FORUM «IRC»
 
 
editore |14.05.2017
Cattura

 L’esigenza di sostenere e accompagnare le Chiese locali nel rinnovamento dei processi di educazione alla fede relativi alla fascia degli adolescenti (14-19 anni), in un orizzonte che privilegia l’educazione integrale del «buon cristiano e onesto cittadino» spinge l’Istituto di Catechetica della Facoltà di Scienze dell’Educazione (FSE) dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), su richiesta e in collaborazione con l’Ufficio Catechistico Nazionale (UCN) e il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile (SNPG) della Conferenza Episcopale Italiana, a proporre un Master di primo livello per educatori degli adolescenti in ambito ecclesiale. 


La proposta risponde anche al sentito bisogno di una qualificazione specifica e di aggiornamento per i Direttori degli Uffici Catechistici e del Servizio per la Pastorale Giovanile nell’ambito delle Diocesi italiane e per i collaboratori che li affiancano a vari livelli nell’animazione pastorale e catechistica diocesana. 




 


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Anno II - Numero 1 - Maggio 2017 |17.05.2017
Cattura

L’impegno per l’educazione religiosa e per la catechesi è un elemento essenziale per il carisma salesiano, un’eredità che proviene dallo stesso fondatore don Bosco.


Tale impegno è stato assunto anche dall’Istituto di Catechetica (ICA), che da oltre sessant’anni si è dedicato alla formazione di docenti e quadri dirigenti presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione (FSE) dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.


La collocazione dell’ICA nella FSE ne fa un unicum nel panorama catechetico internazio- nale e la sua scuola di pensiero è conosciuta e stimata per l’autorevolezza dei grandi nomi dei salesiani che ne hanno fatto parte nel corso del tempo. Sono numerosi gli ex allievi che, sparsi per il mondo, condividono il bagaglio di conoscenze e competenze acquisite negli anni di studio romani e divulgano ovunque l’attenzione alla catechesi con la sensibilità pedagogica tipica di quest’istituzione.


Tra gli strumenti di cui si è dotato l’ICA, uno che sta progressivamente affermandosi è il sito online conosciuto come «Rivista di Pedagogia Religiosa» (www.rivistadipedagogiareligiosa.it): nata nel 2001 e rivolta inizialmente ai docenti di religione, nel 2012 si trasforma nell’organo centrale di espressione dell’ICA. Il sito è composto di cinque sezioni principali: Catechesi, Docu- menti, Formazione, IRC, Giovani, ed è corredato di diversi box contenenti molteplici informazioni che riguardano l’area dell’Educazione Religiosa e della Catechesi.



In occasione del Sessantesimo dalla sua nascita, l’ICA ha voluto potenziare la sua offerta digitale: dapprima ha inserito online la nota raccolta Annale di catechetica, che ha l’obiettivo di offrire periodicamente una rassegna dei più significativi studi di catechetica e pedagogia religiosa a livello internazionale, e poi ha creato un nuovo sito-Web, l’OCI (Osservatorio Catechetico Inter- nazionale), un’attività di alta ricerca che si pone l’obiettivo di un monitoraggio permanente della produzione catechetica e catechistica mondiale.


La scelta più recente è quella di dar vita a un vero e proprio periodico online. Dopo una prolungata fase di studio, quella che era solo una scommessa è ora realtà: siamo lieti di presen- tarvi il primo numero della rivista «Catechetica ed Educazione», titolo scelto per indicare l’og- getto specifico della ricerca e la prospettiva che la caratterizza, quella educativa, secondo la tra- dizione dell’ICA. Il sostegno di numerosi professionisti e amici ci incoraggia a intraprendere l’opera, che avrà una cadenza quadrimestrale con attenzione specifica agli ambiti della pedago- gia religiosa e catechetica.


L’augurio è che le riflessioni riportate in queste pagine possano contribuire fattivamente a quel “mettersi in gioco” della Chiesa italiana – come ha auspicato il card. Bagnasco – «in un impegno di conversione per individuare le parole più efficaci e i gesti più autentici con cui portare il Vangelo agli uomini di oggi».


 


I MEMBRI DELL’ISTITUTO  DI CATECHETICA


catechetica@unisal.it


 


Per scaricare i numeri della rivista in formato pdf


entra nel banner: "RIVISTA DI CATECHETICA ED EDUCAZIONE" dalla home della rivista 


 
in "Rivista di catechetica ed educazione"
Jerome Vallabaraj |16.05.2017
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Nel presente articolo, una volta approfondito il significato del termine «pendolare» e dopo aver elencato brevemente le caratteristiche e le sfide insite in un mondo pendolare, viene descritta l’Identità Cristiana vista dalla prospettiva del «pendolarismo». Questo tipo di Identità Cristiana si basa essenzialmente sui valori di Gesù Cristo e del Suo Regno, valori che si manifestano attraverso la Fede in Lui e nella Sua Comunità. Questo articolo, evidenziando le principali caratteristiche dell’Identità Cristiana, descrive quel processo di trasformazione che conduce ad un autentico discepolato, prerogativa assoluta dell’Identità Cristiana. Successivamente vengono presentate nell’articolo le possibili tipologie emblematiche di un’Identità Cristiana Autentica, che richiede un impegno devoto verso Gesù Cristo ed il Suo Regno, e non una semplice obbedienza.


