per salvare Isacco legato sul monte Moriah, Giuseppe venduto dai fratelli o il popolo ebraico schiavo in Egitto.

Finché, con il passaggio del Mar Rosso, il patto sul Sinai sancisce in modo definitivo il diritto alla vita.

Lo fa nella prescrizione Non uccidere, sesta Parola del Decalogo (il quinto comandamento secondo la tradizione cattolica) che quest’anno è al centro della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra cattolici ed ebrei.

 

L’appuntamento che è giunto alla sua 23ª edizione viene celebrato oggi in Italia. «Le due esperienze religiose – spiega il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei – sono poste sulla frontiera della vita, della sua origine e del suo significato.

Questo è peraltro un tema caldo nel rapporto con la cultura contemporanea, soprattutto in Occidente. Perciò credo che ebraismo e cattolicesimo siano chiamati ad annunciare con forza la sacralità della vita come dono di Dio».

La Giornata si celebra dal 1990 alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. «In un mondo dove i contatti sono sempre più stretti – spiega il presidente dell’Assemblea dei Rabbini – è importante la conoscenza reciproca che rappresenta l’unico strumento per sconfiggere l’ignoranza e quindi i pregiudizi».

E Bianchi chiosa: «Dopo tanti silenzi o tanti gridi che hanno attraversato i secoli, questa iniziativa dona la possibilità di un colloquio che dispone ad ascoltare le ragioni dell’altro e le meraviglie che il Signore opera nella storia di ciascuno. Il dialogo è insieme la gioia e lo stupore dell’incontro, la constatazione della differenza, la speranza di poter procedere insieme verso la direzione che Dio ci indica».

 

messaggio integrale per la giornata del dialogo tra le due fedi

Giacomo Gambassi e Mauro Bianchini

 

Avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2012-2013

Richiamiamo all’inizio dell’anno 2012 il

Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana con cui i vescovi italiani hanno sollecitato studenti e genitori ad avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

Degne di nota sono le parole del Papa nel ribadire come la disciplina sia utile a rispondere ai perché della nostra vita educando i giovani ad assumere una condotta di vita ispirata ai valori etici e cristiani.

 

Cari studenti e genitori,

nelle prossime settimane sarete chiamati a esprimervi sulla scelta di avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica.

Si tratta di un appuntamento di grande responsabilità perché consente, a voi studenti, di riflettere sulla validità di tale proposta e di decidere personalmente se farne risorsa per la vostra formazione e, a voi genitori, di ponderare le possibilità educative offerte ai vostri figli.

Vogliamo dirvi che vi siamo vicini, condividiamo i dubbi e le speranze che abitano il vostro cuore di fronte alle ricadute che le contraddizioni del momento presente e le incertezze del futuro hanno sulla scuola; partecipiamo al vostro anelito di verità e di sicurezza, impegnati, insieme a tutte le persone di buona volontà, in particolare mediante lo strumento dell’insegnamento della religione cattolica, a fare della scuola uno spazio educativo autentico per le nuove generazioni, un luogo di formazione alla pacifica convivenza tra i popoli e di confronto rispettoso, sotto la guida di veri maestri e di convinti educatori.

 

La Chiesa è dalla vostra parte, si fa carico di ogni vostra fatica, vuole offrirvi il supporto della sua bimillenaria esperienza a servizio dell’uomo e delle sue più profonde aspirazioni, vuole aiutare voi studenti, attraverso l’opera di insegnanti professionalmente competenti e spiritualmente motivati, a leggere e interpretare la cultura letteraria, artistica e storica in cui siete nati e cresciuti, o dove siete approdati in seguito a scelte di vita o a esodi forzati.

L’insegnamento della religione cattolica è una disciplina che tiene viva la ricerca di Dio, aiuta a trovare risposte di senso ai “perché” della vita, educa a una condotta ispirata ai valori etici e, facendo conoscere il cristianesimo nella tradizione cattolica, presenta il Vangelo di Gesù Cristo in un confronto sereno e ragionato con le altre religioni.

Afferma a questo proposito Papa Benedetto XVI: «una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura» (Discorso all’Incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernandins, Parigi 12 settembre 2008).

 

Nel cuore di una formazione istituzionalizzata come quella della scuola, in continuità con la famiglia e in preparazione alla vita sociale e professionale, l’insegnamento della religione cattolica è un valore aggiunto a cui vi invitiamo a guardare con fiducia, qualunque sia il vostro credo e la vostra estrazione culturale.

In forza delle sue ragioni storiche e della sua valenza educativa, esso è di fatto capace di proporsi come significativa risorsa di orientamento per tutti e di intercettare il radicale bisogno di apertura a dimensioni che vanno oltre i limiti dell’esperienza puramente materiale.

 

Cari genitori e docenti, a voi rivolgiamo il caloroso invito a operare insieme perché non manchi alle giovani generazioni l’opportunità di una proposta inerente la dimensione religiosa e di una cultura umanistica e sapienziale che li abiliti ad affrontare le sfide del nostro tempo.

 

Roma, 15 novembre 2011

 

LA PRESIDENZA

DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_doc.edit_documento?id_pagina=7414&p_id=15512

Gesù nelle mani dei giovani

 

L’educazione delle nuove generazioni alla pace

 

 

Il 2011 si è concluso così come era iniziato, segnato da una serie di manifestazioni dei giovani in quasi tutte le capitali europee e in buona parte di quelle del resto del mondo. Nelle nuove generazioni è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia. E su questo, come su altri versanti, il 2012 si annuncia altrettanto tenebroso all’orizzonte. “Le radici di questo malessere – dice il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace in questa intervista rilasciata al nostro giornale – sono anzitutto culturali e antropologiche”. Quello che manca, ritiene in sostanza il porporato, è un’educazione alla solidarietà intergenerazionale. E questo genera il disorientamento dei giovani di fronte a modelli che sentono come propri. Non a caso il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno ha scritto: “Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno”. Sono questi i motivi “per i quali Benedetto XVI – sottolinea il cardinale – reclama la responsabilità di tutti alla formazione dei giovani, i veri protagonisti del futuro”.

Effettivamente il concetto chiave della Giornata mondiale della pace 2012 sembra ruotare su due cardini indicati dal Papa: il protagonismo dei giovani e la contestualizzazione delle questioni da affrontare come sfide. Il fatto che la Chiesa punti molto sui giovani non è una novità. Cosa c’è in più in questo ulteriore richiamo di Benedetto XVI?

L’attenzione mostrata dal Papa per i giovani è profondamente coerente con quella di tutta la Chiesa nei loro confronti. Essi, infatti, sono da sempre in cima ai pensieri della Chiesa, poiché offrono un formidabile sguardo di speranza verso il futuro e, in questo senso, rappresentano la continuità della famiglia umana. Il Pontefice ha accolto il grido spesso silenzioso di tantissimi giovani e si impegna in prima persona perché essi siano resi protagonisti di un mondo nuovo e, nello stesso tempo, di una nuova evangelizzazione del sociale, di un impegno di trasfigurazione del mondo a partire dalla fede in Gesù Cristo. Quindi, come sostiene Benedetto XVI nella Caritas in veritate, fiduciosi piuttosto che rassegnati, i giovani protagonisti e costruttori di un futuro migliore, sono chiamati a riprogettare il loro cammino e a darsi nuove regole. Il messaggio del Papa, così come la sua omelia del 1° gennaio, sono fortemente calati nella realtà del mondo attuale. Un mondo gravemente segnato non solo dalla crisi economica e finanziaria, con tutte le sue molteplici drammatiche conseguenze, in primo luogo nel mondo del lavoro, ma anche dalla diffusa mentalità nichilista che nega ogni fondamento trascendentale e confina la persona in un orizzonte di solitudine, di materialismo, di egoismo, di disperazione. Il Papa ha voluto esprimere la sua profonda, concreta e accorata vicinanza alle inquietudini che oggi affliggono i giovani e le loro famiglie; ha voluto accogliere e rilanciare le loro giuste richieste di giustizia, da qualunque parte del mondo esse provengano, e certo non per farsi portavoce degli indignados, come hanno suggerito o scritto alcuni giornali.

Tra le cose che influenzano negativamente i giovani, il Papa, già nella Caritas in veritate, denunciava una “carenza di pensiero” nella società odierna. Poi ha continuato a porre l’accento su quella che egli non ha esitato a definire “emergenza educativa”. Oggi torna a indicare l’educazione dei giovani come una sfida da affrontare per conquistare la pace e la giustizia nel mondo. Cosa c’è che non va nel sistema educativo a livello mondiale?

Il sistema educativo non è, per così dire, un organismo isolato, un organismo a sé stante. È piuttosto espressione di una solidarietà intergenerazionale tra passato e presente, tra presente e futuro. È intimamente intrecciato ad altri sistemi che riguardano l’esistenza umana. Soprattutto è intrecciato con la pratica quotidiana, cioè con quel mutevole stile della vita che sembra ormai incapace di sostenere il sistema educativo. Penso per esempio a tutto ciò che discende, in termini culturali e di mentalità, dal consumismo, dall’edonismo e, specialmente, da un’idea di libertà fraintesa. Nel senso che essa viene percepita solo come licenza di seguire all’infinito i propri impulsi e interessi particolari, e non come capacità di legarsi al vero bene, accettando quelle regole che lo tutelano e lo favoriscono. Tale concezione uccide, di fatto, la stessa libertà, generando quell’emergenza educativa, più volte denunciata dal Papa, che è un’emergenza di carattere antropologico ed etico. Questa può essere contrastata efficacemente mediante il serio rilancio di un nuovo pensiero critico, di una cultura aperta alla trascendenza e di un’educazione aperta al compimento umano in Dio. Lei mi domanda cosa non va nel sistema educativo. Io credo che la questione principale riguardi soprattutto la mancanza di una visione allargata, di un ampio orizzonte. Oggi, a mio parere, c’è bisogno di una educazione alla mondialità, che sia interdisciplinare, interculturale, interreligiosa, interetnica.

