L’anima attesa

 L’anima attesa, lo sguardo di Don Tonino Bello. Immaginando il viaggio di un uomo d’affari nel Salento, si parla del pensiero del vescovo di Molfetta, Don Tonino, su due temi di grande attualità: la critica a un modello economico ingiusto e fuori controllo che produce dipendenza, fame, miseria nel Sud del mondo e la richiesta di un nuovo ordine di giustizia e di pace.

LA TRAMA

Carlo, uomo d’affari che non crede più in niente, subisce le conseguenze della crisi finanziaria innescata da un’ingorda attività speculativa. Colpito nell’anima e negli affari, decide di prendersi un fine settimana di pausa e raggiungere la sorella che vive ad Alessano, centro del Salento dove è sepolto don Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Durante il viaggio, Carlo avrà modo di sperimentare attraverso una serie di eccezionali segni il vero messaggio tramandato da don Tonino, riscoprendo prima di tutto se stesso. 

Al Fiuggi Family Festival trionfa “touch of the light”

 “Tutti per Uno”  è stato il tema della sesta edizione del Fiuggi Family Festival, tenutosi dal 21 al 28 luglio. L’offerta ludico e culturale del FFF è quest’anno particolarmente ricca di novità interessanti e divertenti per tutte le età, tra proiezioni ed eventi dal primo pomeriggio alla mezzanotte,  open space  in piazza per le famiglie con esecuzioni  di musiche dal vivo e degustazioni regionali gratuite.

Per quanto riguarda il cinema nel cartellone delle retrospettive titoli come Bianca come il Latte Rossa come il Sangue, di Giacomo Campiotti, tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro D’Avenia (il regista è tra gli ospiti attesi); Il Figlio dell’Altra, di Lorraine Lévy; L’Amore Inatteso, di Anne Giafferi;  Un Giorno devi Andare, di Giorgio Diritti; tra le retrospettive per tutte le età  i film “live action”: Il Sole Dentro, di Paolo Bianchini ( il regista sarà presente per incontrare il pubblico); Il Grande e Potente Oz, di Sam Raimi (prequel de “Il mago di Oz” di Victor Fleming) e l’acclamato Vita di P diretto da Ang Lee, basato sull’omonimo romanzo di Yann Martel.

Per i più piccini una ricca selezione dei più recenti film d’animazione come, tra gli altri, The Croods di Chris Sanders e Kirk De Micco (film d’animazione del 2013 con protagonisti del cast vocale Nicolas Cage, Ryan Reynolds, Emma Stone e Catherine Keener, primo film prodotto dalla DreamWorks Animation dopo l’accordo di distribuzione con la 20th Century Fox); Ribelle, The Brave, di Mark Andrews e Brenda Chapman (il nuovo film d’animazione siglato Disney-Pixar); e poi ancora, le avventure di Zarafa, di Rémi Bezançon e Ralph Spaccatutto, di Rich Moore.

Un  posto d’onore, alla presenza di cast e produzione, spetta al lavoro di Edoardo Winspeare, L’Anima Attesa, sull’eredità spirituale di don Tonino Bello, vescovo di una Chiesa ‘con il grembiule’. Tra i documentari: Bells of Europe, realizzato dal Centro Televisivo Vaticano  e Rai Cinema sul futuro della Cultura in Europa.

In concorso, tra gli altri film in anteprima e ancora inediti, ci sono stati: la commedia Allez, Eddy!, di Gert Embrechts; Jappeloup, di Christian Duguay; Touch of the Light, di Jung-Chi Chang.; The Pearl, di Sirous Hassanpour. La giuria del concorso cinematografico, presieduta dal regista Fernando Muraca, è composta dal regista Stefano Alleva e l’attrice Ewa Spadlo; il regista/attore Alessandro Benvenuti;  la prof.ssa Stefania Schettini Perillo (Agesc, membro del Cnu, Consiglio nazionale degli utenti); la dott.ssa  Stefania Binetti, responsabile Relazioni Esterne Fondazione Alberto Sordi; il dott. Patrizio Romano e la dott.ssa Daniela Paludi, entrambi membri della presidenza dell’Associazione Far Famiglia.