 


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Inglese (originale) - Fostering Transformation: Towards Authentic Christian Identity in a Commuting World


Traduzione in Italiano (di Giuseppina Maluccio) - Incoraggiare il cambiamento: verso un’identità cristiana autentica in un mondo pendolare

 
Corso IRC 2-8 luglio 2017 |14.05.2017
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L’Istituto di Catechetica della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana sviluppa una pianificazione triennale attorno all’insegnamento della religione nella scuola, di cui è in svolgimento la terza annualità, nella quale rientra l’iniziativa del presente Corso.


            La tematica generale del triennio – “Educazione, apprendimento e insegnamento della religione” – è incentrata sull’attività di insegnamento scolastico della religione, accostata con attenzione particolare ad aggiornate questioni scolastiche (relative appunto all’apprendimento) e nel quadro generale di riflessione pedagogica, in modo da offrire un qualificato contributo al decennio in corso, dedicato all’educazione.


            L’offerta formativa è articolata in un Seminario di Studio preparatorio (destinato a Ricercatori, Esperti e Cultori della materia), in un Convegno ed un Corso residenziale, aperti a Insegnanti di Religione di ogni ordine e grado di scuola; tutte e tre le iniziative sono a carattere nazionale.


La terza annualità del percorso di aggiornamento verte sul rapporto religione-cittadinanza. Vorremmo superare una visione puramente funzionale del tema, legando la cittadinanza al mantenimento di un equilibrio sociale (spesso precario) che eviti problemi di ordine pubblico e abbassi il livello di rischio sociale. Pensiamo che la società civile trovi il suo senso nel riconoscimento reciproco e la combinazione di alleanza e contratto serva per sviluppare le tre dimensioni della personalità umana: politica, etica, religiosa.


            La questione centrale della “ragione pratica” moderna risiede nella relazione tra alleanza, patto e contratto. Se il contrattualismo è la procedura ordinaria della cultura democratica contemporanea, un’azione educativa aggiornata non può esimersi dall’introdurre le nuove generazioni in questo ecosistema. Ma contemporaneamente non può rifiutare di testimoniare che il riconoscimento mutuo tra le persone, la valorizzazione della diversità e la ricerca delle costanti di umanizzazione – cioè l’alleanza – sono il presupposto e il fondamento di ogni accordo politico e contratto sociale.


            La religione cresce nel terreno dell’alleanza e può partecipare le sue risorse di senso all’ambito politico ed etico, ma solo rispettando le procedure normative della legittimità culturale e democratica. Se educare equivale ad “apprendere a vivere” – oggi ancor di più a “convivere” – e la scuola è un continuo esercizio di tale apprendimento, l’Insegnamento della Religione si trova nel cuore dell’esperienza scolastica, in quanto mutuo riconoscimento tra le persone, convivenza pacifica, pratica dei valori civili, apprezzamento della diversità, accostamento critico ai pilastri della cultura umana.


            Nuovo perno educativo in questo momento storico si può trovare proprio nella nozione di cittadinanza. Una grande sfida per l’istruzione religiosa sta nel cercare la sintesi tra il lineamento antropologico fondamentale della ricerca di senso e attribuzione di significato alla realtà, la risposta rintracciabile nella dimensione trascendente dell’esistenza, le concrete vie di configurazione di una convivenza pacifica perché tendenzialmente giusta. Giustizia e appartenenza – temi tipicamente legati alla religione – devono amalgamarsi affinché la cittadinanza attiva assuma il volto di un cosmopolitismo radicato, che permetta a tutti di diventare cittadini del mondo, a partire dalla propria terra, senza dimenticare di essere uomini e donne del proprio tempo.


 


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Corso estivo IRC - Programma


scheda scrizione Luglio 2-8 luglio 2017


Lettera di Invito Corso Estivo 2017

 
editore |13.05.2017
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Concluso a Milano il convegno nazionale su “La Chiesa per la scuola ricordando don Lorenzo Milani”


Sei «parole» e tre «atteggiamenti» per un programma di lavoro sul fronte della scuola e dell’insegnamento della religione cattolica. È quanto si sono portati a casa, dopo tre giorni di lavoro, i partecipanti al Convegno nazionale promosso dall’Ufficio per l’educazione, scuola e università e dal Servizio nazionale per l’Irc della Cei conclusosi oggi, 10 maggio, a Milano. A trarre le conclusioni, dopo una tavola rotonda con esperti che vivono ogni giorno l’avventura di fare educazione in diversi campi e alcune comunicazioni del Servizio per la pastorale giovanile della Cei sul cammino verso il prossimo Sinodo dei vescovi sui giovani, sono stati i due responsabili nazionali degli Uffici, Ernesto Diaco per la scuola e don Daniele Saottini per l’Irc. Un Convegno che ha avuto come punto di riferimento la figura di don Lorenzo Milani, il prete di Barbiana, che papa Francesco ha recentemente definito in un video messaggio al Salone del libro di Milano, un «educatore appassionato» e sulla cui tomba il prossimo 20 giugno si recherà a pregare, dopo l'analogo omaggio ad un'altra figura di sacerdote esemplare come don Primo Mazzolari, il parroco di Bozzolo. E così l'intero Convegno ha avuto come titolo una frase di don Milani: "Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi".