È stato per richiamare questa necessità di un nuova educazione che il Papa, all’omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, ha posto quell’inquietante interrogativo: “Ha ancora un senso educare?”.

Credo che il senso della domanda del Papa sia duplice. Innanzitutto credo abbia voluto focalizzare, con una provocazione, l’attenzione su una questione che ritiene fondamentale. Poi però ha voluto lanciare una sorta di “richiamo educativo” alla solidarietà intergenerazionale che consideri l’educazione come l’espressione e la trasmissione di un “manuale per la vita”, nell’ottica di una rinnovata etica pubblica e di una forte coesione sociale. Il Papa, chiedendo se abbia senso educare, ha sollevato un problema oggi radicale. Riguarda l’intero contesto culturale ed è posto primariamente dalla crisi del pensiero e dell’etica. Se manca ogni fondamento, se l’idea di verità viene messa da parte, si mette da parte anche un orizzonte, un fine al quale educare. L’educazione, infatti, per sua natura proietta e propone, nel costante dialogo, una molteplicità di principi e di cognizioni. Ma se tali principi e cognizioni vengono privati del loro senso, del loro fondamento di verità, ecco che l’intero processo educativo, per così dire, crolla. In questo senso, Benedetto XVI, consapevole della profonda correlazione del sistema educativo con altri sistemi e con altre realtà private e pubbliche, ha voluto appellarsi a tutti i responsabili del processo perché insieme compiano una revisione, una decostruzione dell’assetto attuale e una conseguente ricostruzione in termini, prima di tutto, di responsabilità. I giovani, infatti, spesso si trovano a vivere in contesti e ambienti di vita diseducativi, a fare esperienze che li fanno perdere o frustrare. Tutti i responsabili chiamati in causa sono invitati ad agire. Se, per esempio, il mondo politico non si fa esemplare, non solo nell’elaborazione di politiche eque, ma anche nella condotta del personale politico, o se la politica soggiace interamente alla sola forza degli interessi economici e finanziari stabilendo, così, una sua subalternità rispetto a essi, anche la società degenera. Lo stesso si può dire di tutti gli educatori, compresi i pastori e i formatori ecclesiastici. Credo sia fondamentale richiamare il problema dell’urgente rinnovamento della democrazia partecipativa, sempre più minata da derive populiste o da istanze nazionaliste o regionaliste.

I giovani in effetti non sono entità isolate. Essi vivono in un contesto che sembra spingerli su tutt’altra via rispetto a quella indicata dal Papa. Ancora oggi, violenza, prepotenza, intolleranza si pongono come antagonisti di sentimenti peraltro naturali per le nuove generazioni aperte al dialogo, alla convivenza pacifica, alla fraternità universale. Come metterli al riparo dai non valori che li minacciano?

Attraverso un’azione responsabile e congiunta di tutti i soggetti coinvolti. In primo luogo attraverso l’opera di educatori che siano a un tempo testimoni credibili per una seria educazione e una concreta formazione. E badi bene che i giovani non sono, per così dire, entità passive. Essi sono i primi responsabili. In questo senso, il Papa ha voluto porre l’enfasi sull’ascolto delle istanze giovanili. Ma allo stesso tempo mi sembra abbia voluto incoraggiare i giovani al protagonismo, a rendersi artefici della propria vita, nella valorizzazione dei propri talenti, in libertà e solidarietà con gli altri, a scoprire il progetto che Dio ha su ciascuno di loro.

Il Papa confida molto nell’opera della Chiesa nel campo formativo. Ma i giovani sono antropologicamente molto diversi dai loro maestri. Secondo lei si parla nel modo giusto, o meglio comprensibile, per le nuove generazioni?

Non direi “antropologicamente diversi”. Piuttosto, direi che i giovani sono diversi come mentalità, valori e formazione, così come avviene per ogni generazione rispetto alle precedenti. Se i giovani non vengono ascoltati, se vengono esclusi e non si permette loro di affermare i propri talenti e le proprie vocazioni, o se vengono confinati in un orizzonte di precarietà assoluta che li schiaccia sul presente eliminando qualsiasi progettualità del futuro, allora la risposta è che oggi non si parla ai giovani nel modo giusto. E non solo non si parla, ma non si agisce nel modo giusto, pensando, cioè, al futuro della società. Proclamando all’umanità la via della pace il Papa si è rivolto a tutti i giovani. È vero, essi sono culturalmente diversi. Ma come il Vangelo, così Benedetto XVI va diretto al cuore dei giovani, riesce anche a trascendere i confini nazionali, continentali, culturali, religiosi, superando i cosiddetti “spazi delle civiltà”. Come pastore ghanese, posso testimoniare per esempio l’accoglienza che il messaggio per la Giornata mondiale della pace ha ricevuto dai giovani del mio Paese e di tutta l’Africa, anch’essi molto diversi fra loro. Così è avvenuto in India, in Cina, in Brasile, negli Stati Uniti, in Europa e nelle altre Nazioni del mondo.

Esistono ostacoli di comunicazione per la penetrazione del Vangelo negli ambienti culturali che connotano l’universo giovanile?

Il Vangelo è un messaggio di speranza: una speranza per tutti gli uomini. È una realtà che cambia il cuore. È la buona novella valida per tutti i contesti culturali in ogni tempo. Essa va dritta al cuore delle persone. Se, però, i giovani sono costretti in ambienti, mentalità e stili di vita contrari al bene comune, contrari al loro stesso bene, e dunque contrari al Vangelo, che è un messaggio di vita, libertà, solidarietà, fraternità, accoglienza, amicizia, allora lo sguardo viene distolto dalle cose grandi e belle che l’esistenza loro riserva. Quanto alla questione della comunicazione faccio solo un esempio: per tutto il primo gennaio sono apparsi numerosissimi “cinguettii” su twitter a proposito del messaggio per la pace. È stata una gioia vedere giovani di ogni continente “cinguettare” le parole del Papa con il linguaggio tipico della rete. Sono molto contento di questa condivisione diretta con tanti giovani nel loro linguaggio e su uno dei social network tra i più frequentati dai ragazzi di ogni parte del mondo.

Il Papa ha concluso l’omelia del 1° gennaio con un’indicazione precisa: “Gesù è una via praticabile, aperta a tutti. È la via della pace”. Come il dicastero della Giustizia e della Pace cercherà di rendere visibile a tutti questa via nell’anno appena iniziato?

Innanzitutto ci dedicheremo a una diffusione capillare del messaggio per la Giornata mondiale della pace 2012. Abbiamo poi in programma la celebrazione del cinquantesimo anniversario del concilio Vaticano II. Inviteremo proprio le nuove generazioni a riflettere sui suoi contenuti. C’è poi da preparare con cura la celebrazione del cinquantesimo anniversario della Pacem in terris, nel 2013. Tra gli altri impegni di quest’anno segnalerei la preparazione della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che, come è noto, si svolgerà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno prossimo. Abbiamo anche in programma l’organizzazione, in collaborazione con altri organismi, di una conferenza sulla vita rurale e una serie di tavole rotonde su diversi argomenti: il traffico di esseri umani; la difesa della persona umana dal concepimento alla sua fine naturale; le strategie d’impresa per il bene comune; il rinnovamento della missione e dell’identità della formazione cattolica nel mondo degli affari; e infine le nuove sfide per i cattolici nella costruzione del bene comune. Naturalmente collaboreremo con gli altri dicasteri della Santa Sede per far comprendere che il culto di Dio è fondamentalmente un atto di giustizia, senza il quale non sono possibili gli altri atti di giustizia fra gli uomini. Cercheremo anche di rafforzare l’idea che la fede in Cristo è fondamentale per rinnovare la cultura e la società per il bene di tutti. In questo senso, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace è pronto ad accogliere l’invito del Papa a intensificare gli sforzi per riaffermare la grande valenza intellettuale, spirituale e morale della fede. Il dicastero si adopererà per far comprendere a tutti che Cristo è la via per la pace, contribuendo così a esplicitare la dimensione sociale della nuova evangelizzazione, in sintonia con le prospettive del Sinodo dei vescovi del prossimo ottobre.

(©L’Osservatore Romano 6 gennaio 2012)

Epifania del Signore

EPIFANIA DEL SIGNORE

Lectio – Anno A

Prima lettura: Isaia 60,1-6

 

Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

v La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, inizia una sezione di tre capitoli che celebra la gloria di Gerusalemme, riflesso della gloria del Signore, che brilla su di lei. Il profeta scrive questi capitoli all’epoca del ritorno degli ebrei dall’esilio di Babilonia, quando Gerusalemme è ancora un cumulo di macerie. Il ritorno però è un segno che il Signore non si è dimenticato del suo popolo e della sua città. Lo sguardo del profeta, che ha presente le grandi cose che Dio ha fatto per il suo popolo Israele, a cominciare dall’uscita dall’Egitto, dal dono della Tôrâ (Legge, insegnamento, guida) al Sinai, dalla prima entrata nella terra promessa, si spinge al di là della ricostruzione immediata di Gerusalemme e la vede trasfigurata dalla presenza del Signore.

A lei faranno ritorno tutti i suoi figli dispersi ed essa sarà raggiante, come una madre è felice quando può riabbracciare i suoi figli che sono stati lontani e provati da vicende dolorose.

A Gerusalemme, nella quale brilla la gloria di Dio, guarderanno non solo i suoi figli, ma tutte le genti: «Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere» (Is 60,3). Noi cristiani in particolare, che, come leggiamo nel brano della seconda lettura, siamo coeredi della promessa di Dio ad Abramo e al popolo di Israele, non possiamo dimenticare l’amore di Dio per la Gerusalemme terrestre, adducendo l’alibi che puntiamo il nostro sguardo sulla Gerusalemme celeste.

Il cammino che porterà tutti i popoli ad acclamare il Signore con una sola voce e a servirlo, non facendosi guerra, magari proprio sul modo con cui si serve il Signore, ma «appoggiandosi spalla a spalla» (cf. Sof 3,9) è faticoso e prima della risurrezione incontra la croce.