Al festival sono state distribuite gratuitamente a tutti i partecipanti copie del  prestigioso mensile di cinema Best Movie della E-Duesse ormai tradizionale media partner ufficiale della manifestazione.

Quest’anno, premiato anche dalla stampa accreditata, “touch of the light“ trionfa al Fiuggi Family Festival. Con un linguaggio universale capace di intercettare il pubblico giovanile affronta il tema del talento e della diversa abilità”. Questa la motivazione della giuria del concorso internazionale, presieduta per il secondo anno consecutivo dal regista Fernando Muraca, che ha selezionato come più meritevole il film taiwanese del 2012 candidato agli oscar. “Il film coniuga il sogno della propria realizzazione con i limiti che ciascuno ha con la realtà. –continua la motivazione – Il regista, con abilità, riesce a raccontare due storie in parallelo senza che il film risulti discontinuo. Touch of The Light  suggerisce, attraverso le figure adulte nel loro complesso, strategie di custodia e di stimolo all’autonomia, che va conquistata con sforzi personali, relazioni ed accettazione delle sconfitte.” Il film racconta la storia di Siang, giovane cieco cresciuto nella campagna taiwanese, che si ritrova per la prima volta da solo quando viene accettato in una prestigiosa accademia di Taipei. Nonostante il suo handicap, e la riluttanza della madre nel lasciarlo partire, il giovane riesce a farsi benvolere e a crearsi delle amicizie nel nuovo ambiente: inoltre, si trova presto in sintonia con Jie, cameriera di un fast food che sogna la carriera di ballerina. I componenti della giuria del concorso di quest’anno sono il regista Stefano Alleva e l’attrice Ewa Spadlo; Stefania Schettini Perillo (Agesc); Stefania Binetti (fondazione Alberto Sordi); Patrizio Romano e Daniela Paludi (associazione Far Famiglia). Il film taiwanese è stato anche premiato dalla stampa accreditata al festival: “un film completo – si legge nella motivazione dei giornalisti – che promuove la cultura, la danza, la musica. Presenta con delicatezza la disabilità e invita ad ascoltare e ad accettare l’altro. La condivisione delle esperienze e il progettare un futuro insieme si pone nel film come messaggio di speranza rivolto alle nuove generazioni. Viene rivalutato il corpo come strumento nel suggerire che l’inabilità apre anche a possibilità inattese.” I giornalisti hanno inoltre attribuito una menzione speciale al film Allez Eddy! del belga Gert Embrechts: “per l’originalità registica con cui è trattato il tema centrale. Interessante l’originalità nella narrazione e nello stile. La ricostruzione dell’epoca anni ’60 è ottimale quanto la scelta del cast”. Dal 21 al 28 luglio alla vacanza evento a target family più attesa dell’anno hanno partecipato più di 5000 nuclei familiari provenienti da tutta Italia. L’offerta ludico e culturale è stata quest’anno ricca di novità interessanti e divertenti per tutte le età, tra cinema, teatro, sport e musica live con il concerto di Franco Fasano accompagnato dal quintetto canoro White Nym.

«Andate senza paura per servire»

La Gmg 2016 a Cracovia.
La prossima Giornata mondiale della gioventu’, nel 2016, si svolgera’ a Cracovia, la diocesi che fu retta da Papa Wojtyla. Lo ha annunciato il Papa al termine della Messa conclusiva della Gmg di Rio. Nell’Angelus il Papa ha rieccheggiato l’invito ai giovani ad annunciare il Vangelo senza paura, perche’ solo in essa si trova il significato profondo della vita. 

Al termine della Messa, il cardinale Stanislao Dziwisz, storico segretario di Papa Wojtyla e suo successore sulla cattedra di Cracovia, si e’ avvicinato a Francesco per dirgli parole di gratitudine e il nuovo Pontefice – che si trovava su un gradino piu’ alto – gli ha fatto una carezza sulla testa. Alla Radio Vaticana “don Stanislao” ha commentato la decisione sottolineando che l’annuncio e’ stato “aspettato a lungo” ed “e’ un’espressione di gratitudine a Dio per la prossima canonizzazione di Giovanni Paolo II, un atto che si pone in continuita’ con la sua grande opera, che rappresenta un patrimonio che dobbiamo continuare a portare avanti”. “A Cracovia – ha assicurato – c’e’ un grandissimo entusiasmo non solo tra la gioventu’ polacca, ma tra tutti i giovani presenti qui a Rio”. La Gmg a Cracovia rappresenta dunque “un dono per la Chiesa e una lode a Cristo” 

