Scuola: Iscrizioni e valutazione

Ecco la circolare sulle iscrizioni a scuola.
Il ministero dell’Istruzione l’ha pubblicata sul proprio sito pochi minuti fa, contestualmente al decreto per attribuire le insufficienze in condotta ai ragazzini della scuola media.
Dopo le polemiche di questi giorni e le vivaci proteste dei sindacati che hanno denunciato lo “stato confusionale” della scuola, dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie hanno a disposizione due provvedimenti che consentono le iscrizioni all’anno scolastico 2009/2010 e la valutazione del primo quadrimestre con il ripristino dei voti in decimi all’elementare e alla media.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha firmato il decreto sulla valutazione del comportamento degli studenti.
“La valutazione del comportamento degli studenti – spiega il decreto – nella scuola secondaria di primo grado e nella scuola secondaria di secondo grado è espressa in decimi”.
La valutazione espressa dal consiglio di classe “si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa”.
L’attribuzione di un voto inferiore a sei decimi, “in presenza di comportamenti di particolare e oggettiva gravità”, comporta l’automatica bocciatura.
Il consiglio di classe può attribuire una valutazione insufficiente in condotta soltanto in presenza di sanzioni disciplinari che comportino l’allontanamento dalla scuola superiore a 15 giorni e per quegli alunni che a seguito di tali sanzioni “non abbiano dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento, tali da evidenziare un sufficiente livello di miglioramento nel suo percorso di crescita e di maturazione”.
Le scuole “sono tenute a curare con particolare attenzione sia l’elaborazione del Patto educativo di corresponsabilità, sia l’informazione tempestiva e il coinvolgimento attivo delle famiglie in merito alla condotta dei propri figli”.
Repubblica 16 gennaio 2009 Scadenza iscrizioni.
I genitori che dovranno iscrivere i propri figli nella scuola dell’infanzia, alla prima classe della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado dovranno presentare il relativo modulo (I MODULI) predisposto dal ministero dell’Istruzione entro e non oltre il 28 febbraio prossimo.
L’iscrizione alle classi intermedie viene curata delle segreterie scolastiche.
Scuola dell’infanzia.
Potranno richiedere l’iscrizione al primo anno della scuola primaria i genitori dei bambini che compiranno sei anni entro il 31 dicembre 2009.
Possono altresì essere iscritti i piccoli che compiranno sei anni entro il 30 aprile 2010.
Quest’ultima possibilità è subordinata alla disponibilità dei posti, all’esaurimento delle liste d’attesa, alla disponibilità di locali e dotazioni idonei ad accogliere i piccoli anticipatari e alla valutazione pedagogico didattica del collegio dei docenti.
Ove ricorrano le condizioni logistiche e funzionali, continua anche l’esperienza delle “sezioni primavera” per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi.
L’orario di funzionamento normale è di 40 ore settimanali: 8 ore al giorno.
Le famiglie possono anche richiedere un orario ridotto a 25 ore settimanali o prolungato di 50 ore a settimana.
Scuola primaria.
Hanno l’obbligo di iscriversi in prima elementare i bambini che compiono sei anni entro il 31 dicembre 2009.
Mamme e papà possono optare per l’anticipo, riservato ai piccoli che festeggiano il sesto compleanno entro il 30 aprile 2010.
La domanda può essere presentata in qualsiasi scuola (del territorio di appartenenza o no).
Le istanze verranno accolte in basa ai criteri elaborati e resi noti dagli organi collegiali della scuola.
Nel modulo di domanda le famiglie dovranno indicare l’ordine di priorità delle 4 opzioni orarie: 24, 27, 30 o 40 ore per il tempo pieno.
Ma per l’orario settimanale di 30 ore e il tempo pieno di 40 ore verranno accontentati i genitori soltanto in relazione alle disponibilità di organico della scuola.
Scuola media.
L’iscrizione al primo anno della scuola secondaria di primo grado avviene tramite la scuola primaria frequentata dall’alunno.
L’istanza va indirizzata alla scuola prescelta e deve riportare l’ordine di preferenza delle tre opzioni orarie: 30 ore settimanali (29 ore curricolari più un’ora di approfondimento di Italiano) , tempo prolungato di 36 ore o tempo prolungato di 40 ore a settimana.
I posti a disposizione per frequentare il tempo prolungato dipenderanno dalle dotazioni organiche che assegnerà il ministero alle singole scuole.
Al momento dell’iscrizione le famiglie possono anche scegliere l’Inglese potenziato: 5 ore settimanali anziché 3 più due di una seconda lingua comunitaria.
Per gli alunni che frequentano gli istituti comprensivi l’iscrizione in prima media è effettuata d’ufficio dalla segreteria scolastica.
Scuola secondaria di secondo grado.
Coloro che terminano il primo ciclo, in base alle norme sull’assolvimento dell’obbligo di istruzione, sono tenuti ad iscriversi al primo anno della scuola superiore o a frequentare un percorso di istruzione e formazione professionale triennale.