 

Seconda lettura: Efesini 3,2-3a.5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

 

v Nel brano della seconda lettura, tratto dalla lettera agli Efesini, Paolo predica con entusiasmo che per grazia di Dio gli è stato rivelato il mistero della salvezza. Questo mistero rivelato per mezzo dello Spirito Santo consiste nel fatto che i «gentili», vale a dire i pagani, coloro che non hanno ancora conosciuto Dio, sono chiamati in Gesù Cristo a «partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa». Di quale eredità e promessa si tratta? Con chi i pagani formano un solo corpo? Con Israele erede della promessa di Abramo. «Se poi siete di Cristo allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3.29), dice chiaramente Paolo nella lettera al Galati rivolto ai pagani convertiti.

«In te saranno benedette tutte le genti» (Gen 12,3) dice Dio ad Abramo dopo avergli promesso una discendenza numerosa e una terra. La scelta particolarissima di Abramo è in vista dell’universalità; attraverso Abramo la benedizione è per tutte le genti. Dio sceglie per sé una persona e un popolo, ma per rendergli segno e benedizione per tutta l’umanità. Con l’annuncio del vangelo di Gesù Cristo, dice Paolo entusiasta e pieno di gratitudine verso il Signore, la promessa di Dio ad Abramo sta rivelandosi in maniera più chiara.

Da notare l’insistenza di Paolo in questo brano della lettera agli Efesini sul fatto che non si tratta di un piano di Dio diverso da quello che ha incominciato ad essere rivelato nella promessa fatta ad Abramo. Dio è fedele alla sua promessa; egli ha scelto Israele come figlio primogenito (Es 4,22) e non lo ripudia, non lo priva della sua eredità, ora che attraverso il vangelo di Gesù Cristo sono chiamati ad essere figli di Dio anche gli appartenenti ad altri popoli, che, attraverso Gesù Cristo, diventano partecipi della stessa promessa e formano con Israele lo stesso corpo.

L’eredità di Israele e dei cristiani è unica, ma non è come le eredità materiali che non possono essere possedute tutte intere da più persone; si tratta di un’eredità spirituale che si moltiplica attraverso la partecipazione.

Dobbiamo anche noi come Paolo essere entusiasti del dono di Dio di averci introdotto nella promessa di Abramo, attraverso Gesù e impegnarci a mettere in pratica quello che Dio ci chiede in cambio. La chiamata comporta sempre un compito: ciascuno ha il suo e dobbiamo aiutarci gli uni gli altri a realizzarlo.

 

Vangelo: Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

 

Il vangel.o in immagini

NATALE EPIFANIA DEL SIGNORE ANNO B

 

Esegesi

Il brano del Vangelo che la liturgia propone oggi è costruito intorno a due centri geografici: Gerusalemme e Betlemme, verso i quali confluiscono i Magi, protagonisti del racconto, e dai quali si dipartono per tornare là donde erano venuti.

Chi sono i Magi? Matteo è molto sobrio su questi personaggi, non dice niente della loro identità. Accenna che giunsero da «oriente». Le numerose identificazioni posteriori sono basate sui cosiddetti vangeli aprocrifi e su leggende agiografiche raccontate e scritte per edificare. Tali tradizioni vanno accolte in questa luce. Esse servono nella misura in cui aiutano a contemplare il mistero divino nascosto nella nascita di Gesù o a trarre degli insegnamenti di vita, ma non devono alimentare curiosità fuori luogo, che sviano dal centro del messaggio evangelico.

L’evangelista, che tralascia volutamente di precisare l’identità dei personaggi, indica chiaramente lo scopo del loro viaggio. Sono alla ricerca del re dei Giudei e, giunti a Gerusalemme, chiedono: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

Una stella è stata per i Magi il segno di un intervento divino e una chiamata a cui hanno prontamente risposto mettendosi in cammino verso la capitale del territorio dei giudei. Alcuni Padri della chiesa, fra cui Giustino, Ireneo e Origine, accostano il versetto di Matteo «Abbiamo visto spuntare la sua stella» (Mt 2,2) con il passo del libro dei Numeri in cui Balaam, il profeta chiamato a maledire Israele, ma di cui poi è costretto ad intessere le lodi, dichiara: «Una stella procede da Giacobbe, si alza uno scettro in Israele» (Num 24,17). Accostare i due passi di Matteo e del libro dei Numeri, significa tener fisso lo sguardo sul modo in cui, entro la discendenza di Abramo, si uniscono figli di Israele e figli delle genti, mistero di cui parla Paolo nella seconda lettura (Cf. Piero STEFANI, Sia santificato il tuo nome. Commenti ai vangeli della domenica. Anno A, Marietti, Genova 1986, 48-50).

La creazione è mezzo di rivelazione e per intuire la presenza di Dio può bastare una stella, ma per scoprire il Messia d’Israele occorre l’illuminazione delle Scritture, che verranno anche consultate direttamente per sapere il luogo dove trovare «il re dei giudei».

Il re Erode rimane turbato dalle parole dei Magi ed è turbata, sottolinea l’evangelista, «tutta Gerusalemme». Il verbo greco tarasso nella forma semplice e passiva è usato da Matteo solo due volte, qui e in 14,26 dove sono i discepoli che si turbano per la visione di Gesù che cammina sulle acque; lo stesso verbo è usato da Luca per esprimere la reazione di Zaccaria (Lc 1,12) alla visione dell’angelo e di Maria alle parole che il messaggero di Dio le rivolge, anzi in questo caso l’evangelista usa una forma, che compare solo in questo versetto in tutto il Nuovo Testamento, composta con la preposizione dià che fa assumere al verbo stesso un significato rafforzativo (Lc 1,29).

Si tratta del turbamento, fatto di meraviglia e anche di sconcerto di fronte all’irrompere del divino, che attrae, ma incute anche timore. Interessante la sottolineatura dell’evangelista che «il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme». Il turbamento di Erode, infatti, si può interpretare come semplice paura di perdere il potere, che scatenerà le successive reazioni negative; quello di Gerusalemme, invece, avverte i lettori che si tratta di una manifestazione di Dio in continuità con quelle precedenti narrate dalle Scritture. L’evangelista riconosce in Gerusalemme il centro della rivelazione divina. Essa è la città scelta da Dio, per così dire, come sua dimora, in essa Dio ha fatto una casa a Davide e là ha permesso a Salomone di costruirgli il tempio. Essa è centrale nella storia dell’alleanza di Dio con Israele e non si può prescindere da essa nell’allargamento della rivelazione da Israele alle genti.

Erode per rispondere alla domanda dei Magi sul luogo in cui doveva nascere il Messia consulta gli esperti delle Scritture, che rispondono con una citazione del profeta Michea: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele» (Mt 5,1; Mt 2,6).

Erode, per avere notizie sul Messia di Israele, sceglie la strada corretta: consultare le Scritture; egli, però, non mette in contatto direttamente i magi con gli interpreti delle Scritture stesse. Si fa lui stesso mediatore fra loro e la parola divina. È Erode che si informa e che chiama «segretamente» i magi. Egli adotta le forme di un complotto; vuole assicurarsi di avere le informazioni in segreto, per usarle a suo piacimento. La sua è una mediazione indebita; un appropriarsi a proprio vantaggio della rivelazione.

I magi, informati dalle parole profetiche, riprendono il cammino e ritrovano anche la guida della stella. Molto sobria la descrizione della visita dei magi al bambino trovato con «Maria sua madre». Ella è testimone silenziosa dell’umanità di questo bambino, attorno al quale si verificano prodigi e la cui nascita va posta in relazione al messaggio divino contenuto nelle Scritture.

I magi portano dei doni. Sulla simbologia dei doni si è concentrata una lunga ricerca. In particolare i magi sono stati identificati in numero di tre proprio perché tre sono i doni. Essi, inoltre, sono stati identificati come re sulla scia dei versetti 10-11 del salmo 71 (72), che la liturgia fa leggere oggi; «I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti».

Si tratta di un salmo in cui si celebrano le doti di giustizia, rettitudine, capacità di governo, assunzione della difesa dei poveri e degli oppressi del re ideale di Israele, che è sempre e soltanto luogotenente di Dio. Stabilire la giustizia, come via alla pace è il compito del «re dei giudei» secondo i Salmi e diversi altri passi biblici. A lui guarderanno i popoli della terra, ma il loro prostrarsi di fronte al «re dei giudei» o il loro andare a Gerusalemme, come insistono i profeti, non sarà perché costretti da un potere oppressivo, ma perché anche a loro sarà dato di seguire, come Israele, le vie di Dio a gloria di Dio stesso. Questa prospettiva è chiara nel brano di Isaia che fa da sfondo alla presentazione del dono dei magi: «Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore» (Is 60,6).

Nell’applicare a Gesù i testi biblici, che parlano del re ideale e dello shalom realizzato, non dobbiamo privarli della loro carica escatologica, vale a dire dell’allusione ad un ulteriore e definitivo intervento divino verso il quale dobbiamo ancora camminare, perché termine della storia.

Anche i magi, avvertiti in sogno di non passare da Erode, rientrano per altra via al loro paese.

Anonimi sono entrati nel Vangelo e anonimi ne escono. L’attenzione dell’evangelista non è su di loro, ma sul bambino la cui identità si palesa solo attraverso la corretta lettura delle Scritture.

 

Meditazione

La solennità della nascita del Signore Gesù e quella della Epifania sono due misteri profondamente legati, tanto che anticamente non erano separati nella celebrazione liturgica. Sono la rivelazione dell’unico mistero del Figlio di Dio che viene tra gli uomini portando loro la luce; se il Natale sottolinea maggiormente la manifestazione del Figlio di Dio nella sua nascita nella carne, l’Epifania mette in risalto la dimensione universale di questo evento salvifico. Ma ambedue le feste sono rivelazione dell’unico mistero di Dio che assume la nostra umanità per salvarla (e nella tradizione orientale la festa della Epifania è chiamata appunto Teofania, manifestazione di Dio).