 


Diaco: le «sei parole»

Le «sei parole» sono state indicate proprio da Diaco. «Parole che mi sembra siano la sintesi di quanto vissuto in tutti i momenti del nostro incontro. E partire dalla parola "cultura", perché questo significa per la Chiesa fare scuola. Creare cultura affinché le giovani generazioni possano costruire il loro futuro». Vi è poi «la formazione», intesa come «la capacità dei docenti di avere uno sguardo sui propri studenti partecipe e attento, come ci ha suggerito nel suo intervento Alessandro D’Avenia». La terza parola è «comunicazione», che «deve avvenire tra noi, in primo luogo, e poi con il mondo esterno affinché si comprenda l’agire della Chiesa nel campo educativo». E non si può educare se non passando «attraverso la "bellezza"», ma anche - quinta parola - «ricercando "la giustizia", che è il bene comune, anche nell’assumersi responsabilità in fase organizzativa della scuola stessa». Infine, ma non per importanza, la parola "comunione», che «potremmo chiamare anche sinodalità, camminare insieme, dando vita a una alleanza pastorale tra i settori per lavorare insieme».


 


Don Saottini: e «tre atteggiamenti»

Sei parole, a cui, don Daniele Saottini, ha voluto aggiungere «tre atteggiamenti che dovrebbero caratterizzarci dopo questo incontro». Li ha tratti dalla preghiera sulle parole del beato Paolo VI. Il primo «è essere "pronti a partire". Lo faremo anche fisicamente al termine dei lavori – ha commentato don Saottini – ma siamo chiamati rientrare nelle nostre realtà per portarvi quanto maturato nel Convegno». Poi la richiesta allo Spirito Santo perché «la nostra testimonianza sia "chiara, buona ed efficace"». Infine la richiesta che «il "Signore sia con noi". Non nel senso di ciascuno di noi, ma proprio di tutti insieme per sentirci davvero un’unica comunità».



 



La relazione di Alessandro D'Avenia

Nella prima giornata del Convegno nazionale, lunedì scorso, la relazione di apertura era stata affidata al docente scrittore Alessandro D'Avenia. Oltre un'ora di intervento che ha raccontato la propria esperienza di docente di scuola superiore, che ha trovato anche nei suoi libri una presenza di non poco conto. A colpire molto la platea dei presenti l'invito a porre tantissima attenzione al momento dell'appello in classe. «Una mia studentessa - ha raccontato - mi ha domandato perché perdessimo così tanto tempo a fare l'appello. Le ho risposto che quel momento era addirittura più importante della lezione stessa». Non una provocazione, ha spiegato D'Avenia, ma una verità: «Non immaginate quanto uno adolescente resti colpito dal fatto che il proprio insegnante facendo l'appello lo guardi diritto negli occhi e dimostri di accorgersi di lui». Ecco allora emergere con prepotenza il tema della relazione tra docente e studente, dell'essere testimone credibile, anche nelle proprie debolezze, verso i propri ragazzi in classe. «Oggi i ragazzi cercano un senso nella loro vita, immersi come sono in un eterno presente, che anche i vari social alimentano», ha commentato ancora il docente scrittore. E non si tratta di adempiere a una missione, ha aggiunto, ma di mettere in campo una professionalità di educatore e di insegnante. «Il nostro compito prioritario non è quello di raggiungere obiettivi e traguardi, bensì quello di porsi in relazione con gli studenti, aiutandoli nel loro cammino di crescita». Un compito affascinante, quanto complesso e difficile. Sicuramente una sollecitazione che i partecipanti al Convegno si sono portati a casa al termine dei lavori.


Enrico Lenzi mercoledì 10 maggio 2017


 


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Con la stessa passione di don Milani