Olivier Clément

Olivier Clément si è spento la sera del 15 gennaio.
Erano anni che non usciva più dalla sua casa in un vivace quartiere popolare di Parigi.
La malattia l’aveva provato, ma aveva ancora un grande interesse per la vita, i fatti del mondo, le vicende della Chiesa.
Quando l’ho salutato, poco prima che si spegnesse, ho guardato la grande finestra della sua camera, da cui si vede la città fino alla Tour Eiffel, pensando ai suoi ultimi anni di ‘eremita’ alla finestra del mondo.
Il suo cenno di saluto esprimeva la simpatia e l’amicizia che hanno caratterizzato la sua vita.
Qualche anno fa aveva scritto: «La vecchiaia favorisce un’altra conoscenza, quella che l’Oriente considera come l’unione dell’intelligenza e del cuore».
Scompare con Clément (nato nel 1921) una figura europea di spicco, unica e originale.
Il suo pensiero è figlio di un innesto complesso e ben riuscito.
Le sue radici sono in ambiente laico e non credente.
Ha vissuto a Parigi, in una città al plurale, ricca ma con tanti aspetti di deserto umano.
Ha sentito l’angoscia degli orizzonti stretti dell’uomo contemporaneo; si è incamminato nei sentieri della ricerca spirituale.
Ha incontrato la fede cristiana nella Chiesa ortodossa.
La sua ricerca inquieta si è sviluppata nel clima della seconda guerra mondiale.
La guerra è, per tanti grandi spiriti, un tempo fecondo di intuizioni.
La generazione della guerra conta tanti ‘maestri spirituali’ che hanno detto molto all’Europa, tentata dal ripiegamento.
Clément é divenuto cristiano, accogliendo il Vangelo dall’Oriente.
Dopo la rivoluzione bolscevica, tanti russi si erano spostati in Francia.
La cultura russa, la fede della Santa Russia, si è innestata in Francia.
Si pensi a Mat’ Maria, monaca, amica dei poveri, morta nel lager nazista per aver aiutato gli ebrei.
Clément ha raccolto la testimonianza di grandi credenti, tra cui Lossky, Berdjaev, Evdokimov.
Il suo passaggio alla fede è stato accompagnato da padre Sofrony, monaco del Monte Athos, di cui Clément dice: «Mi ha fatto comprendere che il cristianesimo non è una ideologia, ma la resurrezione».
Clément si è abbeverato a una fonte cristiana lontana dal suo mondo, che lo ha condotto all’amore della Bibbia e dei Padri.
La sua storia è particolare, ma ogni conversione vera porta lontano.
Eppure Clément è un occidentale che non si traveste.
Non troviamo in lui niente di esotico.
La sua opera è vissuta respirando a due polmoni, con l’Oriente e con l’Occidente.
Ma, da questa sintesi straordinaria, scaturisce un umanesimo cristiano, la cui eredità resta preziosa.
Olivier Clèment ha speso una vita facendo sue le domande di tanti e cercando luce nella liturgia e nei Padri della Chiesa.
La sua libertà interiore lo porta a prendere sul serio tanti.
Le sue domande sono le nostre: quelle delle generazioni degli anni Sessanta, di chi si confronta con la modernità, di chi sente il peso del totalitarismo scientifico, di chi avverte il limite della psicologia e della psicanalisi, di chi percepisce la debolezza delle ideologie, ma anche di chi sente la vita infragilita… Significativa è la sua storia nella crisi del ’68, attento ai giovani chiassosi per le vie di Parigi, accanto al liceo dove insegnava.
Per lui il ’68 fu una grande messa in scena ‘liturgica’ della rivoluzione, con il rifiuto generalizzato del padre, cioè della tradizione.
Clément scarnifica l’utopia del ’68, ma non rinuncia a credere che si possa cambiare il mondo.
Anzi si convince che è la via del cuore a cambiare l’uomo.
Per questo bisogna accogliere la fede dei Padri.
Così, nel ’68, fece un’esperienza tanto diversa: a Istanbul, per un libro-intervista, interrogò il patriarca di Costantinopoli, Athenagoras.
All’epoca della rivolta contro il padre, il teologo quarantacinquenne si mise in ascolto del patriarca più che ottantenne: ne scoprì l’indomita forza spirituale, non rassegnata alla disunione dei cristiani, all’odio tra le nazioni, al vuoto della vita di tanti.
Nella stagione della contestazione o dell’uccisione dei padri, durante il ’68, Clément dialogò con il vecchio padre.
Ne nacque un libro, che rappresenta un capolavoro di spiritualità e di storia.
Da un albero antico, egli traeva linfa per sperare.
Sono care a Clément le parole di Berdjaev, poste all’inizio del suo libro La Révolte de l’Esprit (un titolo che appare una sfida in un tempo in cui si dissolvono le ideologie e i giovani cercano ‘paradisi’ artificiali): «Non ci si può rivoltare che in nome della realtà ultima, dello Spirito, cioè in nome di Dio».
Clément non è uno spirituale fuori dalla storia e senza sogni sul mondo.
Ha il senso della storia e il gusto di indagarla: vuol dire provarne a coglierne anche le profondità.
Qui si scopre una forza di cambiamento, non percepibile alla superficie.
La resurrezione di Cristo fa che la storia non divenga un inferno: «Se la storia non è nutrita di eternità, diventa una zoologia», conclude.
Dio non ha abbandonato la povera e dolorosa storia degli uomini.
Così lo sguardo del cristiano non è cieco davanti al dolore né chiuso nella gabbia del pessimismo o illuso da utopici paradisi in terra.
Ne sono testimonianza i testi della Via Crucis al Colosseo che scrisse nel ’98 per Giovanni Paolo II.
Clément ha cantato in tutta la sua opera la bellezza e l’attualità del cristianesimo.
Ha sentito che è la speranza per il nostro tempo.
Ma soprattutto è stato un credente vero che, con sapienza, ha realizzato in sé un’umanità, amica di Dio e amica degli uomini.
Andrea Riccardi

Numeri e fede/3: «Ma la geometria non è atea»