“La Chiesa conta su di voi” di Mimmo Muolo
Si scrive Gmg, si legge missione. Da Rio de Janeiro il Papa esorta i tre milioni di giovani presenti alla Messa di chiusura della Giornata mondiale della Gioventù ad annunciare Cristo in tutto il mondo. E a cambiarlo con l’amore. “Portare il Vangelo – afferma all’omelia – è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo. Gesù Cristo conta su di voi. la Chiesa conta su di voi. Il Papa conta su di voi”.
 
Conclusione più esaltante non poteva esserci per Rio 2013. Un autentico terremoto di energie giovanili che ha avuto il suo epicentro sulla spiaggia di Copacabana ma che si è allargato a cerchi concentrici in tutto il Brasile, l’America Latina e il mondo. Grazie anche alla copertura integrale dei media, che hanno documentato minuto per minuto questo straordinario primo viaggio internazionale di Papa Francesco. Questa mattina (pomeriggio in Italia) lungo le strade della metropoli carioca si sono ripetute le scene già viste nei giorni precedenti. Con una folla che ha superato tutte le previsioni. Francesco passa a braccia aperte, saluta, benedice, bacia i bambini, segna con la croce sulla fronte i malati e si consegna per così dire completamente alla folla. Viene in mente una frase di Madre Teresa che alle sue suore diceva: “Lasciatevi mangiare dalla gente”. 

Papa Bergoglio sembra voler fare altrettanto. E i tre milioni di fedeli – numero confermato nel consueto briefing di padre Lombardi – che gremiscono i quattro chilometri del lungomare di Copacabana hanno fame di affetto, divorano ogni suo sguardo, ogni sua carezza, ogni suo sorriso, ogni suo gesto come se da essi dipendessero la loro stessa vita. Francesco li incoraggia. Anche quando sarebbe più prudente tirarsi un attimo indietro. Gli passano una bevanda con la cannuccia, come è successo anche ieri durante il tragitto in papamobile verso il palco? E lui beve. Gli tirano magliette, striscioni, cappellini, bandiere e ogni tipo di oggetto? E lui li raccoglie. 

Al punto che al termine del percorso sono stati tirati fuori dalla jeep quattro sacchi pieni di questi particolarissimi omaggi. Non ha paura il Papa, le misure di sicurezza non lo interessano. E perciò la gente gli vuole bene ogni giorno di più. E perciò egli stesso può chiedere ai giovani, con la forza del testimone, “non abbiate paura”. “Non abbiate paura di andare e portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più lontano, più indifferente. Il Signore cerca tutti, vuole che tutti sentano il calore della sua misericordia e del suo amore”. Tutta l’omelia e tutta la Messa, celebrata finalmente sotto un sole che riscalda e ripaga i pellegrini delle incessanti piogge dei giorni scorsi, sono ispirate al mandato missionario. 

Un mandato che il Papa riassume in tre parole: “Andate, senza paura, per servire”. Francesco ricorda la gioia della fede sperimentata in questi giorni. E invita a condividerla. “La fede è una fiamma che si fa sempre più viva quanto più si condivide, si trasmette, perché tutti possano conoscere, amare e professare Gesù Cristo che è il Signore della vita e della storia”. Andate, ripete il Papa, “Gesù non ci tratta da schiavi, ma da uomini liberi, da amici, da fratelli; e non solo ci invia, ma ci accompagna, è sempre accanto a noi in questa missione d’amore”. Un invito speciale in questo senso è per i giovani del Brasile e dell’America Latina. “Sapete qual è lo strumento migliore per evangelizzare i giovani? Un altro giovane. Questa è la strada da percorrere”, raccomanda il Pontefice. Infine Francesco ricorda che “evangelizzare è servire chinando a lavare i piedi dei nostri fratelli come ha fatto Gesù”. E come ha fatto anche il Papa anche in questi giorni a Rio entrando in alcuni ambienti particolarmente poveri. In definitiva come si aspetta che ora facciano anche i giovani. “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. La Gmg di Rio sta per finire, la missione è appena cominciata.