«Professore, ma perché perdiamo tanto tempo per fare l’appello?”. E io le ho risposto: “Perché è più importante della lezione stessa”. E poi nel silenzio generale ho spiegato che il primo compito è entrare in relazione con l’altro. E per me docente sono gli studenti che ho davanti». Si può racchiudere in questo aneddoto la sintesi della lunga e coinvolgente relazione che lo scrittore e docente Alessandro D’Avenia ha offerto alla platea dei partecipanti al Convegno nazionale promosso congiuntamente dall’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (diretto da Ernesto Diaco) e dal Servizio Nazionale per l’insegnamento della religione cattolica (guidato da don Daniele Saottini), che si tiene a Milano dall’8 al 10 maggio. E il termine «relazione» è riemerso più volte nell’intervento iniziale dei lavori. Compito tutt’altro che facile, riconosce D’Avenia, perché «siamo schiacciati dalla necessità di rispettare il programma, di centrare obiettivi e risultati. Il dramma di oggi è proprio questo: aver messo al posto della persona il raggiungimento di un risultato». Parole che scuotono l’assemblea, ma che si ritrova in molti di questi esempi. «La relazione umana – prosegue il docente scrittore – viene prima della conoscenza che la scuola deve comunque offrire». Ecco allora l’importanza dell’appello: «Essere guardato negli occhi alle 8.30 del mattino è forse l’ultima delle cose che uno studente vuole o si aspetta. Ma il porsi in relazione con l’altro non è una missione, bensì un aspetto della nostro professionalità docente». Una relazione, quella di D’Avenia, che è partita dalla frase «provocazione» – “Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera” – di don Lorenzo Milani, sacerdote ed educatore «con il quale vorremmo svolgere questo Convegno», spiega il direttore dell’Ufficio scuola, Diaco. Figura di cui proprio l’altra settimana lo stesso papa Francesco ha parlato in un videomessaggio al Salone del libro di Milano, definendo il prete toscano «un educatore appassionato» e «un testimone di Cristo e del Vangelo». Di don Milani ha parlato anche il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno e presidente della Commissione episcopale per la scuola, Mariano Crociata, nell’omelia della Messa.
«Mosso da un senso acuto del suo compito di uomo e di prete, il suo sguardo attento ai bisogni della persona finiva col generare una formula che faceva compiere ai ragazzi della sua scuola un salto di qualità che i loro coetanei più attrezzati e favoriti si sognavano di poter eguagliare». I lavori del convegnoproseguono, incentrati sulla frase di don Milani scelta come titolo: “Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi”.


Enrico Lenzi (da Avvenire del 9 maggio 2017)

 
18-24 maggio
"Felice chi ha la strada nel cuore" |03.05.2017
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224 appuntamenti in 22 città. Dieci giorni di conferenze, dialoghi, preghiera, arte, cibo, cinema, itinerari, laboratori, letture, mostre, concerti, spettacoli teatrali. Sei diocesi coinvolte, con un pubblico potenziale di 4 milioni di persone suddivise fra le province di Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Trento, Treviso e Pordenone. È questo in sintesi il Festival Biblico, alla tredicesima edizione, i cui numeri lo confermano il più importante festival del Veneto.


Il Festival, per ribadire l’unità del progetto pur nel suo carattere diffuso, si aprirà con un unico momento comune: un luogo “laico”, la Basilica palladiana di Vicenza, ospiterà il 18 maggio l’inaugurazione ufficiale. Un momento che sarà affidato all’ironia di Giacomo Poretti, celebre volto del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, il quale proporrà un monologo inedito intitolato “Nelle periferie del Senso. Si può viaggiare anche dal divano”. Anche la chiusura del Festival avverrà unitariamente: all’aperto, in piazza dei Signori a Vicenza, con l’intervento del sacerdote e poeta Josè Tolentino Mendonça sul tema “Passare a un’altra riva”.


Il Festival Biblico sarà dunque un viaggio: nella Regione, dentro le diocesi, nei centri e nelle periferie delle città, valorizzando luoghi inconsueti e poco avvezzi a ospitare incontri culturali; attraverso il tempo, lo spazio, le discipline, cercando declinazioni ampie del concetto di viaggiare, dallo spostamento fisico a quello metaforico; conoscendo personaggi diversi per estrazione e stili ma accomunati da un pensiero nobile e animati da una grande curiosità.


Un cartellone così fitto richiede un impegno notevole dal punto di vista organizzativo e della gestione. Su indicazione dei soggetti proponenti – i presidenti Roberto Tommasi per la Diocesi di Vicenza e Ampelio Crema per la Società San Paolo – lavora dallo scorso mese di settembre il nuovo staff di professionisti guidato dalla direttrice Roberta Rocelli, con cui collaborano Marco Giuliari (segreteria generale), Leopoldo Sandonà (area programma), Alessandro Zaltron (comunicazione e ufficio stampa).


Il Festival Biblico vive anche grazie ai suoi volontari: 230 persone, di ogni età e professione, che offrono un supporto fondamentale in vari ambiti: dalla logistica alla gestione degli infopoint (punti informativi) sparsi nelle città, dall’accoglienza durante gli eventi ai servizi fotografici


 


Viaggi diversi, raccontati insieme


Da Ska a Recalcati: pluralità di voci e di linguaggi


Biblisti, sportivi, artisti, imprenditori, filosofi: al Festival per fare un pezzo di strada insieme. Oltre agli ospiti menzionati, al Festival Biblico 2017 ci sarà il biblista Jean-Louis Ska, che il 19 maggio alle 20.45 aprirà all’Opera don Calabria il festival a Verona con la lectio magistralis “Il traguardo è il viaggio”. Ska sarà anche a Vicenza, il 25 maggio alle 19, per il dibattito “La via è la meta (Lao Tseu)” al Palazzo delle Opere sociali.


L’atleta paraolimpica Francesca Fenocchio e l’ex bandiera della Roma, ora presidente dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi, metteranno insieme esperienze di sport e di passione agonistica nel dialogo “Quando lo sport genera cambiamenti”, in programma a Vicenza il 24 maggio alle 11 al liceo Quadri di via Carducci.