Intervista alla matematica Lucia Alessandrini Professoressa, come vive la sua esperienza di matematica e di credente? «Non regge l’equazione “Se c’è razionalità, non c’è religione”.
Assolutamente non sussiste opposizione o incompatibilità.
Si tratta di avere una visione completa dell’uomo, in cui la razionalità non è vista solo come razionalità scientifica.
Credo che della razionalità dell’uomo facciano parte varie componenti.
La mia esperienza di credente è il fondamento della mia esistenza.
Questo non significa che, per sentirmi cristiana, io debba fare accenni di tipo religioso agli studenti durante le lezioni di matematica.
Non mi permetterei mai di farlo, mi sento di essere una cristiana per come vivo nella totalità della mia esistenza».
Mai un conflitto interiore fra il matematico e la credente? «La formazione universitaria e poi la carriera non sempre ti permettono di approfondire la parte “sapienziale” del tuo lavoro.
Non sempre puoi situarti in un ambito più ampio, non tanto in una tradizione quanto in una visione del mondo che, se parliamo il linguaggio biblico, è appunto di tipo sapienziale.
Se potessi riscrivere il libro del Siracide, per esempio, ci metterei dentro la figura del matematico, insieme con quella dello scriba e con le altre che vi compaiono».
I giovani che studiano matematica e sono credenti riescono a coltivare insieme la visione scientifica e quella sapienziale? «Anche i giovani che vengono da un impegno in parrocchia, da gruppi di preghiera, da movimenti ecclesiali, quando arrivano a Matematica a volte sono in difficoltà: manca loro (e devono costruirsela) una visione in cui non s’incontra un baratro tra l’approccio scientifico e quello sapienziale.
La maggior parte dei ragazzi ha una preparazione religiosa che, in genere, risale all’epoca della Cresima, e una conoscenza della Bibbia che è di livello piuttosto basso.
Quando viene proposto loro il discorso intellettuale severo, dal punto di vista della scienza, e debbono confrontarlo nel loro animo con la conoscenza di tipo religioso, si ritrovano (mi si lasci passare il termine) piuttosto “infantili”, perché in epoca infantile hanno appreso quella conoscenza.
Allora si domandano: “Com’è possibile che la Chiesa proponga di credere questo, mentre qui sento dei ragionamenti diversi?”.
Io penso che possa aiutarli una riscoperta dello studio della Bibbia , o ancora meglio frequentare un master in scienza, filosofia e teologia».
Questo approccio potrebbe fornirlo la scuola superiore? «Si potrebbe puntare sulla Bibbia, uno dei “codici” della nostra cultura.
I ragazzi si renderebbero conto che non si chiede loro di credere a “favolette”: gli studi biblici avanzati sono di tipo scientifico.
Constaterebbero come, nell’approccio a un testo religioso, venga usata la ragione.
Tutto questo, naturalmente, accanto allo studio della filosofia, che dovrebbe avere un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani.
Ma la scuola ha programmi fissi in cui già vanno inserite, non senza difficoltà, tantissime materie.
E bisogna già combattere molto per salvare la filosofia.
Farei appello invece alla struttura ecclesiale, ai movimenti, alle parrocchie, ai centri culturali.
Questi devono assolutamente trovare tempi e modi per coinvolgere i giovani delle scuole superiori e dell’università».
E quelli che non frequentano regolarmente la parrocchia? «Credo che i giovani e le famiglie possano benissimo rivolgersi a un centro culturale che offra programmi seri.
Mi riferisco per esempio ai centri culturali messi in rete come strumenti del Progetto culturale della Chiesa cattolica.
Dovrebbero occuparsi molto dei giovani, dei giovani adulti, per aiutarli ad adottare una mentalità forse più corretta nell’ambito del dibattito fede-ragione».
Oggi soffre anche la filosofia.
Non interessa più la ricerca delle verità fondamentali, la causa rerum? «La filosofia va difesa in ambito scolastico, senza nulla togliere alla religione.
Formarsi una mentalità che ci permetta di ragionare sulle idee è basilare per poi capire che si può ragionare anche sulle idee che riguardano la fede».
È azzardato affermare che una scoperta matematica ha sempre qualcosa di “religioso” in sé, che assomiglia all’intensa gioia creativa dell’artista? «In matematica scoprire nuove proprietà o dimostrare un nuovo teorema conferisce quella soddisfazione intellettuale che probabilmente prova anche l’artista quando crea un capolavoro.
Il matematico opera in un mondo di idee che lo supererà sempre ma che non è chiuso all’intelligenza dell’uomo, non è il mondo dell’orrore della non-conoscenza: si presta all’approccio dell’uomo purché egli miri alla verità.
Abbiamo dei limiti dovuti alla nostra natura umana, ma la nostra mente è adatta a protendersi verso l’infinito, e questo è il lato prometeico, la “fede” che guida il matematico in quanto tale.
Al di là dell’infinito poi ci sono altri infiniti.
La conoscenza matematica di per sé non ha limiti, siamo noi esseri umani che ne abbiamo.
Ma spesso la matematica incontra il vero freno, quando la società non ha acquisito la piena certezza che la matematica è indispensabile al progresso.
E noi matematici, al giorno d’oggi, ancora più che di finanziamenti, abbiamo bisogno del sostegno sociale e culturale».
Luigi Dell’Aglio È proprio una mosca bianca un matematico che non sia ateo? «Penso proprio di no.
Non sono atea e conosco molti colleghi che credono (come molti che non credono).
Vengo da una famiglia religiosa, ho sempre frequentato la parrocchia e ho lavorato in Italia nei gruppi missionari.
Nel frattempo studiavo matematica perché mi piaceva moltissimo.
(Tutti i matematici risponderebbero così: studiavano per il “gusto” di fare matematica).
A un certo punto, ho dovuto scegliere.
Ho cercato di comprendere quale fosse veramente la mia “chiamata”, e ho concluso che dovevo fare il matematico.
Ho capito che il Signore era anche il Signore della matematica, perciò la mia vita non sarebbe stata divisa a metà; era un’unica vita in cui entravano insieme benissimo questi due impulsi potenti».
La professoressa Lucia Alessandrini è ordinario di Geometria all’Università di Parma.
E che sia un matematico a ventiquattro carati lo dimostrano la forza della sua vocazione scientifica, un’attività di ricerca di primissimo piano, e il modo in cui spiega il suo amore per la “regina delle scienze”.
«La matematica – dice – è collegata alla bellezza delle idee.
Ti attira anche perché con lei non puoi barare.
Una cosa è giusta o sbagliata: non esiste via di mezzo.
E non puoi fermarti, non puoi accontentarti finché non sei arrivato alla fine».