Nella tradizione liturgica occidentale, in questo giorno è stato progressivamente privilegiato il tema della universalità della chiamata alla salvezza, aspetto sottolineato sia con la scelta del testo di Isaia (il pellegrinaggio dei popoli verso Gerusalemme) sia soprattutto con il racconto dei Magi, saggi pagani che intraprendono un lungo viaggio per adorare il re dei Giudei. E su quest’ultima narrazione, tramandataci solo dall’evangelista Matteo, soffermiamo la nostra attenzione.

Il racconto della venuta dei Magi a Gerusalemme e a Betlemme è costruito da Matteo sulla base di due linee interpretative che si intersecano e formano la trama interiore della narrazione. La prima è strettamente legata al ricco sottofondo biblico, fatto di allusioni, testi, immagini (si pensi alla portata simbolica della stella, come allusione a Nm 24,7, oppure al riferimento al testo di Is 60), a cui Matteo fa continuamente riferimento. La seconda linea interpretativa orienta a leggere i racconti dell’infanzia, all’interno del vangelo di Matteo, come una sorta di prologo all’intero racconto, capace di lasciarci intravedere i temi che in seguito saranno sviluppati. E in questa prospettiva la narrazione dei Magi acquista una luce sorprendentemente ‘pasquale’, in quanto preannuncia il dramma del destino del Messia di Betlemme, crocifisso a Gerusalemme, risorto e costituito Signore (kyrios) di tutti i popoli, adorato quale Figlio di Dio dalla comunità cristiana, popolo dell’alleanza aperto al

mondo dei lontani (e in Mt 27,54, sarà proprio un pagano, il centurione, a proclamare il crocifisso quale Figlio di Dio).

Potremmo cogliere il centro dinamico del racconto nella domanda iniziale che i saggi venuti dall’oriente pongono ad Erode e ai capi del popolo; «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?» (v. 2). Questo interrogativo supera il contesto preciso della ricerca dei Magi e assume un contenuto teologico più ampio che potrebbe essere formulato così: da dove viene il Messia?

Nella sua narrazione, Matteo offre una risposta articolata a questo interrogativo: dalla domanda iniziale formulata dai Magi, passando attraverso una rilettura dei testi biblici (con la quale viene sottolineata la necessaria mediazione della Scrittura) e oscillando tra due luoghi simbolici (Gerusalemme e Betlemme), si giunge a una rivelazione del volto stesso di Dio nel suo progetto di salvezza per tutta l’umanità. Il filo conduttore di questa progressiva manifestazione è offerto, d’altra parte, dalla affascinante ricerca dei Magi, dal loro cammino misterioso sotto il segno di una ‘stella’, cammino ritmato dai tre verbi, vedere – venire – adorare, che sono la forza interiore della loro ricerca: «Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (v. 2). In contrasto con la verità e la gioia della ricerca dei Magi, viene sottolineata la reazione inaspettata e carica di paura di Erode e dell’intera città di Gerusalemme e il passaggio dal turbamento a una ricerca piena di ambiguità. Erode incarna così una ricerca falsa che ha come presupposto la chiusura e l’incredulità, la paura e il turbamento. L’avvertimento suona chiaro: non basta possedere la Scrittura se non c’è un cuore aperto alla ricerca e alla rivelazione della regalità del Messia.

La ricerca dei Magi, a cui la stella apparsa all’inizio diventa guida e conferma di ciò che le Scritture attestano, si conclude nella gioia e nella adorazione. È la gioia che sgorga dalla consapevolezza che il faticoso cammino di ricerca ha un reale fondamento nella fedeltà di Dio; è la gioia del compimento, della meta raggiunta; è la gioia messianica della presenza di Dio che fortemente contrasta con il turbamento di chi non sa gioire dell’approssimarsi della visita di Dio. E questa gioia si trasforma in adorazione, appena «videro il bambino con Maria sua madre» (v. 11). E mediante l’offerta dei doni, questa adorazione esprime il riconoscimento del potere di questo re e bambino.

Come nota J. Goldstain, la storia dei Magi «è la nostra storia; è la storia del credente che risponde alla chiamata di Dio che gli giunge in mezzo alla confusione di questo mondo e che, nonostante le notti dello Spirito che deve attraversare, persevera nel suo cammino. Dio spesso si nasconde e raramente si svela a quelli che vuole chiamare al suo servizio, giusto quel tanto per spingerli a un primo passo che dovranno proseguire, come i Magi, nella oscurità, nella fedeltà e nella fede, fino all’incontro faccia a faccia». I Magi sono davvero l’icona dell’uomo che cerca, dell’uomo che è inquieto, come direbbe s. Agostino, finché il suo cuore non trova riposo in Dio. In questi Magi che fanno del viaggio il senso della loro vita trova voce ogni uomo che desidera conoscere e incontrare il volto di Dio e nella avventura di questi uomini, nel modo con cui percorrono una via, nelle domande che essi sanno porre, nei poveri segni che hanno a disposizione, nel loro sguardo, ognuno di noi può scoprire un aiuto per il suo cammino di fede. Un cammino che richiede sempre novità, apertura, rischio per vie inaspettate. I Magi, infatti, arrivano per una strada, ma ritornano al loro paese per un’altra. C’è in qualche modo, una strada vecchia, ‘di prima’, che parte dal proprio paese (il luogo dell’origine, della propria storia, delle proprie sicurezze) e conduce a Dio. E c’è una strada nuova (dopo l’incontro) che parte dalla scoperta del volto di Dio e riporta al proprio paese. I Magi saranno tornati nella loro terra con il volto di quel bambino nei loro occhi, ma soprattutto con la consapevolezza che nelle mani di quel bambino ormai tutta la loro vita – e anche la loro faticosa ricerca – era racchiusa, custodita, salvata, pacificata. Veramente i Magi sono per noi dei maestri nella ricerca del volto di Dio.

 

Preghiere e racconti

 

Il sapore della speranza

Se a Natale i cristiani ricordano che il Messia Gesù è nato a Betlemme in una condizione di povertà e che solo poveri pastori lo hanno riconosciuto, l’Epifania (che per l’Oriente cristiano è la grande festa legata alla Natività) ci ricorda che alcuni uomini che non avevano la fede nel Dio di Israele, alcuni sapienti, sono stati anch’essi coinvolti dall’evento della nascita di Gesù. Pagani, appartenenti non al popolo eletto ma alle genti e alle culture d’Oriente, eppure uomini capaci di una ricerca, di una lotta anti-idolatrica, di una lettura dei segni dei tempi, di inseguire una speranza che abita tutta la storia umana. Si sono messi in cammino, hanno lasciato il noto dei loro luoghi per seguire una stella e giungere poi allo stesso centro: il Messia Gesù. Avevano un “orientamento”, potremmo dire, e seguendolo con tutto il proprio essere, con convinzione e perseveranza, pronti ad affrontare l’ignoto, sono giunti alla fine della loro ricerca. Ecco il significato dell’Epifania: la buona notizia del cristianesimo non si identifica con una cultura, ma è universale, perché ogni essere umano e ogni cultura possono, nell’uomo Gesù che ha raccontato Dio, trovare la verità dell’uomo, può cogliere l’altro come destinatario di attenzione, di vicinanza, di amore. […] Ma questi sapienti dell’Oriente hanno costituito anche per gli ambienti più semplici l’immagine dell’alterità: se, infatti, lo stesso Gesù appena nato è sempre stato raffigurato come “uno di noi”, bianco, con gli occhi chiari, i magi hanno rappresentato – per colore della pelle, per cavalcatura usata, per abiti e abitudini – il simbolo del diverso, dello straniero che si fa prossimo. Forse anche per questo un tempo l’Epifania era una festa “estesa”, dilatata. Quando il Natale invitava all’intimità del singolo nucleo famigliare, tanto l’Epifania veniva allargata a parenti, vicini, persone sole, agli emarginati: una festa contrassegnata dalla generosità, dalla gratuità del dono.

(Enzo BIANCHI, Ogni cosa alla sua stagione, Einaudi, Torino, 2010, 75-77).

Una pasqua annunciata

 

«Alza gli occhi intorno e guarda; tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano» (Is 60,4).

 

«Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». (Mt 2, 10-12).

 

Un proverbio, preso dai miei ricordi d’infanzia, suona: «la Pasqua-Epifania tutte le feste si porta via». Ciò che allora mi sembrava incomprensibile, era lo strano accoppiamento dell’Epifania con la Pasqua.

Il Gesù bambino adorato dai magi che già richiama il Gesù crocifisso e risorto. Il Figlio di Maria e Giuseppe ancora infante, cioè senza parola, che come in una rapida dissolvenza cinematografica, cede il posto al Cristo Signore, alfa e omega della storia, Parola unica ed ultima dell’amore universale del Padre.

Poi, col passare degli anni, ne ho capito il motivo e so che non potrebbe essere diversamente. L’Epifania del Dio-bambino ai magi, cioè il suo manifestarsi ai lontani e ai pagani, è già un primo squarcio di luce che lacera il velo del tempio che separava e nascondeva il «Santo dei santi». La lacerazione di quel velo sarà totale e definitiva nell’evento pasquale, quando l’urto dell’onda luminosa del Risorto romperà le anguste barriere di separazione tra cielo e terra, tra vita e morte, tra uomo e uomo. Così l’Epifania del Natale è il primo bagliore di una Pasqua ormai annunciata. E la Pasqua è l’annuncio della totale epifania di Dio finalmente realizzata.

 

Cercare Dio

Oggi è la festa degli infaticabili cercatori di Dio, degli inarrestabili pellegrini dell’Assoluto, incamminati verso cieli nuovi e terra nuova: «I tuoi figli vengono da lontano» (Is 60, 4).

A qualunque popolo, razza, religione e cultura appartengano, tutti lo possono trovare perché Egli, che è la meta, si è fatto anche strada. Visto il collegamento tra Epifania e Pasqua, non sarebbe male commentare quella preghiera che si pronuncia nella liturgia del venerdì santo per coloro che, pur non credendo in Dio, vivono con bontà e rettitudine di cuore. È splendida: «Dio, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda nostalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace: fa’ che, al di là di ogni ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimonianza della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico vero Dio e padre di tutti gli uomini».