L’invio missionario
Il cardinale Rylko, presidente del Pontificio Consiglio dei laici, a conclusione della Messa, ha celebrato il rito dell’invio missionario, presentando al Papa cinque coppie di giovani, rappresentanti dei cinque continenti, alle quali sono state consegnate le statuetta del Cristo Redentore di Corcovado. 

La bambina malata
All’offertorio una coppia di sposi ha portato al Papa la figlioletta anancefalica. La famiglia era stata presentata al Papa nei giorni scorsi, aveva raccontato la propria storia di malattia ma anche di accoglienza alla vita, e lui l’ha invitata alla Messa come testimonianza di amore e rispetto per ogni creatura, anche la piu’ fragile e indifesa.

Il saluto dell’arcivescovo di Rio
La Messa e’ stata introdotta da un saluto di monsignor Orani Joao Tempesta, arcivescovo di Rio, che si e’ detto certo che i partecipanti porteranno con se’ la fiaccola dell’evangelizzazione per fare discepoli in tutto il mondo. “Lo Spirito Santo si prendera’ cura di ognuno di loro”. Il Papa “ha riscaldato i nostri cuori, il simbolo di questa giornata e’ il cuore, nel centro di ogni cuore regna il Redentore che ha sempre braccia e cuore per accogliere tutti. Porteremo con noi l’immagine dell’uomo che abbraccia tutti, ci manchera’”. 

 

“I diritti della famiglia. Solo su Carta?”

Si terrà oggi, nella cornice del Fiuggi Family Festival, la presentazione del libro di Francesco Belletti e Gabriella Ottonelli “I diritti della famiglia. Solo sulla Carta?” (Paoline, 2013). Alla presentazione interverrà, insieme agli autori, don Andrea Ciucci, del Pontificio Consiglio per la Famiglia. A trent’anni dalla promulgazione della Carta dei diritti della famiglia, documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il sociologo Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e presidente del Forum delle famiglie, e la moglie, la sociologa Gabriella Ottonelli, riprendono in mano la Carta proponendone un commento passo per passo. Il libro vuole essere innanzitutto “un invito, rivolto alle istituzioni ma anche ai singoli, a trasformare i diritti sulla carta in diritti concreti, perché le famiglie possano continuare a creare il futuro e costruire una società più umana”. Il libro è arricchito dalla prefazione di monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia che scrive: “Un’attenta e rigorosa rilettura della Carta dei diritti della famiglia ci può aiutare a percepire nello stesso tempo lo scollamento che caratterizza la rivendicazione odierna dei diritti umani tra vincolo e arbitrio e la profonda esigenza di superare tale scollamento”. 

Lettera a Papa Francesco

Francesca è una giovane collaboratrice del Sir che ha provato a mettere in fila i sentimenti e i pensieri che in queste ore corrono nel cuore e nella mente dei ragazzi di Rio. Non sappiamo se siamo riusciti a dare voce ai giovani della Gmg, ma speriamo di esserci andati molto vicino