“Un anno con Paolo di Tarso”

Il Servizio Nazionale IRC offre agli Idr un sussidio per l’anno Paolino con alcuni percorsi di approfondimento a cura del bibblista don Cesare Bissoli.
L’approccio è di tipo culturale-scolastico: conoscere il cristianesimo a partire da testimoni autentici.
Il docente potrà liberamente utilizzare i materiali offerti declinandoli secondo il grado e tipo di scuola.
Schede didattiche per l’IRC

“Chiesa in Rete 2.0”

“Chiesa in Rete 2.0” è il titolo del convegno nazionale promosso dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della Cei che si terrà a Roma il 19 e 20 gennaio 2009.
“Si colloca in una fase di accresciuta consapevolezza di partecipazione ad un fenomeno ampio che offre nuove e diffuse possibilità di supportare l’azione pastorale e culturale delle diocesi – spiegano gli organizzatori -.
Il Convegno vuole contribuire a collocare più saldamente le iniziative diocesane in questo contesto generale, evidenziando anche il contributo della Cei in termini di piattaforme comuni, strumenti, servizi e competenze”.
Si aprirà con il saluto e l’introduzione di S.E.
Mons.
Mariano Crociata, Segretario Generale della Cei, di Don Domenico Pompili, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e del Dott.
Giovanni Silvestri, Responsabile del Servizio informatico della Cei.
Interverranno tra gli altri il Prof.
Adriano Fabris, Docente di filosofia morale all’Università di Pisa, il Prof.
Giuseppe Mazza, Docente di Teologia fondamentale e comunicazioni sociali della Pontificia Università Gregoriana, il Prof.
Stefano Martelli, Docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Bologna, il Prof.
Daniel Arasa, docente di struttura dell’informazione e comunicazione digitale della Pontificia università della Santa Croce.
Informazioni nel sito internet: www.chiesacattolica.it/chieseinrete