La conduttrice televisiva Licia Colò, tra i volti del piccolo schermo più familiari al tema del viaggio, interverrà il 26 maggio a Vicenza, in piazza dei Signori, a partire dalle 17 con “Cammino ergo sum – storie di viaggi”. Il celebre psicoanalista Massimo Recalcati, alle 18.30 dello stesso giorno, nella chiesa di Santa Corona ripercorrerà uno dei viaggi più iconici dell’interiorità: “Il viaggio del figlio – Da Edipo al figlio ritrovato”. Alle 21, infine, il giornalista Domenico Iannacone, nel cortile del Palazzo Barbarano, rifletterà su come “Viaggiare in profondità”, sul significato del viaggio per chi lo compie, per chi lo racconta e per chi lo ascolta.


Sabato 27 maggio, alle 11.15 nella chiesa Santo Stefano di Vicenza il giornalista della Stampa Domenico Quirico e l’arcivescovo di Ferrara mons. Giancarlo Perego accenderanno i riflettori su “Gli esodi del nostro tempo”, dalla Siria ai flussi nel Mediterraneo. Nel pomeriggio, alle 18, nel cortile di Palazzo Barbarano l’antropologo Marc Augé sarà il protagonista della conversazione “Il viaggio immobile”, sull’equilibrio tra i desideri innati dell’uomo di restare e di partire.


Il cantautore Vinicio Capossela il 24 maggio alle 21 al Teatro Olimpico di Vicenza tratterà di “apparizioni e disparizioni del sacro” nel concerto-spettacolo “Di che fate maraviglia?” assieme alla sua band.


A Valdagno, il 19 maggio, alle 20.45 nella chiesa di Ponte di Nori, l’imprenditore Matteo Marzotto racconterà il viaggio spirituale che è scaturito dal suo incontro con il Vangelo.


Il 19 maggio a Rovigo è attesa la presenza, dalle 18.30 al PalaBiblico di piazza Garibaldi, del regista e scrittore Pupi Avanti, il quale nella lectio magistralis “Infinito viaggiare” racconterà il suo personale viaggio nel mondo del cinema. Domenica 21, sempre a Rovigo, in piazza Vittorio Emanuele II dalle 20, la cantautrice Chiara Galiazzo condividerà il suo percorso umano e musicale all’interno del dialogo “Chiara Galiazzo e il suo viaggio”. Il pastore e teologo Paolo Ricca sarà invece a Padova, il 20 maggio alle 15.30 al centro universitario di via Zabarella, per letture bibliche e riflessioni “Dalla vita al libro, dal libro alla vita: un cammino con il protestantesimo”, in occasione dei 500 anni dalla Riforma di Lutero.


A Trento, il 20 maggio alle 20, nella biblioteca Vigilianum l’intervento “L’eterno umano viaggiare” del filosofo Duccio Demetrio: il viaggio qui sarà la metafora della ricerca di Dio e del senso della vita.


 


Un festival… in viaggio


Itinerari suggestivi in bicicletta, a piedi e con il gommone


Un festival in continuo movimento: passeggiate, biciclettate, pellegrinaggi e visite artistiche nelle città del Triveneto per riflettere in cammino tra Parola e umanità.


Sono una trentina gli incontri itineranti al Festival Biblico: il primo, a Verona domenica 14 maggio, dalle 17.30, ci metterà “In cammino con le chiese cristiane di Verona”, mini-pellegrinaggio con cattolici, valdesi, luterani, ortodossi rumeni e ortodossi russi alla scoperta delle radici dell’ecumenismo. Sempre a Verona, sabato 20 e domenica 21 maggio, dalle 10 alle 18 sarà possibile prendere parte al viaggio a tappe “Felice chi ha la strada nel cuore”: ben 21 luoghi da visitare e 32 gli appuntamenti tra mostre, visite, dialoghi e approfondimenti da vivere. Tra le curiosità, un rafting sull’Adige accompagnati da letture bibliche sul tema dell’acqua e l’itinerario al Parco Natura Viva, alla scoperta di “Animali e piante nella Bibbia”.


A Padova anche le parole inizieranno a camminare: sabato 20 e domenica 21 maggio il circolo culturale Carichi Sospesi porterà i suoi reading performativi tra le persone, nelle vie e nelle piazze della città del Santo, all’interno dell’evento “Incontrando le Parole”. Partenza il 20 dalla stazione ferroviaria, il 21 dal celebre Caffè Pedrocchi.


La domenica del festival a Rovigo sarà piena di itinerari insoliti: il 21 maggio, dalle 9.30, un’ora “In bicicletta senza fretta” con gli Amici della bicicletta di Rovigo, partenza dall’infopoint di piazza Vittorio Emanuele II. Nel pomeriggio, dalle 16.15, i ragazzi dell’IIS “De Amicis” si sono presi la sfida di presentare Rovigo in un’ora: “Il castello, il fiume, le piazze”, sempre con partenza dall’infopoint di piazza Vittorio Emanuele II.


A Sacile, diocesi di Vittorio Veneto, sabato 20 maggio dalle 16 alle 23 sarà possibile prendere parte a una delle visite guidate tra i libri della ricchissima biblioteca del Centro Studi Biblici grazie a “Viaggiando in biblioteca”.