Caro Papa Francesco, 
ci hai chiamato amici e così mi piace pensarti, come un amico un po’ più grande, che ha fatto un pezzo di strada che io ancora non ho percorso e che mi invita a guardare più là del mio naso. 
Sai Papa, ho solo vent’anni e ci sono così tante cose che voglio fare. È bello pensare che, come hai detto, se ci metto fede, speranza, amore le farò meglio. 
Sai Papa, è duro il mondo per noi giovani. Qualunque cosa facciamo non va mai bene. Se contestiamo siamo indignati, se accettiamo siamo vigliacchi, se chiediamo la parola siamo troppo giovani per sapere, se facciamo qualcosa in silenzio non abbiamo idee. 
Eppure, nonostante tutto, non ci arrendiamo. Io oggi ti ho ascoltato, ci ho riflettuto un po’ e ho deciso che ti credo. Ti rispondo che ci sto. Sai, come quel Pascal che ho studiato al liceo, quello della scommessa, che diceva che ne valeva la pena. Ecco, scommetto anche io su di te, sulla tua tenerezza e siccome dicono che noi giovani non ci impegniamo davvero in quello che facciamo, voglio fare le cose per bene e ti metto tutto nero su bianco. Così, se un giorno non dovessimo più ricordarci cosa ci siamo detti, possiamo sempre rileggere e sorriderne insieme. 
Allora, cominciamo. Ci sto a finire quest’Università che mi sembra un pozzo senza fondo verso il miraggio di un lavoro che non c’è. Ci sto a confrontarmi su tutto con i miei, anche se a volte penso che ci divida ben più di una generazione. Ci sto a frequentare la Chiesa, anche quando il mio parroco sembra più un ragioniere che un allenatore di anime. Ci sto a sognarmi dove non avrei pensato di immaginarmi, perché se comincio a tarparmi le ali da sola non posso pensare di volare alto. Ci sto a farmi una famiglia perché continuo a pensare che i figli sono l’unico modo per ipotecare bene il mio futuro. Ci sto a non farmi consumare la speranza da chi è deluso dalla vita e tenta di scoraggiarmi dal vivere pienamente la mia. Ci sto a non accontentarmi di risposte provvisorie e a cercare la verità anche quando è ben nascosta nelle pieghe dell’effimero. Ci sto a non sottrarmi alle mie responsabilità anche quando sarebbe facile scaricarle sulle spalle di qualcun altro. Ci sto a cercare il torsolo buono nella mela ammaccata, perché se il Signore perdona me io non posso non fare lo stesso con chi mi offende. Ci sto a cambiare una piccola cosa che non va ogni giorno, perché mi conosco e lo so che se cercassi di cambiare tutto insieme non funzionerebbe e mi demoralizzerei. Ci sto a riporre la mia fiducia in Qualcuno di più grande che mi aspetta senza arrabbiarsi anche quando magari mi smarrisco per un po’. Ci sto ad essere una “testimone gioiosa”, perché non c’è niente di più triste di un testimone mesto. Ci sto a mettere il sale dov’è insipido, lo zucchero dov’è amaro, l’acqua dove è arido, perché la vita va cucinata con i giusti ingredienti perché abbia un buon sapore. 
Che ne dici Papa Francesco, va bene come primo elenco? Beh, a me sembra abbastanza ottimista per aver appena cominciato. Ma non mi preoccupo, so che ne riparleremo alla prossima Gmg. 
Ti abbraccio, la tua amica

SIR del 26/07/2013

Il Papa agli educatori: “il drago non è il più forte”

Visibile l’emozione di Papa Francesco nell’entrare mercoledì 24 luglio nella Basilica del Santuario di Nostra Signora di Aparecida, “la casa della Madre”, particolarmente cara al cuore del popolo latinoamericano. La memoria del Successore di Pietro torna alla V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi: “I Vescovi – confida nell’omelia, ripensando a quell’incontro di sei anni fa – si sentivano incoraggiati, accompagnati e, in un certo senso, ispirati dalle migliaia di pellegrini che venivano ogni giorno ad affidare la loro vita alla Madonna: quella Conferenza è stata un grande momento di Chiesa. E, in effetti, si può dire che il Documento di Aparecida sia nato proprio da questo intreccio fra i lavori dei Pastori e la fede semplice dei pellegrini, sotto la protezione materna di Maria”.
E, rivolgendosi a tutti gli educatori, indica quindi “tre semplici atteggiamenti” per “trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti, solidali e fraterni”.
Innanzitutto, “mantenere la speranza”. Commentando la lettura dell’Apocalisse, il Papa riconosce le “difficoltà ci sono nella vita”, ma esorta alla fiducia, perché “Dio non lascia mai che ne siamo sommersi”. Di qui l’appello: “Non perdiamo mai la speranza! Non spegniamola mai nel nostro cuore! Il “drago”, il male, c’è nella nostra storia, ma non è lui il più forte”. Quindi, è decisivo sottrarsi al “fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio e sembrano dare speranza”: in realtà, sono “compensazioni”, “idoli passeggeri”. L’educatore, ha fatto capire, è chiamato a incoraggiare “la generosità che caratterizza i giovani”, convinti che “non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprattutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo”.
Il secondo atteggiamento richiede di “lasciarsi sorprendere da Dio”, da Colui che sempre stupisce, come il vino nuovo nel Vangelo”. Sempre “Dio riserva il meglio per noi”; ma a sua volta “chiede che noi ci lasciamo sorprendere dal suo amore, che accogliamo le sue sorprese”. Di qui l’invito: “Fidiamoci di Dio! Lontano da Lui il vino della gioia, il vino della speranza, si esaurisce. Se ci avviciniamo a Lui, se rimaniamo con Lui, ciò che sembra acqua fredda, ciò che è difficoltà, ciò che è peccato, si trasforma in vino nuovo di amicizia con Lui”.
Infine, il Papa richiama la condizione di fondo del credente: “Vivere nella gioia, essere testimoni di questa gioia”. Poiché “Dio ci accompagna, abbiamo una Madre che sempre intercede per la vita dei suoi figli, Gesù ci ha mostrato che il volto di Dio è quello di un Padre che ci ama”, il cristiano non ha la faccia di chi sembra trovarsi in un lutto perpetuo: se siamo davvero innamorati di Cristo e sentiamo quanto ci ama, il nostro cuore si «infiammerà» di una gioia tale che contagerà quanti vivono vicini a noi”.
 