Il rapporto tra la fede e la scienza

Nell’argomentazione di Benedetto XVI ora riportata spiccano due elementi.
Il primo è che la ragione matematica non può negare Dio ma nemmeno provarlo.
Avvicina però a Lui.
E mostra che Dio è in definitiva “un’ottima opzione”.
Riaffiora qui l’invito a vivere “veluti si Deus daretur”, come se Dio ci fosse, invito lanciato più volte da Ratzinger anche “agli amici non credenti”, come già prima di lui da Pascal.
Il secondo elemento è che la ragione matematica non può dire tutto di Dio, perché Dio “è anche Amore”.
Nel botta e risposta del 2006 con i giovani, Benedetto XVI si limitò al semplice enunciato di questa tesi.
Ma per vederne lo sviluppo non c’è che da leggere l’intera sua omelia dell’Epifania di quest’anno.
* * * Resta la domanda: è proprio così diffusa la negazione di Dio, tra gli scienziati di oggi e in particolare i matematici? A leggere l’inchiesta a puntate che “Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, sta pubblicando da un mese, la risposta è no.
“Avvenire” sta intervistando alcuni eminenti matematici proprio su “Numeri e fede”, cioè sulla compatibilità tra la ragione matematica e la fede in Dio.
L’immagine che ne esce è quella di un ambiente scientifico molto più aperto alla fede di quanto dica la “vulgata” dei media.
Gli intervistati sono stati finora i seguenti: – l’11 dicembre 2008 Antonio Ambrosetti, per molti anni ordinario di analisi matematica alla Normale di Pisa e ora alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste; – il 16 dicembre Lucia Alessandrini, ordinario di geometria all’Università di Parma; – il 19 dicembre Giandomenico Boffi, ordinario di algebra all’Università di Chieti e Pescara; – il 24 dicembre Marco Andreatta, ordinario di geometria e preside della facoltà di scienze all’Università di Trento; – il 6 gennaio 2009 Giovanni Pistone, ordinario di probabilità al Politecnico di Torino; – il 9 gennaio Maurizio Brunetti, professore di geometria e algebra all’Università Federico II di Napoli.
Il professor Pistone è membro della Chiesa evangelica valdese e diplomato in teologia, mentre gli altri sono di fede cattolica.
L’inchiesta di “Avvenire” si limita all’Italia, ma nelle risposte degli intervistati sono frequenti i riferimenti ad altri paesi.
Ferventi uomini di fede sono anche alcuni dei maestri da essi citati, in particolare Ennio De Giorgi, uno dei più insigni matematici del Novecento, e Francesco Faà di Bruno, proclamato beato nel 1998.
L’inchiesta continua.
Ed è facile scommettere che tra i prossimi intervistati vi sarà Giorgio Israel, ordinario di matematiche complementari all’Università di Roma “La Sapienza”, di religione ebraica e grande ammiratore di Benedetto XVI.
__________ Il giornale della conferenza episcopale italiana con l’inchiesta su “Numeri e fede”, curata da Luigi Dell’Aglio: > Avvenire __________ L’omelia di Benedetto XVI dell’Epifania di quest’anno: > “Cari fratelli e sorelle, l’Epifania…” Il 2009 è il quarto centenario delle prime osservazioni di Galileo Galilei al telescopio e sarà celebrato in tutto il mondo come l’anno dell’astronomia.
Sarà anche un anno particolarmente dedicato a Charles Darwin e alle teorie cosmologiche a lui ispirate.
A questo doppio appuntamento, papa Joseph Ratzinger dà l’impressione di arrivare ben caricato.
Lo si è capito anche da un passaggio chiave del discorso programmatico che egli ha rivolto alla curia romana lo scorso 22 dicembre: “La fede nello Spirito creatore è un contenuto essenziale del Credo cristiano.
Il dato che la materia porta in sé una struttura matematica, ed è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura.
Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla.
Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità.
Nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra.
Essa non è semplicemente nostra proprietà che possiamo sfruttare secondo i nostri interessi e desideri.
È piuttosto dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci e con ciò ci ha dato i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione.
Il fatto che la terra, il cosmo, rispecchino lo Spirito creatore, significa pure che le loro strutture razionali che, al di là dell’ordine matematico, nell’esperimento diventano quasi palpabili, portano in sé anche un orientamento etico.
Lo Spirito che li ha plasmati è più che matematica: è il Bene in persona che, mediante il linguaggio della creazione, ci indica la strada della vita retta”.
Colpisce, in questo passaggio, il ripetuto insistere del papa sulla struttura matematica dell’universo.
La matematica, infatti, è una scienza esatta che spesso oggi viene contrapposta a Dio, come la sua negazione “scientifica”, definitiva.
Scienziati di notorietà mondiale come l’inglese Richard Dawkins e l’italiano Piergiorgio Odifreddi legano insistentemente la matematica alla professione dell’ateismo.
Divulgate in conferenze, articoli e libri di grande successo, le loro tesi ambiscono a diventare linguaggio e pensiero comune.
In parole semplici, le obiezioni di questi matematici atei sono quelle espresse da uno studente liceale romano di 17 anni, di nome Giovanni, durante un botta e risposta col papa il una piazza San Pietro gremita di giovani, il 6 aprile 2006: “Padre Santo, si è indotti a credere che la scienza e la fede sono tra loro nemiche; che la logica matematica ha scoperto tutto; che il mondo è frutto del caso; e che se la matematica non ha scoperto il teorema-Dio è perché Dio, semplicemente, non esiste”.
A queste obiezioni, Benedetto XVI rispose testualmente così: “Il grande Galileo ha detto che Dio ha scritto il libro della natura nella forma del linguaggio matematico.
Lui era convinto che Dio ci ha donato due libri: quello della Sacra Scrittura e quello della natura.
E il linguaggio della natura – questa era la sua convinzione – è la matematica, quindi essa è un linguaggio di Dio, del Creatore.
“Riflettiamo ora su cos’è la matematica: di per sé è un sistema astratto, un’invenzione dello spirito umano, che come tale nella sua purezza non esiste.
È sempre realizzato approssimativamente, ma – come tale – è un sistema intellettuale, è una grande, geniale invenzione dello spirito umano.
La cosa sorprendente è che questa invenzione della nostra mente umana è veramente la chiave per comprendere la natura, che la natura è realmente strutturata in modo matematico e che la nostra matematica, inventata dal nostro spirito, è realmente lo strumento per poter lavorare con la natura, per metterla al nostro servizio, per strumentalizzarla attraverso la tecnica.
“Mi sembra una cosa quasi incredibile che una invenzione dell’intelletto umano e la struttura dell’universo coincidano: la matematica inventata da noi ci dà realmente accesso alla natura dell’universo e lo rende utilizzabile per noi.
Quindi la struttura intellettuale del soggetto umano e la struttura oggettiva della realtà coincidono: la ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura sono identiche.
Penso che questa coincidenza tra quanto noi abbiamo pensato e il come si realizza e si comporta la natura, siano un enigma e una sfida grandi, perché vediamo che, alla fine, è ‘una’ la ragione che le collega ambedue: la nostra ragione non potrebbe scoprire quest’altra, se non vi fosse un’identica ragione a monte di ambedue.
“In questo senso mi sembra proprio che la matematica – nella quale come tale Dio non può apparire – ci mostri la struttura intelligente dell’universo.
Adesso ci sono anche teorie del caos, ma sono limitate, perché se il caos avesse il sopravvento, tutta la tecnica diventerebbe impossibile.
Solo perché la nostra matematica è affidabile, la tecnica è affidabile.
La nostra scienza, che rende finalmente possibile lavorare con le energie della natura, suppone la struttura affidabile, intelligente della materia.
E così vediamo che c’è una razionalità soggettiva e una razionalità oggettivata nella materia, che coincidono.
Naturalmente adesso nessuno può provare – come si prova nell’esperimento, nelle leggi tecniche – che ambedue siano realmente originate in un’unica intelligenza, ma mi sembra che questa unità dell’intelligenza, dietro le due intelligenze, appaia realmente nel nostro mondo.
E quanto più noi possiamo strumentalizzare il mondo con la nostra intelligenza, tanto più appare il disegno della Creazione.
“Alla fine, per arrivare alla questione definitiva, direi: Dio o c’è o non c’è.
Ci sono solo due opzioni.
O si riconosce la priorità della ragione, della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto – la priorità della ragione è anche priorità della libertà – o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale; la ragione sarebbe un prodotto della irrazionalità.
Non si può ultimamente ‘provare’ l’uno o l’altro progetto, ma la grande opzione del cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione.
Questa mi sembra un’ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci.
“Ma il vero problema contro la fede oggi mi sembra essere il male nel mondo: ci si chiede come esso sia compatibile con questa razionalità del Creatore.
E qui abbiamo bisogno realmente del Dio che si è fatto carne e che ci mostra come Egli non sia solo una ragione matematica, ma che questa ragione originaria è anche Amore.
Se guardiamo alle grandi opzioni, l’opzione cristiana è anche oggi quella più razionale e quella più umana.
Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una visione del mondo che sia basata su questa priorità della ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice è amore, e che questo amore è Dio”.
Nell’omelia della festa dell’Epifania Benedetto XVI è tornato su un tema a lui carissimo, quello del rapporto tra la fede e la scienza.
Il papa ha preso spunto dalla stella dei Magi che – ha rimarcato – “erano con tutta probabilità degli astronomi” come lo fu Galileo Galilei.
Ma ha invitato a portare lo sguardo al di là di una pura contemplazione del cielo stellato.
“Le stelle, i pianeti, l’universo intero – ha detto – non sono governati da una forza cieca, non obbediscono alle dinamiche della sola materia”.
Al di sopra di tutto non c’è “un freddo ed anonimo motore”, ma quel Dio definito da Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia come “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, quel Dio che ha preso carne in mezzo agli uomini e ad essi ha dato la vita.
Nella “sinfonia” del creato – ha proseguito il papa – c’è un “assolo” che dà significato al tutto: e questo “assolo” è Gesù.