Nei giorni del Festival, ogni pomeriggio alle 17, a Trento ci si metterà in viaggio “Sulle vie della storia”, percorso storico, artistico e liturgico nelle chiese che hanno visto svolgersi, a metà del XVI secolo, il celeberrimo Concilio. Venerdì 19 si visita la basilica di Santa Maria Maggiore; sabato 20 la cattedrale di San Vigilio, infine domenica 21 si andrà alla scoperta dei tesori della chiesa della Santissima Trinità, dalla quale, il 13 dicembre 1545, prese avvio la processione solenne di apertura del Concilio Tridentino. Le visite sono curate dall’associazione Anastasia. Sempre a Trento, sabato 20 maggio, alle 8, Mauro Angeli porterà gli amici del festival alla scoperta delle colline di Trento con l’escursione “La vita prende quota”.


Ricco il cartellone di esperienze itineranti anche nelle sedi provinciali della Diocesi di Vicenza. Sabato 20, a Bassano del Grappa, dalle 15 passeggiata biblica lungo il Brenta con il monaco benedettino Michael Davide Semeraro “Beato chi cammina… e scorre come acqua”. Alla stessa ora, a Piazzola Sul Brenta, passeggiata/pellegrinaggio da piazza Camerini al viale delle Tullie “Felicità è camminare insieme”. Alle 17, a Monteviale, “Strada facendo”, cammino sulle orme bibliche per orientarsi nella vita con il teologo don Dario Vivian e Luisa Giuliari: si parte da località Costigiola. Un’ora dopo, alle 18, a Montecchio Maggiore, passeggiata da piazza Marconi “Uscite, camminate, attraversate, venite… rimanete!” con l’attrice Stefania Carlesso. La giornata di domenica 21 maggio si aprirà a Schio alle 9 con una passeggiata biblico-meditativa “In cammino con l’enciclica Laudato Sì” in compagnia del frate e teologo Ermes Ronchi e della scrittrice Marina Marcolini, con partenza da Magrè. Alle 15, a Lonigo, suggestiva passeggiata tra i capitelli sui colli leoniceni: ritrovo in piazza Garibaldi. Alle 17, a Crespadoro, la compagnia teatrale Akwaba guiderà un cammino biblico a tappe nel bosco “Salito sul monte, disse a loro”: si partirà da Durlo, in via Chiesa. Lunedì 22, infine, alle 20.45, dal convento Santa Maria del Cengio a Isola Vicentina, cammino notturno fino all’eremo “Il cammino dell’uomo”, con soste meditative ritmate dal campo e dagli echi biblici di Martin Buber.


Ci si muoverà anche a Vicenza: prima dei giorni del festival. Martedì 23, alle 18.45, si inforcherà la bicicletta per il viaggio “Sulle antiche orme dei pellegrini”, ciclo-pellegrinaggio sulla Romea Strata con partenza dalla chiesa vecchia di Maddalene a Sant’Agostino. Sabato 27 (in replica domenica 28), alle 11 del mattino gli studenti dell’Istituto Da Schio proporranno ai ragazzi dai 6 ai 13 anni d’età “ViaggiandoVI Kids”, itinerario turistico di Vicenza a misura di bambino. Domenica 28, alle 16, si uniranno alla proposta gli studenti del liceo linguistico Fogazzaro, trasformandola in “ViaggiandoVI Kids in inglese”.


 


Alle radici del viaggio biblico


Meditazione e Parola


Tra gli itinerari del festival, anche quelli dentro l’anima: “Il viaggio più lungo è il viaggio interiore” è il titolo del corso di meditazione che si terrà a Vicenza, in tre incontri nella chiesa di Santo Stefano, alle 9 del mattino da venerdì 26 a domenica 28 maggio. Magdalene Delbrel, Maria di Campello e Dag Hammarskjold: tre diverse storie, tre cammini di spiritualità da affrontare anche attraverso un laboratorio esperienziale a cura di don Andrea Dani e Laura Pigato.


Al festival non mancheranno momenti di approfondimento biblico con i più grandi esperti italiani e stranieri: il 26 maggio a Vicenza al Palazzo delle Opere sociali “Il viaggio come preghiera”, un cammino attraverso i salmi delle ascensioni verso Gerusalemme con la biblista Donatella Scaiola. Il 28 maggio, alle 15.30 sempre al Palazzo delle Opere sociali, don Romano Penna e don Michele Marcato racconteranno “I viaggi di Paolo nel contesto del mondo antico e nella chiesa nascente”.


A Trento, il 19 maggio alle 16 in Seminario Diocesano, il biblista Piero Rattin metterà a confronto le figure bibliche di “Abramo ed Elia”, mentre il 20 maggio, alle 19, al Vigilianum il biblista Roberto Vignolo parlerà del libro di Tobia nella conversazione “La sapienza del coraggio”.


Lectio e archeologia sulla Città Santa a Bassano del Grappa, il 21 maggio alle 17, con il biblista e archeologo don Gianantonio Urbani: “La salita a Gerusalemme”, in programma nella parrocchia di Santa Croce. Sempre il 21 maggio, alle 18 a Padova nella Sala della Carità di via San Francesco, conversazione “Fino ai confini della terra” con i biblisti don Andrea Albertin e don Carlo Broccardo.