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“La fede in Cristo non è un frullato… Deve disturbare”

E’ stato il giorno degli argentini, quello di giovedì, alla Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro. Nell’enorme cattedrale di san Sebastiano, popolarmente conosciuta come Catedral metropolitana, sin dalle prime ore dell’alba migliaia di argentini si sono messi in fila – sotto lo sguardo attento della Polizia – per prendere i posti migliori per vedere il “nuestro Papa Francisco”. Da giorni si parlava di un incontro del Pontefice argentino con i suoi giovani connazionali, per un fuori programma fortemente desiderato dallo stesso Bergoglio. L’attesa per entrare nell’enorme chiesa è stata segnata da canti, preghiere, da slogan e da continui sventolii di bandierine. Sono arrivati da Buenos Aires, da Cordoba, da San Juan, da Mar del Plata, da Mendoza, da Rosario, tanto per citare alcune città e diocesi, dopo ore e ore di viaggio. Hanno sofferto sotto la pioggia e al freddo, ma il Papa argentino non ha tradito le attese.

Forti parole ai giovani. Cinquemila i fortunati seduti in chiesa, circa 30mila quelli rimasti fuori e sotto la pioggia. Parole pronunciate avendo a fianco l’immagine della Vergine di Lujan, patrona degli argentini. Ha parlato, a braccio, dello “scandalo della Croce”, della necessità che la Chiesa esca per le strade del mondo, che la fede “deve disturbare e non va annacquata”. Un discorso dal sapore di “mandato missionario”, mai così aderente al tema della Gmg, “Andate e fate discepoli tutti i popoli”: “Mi aspetto che i giovani facciano rumore nelle diocesi” e che “la Chiesa vada nelle strade”. Fino a rimarcare che “la fede in Cristo non è uno scherzo, è uno scandalo. La croce continua a essere uno scandalo, ma è anche l’unico cammino sicuro. La fede deve fare rumore, disturbare, la fede non va annacquata”.

E i giovani hanno risposto con un impegno. Ricostruire un’Argentina nuova sulla forza salvifica del Vangelo. Per rendere visibile e concreto questo impegno hanno chiesto al Papa di benedire una riproduzione del Crocifisso di san Damiano di Assisi. La Croce da adesso in poi sarà pellegrina in tutte le diocesi del Paese. Forte la commozione dei giovani al termine dell’incontro. Fuori, ancora sotto la pioggia battente, raccontano di “emozioni forti, di parole che lasciano il segno”. “Di sentimento così forte che non si può spiegare” come dicono in coro FlorenciaMorena eAlejandra, sedicenni della Provincia di San Juan, “abbiamo sofferto molto il freddo e la pioggia, ma ne è valsa la pena”. “Mi ha toccato in modo particolare quando ha detto che noi giovani dobbiamo lottare per il nostro Paese per renderlo più forte e che dobbiamo ascoltare gli anziani per fare dell’Argentina un Paese più saggio”, aggiunge Morena. Il messaggio di Bergoglio è arrivato forte e chiaro alle orecchie dei giovani argentini. “Dobbiamo darci da fare, impegnarci al massimo e uscire per strada per testimoniare il Vangelo”. Rosaria, studentessa universitaria di Buenos Aires, descrive Bergoglio come “una persona santa, che parla in modo molto chiaro. Mi è piaciuto il suo spirito giovanile, le parole che usa, che ci incoraggiano molto, sono ben scelte”. Suor Lorena, delle Serve dell’Immacolata Bambina, da san Juan apprezza “la semplicità del Papa di volersi riunire con i giovani dell’Argentina, un’attenzione molto umile da parte sua. Mi ha colpito quando ha detto che la Chiesa deve uscire fuori, rompere tutto ciò che impedisce il rapporto diretto con gli altri, di essere attenti ai fratelli, di occuparci dei giovani ma anche degli anziani”.