Il nuovo volto dell’istruzione tecnica: ecco cosa cambia

L’Istruzione Tecnica – come in più occasioni hanno affermato i vertici di Confindustria – è stata una risorsa fondamentale dagli anni della ricostruzione in poi e può anzi deve essere anche oggi il valore aggiunto per superare la congiuntura sfavorevole e contribuire allo sviluppo economico del paese.
Le imprese hanno oggi bisogno di tecnici diplomati per poter incrementare la produzione e renderla più competitiva ed idonea a sostenere e contrastare la concorrenza internazionale.
Ma i dati attuali rilevano un gap di 180.000 diplomati tecnici tra la domanda delle imprese e l’offerta delle scuole.
Sono gli effetti di una miope politica scolastica che in questi ultimi decenni ha progressivamente licealizzato l’istruzione secondaria superiore, cancellando la specificità degli istituti tecnici, con il risultato di un calo continuo di iscrizioni a questa tipologia di scuola.
Le risposte che il nuovo Regolamento offre alle principali istanze emerse negli ultimi anni vanno dalla conferma dell’identità degli istituti tecnici all’interno del secondo ciclo del sistema nazionale di istruzione e formazione, alla necessità di proporre ai giovani e alle famiglie un’offerta formativa fondata su percorsi chiari, distinguibili sia dai Licei sia dai Professionali, e su competenze spendibili tanto per l’inserimento nel mondo del lavoro, quanto per il passaggio ai livelli superiori di istruzione.
Tutto all’insegna di una maggiore semplificazione degli indirizzi di settore che passano dagli attuali 39 a 11, due per il settore Economico e nove per il settore Tecnologico e di una maggiore efficienza nella distribuzione dei servizi ed efficacia nell’utilizzo delle risorse.
Il provvedimento è destinato ad incidere profondamente nella struttura organizzativa, e non solo, degli Istituti tecnici in quanto interviene: – ad adeguare il carico orario annuale dalle attuali 1188 ore a 1056 ore, che si traduce nel passaggio da 36 a 32 ore settimanali; – a rafforzare l’autonomia con l’aumento delle quote di flessibilità fino al 30 % riservate alle singole scuole; – a favorire il raccordo sinergico tra scuola, territorio e mondo produttivo con la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico composto dal Dirigente Scolastico e, in modo paritetico, da docenti ed esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica.
Non solo dunque nuovi modelli organizzativi e di gestione: il riordino degli Istituti tecnici passa anche attraverso una rivisitazione dei percorsi, definiti in termini di competenze, abilità e conoscenze in relazione alla Raccomandazione del Parlamento europeo, e che devono agganciarsi strettamente al quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF).
Sul piano metodologico-didattico gli aspetti più innovativi riguardano: – l’incremento dello studio dell’inglese, con la possibilità di insegnamento in inglese di almeno una disciplina di indirizzo; – la valorizzazione delle discipline scientifiche attraverso la didattica delle scienze integrate; – lo sviluppo di metodologie innovative basate sull’utilizzo dei laboratori in tutti gli ambiti disciplinari; – la diffusione più ampia di stage, alternanza scuola-lavoro e tirocini.
Il nuovo Regolamento, risultato e sintesi del lavoro di diverse commissioni di studio istituite dai governi in questi anni, e a cui ha dato il proprio contributo il nucleo Education di Confindustria, non nasce come scatola vuota, ma accoglie quanto delle migliori esperienze è stato prodotto e realizzato da alcune scuole, nell’ambito della sperimentazione dell’Autonomia e risponde alla necessità di collegare l’Offerta formativa più strettamente al territorio, alle imprese e all’Istruzione Tecnica Superiore al fine di sostenere lo sviluppo delle professioni tecniche a livello terziario.
L’applicazione del provvedimento è stata rimandata al 2010, per favorire la discussione nelle scuole e una corretta informazione alle famiglie, ma in alcune realtà regionali, come il Veneto, dove già da tempo Scuola Regione e Impresa stanno lavorando al cambiamento dell’istruzione tecnica, tutto è pronto per partire dal 2009 con una ventina di istituti, che hanno dato l’adesione, con un anticipo della riforma.
È un cambiamento che si impone, è richiesto dai tempi, dalle parti interessate, dalla difficile situazione economica che il paese deve affrontare e dall’aggressiva competitività delle nuove potenze economiche.
La sfida va raccolta e fatta passare al più presto attraverso la trasformazione dell’Istruzione Tecnica, asse portante per la costruzione di competenze e professionalità necessarie alla struttura produttiva del paese.
Altri rinvii non sono più accettabili.
Il 2008 si è chiuso per la scuola con un atto del Governo molto importante e molto atteso: il nuovo Regolamento dell’Istruzione Tecnica, approvato il 18 dicembre dal Consiglio dei Ministri.
Importante perché ad essere interessati sono ben 1800 istituti, distribuiti sul territorio nazionale, e 873.522 studenti che rappresentano una cospicua fetta, il 34 %, degli iscritti alla secondaria superiore.
Atteso perché da tempo le principali parti interessate, Scuola e Impresa, invocavano un rilancio dell’Istruzione Tecnica, rilancio che oggi si impone con una certa urgenza anche per sostenere la ripresa economica del Paese, ma che necessariamente deve passare attraverso un cambiamento, regolamentato a livello istituzionale.