I magi sono il simbolo di tutti coloro che affrontano un lungo percorso ad ostacoli senza cedere ai tentativi di depistaggio o disorientamento, senza lasciarsi catturare dagli ambigui sorrisi del potere. E il loro viaggio non termina, come ci aspetteremmo, con il raggiungimento del traguardo sognato. «Videro il Bambino con Maria sua Madre» e così, si potrebbe concludere, vissero felici e contenti. No. Dopo aver offerto i loro doni, «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».

Da allora sarà sempre così per chi lo ha trovato e poi vuole rimanere con lui: bisogna saper cambiare strada, per non perderlo; anzi, per non perdersi.

 

Avvicinarsi a Dio

Festa anche dei lontani, degli stranieri, degli esclusi dal sistema. L’apparire della luce di Dio tra le nostre tenebre capovolge i sistemi dei pesi e delle misure da noi stabiliti. Trasforma i meccanismi di esclusione e inclusione da noi codificati. Ci sono «lontani» che diventano «vicini», e «primi» che diventano «ultimi». Ci sono pii e osservanti delle leggi e maestri di morale che escono dal tempio senza essere perdonati; e peccatori, prostitute ed empi samaritani che diventano modelli di santità. Non è l’etichetta che conta. Le vecchie carte d’identità, per lui, sono tutte scadute e vanno rinnovate con… altri criteri.

Se i magi riescono a incontrare e adorare Gesù, è perché Dio, per rivelarsi, «non fa preferenze di persone», non chiede prima la tessera di appartenenza politica o religiosa, non discrimina in base ai titoli di studio o ai diplomi di benemerenza. Non valuta insomma le condizioni di staticità o i piedistalli del passato. Egli va incontro e svela il suo volto a quanti si spingono sulle piste del futuro e aprono i varchi dell’esodo. Si fa trovare nella casa di ogni uomo reso «infante», senza capacità o diritto di parola e di difesa.

Si fa identificare da chi ha già deciso di assomigliarli. E gli si può assomigliare solo lasciando la nostra strada, oltre che la sicurezza della nostra casa, per seguire i suoi sentieri e le sue tracce.

 

Leggere i segni di Dio

Festa di chi sa leggere i segni. Una “stella”, guidava i magi nel loro faticoso cammino.

Quanti segni anche per noi, nella natura, negli eventi del tempo, nel cuore dell’uomo, possono diventare frecce direzionali, raggi luminosi che discretamente, nel cuore della notte, orientano i nostri timidi passi verso un paese, sempre incompiuto, dove c’è spazio per ogni uomo: quell’uomo che è lo spazio stesso di Dio.

Soprattutto il Bambino, scoperto e adorato nella povertà di un villaggio da questi curiosi investigatori del mistero, è i1 segno che dobbiamo indagare tra le case e le baracche della terra, se vogliamo rintracciare i preziosi lembi del cielo. È lui il vero cielo, e ne dobbiamo intuire la presenza oltre il velo di ogni persona, dietro le quinte di ogni scena storica. Davanti a Gesù i magi non dicono nulla. Di fronte a lui solo silenzio, ginocchia che si piegano, vita che diventa dono: mirra, oro, incenso. È Gesù crocifisso, risorto, glorificato. Compendio dei misteri dolorosi, gaudiosi e gloriosi della vita umana. Epifania di Dio, pellegrino sulle strade dell’uomo. Epifania dell’uomo, quando si fa pellegrino sulle strade di Dio. Un monito per le nostre comunità affinché, come popolo di «magi pellegrini», non indugino nei palazzi di Erode, nelle accademie dell’immobilismo, nei labirinti delle ricerche a tavolino, ma affrontino la strada della concretezza quotidiana e forzino la marcia verso quell’alto monte dove il Signore, eliminata per sempre la coltre della morte e fatto cadere l’ultimo velo che impedisce la completezza della sua definitiva epifania, ha già preparato il festoso banchetto della vita e della pace per tutti i popoli.

(Don Tonino Bello, Avvento. Natale. Oltre il futuro, Padova, Messaggero, 2007, 97-102).

Gloria a te,

altissimo Signore,

che ti sei fatto umile Bambino.

Gloria a te,

invisibile Dio,

che ci hai mostrato il tuo Volto.

Gloria a te,

infinito Padre,

che hai scelto una Donna

per rivelare la tua bellezza.

Gloria a te,

immenso Creatore,

che accogli la fede

e l’adorazione dei Magi.

Gloria a te,

onnipotente Bambino,

che ti manifesti alle genti

in semplicità e umiltà.

Gloria a te,

misericordioso Dio,

che doni a tutti pietà e tenerezza.

Gloria a te,

divino Sovrano

del cielo e della terra…

Apri a tutti gli uomini

le porte del tuo Regno.

* Per l’elaborazione della «lectio» di questa domenica, oltre al nostro materiale di archivio, ci siamo serviti di:

o serviti di:

– Temi di predicazione, Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2002-2003; 2005-2006.

G. TURANI, Avvento e natale 2011. Sarà chiamato Dio con noi. Sussidio liturgico-pastorale, San Paolo, 2011.

– Messalino festivo dell’Assemblea, Bologna, EDB, 2007.

– Eucaristia e Parola. Testi per le celebrazioni eucaristiche di Avvento e Natale, a cura di Enzo Bianchi et al., Milano, Vita e Pensiero, 2005.

– La Bibbia per la famiglia, a cura di G. Ravasi, Milano, San Paolo, 1998.

– J.B. METZ, Avvento-Natale, Brescia, Queriniana, 1974.

– E. BIANCHI, Le parole della spiritualità. Per un lessico della vita interiore, Milano, Rizzoli, 21999.

– T. BELLO, Avvento e Natale. Oltre il futuro, Padova, Messaggero, 2007.

 

 

Scuola in chiaro: istruzioni per l’uso

 


Le scuole potranno inserire i loro dati. Dal 12 gennaio aperto l’accesso al nuovo servizio

 

 

In occasione della presentazione a Roma degli esiti della sperimentazione “Valorizza”, il capo dipartimento del Miur, Giovanni Biondi, aveva dato notizia del varo del progetto “Scuola in chiaro” in una logica di trasparenza e di accesso per le famiglie in occasione delle iscrizioni.

Il progetto, presentato con circolare 108 del 27 dicembre dallo stesso ministro Profumo, è stato illustrato con indicazioni operative nella nota prot. n. 6756 del 30 dicembre (www.istruzione.it), firmata dal Direttore Generale Emanuele Fidora.

Il progetto “Scuola in chiaro” – si legge nella nota – si articola in due fasi coordinate, una a carico della Amministrazione centrale e un’altra di responsabilità delle Istituzioni scolastiche.

L’Amministrazione da parte sua cura la predisposizione, in forma grafica e tabellare, dei dati riguardanti la singola Istituzione scolastica già presenti nel sistema informativo in quanto acquisiti attraverso processi amministrativi e varie rilevazioni ad hoc (informazioni generali sulla scuola, alunni, esiti scolastici, personale scolastico,…).

Le Istituzioni scolastiche provvedono invece all’inserimento delle informazioni di loro esclusiva conoscenza (didattica, servizi offerti, valutazione, eventuale presenza di modelli personalizzati per le iscrizioni).”

I dati delle istituzioni scolastiche possono essere  inseriti a partire dal 4 gennaio 2012, con la possibilità di effettuare in via permanente modifiche, integrazioni, aggiornamenti delle informazioni stesse. L’inserimento dei dati a cura delle scuole – continua la nota firmata dal DG Fidora – avviene tramite una apposita applicazione, avente il medesimo nome del progetto (“Scuola in chiaro”), situata nell’area “Rilevazioni” del portale SIDI; tale applicazione consente il caricamento di file (in formato pdf, doc, jpg o bmp per le immagini e di dimensione limitata ad un massimo di 1MB per ogni singolo file) e l’inserimento di dati attraverso griglie predisposte, con la compilazione di tabelle predefinite ovvero tramite la spunta di un elenco di voci”.

“Scuola in chiaro” partirà dal 12 gennaio 2012 e comprenderà sia i dati ministeriali sia quelli immessi da ogni singola istituzione.

La nota chiarisce anche che per l’anno scolastico 2012/2013 le iscrizioni possono essere effettuate attraverso il nuovo sistema on line per le prime classi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, pur rimanendo attiva la tradizionale procedura di iscrizione presso le Istituzioni scolastiche.






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tuttoscuola.com

2011, un anno di scuola dalla A alla Z

il riepilogo dei principali avvenimenti che hanno riguardato la scuola italiana nell’ultimo anno.

 

UN ANNO DI SCUOLA DALLA A ALLA Z

Fatti, avvenimenti e persone – Consuntivo del 2011


A cura di TUTTOSCUOLA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A

 

Apprendistato

(maggio) – Il Consiglio dei ministri approva in prima lettura il decreto legislativo di riforma dell’apprendistato, destinato a diventare il Testo Unico in materia. Dopo l’intesa in Conferenza unificata il decreto entra in vigore alla fine di ottobre.

I contratti di apprendistato si applicano anche a ragazzi che abbiano compiuto 15 anni di età e, in tal caso, hanno valore di assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Viene così modificata la riforma dell’obbligo scolastico, approvata con il ministro Fioroni, che disponeva il divieto di adibire ad attività lavorativa i ragazzi sotto i 16 anni di età.

Con le iscrizioni per l’anno scolastico 2012-13 sarà quindi possibile, nelle regioni che hanno stipulato la relativa intesa con lo Stato, per i 15enni chiedere di accedere a contratti di apprendistato, anziché iscriversi ad una scuola secondaria di II grado.

Una sconfitta dei fautori dell’obbligo o una realistica soluzione per contenere la dispersione scolastica?

Anief

(febbraio) – La Corte Costituzionale dà ragione all’Anief accogliendo il ricorso di docenti precari, patrocinati dall’Associazione, che avevano impugnato i provvedimenti di inserimento in coda, anziché a pettine, nei trasferimenti di graduatoria ad esaurimento in altre province.