 


Dabar: il café culturale del Festival Biblico


Dal 25 al 28 maggio a Vicenza accanto alla Basilica palladiana


“Dabar” (in ebraico “parlare”) è il nome del café culturale del Festival Biblico a Vicenza. In piazza dei Signori, vicino alla Basilica Palladiana, da giovedì 25 a domenica 28 maggio si gusteranno eccellenze enogastronomiche del territorio e prodotti locali (riso, pasta e bacari vicentini, baccalà, dolci, frutta e frullati, birra artigianale, vino) tra concerti e suoni dal mondo, presentazioni di libri, incontri con gli autori, letture per bambini.


Grand opening dabar giovedì 25 maggio alle 19 con Roberto Dalla Vecchia, Melodema Gospel & Jazz e Les Manouches Bohemiens. Il dabar aprirà poi venerdì alle 17, sabato e domenica alle 11. L’ingresso è sempre gratuito. Da segnalare, sabato 27 alle 21, il concerto di Maldestro reduce dagli ottimi riscontri al Festival di Sanremo.


Dabar sarà anche a Rovigo, domenica 21 maggio, dalle 15.30 alle 18.30, in piazzetta Annonaria: in programma anche qui letture e degustazioni in compagnia degli autori.


 


Piatto Biblico


A Verona colori e sapori tra Antico e Nuovo Testamento


A Verona dieci ristoranti si sono messi alla prova per inventare (o reinventare) un piatto utilizzando ingredienti descritti tra le pagine della Bibbia, ciascuno con il suo particolare significato o con una storia che si cela dietro i suoi sapori, dalle lenticchie di Esaù alla focaccia di Elia. I ristoranti proporranno i loro piatti biblici da sabato 6 a lunedì 22 maggio.


 


Agire la Parola


Personaggi biblici per le strade e sugli autobus


Personaggi dell’Antico Testamento in autobus, brani biblici declamati in piazza: sono solo alcuni dei risultati che saranno prodotti dalla doppia residenza artistica, organizzata dal Festival Biblico a Vicenza e a Padova per attori emergenti. Nei giorni del festival, questi giovani attori daranno vita a performance dal vivo sul tema del viaggio; non però sul palcoscenico di un teatro, ma nei luoghi dei mille piccoli viaggi della nostra vita quotidiana, dagli autobus di linea fino ai parcheggi degli uffici.


La proposta del Festival Biblico, pensata per creare e diffondere cultura, si avvale della consulenza artistica e organizzativa del centro di produzione teatrale “La Piccionaia”. I workshop saranno coordinati a Vicenza da Laura Curino e a Padova da “Babilonia Teatri”.


Sotto la forma di personaggi biblici, i giovani attori del progetto “Agire la Parola” porteranno i padovani e i vicentini a riflettere, durante il viaggio, su norme etiche, stili di vita, valori e proposte di cambiamento possibile.


 


Le scuole protagoniste del festival


All’opera 50 studenti del progetto alternanza scuola-lavoro


Un percorso storico-turistico attraverso la città di Vicenza rivolto ai bambini; l’allestimento scenico di alcuni incontri; la traduzione in inglese di tutti gli strumenti informativi. Questi tre progetti saranno concretizzati per il Festival Biblico dai ragazzi delle scuole superiori. Il festival collabora infatti con tre istituti superiori di Vicenza nel progetto “alternanza scuola-lavoro” promosso dal Ministero dell’istruzione, offrendo a una cinquantina di studenti la possibilità di mettersi alla prova con incarichi concreti collegati al loro percorso formativo.


Chi frequenta l’indirizzo turistico dell’istituto tecnico-professionale Almerico da Schio aveva l’obiettivo di ideare un percorso guidato per bambini, che li conduca in un viaggio storico nel centro di Vicenza. Durante i giorni del festival si occuperanno anche dell’accoglienza del pubblico agli infopoint. Gli studenti dell’indirizzo commerciale hanno invece affiancato gli addetti all’amministrazione ed elaborato un approfondimento scientifico sulla rendicontazione socio-economica dei festival. I ragazzi del liceo linguistico Fogazzaro si sono dedicati alla traduzione in inglese di tutti i materiali di comunicazione, dall’opuscolo di presentazione al sito. Alcuni studenti del liceo artistico Canova contribuiranno all’allestimento dei luoghi, in particolare del dabar. Tutti i ragazzi coinvolti nel progetto supporteranno la squadra dei volontari del festival durante i giorni della rassegna.


 


festivalfamiglia


Pomeriggio tra circo, pittura di un bus e… l’asinello biblico


Sabato 27 maggio, al Parco Querini di Vicenza, a partire dalle 14 il Festival Biblico si trasforma in festivalfamiglia: un intero pomeriggio per genitori e figli, tra proposte di viaggio, musica e giochi sulla Bibbia.