Torna il voto in pagella

Tornano i voti nelle scuole elementari e medie.
Tra poche settimane, mamme e papà si ritroveranno tra le mani pagelle simili a quelle della loro epoca.
Ma non tutti: gli under trenta per trovare una pagella con i voti espressi in decimi dovranno frugare tra i ricordi dei genitori.
Perché è da più di trent’anni che i voti sono spariti dalle valutazioni trimestrali, quadrimestrali e finali della scuola primaria e secondaria di primo grado.
I voti espressi in decimi erano stati cancellati il 4 agosto del 1977, con la legge 517: a capo del governo c’era Giulio Andreotti, il ministro della Pubblica istruzione era il democristiano Franco Maria Malfatti.
Il ripristino dei voti, che sostituiranno i giudizi (sufficiente, buono, distinto, ottimo), è stato deliberato dal consiglio dei ministri a settembre con un decreto legge convertito in legge due mesi dopo.
La prima pagella con i voti nella scuola elementare e media sarà quella del primo quadrimestre, che si chiude ufficialmente il 31 gennaio.
Ma su tutta la questione aleggia lo spettro del rinvio di un anno: gli istituti sono in attesa infatti del regolamento sulla valutazione degli alunni e del decreto ministeriale che consentirà ai professori delle medie di “correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi”, in pratica all’attribuzione di un’insufficienza in condotta.
Senza questi due provvedimenti i docenti avranno serie difficoltà ad applicare la legge.
Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, pur criticando i tempi ministeriali, non crede nello slittamento del provvedimento.
“Quando ci sono cambiamenti di questa importanza – commenta – occorre una riflessione interna che non può esaurirsi in pochi giorni.
Tuttavia, ritengo inverosimile il rinvio perché il ritorno ai voti nel primo ciclo è uno degli elementi portanti della politica del governo sulla scuola”.
Per le scuole che hanno suddiviso l’anno scolastico in quadrimestri i tempi si fanno strettissimi.
Se il regolamento verrà reso noto la settimana prossima le scuole dovranno prima di tutto “individuare le modalità e i criteri per la valutazione degli alunni” e dopo “predisporre il documento di valutazione individuale dell’alunno”.
Quelle che hanno adottato il trimestre (scaduto il 15 dicembre scorso) si sono dovute arrangiare con una circolare emanata l’11 dicembre che all’argomento dedica una pagina scarsa.
Una bozza del documento, inviata per il prescritto parere al Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cnpi), circola da alcuni giorni.
Ecco i punti salienti.
Nella scuola primaria il voto in decimi per ogni ambito disciplinare sarà accompagnato da un giudizio analitico.
Mentre sul comportamento gli insegnanti della classe esprimeranno un giudizio.
La bocciatura è prevista “solo in casi eccezionali” e comunque deliberata all’unanimità.
Per gli alunni della scuola media le cose si complicano: i voti delle singole discipline e di condotta saranno espressi in decimi.
Per ottenere la promozione alla classe successiva, deliberata a maggioranza, bisogna raggiungere la sufficienza in tutte le materie (condotta compresa) e avere frequentato almeno tre quarti dell’orario annuale.
Otterranno l’ammissione agli esami di licenza media soltanto coloro che riporteranno almeno sei in tutte le materie e avranno partecipato ad almeno tre quarti delle lezioni.
Quest’anno, la prova nazionale di italiano e matematica predisposta dall’Invalsi concorre alla valutazione finale.
Anche il punteggio del diploma è espresso in decimi.
Repubblica 10 gennaio 2009

“La nuova scuola spiegata ai genitori”