Tra i giovani anche Jorge Rouillon, giornalista argentino che per anni ha scritto d’informazione religiosa al “Diario” e a “La Nacion” e oggi è a Rio per l’agenzia d’informazione cattolica argentina “Aica”: “Il Papa continua a essere quel ragazzo di un quartiere di Buenos Aires che ha sentito la chiamata a essere sacerdote. Ha un’intesa speciale con i giovani argentini. Anche loro entrano facilmente in sintonia con il Papa, li si vede felici con le loro bandiere, anche quelli che sono lì fuori sotto la pioggia si ricorderanno di aver partecipato a questo evento, anche se lo hanno visto soltanto per un attimo da lontano e sempre che abbiano avuto la fortuna di vederlo”.

La Verna – “BIG” dell’Ecumenismo a confronto

Il corso di formazione ecumenica è stato organizzato dalla Commissione Regionale per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Toscana ed in particolare da don Mauro Lucchesi, incaricato regionale per l’Ecumenismo e docente all’Istituto di Scienze Religiose “Beato Niccolò Stenone” di Pisa.

Si sta svolgendo alla casa Pastor Angelicus di La Verna e si protrarrà fino a domani, 20 luglio. Il meeting, molto partecipato, offre tutti gli elementi per favorire la maturazione della sensibilità al dialogo interreligioso.

L’accento è stato posto sulle chiese d’oriente ed è toccato al professor Enrico Morini, docente universitario dell’Ateneo bolognese, ripercorrere le tappe storiche della fede ortodossa tra teologia, liturgia, ecclesiologia e spiritualità. Emozionante il momento in cui ha preso la parola padre Ioan Coman, della comunità rumena-ortodossa fiorentina, che ha raccontato la sua esperienza:

“Sono arrivato in Italia a soli 16 anni,  mio padre era un sacerdote ortodosso e mi ha fatto studiare nelle scuole cattoliche, è stata una esperienza fondamentale per me; quando sono giunto in Italia le comunità rumene erano pochissime, la più importante era quella di Milano, oggi siamo in molti e – continua padre Coman – siamo stati aiutati proprio dai cattolici per la nostra formazione anche dal punto di vista logistico. Sarebbe bello – ha sottolineato – poter dialogare maggiormente perché infondo siamo tutti cristiani e dobbiamo tutti insieme lavorare di più”.

Monsignor Andrea Palmieri, del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani, si è invece soffermato sui dialoghi tra cattolici ed ortodossi ed in particolare sull’Oriente in Concilio nei documenti e nel contributo degli osservatori ortodossi, per arrivare ai primi passi dell’Ecumenismo della carità al dialogo teologico attuale. Al Corso di formazione ha partecipato anche il professor Riccardo Burigana, docente all’ISE (Istituto studi ecumenici) S. Bernardino di Venezia.

Il meeting terminerà domani a Camaldoli con l’incontro con un monaco che cura il dialogo interreligioso.

Eleonora Prayer  

Una società a misura di famiglia?

La 47ª Settimana Sociale si svolgerà a Torino dal 12 al 15 settembre.
Questo appuntamento – una delle forme storicamente più consolidate per dire il rapporto tra Vangelo e ordine sociale nel Paese – ha come tema in tale edizione “La famiglia, speranza e futuro della società italiana”; una questione che non intende ridursi ad un ambito interno alla Chiesa.
Come evidenzia il Documento preparatorio, vi è una ragione di carattere antropologico, relativa al valore della relazione uomo-donna nell’esperienza dell’amore umano; c’è, quindi, una dimensione sociale, che fa della famiglia non un affare privato, confinato nella gestione della dinamica degli affetti, ma un punto di forza della società; infine, ci sono richieste non più rinviabili che la famiglia pone alla società e che segnano l’agenda della politica: libertà di educazione, lavoro, pressione fiscale, welfare…
In allegato, il programma dettagliato delle giornate di Torino.
 