Non è la prima vittoria giudiziaria dell’Anief (sono seguite anche sconfitte), ma sicuramente la più importante per una organizzazione sindacale che, rompendo qualsiasi schema ordinario nella tutela dei lavoratori della scuola, fonda essenzialmente la sua azione sui ricorsi ai tribunali.

Qualcuno l’ha giudicata una vera e propria macchina giudiziaria da guerra; altri l’hanno valutata come una astuta macchina per fare soldi. Ma intanto si fa strada nella categoria dove, grazie all’apporto di legali di buon livello, l’Associazione presieduta da Marcello Pacifico prospetta vittorie (o illusioni), ottenendo consensi soprattutto tra il personale precario.

E annuncia per il prossimo marzo l’entrata ufficiale nella competizione elettorale per le RSU nelle scuole.

Con l’intenzione di proporre ricorsi in ogni scuola come sistema di risolvere le relazioni sindacali?

 

 

 

 

 

B

 

Berlusconi

(novembre) – Dopo una votazione sulla fiducia che vede il suo governo scendere alla Camera sotto la soglia dei 316 voti Silvio Berlusconi getta la spugna e rassegna le dimissioni.

Si conclude così non solo la vita del quarto governo di centro-destra presieduto dall’imprenditore milanese, sceso in politica nel 1994, ma probabilmente un’intera fase della storia italiana del dopoguerra. A entrare in crisi è infatti la cosiddetta seconda Repubblica, caratterizzata dal bipolarismo, cioè dalla formazione di maggioranze  di volta in volta di centro-destra o di centro-sinistra, tutte rese deboli, però, dalla loro stessa conflittualità interna.

Con la formazione del governo Monti, sostenuto da Pdl, Pd e centristi, si apre una nuova fase politica dagli sviluppi al momento  non facilmente prevedibili, ma che sicuramente costringerà i partiti ad una profonda trasformazione.

Fine di un’epoca?

 

 

 

C

 

 

Concorsi

(dicembre) – Il nuovo ministro Profumo annuncia che il 2012 potrebbe essere l’anno dei concorsi. Ne potrebbero andare in porto tre: quello a 150 posti di dirigente tecnico (ispettore), quello a 2.386 posti di dirigente scolastico, e soprattutto quello a posti di insegnante ai vari livelli di scuola, a distanza di 13 anni dall’ultimo, targato 1999.

La riattivazione di serie procedure di tipo concorsuale era invocata da tempo da più parti del mondo della scuola, Tuttoscuola in testa. La normativa vigente prevede che il 50% dei posti sia riservato ai vincitori di concorso, e il restante 50% agli abilitati inseriti nelle graduatorie a esaurimento (ex permanenti).

Ma l’accenno fatto dal ministro (dopo un incontro con i sindacati) ad una diversa ripartizione, che aumenti la quota destinata alle graduatorie a esaurimento (GAE), rischia di riaprire una controversia paralizzante a scapito degli aspiranti insegnanti più giovani, quelli abilitati non compresi nella GAE e quelli non abilitati che attendono con impazienza l’avvio dei TFA.

Opportunità da non sprecare.

Classi pollaio

(giugno) – Il Consiglio di Stato autorizza la class action promossa dal Codacons contro le cosiddette “classi pollaio” o “classi batteria”. Si tratta di classi dove il numero di alunni supera a volte anche le 30 unità, soprattutto nelle prime degli istituti superiori. Le norme antincendio prevedono che in una classe vi sia un numero di alunni non superiore a 25 (+ l’insegnante).

Le “classi pollaio” non sono una novità per il nostro sistema scolastico, e sono andate gradualmente aumentando nell’ultimo quinquennio con la riduzione del numero delle classi a fronte spesso dell’aumento dei livelli di popolazione scolastica.

Il ministro Gelmini dichiara trattarsi di un falso problema, perché riguarderebbe soltanto lo 0,4% del totale classi-sezioni (1.500 classi per un totale di circa 45 mila alunni).

E se i dirigenti scolastici – responsabili della sicurezza – si rifiutassero di formare classi con più di 25 alunni?

 

 

 

 

 

 

 

D

 

DSA

(luglio) – Il ministero dell’Istruzione emana un decreto e specifiche Linee Guida per dare attuazione alla legge sui DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) nella scuola. La certificazione della dislessia e degli altri disturbi di apprendimento potrà essere rilasciata soltanto dal servizio sanitario pubblico.

Se lo studente si avvale della possibilità di esonero completo dall’insegnamento della lingua straniera, come consentito dalla legge 170/2010, all’esame di Stato non può conseguire la licenza o il diploma, ma soltanto un’attestazione.

Non è previsto il docente di sostegno per l’alunno con DSA. Il numero degli alunni con DSA non è censito, ma si stima che sia quasi il doppio degli alunni con disabilità.

Svolta da seguire con cautela e controlli.

Dimensionamento

(luglio) – La legge 111/2011, approvata in tempo record dal Parlamento, prevede la trasformazione di tutte le istituzioni del primo ciclo in istituti comprensivi, con una nuova dimensione di popolazione scolastica che passa dai 500-900 alunni ad almeno 1000. Nelle piccole isole e nei comuni montani il limite passa da 300 a 500 (successivamente corretto in 600).

Si prevede la soppressione di almeno 1.300 istituzioni scolastiche, con conseguente riduzione di organico dei dirigenti scolastici e dei DSGA.

Alcune regioni annunciano ricorso alla Corte costituzionale per violazione della competenza concorrente.

I piani regionali dovranno essere approvati entro il 31 gennaio 2012, ma è prevedibile che diverse regioni che negli ultimi anni non avevano provveduto ad aggiornare le situazioni secondo i vecchi parametri dimensionali, non potranno (o non vorranno) compiere il recupero tutto in una volta o lo effettueranno in modo soggettivo.

Ancora una volta l’Italia a due velocità?

 

 

E

 

Ex-Enam

(dicembre) – L’Enam, Ente di Assistenza magistrale, interamente finanziato (per obbligo di legge) dagli insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, dopo essere stato soppresso e assorbito dall’Inpdap nel 2010, per effetto della legge “Salva Italia” passerà alla nuova Inps che a sua volta assorbirà l’Inpdap.

Gli ex-comitati provinciali dell’Enam si costituiscono in associazione (l’ANTAM (Associazione Nazionale Tutela ed Assistenza Magistrale), per difendere il patrimonio dell’Ente.

Il versamento annuo da parte degli insegnanti e degli ex-direttori didattici sfiora i 50 milioni di euro. Sarà difficile che lo Stato consenta la cancellazione di questo tributo che fa cassa senza fatica.

Razionalizzazione o scippo legalizzato?

 

 

 

 

 

 

 

F

 

Formez

(ottobre) – A ottobre si svolge la prova di preselezione per gli oltre 33 mila candidati al concorso per 2.386 posti di dirigente scolastico.

Dalla batteria dei test preparati dal Miur vengono preventivamente cancellati circa mille quesiti, risultati errati, poi ne vengono estratti cento con risposta multipla per la selezione che si svolge in ogni regione.

Gli elaborati vengono corretti con lettore ottico e registrazione informatica presso il FormezItalia a Roma.

Le correzioni si svolgono davanti a ciascuna commissione regionale e sono trasmesse in diretta streaming garantendo controllo pubblico e trasparenza.

Questa prima esperienza di correzione in diretta telematica registra un buon risultato, ma non attenua le polemiche e i ricorsi per taluni contenuti della batteria dei test, sia per quelli predisposti che per quelli selezionati.

La linea diretta degli errori o degli orrori?

Finestra

(agosto) – La manovra bis di ferragosto, contenuta nel decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, precisa l’operazione “finestra” per il personale scolastico.

Il personale che matura il requisito per il pensionamento dopo il 31 dicembre 2011 dovrà attendere un anno di più per il pensionamento.

La “finestra” di uscita dal servizio, da sempre prevista per la scuola al 1° settembre dell’anno in cui si matura il diritto a pensione, viene spostata avanti di un anno.

Si salvano dalla “finestra” coloro che il requisito al pensionamento (si presume per limite di età o di servizio) lo maturano entro il 31 dicembre 2011.

Ma poi la manovra Monti “Salva Italia” rende inutile la finestra, perché annulla di fatto le pensioni di anzianità e riforma il sistema pensionistico.

Non è toccato dalla riforma il personale scolastico che al 31 dicembre 2011 ha già raggiunto il limite massimo di servizio (40), oppure ha l’età massima per la pensione di vecchiaia (65 anni) o ha raggiunto quota “96”, cioè quel valore che si ottiene sommando l’età (60 o 61 anni) con l’anzianità di servizio (36 o 35 anni).

Verso un corpo docente ancora più vecchio

 

 

 

 

G

 

Gelmini

(ottobre) – Il ministro Gelmini rilascia a “La Repubblica” una intervista-verità che sorprende un po’ tutti.

Ammette i tagli sulla scuola (che aveva sempre definito interventi necessari di razionalizzazione) e prende decisamente le distanze dal ministro Tremonti (di cui aveva affermato di condividere le scelte senza subirle).

Si dichiara pronta ad ascoltare gli studenti e dispiaciuta per non essere riuscita a far capire al Paese l’importanza del ruolo degli insegnanti.

Un’apertura, la sua, che gli studenti considerano “fuori tempo massimo”. I giudizi sono severi: opportunismo, ipocrisia, incomprensione profonda delle motivazioni alla base delle proteste.

A molti quell’intervista sembra quasi una lettera di addio. Un mese dopo Mariastella Gelmini, con le dimissioni del Governo, lascia l’incarico.

Esperienza dura ma formativa.

 

 

 

 

H

 

Hockey

(novembre) – Il maestro di strada Mario Rossi Doria, ora sottosegretario all’istruzione, l’ha chiamata regola dell’hockey, riferendosi ai provvedimenti disciplinari di sospensione dalle lezioni nei confronti degli studenti.