La pubblicazione di Tuttoscuola (in edicola con il Corriere della Sera sabato prossimo) si divide in tre parti: una vera e propria guida alle iscrizioni, per affrontare al meglio l’adempimento dell’iscrizione; la presentazione delle caratteristiche e delle novità dei diversi ordini di scuola; e infine scuola e famiglia, istruzioni per l’uso, con le informazioni per conoscere meglio come funziona una scuola e stabilire una buona relazione tra la famiglia e l’istituzione, nell’interesse degli studenti.
Ecco alcuni degli argomenti trattati per ogni sezione.
Guida alle iscrizioni: 1.
Breve panoramica del sistema di istruzione 2.
Pubblica o privata? 3.
Quando, dove e come iscriversi 4.
Modelli di domanda 5.
Alunni con disabilità 6.
Alunni con difficoltà specifiche di apprendimento 7.
Alunni con cittadinanza non italiana 8.
La privacy e la tutela dei dati personali 9.
Se e come avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica 10.
I servizi scolastici, le rette e i contributi Gli ordini e gradi di scuola, con tutte le novità per ciascuno: 1.
Scuola dell’infanzia 2.
Scuola primaria 3.
Scuola secondaria di I grado 4.
Scuola secondaria di II grado e i percorsi atipici Scuola e famiglia, istruzioni per l’uso: 1.
Stato, Regioni, Enti locali: un sistema integrato 2.
L’autonomia scolastica: come è organizzata una scuola 3.
La valutazione degli alunni 4.
Le assenze degli alunni 5.
Il bullismo e la scuola 6.
Il cellulare a scuola 7.
La partecipazione dei genitori alla vita della scuola 8.
Strategie di relazione a scuola 9.
I colloqui con gli insegnanti 10.
Studenti della secondaria – diritti e doveri 11.
Il patto di corresponsabilità 12.
Gli scambi culturali e la mobilità studentesca 13.
La scuola e il portafoglio ”La nuova scuola spiegata ai genitori”, che sarà in edicola con il Corriere della Sera sabato 17 gennaio 2009, fornisce in modo appropriato e puntuale ogni utile informazione sulle novità 2009 della scuola riformata, dall’infanzia al primo ciclo di istruzione; per gli istituti superiori, al fine di fornire un quadro completo del sistema di istruzione, oltre a presentare le caratteristiche dell’ordinamento attuale, pone a confronto anche le novità rilevanti che saranno introdotte dal 2010.
Oltre a tutto questo, la Guida di Tuttoscuola viene in aiuto dei genitori e dei non addetti ai lavori, con una serie di FAQ, suddivise per settori scolastici, con cui dà risposte alle domande più frequenti pervenute alla nostra rivista o raccolte nelle scuole relativamente ai problemi immediati delle iscrizioni, ma anche a problematiche varie che intervengono nel corso dell’anno scolastico.
Per le caratteristiche della Guida, essa si presta ad essere una valido strumento a disposizione della scuole per fare fronte alle domande delle famiglie: dirigenti scolastici e insegnanti potranno infatti rimandare con serenità alla lettura della guida per trovare risposta ai molti quesiti posti dai genitori.
Per ulteriori informazioni la Guida fornisce i recapiti (indirizzi completi, telefono, fax, e-mail) ai siti ufficiali di interesse per genitori e operatori scolastici a livello territoriale e nazionale, come, ad esempio, quelli degli ex-provveditorati agli studi (USP), degli Uffici scolastici regionali, degli Assessorati regionali all’istruzione e alla formazione, nonché i riferimenti alle associazioni delle scuole non statali e a quelle dei genitori.
Un utile indice analitico con 250 voci aiuta a trovare gli argomenti che di volta in volta interessano.

Università, è legge il decreto Gelmini

CONCORSI – Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva finora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando.
Lo scopo è quello di evitare di predeterminare l’esito dei concorsi e di incoraggiare un più ampio numero di candidati a partecipare.
Per quanto riguarda i ricercatori, in attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento, le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando.
La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti in ambito internazionale.
ATENEI «SPENDACCIONI» – Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno fare nuove assunzioni.
La norma vuole porre un freno alle gestioni finanziarie non adeguate (soprattutto nel rapporto entrate-uscite).
Da oggi, dunque, gli atenei che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.
«ATENEI VIRTUOSI» – Più finanziamenti (cioè il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, efficienza delle sedi didattiche migliori.
Le università più virtuose saranno individuate – in tempi molto brevi, assicura il ministero – attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).
RICERCATORI – Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%.
Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori.
I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over (2300 ricercatori) e anche gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche.
Con questi interventi si potranno assumere 4000 nuovi ricercatori.
BORSE DI STUDIO – Tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio.
Un incremento di 135 milioni di euro sarà, infatti, destinato ai ragazzi capaci privi di mezzi economici.
Oggi 180 mila ragazzi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono.
65 milioni di euro saranno destinati a progetti per residenze universitarie (1700 posti letto in più).
08 gennaio 2009 La Camera (281 sì e 196 voti contrari) ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sul riordino del sistema universitario.
Sul decreto, contro il quale in novembre si era mobilitata la protesta di studenti e docenti, il governo aveva chiesto la fiducia.
Voto a favore della maggioranza, no di Pd e Italia dei Valori, con dure critiche basate sulla stima dei tagli che il decreto comporta mentre l’Udc si è astenuta «per offrire un’apertura di credito nei confronti del ministro Mariastella Gelmini».
Che , dal canto suo, è naturalmente soddisfatta del risultato raggiunto: «L’università oggi cambia: valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori.
Da questi tre pilastri non si potrà prescindere».
Ecco i punti principali del decreto.