Il Papa a Rio: i giovani finestra del futuro

Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore”: sono le parole con le quali Papa Francesco si è presentato, lunedì sera, nel Palazzo Guanabara di Rio de Janeiro, rispondendo al saluto della presidente del Brasile, Dilma Roussef. Con tratto delicato e squisito, Papa Francesco ha proseguito dicendo: “Mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta”, la porta dell’“immenso cuore” dei brasiliani che già oggi, come hanno mostrato le immagini televisive, lo hanno accolto numerosissimi e festanti. Ha voluto ringraziare il Signore che, nella sua “amorevole provvidenza, ha voluto che il primo viaggio internazionale del mio Pontificato mi offrisse la possibilità di ritornare nell’amata America Latina”.
Il Papa ha poi avuto un pensiero per i vescovi brasiliani dicendo: “Voglio rivolgere una parola di affetto ai miei fratelli vescovi, sui quali grava il compito di guidare il gregge di Dio in questo immenso Paese, e alle loro dilette Chiese particolari. Con questa mia visita desidero proseguire nella missione pastorale propria del Vescovo di Roma di confermare i fratelli nella fede in Cristo, di incoraggiarli nel testimoniare le ragioni della speranza che scaturisce da Lui e di animarli a offrire a tutti le inesauribili ricchezze del suo amore”.
Ha quindi richiamato i protagonisti primi della Gmg, cioè i “giovani”, dicendo alle autorità presenti: “Sono venuto a incontrare giovani arrivati da ogni parte del mondo, attratti dalle braccia aperte del Cristo Redentore. Essi vogliono trovare un rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino al suo Cuore, ascoltare di nuovo la sua chiara e potente chiamata:‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’”. Giovani che Papa Francesco dimostra di conoscere e di amare, ricordando come essi “provengono dai diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni”
Dopo aver ricordato come non possa “esserci energia più potente di quella che si sprigiona dal cuore dei giovani quando sono conquistati dall’esperienza dell’amicizia con Cristo”, Papa Francesco ha chiamato in causa il mondo degli adulti affermando: “Nell’iniziare questa mia visita in Brasile, sono ben consapevole che, rivolgendomi ai giovani, parlo anche alle loro famiglie, alle loro comunità ecclesiali e nazionali di provenienza, alle società in cui sono inseriti, agli uomini e alle donne dai quali dipende in gran misura il futuro di queste nuove generazioni”. E a questo punto ha avuto un’espressione simbolica molto forte per il sentire popolare brasiliano. Ha detto, infatti: “È comune da voi sentire i genitori che dicono: ‘I figli sono la pupilla dei nostri occhi’. Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?”.
Di fronte alle massime autorità brasiliane e al corpo diplomatico, Papa Francesco ha insistito di nuovo sull’importanza dei giovani definendoli “la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo, e quindi ci impone grandi sfide” e richiamando al dovere educativo degli adulti, a cui ha chiesto di “offrire loro spazio; tutelarne le condizioni materiali e spirituali per il pieno sviluppo; dargli solide fondamenta su cui possa costruire la vita”. Ha proseguito chiedendo di garantire ai giovani “sicurezza ed educazione”, “trasmettere valori duraturi”, “assicurare un orizzonte trascendente”, “consegnare l’eredità di un mondo che corrisponda alla misura della vita umana”, renderli “protagonisti del proprio domani e corresponsabili del destino di tutti”. Ha poi avuto un pensiero finale molto toccante quando ha chiesto “a tutti la gentilezza dell’attenzione e, se possibile, l’empatia necessaria per stabilirne un dialogo tra amici. In questo momento, le braccia del Papa si allargano per abbracciare l’intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa”. Ha assicurato che “dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa” e che pregherà per tutti i brasiliani mercoledì al santuario di Nostra Signora Aparecida. (Sir)