Come nell’hockey, il giocatore (studente) sospeso non va allontanato dal campo (scuola), e prima di rientrare in gioco, invece di stare in panchina, può rendersi utile con interventi a favore della squadra (classe). Deve seguire il gioco dei compagni pur rimanendo in panchina per momenti di recupero individuale.

Fuori dal mondo della scuola l’idea della regola dell’hockey viene apprezzata; dentro il mondo della scuola, a quanto sembra, è considerata un po’ meno, perché l’idea del giocatore espulso che resta in panchina è sperimentata da tempo da molte scuole e l’ipotesi del recupero personale sembra un premio. Difficile da applicare.

Scoperta dell’acqua calda o nuova via per il recupero?

 

 

 

I

 

Incasso buonuscita

(agosto) – Il decreto legge 138/2011 relativo alla manovra bis di ferragosto introduce una duplice modifica alla decorrenza per l’incasso della liquidazione finale (buonuscita/trattamento di fine rapporto) per i dipendenti pubblici collocati in pensione, compresi quelli della scuola.

Per effetto della modifica, vi sarà il rinvio dell’incasso della liquidazione finale in forma differenziata in base al modo con cui si viene collocati riposo.

Se il pensionamento avviene per raggiunti limiti di età (65 anni) o di servizio (40 anni), il rinvio è di sei mesi; se invece il pensionamento avviene a domanda per anzianità (almeno 60 anni di età con un minimo di 35 anni di servizio in modo da raggiungere quota 96) il rinvio sarà di due anni.

È un modo per scoraggiare i pensionamenti anticipati, ma, per il timore che non sia sufficiente, nella legge “Salva Italia” di fine anno il Governo Monti riforma il sistema pensionistico e annulla le pensioni di anzianità.

Dalla buona alla cattiva uscita.

Invalsi

(maggio) – Giuseppe Cosentino,  già capo dipartimento per l’istruzione del Miur, viene nominato commissario all’Istituto nazionale di valutazione, anche con il compito di dare continuità e sviluppo al lavoro fatto negli ultimi anni dal presidente Piero Cipollone, economista di provenienza Bankitalia, dimessosi a marzo per assumere un prestigioso incarico presso la World Bank a Washington.

Con il nuovo anno l’Invalsi, che nel 2011 si è molto rafforzato dal punto di vista strutturale e organizzativo, dovrà dotarsi di un nuovo vertice perché Cosentino, nominato capo della segreteria tecnica del ministro Profumo, difficilmente potrà continuare a fare anche il commissario all’Invalsi, e dal 1° gennaio 2012 va in pensione anche il direttore generale dell’Istituto, Dino Cristanini.

Staffette (con personaggi nuovi o tra i soliti noti?)

 

 

 

 

L

 

LIM

(maggio) – Continua l’azione del ministero per la diffusione delle tecnologie didattiche nella scuola con l’emanazione delle linee guida del piano di acquisto di Lavagne Interattive multimediali (LIM) nella scuola primaria e secondaria di secondo grado.

Il Miur raccomanda l’installazione della LIM in classe anziché in spazi dedicati. Un’indagine condotta dall’Indire ha accertato che i docenti, a fronte di una valutazione positiva dello strumento, ne fanno un uso medio-basso a causa soprattutto della difficoltà di accesso.

La stessa indagine ha accertato un notevole apprezzamento dei ragazzi, anche perché, a quanto sembra, la LIM rende la lezione più diretta e intuitiva, favorisce la comprensione di concetti complessi, sviluppa il “saper fare” e l’attitudine alla ricerca, facilita la memorizzazione (soprattutto grazie all’impiego di immagini).

Superare i LIMiti tecnologici

 

 

 

 

 

 

 

 

M

 

Monitoraggio

(settembre) – Il Miur affida all’Ansas il compito di monitorare le esperienze delle Indicazioni per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, come disposto dal Regolamento di riordino (dpr 89/2009) che ha previsto un triennio di applicazione delle Indicazioni nazionali (Moratti) e delle Indicazioni per il curricolo (Fioroni), per armonizzarle agli obiettivi della riforma Gelmini.

L’Ansas predispone un questionario on line a risposte multiple per le istituzioni scolastiche del 1° ciclo per ricavare elementi utili per l’eventuale revisione delle Indicazioni, assumendo come base di riferimento le Indicazioni per il curricolo.

L’Aimc, Associazione dei Maestri Cattolici, chiede che oltre al monitoraggio tramite questionario via sia anche ascolto delle scuole con rilevazione delle buone pratiche.

Si avranno finalmente nuove Indicazioni valide ed obbligatorie per tutti o le scuole continueranno a navigare a vista?

Monti

(novembre) –  Mario Monti, economista, già rettore dell’università Bocconi di Milano e per dieci anni autorevole commissario presso la Commissione europea di Bruxelles, viene nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal quale riceve subito dopo l’incarico di formare il nuovo governo.

Il compito è di definire e attuare un programma di emergenza in uno spirito di coesione nazionale.

La convergenza di Pdl, Pd e centristi (Udc, Fli, Api) nel sostegno al governo Monti sembra aprire una nuova fase e mettere ai margini le forze che hanno creato i maggiori problemi all’interno dei due schieramenti, di centro-destra e centro-sinistra, alternatisi nei 17 anni della cosiddetta seconda Repubblica (1994-2011), la Lega da una parte e l’estrema sinistra (attualmente fuori del Parlamento) dall’altra.

Se i tecnici vinceranno, che ne sarà dei politici?

 

 

 

 

N

 

Neutrini

(settembre) – Gli sconosciuti neutrini balzano agli onori della cronaca per un frettoloso comunicato del Miur che plaude al successo dell’esperimento storico realizzato con il contributo dei ricercatori italiani “alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento”.

La notizia del tunnel entra immediatamente nel circuito del web e costa una settimana di feroci battute sulle competenze in fisica del ministro Gelmini che “si fida di collaboratori che le mettono in bocca dichiarazioni che scatenano l’ilarità del globo”, come dice Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione cultura.

Le polemiche si placano (non del tutto) con le dimissioni del capo ufficio stampa della Gelmini, Massimo Zennaro, che si assume la responsabilità dell’errore compiuto dal suo staff.

Senza la gaffe del tunnel gli Italiani avrebbero saputo della scoperta dei neutrini?

 

 

 

 

O

 

OCSE-Pisa

(luglio) – Da quella autentica miniera di informazioni e di stimoli che è diventato il programma dell’Ocse intitolato Pisa (Programme for International Student Assessment) esce un ulteriore dato, già noto agli esperti di educazione comparata, ma mai finora esaminato con tanta attenzione anche nei suoi termini quantitativi: i sistemi scolastici che prevedono la ripetizione dell’anno (o il dirottamento degli studenti più deboli in istituzioni formative specializzate, fuori della scuola) non sono quelli che ottengono i risultati migliori.

Anzi, in testa alle classifiche dell’ultima rilevazione effettuata (2009) stanno gli studenti di Paesi dove la pratica della bocciatura non esiste a nessun livello (Giappone, Corea, Norvegia) oppure è assolutamente eccezionale non solo nella scuola di base ma anche nella secondaria superiore (Finlandia, Nuova Zelanda, Regno Unito).

Non è detto che le scuole più ‘serie’ siano quelle che bocciano di più.

 

 

 

 

P

Profumo

(novembre) – Nel governo dei professori costituito da Mario Monti entra anche il rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, savonese, 58 anni.

Ingegnere, già progettista per il Centro Ricerca e Sviluppo della Società Ansaldo a Genova, è professore ordinario di Macchine ed Azionamenti Elettrici al Politecnico di Torino, dove ha ricoperto gli incarichi di preside di Ingegneria dal 2003 e di rettore dal 2005. Nell’agosto 2011 è stato nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Le prime dichiarazioni si ispirano al principio della razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse disponibili, in una linea di sostanziale continuità dei processi riformatori avviati dal governo precedente.

C’è profumo di aria nuova nella scuola italiana?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Q

 

Qualità

(maggio) – Esce il secondo Rapporto sulla qualità nella scuola italiana di Tuttoscuola, presentato nella prestigiosa cornice dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana alla presenza del ministro Gelmini.

Il Rapporto, realizzato a quattro anni dal primo, consente di effettuare un confronto a vari livelli, partendo da quello nazionale, tra le due fotografie dell’Italia scolastica che scaturiscono dall’analisi comparativa di oltre novanta indicatori.

La novità più interessante che emerge dal confronto con il precedente Rapporto è che pur nella conferma degli squilibri tra le diverse aree del Paese il Sud nel complesso negli ultimi anni ha fatto meglio del Nord e del Centro.

Il Nord-Est invece arretra in più di metà degli indicatori e anche il Nord-Ovest, pur confermando il suo primato complessivo rispetto alle altre aree, arretra in 25 indicatori su 56. Il Centro resta sostanzialmente stabile, e dunque il lieve miglioramento che si evidenzia a livello nazionale si deve ai progressi realizzati dal Sud, in particolare in alcuni indicatori come quelli relativi al patrimonio delle istituzioni scolastiche, ai supporti all’attività didattica e alla continuità e stabilità del personale docente.

Italia scolastica squilibrata, ma con un “pizzico” (un inizio?) di controtendenza.

Quinquennio di permanenza

(maggio) – Il primo decreto legge della manovra finanziaria estiva (DL 70/2011) interviene sulle graduatorie ad esaurimento e sulle assunzioni in ruolo. Per le prime dispone la triennalità di aggiornamento con una sola possibilità di trasferimento da una provincia all’altra e con conseguente cancellazione dalla graduatoria di provenienza (con inserimento a pettine).

La seconda sulle assunzioni prevede un piano triennale per la copertura totale dei posti vacanti con una quota di immissioni in ruolo retrodatate al 2010-11. Per i neo-immessi in ruolo vi sarà l’obbligo di permanenza quinquennale nella provincia scelta per la nomina.

Si chiude (forse) l’annosa questione della coda e del pettine per gli inserimenti nelle graduatorie ad esaurimento.

Il quinquennio di permanenza soddisfa in particolare la Lega che spera, con questa norma di deterrenza, di tenere fuori regione i docenti che vengono da fuori (dal sud in particolare).

Vi sarà ancora qualche colpa di coda o di pettine?

 

 

 

 

 

R

 

RSU

(gennaio) – Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, Carmela Palumbo, prende posizione nettamente per l’applicazione delle disposizioni Brunetta (decreto legislativo 150/2009) che riconoscono ai dirigenti scolastici la competenza diretta e la conseguente responsabilità nella definizione dell’organizzazione dei servizi, relegando la precedente competenza della RSU alla sola informazione, senza contrattazione integrativa.

Il Ministero tace e sembra strizzare l’occhiolino al sindacato, ma, in occasione della contrattazione nazionale sulle utilizzazioni è costretto a prendere atto dell’interpretazione circa la non competenza della RSU fornita dalla Funzione Pubblica.

I sindacati che avevano rivendicato la non applicazione del decreto legislativo 150/2009 fino al rinnovo del CCNL, congelato da una legge finanziaria, non sottoscrivono l’accordo sulle utilizzazioni per mantenere salva la posizione di difesa delle RSU.

Le prossime elezioni delle RSU, previste a marzo, potrebbero essere l’occasione per rilanciare le competenze delle RSU e aprire un fronte di scontro con i dirigenti scolastici.

Scontro “di fabbrica” nelle scuole?

 

 

 

S

 

Spedizione cartoline

(giugno) – La Fism, Federazione delle scuole materne, le cui istituzioni aderenti accolgono ben 550 mila dei 635 mila bambini iscritti alle scuole dell’infanzia paritarie, lancia, ancora una volta, un grido di aiuto, promuovendo tra tutte le famiglie l’iniziativa dell’invio di una cartolina indirizzata al Presidente del Consiglio, al ministro dell’economia, Giulio Tremonti e al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Le cartoline riportano una sola richiesta: non tagliare la libertà di educare. La spedizione ha successo, perché in breve ne viene inviato oltre mezzo milione.

Nel 2010 i contributi statali per le scuole paritarie erano stati pari a 539 milioni; per il 2011 la legge finanziaria ha previsto l’erogazione di 526 milioni, di cui 245 condizionati alla vendita del digitale terrestre tuttora non ancora iniziata. I restanti 281 milioni certi sono stati ridotti del 10% e sono diventati quindi 252.

Il Miur ha ripartito nell’aprile scorso per tutte le scuole paritarie poco meno di 168 milioni, che rappresentano gli 8/12 di quei 252 milioni “certi”, ma che sono meno di un terzo di quei 526 milioni da assegnare complessivamente per il 2011.

È evidente come la situazione finanziaria delle scuole paritarie e, in particolare, delle scuole dell’infanzia che ne rappresentano la maggior parte, si stia facendo difficile, ancora una volta.

I ritardi di assegnazione dei contributi, oltre alla loro decurtazione, si trasformano in indebitamento verso le banche (sempre più restie) o in aumento delle rette per le famiglie.

Una parità a parole?

 

 

 

 

 

T

TAR

(marzo) – Il Tar è una “terza Camera”?

Il Tar del Lazio rinvia alla Corte costituzionale l’art. 64 comma 2 della legge n. 133/2008 considerando non infondata l’accusa di illegittimità costituzionale mossa dal sindacato Snals alla riduzione del 17% del personale amministrativo della scuola nel triennio 2009-2011, da tale comma disposta.

Sempre per iniziativa dello Snals il Tar  aveva accolto nel luglio 2010 un ricorso contro la riduzione dell’orario settimanale nelle classi intermedie degli istituti tecnici e professionali. È ormai difficile tenere la contabilità degli interventi effettuati in campo scolastico dalla giustizia amministrativa, e in particolare dal Tar del Lazio, competente in materia di legislazione nazionale.

I sindacati, in particolare quelli autonomi vecchi e nuovi, hanno individuato nella via giudiziaria una nuova e più efficace modalità di lotta sindacale e se ne avvalgono in modo sistematico. Ma più che di lotta ‘sindacale’ sarebbe forse più corretto parlare di una forma di azione  ‘post-sindacale’. Della rinuncia cioè alle tradizionali modalità della lotta sindacale – trattative, assemblee, scioperi, negoziato, accordi – in favore dei ricorsi e della carta bollata.

In questo modo, però, è difficile sfuggire al sospetto che si stia di fatto attribuendo alla magistratura amministrativa il ruolo di una ‘terza Camera’, addirittura più importante delle prime due perché in grado di ridiscuterne e modificarne le decisioni. E che si stia modificando in profondità il ruolo del sindacato, avviato a trasformarsi in una specie di ufficio per guerre legali in servizio permanente effettivo.

L’Italia ha due Camere basse e una Camera alta?

TFA

(aprile) – Dopo l’emanazione del decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado, il Miur compie un passo avanti verso questo traguardo storico della formazione universitaria dei docenti con l’emanazione del regolamento che prevede l’attivazione dall’anno accademico 2011-12 dei corsi di laurea magistrale e dei tirocini formativi attivi (TFA) di durata annuale. Per i TFA occorre attendere appositi decreti che quantifichino disponibilità di posti e modalità di svolgimento.

In “zona Cesarini”, cioè nel momento di chiusura del suo mandato, il ministro Gelmini firma alcuni decreti per l’attivazione dei TFA; decreti che risentono della fretta e che vengono contestati dai sindacati, che sottolineano la necessità di integrazioni e modifiche.

Il ministro Profumo accoglie la richiesta e riapre il  confronto.  Devono essere definiti tempi e quantità di ammessi (gli ipotizzati 23 mila sono troppi per la Funzione pubblica). Le prove di accesso sono previste a fine febbraio. Si apre un problema di ingorgo del traffico tra formazione e reclutamento.

Attivare i maxi-concorsi subito o attendere la conclusione dei TFA?

 

 

 

 

 

 

 

U

 

Ugolini

(novembre) – Sorpresa nella nomina dei sottosegretari chiamati ad affiancare il nuovo ministro dell’istruzione, Francesco Profumo: vengono nominati la prof. Elena Ugolini e il maestro Marco Rossi Doria.

Elena Ugolini è capo d’istituto al liceo paritario “M. Malpighi” di Bologna, una provenienza che provoca la critica sul web da parte dei difensori radicali della scuola pubblica, ma l’intervento deciso e autorevole della sen. Bastico (PD) a suo favore fa tacere sul nascere le polemiche.

Al ministero Ugolini è di casa ormai da oltre un decennio, membro di commissioni e di gruppi di lavoro importanti. Ha lavorato con ministri di diversa collocazione politica, in particolare all’Invalsi e per il sistema di valutazione.

Contrariamente a quanto si pensava, corre voce che avrà la delega per il primo ciclo, mentre al suo collega Rossi Doria dovrebbe essere conferita la delega per il secondo.

Tecnici al lavoro.

Unità nazionale

(marzo) – Il 17 marzo l’Italia celebra i 150 anni dell’unità nazionale.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è il principale animatore delle celebrazioni e dei festeggiamenti che hanno avuto inizio il 7 gennaio con gli onori alla bandiera italiana a Reggio Emilia dove nacque il tricolore.

Sono numerose in tutta Italia le iniziative per coinvolgere scuole e studenti nella valorizzazione dei 150 dell’unità. Il sistema scolastico nazionale viene riletto dalla legge Casati all’autonomia scolastica e oltre.

Il fervore unitario è attenuato da ombre che inneggiano ad un federalismo radicale. Con la caduta del governo Berlusconi la Lega parla apertamente di secessione.

Passata la festa…

 

 

V

Valorizza

(dicembre) – Si conclude la sperimentazione “Valorizza”, avviata all’inizio del 2011 tra grandi difficoltà e resistenze  con obiettivo di valutare e premiare la ‘reputazione professionale’ degli insegnanti.

Gli esiti finali sono illustrati a Roma alla presenza del ministro Profumo, che sembra orientato ad accogliere la raccomandazione formulata delle due Fondazioni sponsor dell’iniziativa – Treelle e Compagnia San Paolo per la scuola – di replicare il progetto anche nel 2012.

La proposta è di raddoppiare il numero delle scuole partecipanti (solo 33 nel 2011),  e anche il ‘premio’ per gli insegnanti (due mensilità aggiuntive anziché una), estendendone l’erogazione a un triennio. L’idea di premiare economicamente gli insegnanti ritenuti migliori dalla convergente valutazione di studenti, genitori e colleghi presenta però, secondo autorevoli esperti, più svantaggi che vantaggi: potrebbe ad esempio porre i dirigenti scolastici di fronte a difficoltà nel rapporto con i genitori e nell’assegnazione dei docenti alle classi.

Oltre a quello della reputazione dei docenti si discute di altri criteri utilizzabili per valutare la loro professionalità ai fini del miglioramento della qualità del sistema di istruzione. Tra questi il possesso documentato e certificato di competenze professionali ulteriori rispetto a quelle iniziali, la disponibilità e capacità di svolgere mansioni specializzate, la consistenza oraria della prestazione settimanale e così via.

La buona reputazione professionale è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

 

 

 

Z

 

Zaia

(novembre) – Il governatore del Veneto, Luca Zaia (Lega), che si era già distinto un anno prima con l’idea, applaudita dal ministro Gelmini, di regalare una bibbia ad ogni studente veneto e con un no secco all’islamizzazione della sua regione, prende posizione a favore delle scuole dell’infanzia paritarie venete, annunciando l’intenzione di presentare ricorso alla Corte Costituzionale per ottenere un trattamento effettivo di parità rispetto alle scuole statali.

Le scuole dell’infanzia paritarie costituiscono il 68% delle scuole del settore, ma ricevono pochi sghei rispetto alla qualità (sostiene Zaia) della loro offerta formativa.

L’uscita del governatore sembra una captatio nei confronti della Chiesa veneta, ma, a quanto risulta, i vescovi restano piuttosto freddini davanti alla sua proposta, anche se non possono negare lo stato di difficoltà economica delle numerose scuole paritarie a causa della riduzione dei finanziamenti statali.

Quanto dà la Regione Veneto alle scuole paritarie?

 






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