Sarà possibile andare a lezione di circo, vedendo da vicino come lavora un acrobata circense e partecipando a giochi, esercizi, esibizioni. Sarà possibile ascoltare musica, assieme all’Orchestra Giovanile di Vicenza. Sarà possibile fare trekking con l’asino, cioè passeggiare con un asinello sulle tracce dei personaggi della Bibbia assistendo a ogni tappa a delle animazioni. Ma si potrà anche lavorare nella ciclofficina, per imparare come è fatta e come si guida correttamente la bicicletta. E l’aspetto artistico dei bambini sarà valorizzato con un particolare laboratorio di pittura: i partecipanti coloreranno la fiancata di un autobus che circolerà poi da giugno a novembre nella città di Vicenza per lanciare l’edizione 2018 del Festival Biblico.


Un appuntamento poi per chi accompagnerà i bambini. “Mamma quanto manca!” sarà un laboratorio di pedagogia per genitori condotto da Stefano Coquinati con l’aiuto di una chitarrista. La festa sarà conclusa dallo spettacolo “In viaggio nei vangeli”, un’avvincente rappresentazione teatrale a tema biblico.


 


Progetto sociale con il vino del festival


Prosecco DOCG per sostenere i progetti per l’accoglienza


Aiutare il festival bevendo dell’ottimo prosecco in edizione speciale, grazie al contributo del Consorzio di Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Negli infopoint e nelle varie sedi sarà possibile chiedere le bottiglie del vino del Festival Biblico. Parte del ricavato sarà devoluto ai progetti sociali che nel territorio si impegnano per l’accoglienza, come “Rifugiato in famiglia” e “Adozione di vicinanza”, che offrono ospitalità e supporto a chi ha un permesso di soggiorno per protezione internazionale. Iniziative che possiamo realizzare anche grazie al prezioso sostegno di Cereal Docks Spa.


 


“Giornata della Parola”: il lancio al Festival


Proposta di Società San Paolo e Comunità Sant’Egidio


Dal Festival Biblico alla Chiesa universale. Sabato 27 maggio, alle 18.45, al Palazzo delle Opere sociali di Vicenza, Società San Paolo e Comunità Sant’Egidio lanceranno la proposta di una “Giornata Biblica” per restituire alla Parola di Dio la venerazione che le spetta, proprio come auspicato direttamente da Papa Francesco.


All’evento parteciperanno don Valdir José De Castro, superiore generale della Società San Paolo, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio e don Giacomo Perego del Centro Biblico Internazionale San Paolo. A moderare l’incontro don Francesco Tedeschi, docente della Pontificia Università Urbaniana.


 


Il festival si mette in mostra


15, tra Vicenza, Verona, Trento, Padova, Rovigo, Arzignano


Anche nel 2017, tra i piatti forti del Festival Biblico si trova un grande assortimento di mostre per raccontare, tra opere d’arte, fotografie, reperti storici, sapori e profumi il tema dell’anno.


La prima mostra, “Orizzonti”, sui viaggi del Mediterraneo resterà aperta fino al 2 luglio nella sede dei Missionari Comboniani di Verona. Dal 6 al 21 maggio le opere lignee di fra’ Giovanni saranno esposte nella mostra “Tessere la tua lode”, nella chiesa di Santa Maria in Organo.


Due le mostre inserite nel percorso del Festival Biblico a Padova, entrambe al Museo Diocesano di piazza Duomo: “Mirabilia” racconta il tema del viaggio attraverso l’immaginazione, metaforica o esperienziale, di giovani artisti visivi under 35; “Il viaggio di Giona”, progetto espositivo di Saul Darù, è un tuffo nell’interiorità attraverso l’esempio di questa figura biblica. Vernice per entrambe le esposizioni il 18 maggio alle 18, da approfondire fino al 18 giugno.


Quattro le mostre “bibliche” a Rovigo. Visitabili da venerdì 19 maggio il percorso multimediale “Felice chi ha la strada nel cuore”, mostra sul viaggio secondo vari linguaggi audiovisivi alla Pescheria Nuova, e “Anni Jam Sunt Mille”, sulle vie d’acqua e la presenza benedettina in Polesine, a Palazzo Reale. Entrambe chiuderanno domenica 21 maggio. Sapori e profumi del territorio nelle altre due esposizioni, aperte sabato 20 e domenica 21 maggio. Dalle 18 alle 22 del sabato e la domenica dalle 11 alle 22 in piazzetta Annonaria, “Dalla bassa al mare, viaggio di sapori”, un viaggio gastronomico in Polesine grazie alle Pro loco. In corso del Popolo, invece, dalle 10 alle 20, mostra-mercato straordinaria “A kilometro zero”, a cura delle associazioni di categoria.


È aperta, nell’aula San Giovanni della Cattedrale di San Vigilio a Trento, l’esposizione “Sindone”: un viaggio tra scienza e fede per avvicinarsi alla reliquia più conosciuta, discussa e ammirata dell’intera cristianità; visite fino al 4 giugno. Due le esposizioni al Vigilianum: “Il cammino dell’uomo” con lo scultore Osvaldo Bruschetti e “Ombre e migranti” con l’orafo Mastro 7 e il fotografo Gianni Zotta. Entrambe saranno aperte da venerdì 19 a domenica 21 dalle 9 alle 18.


La sede vicentina di Arzignano propone un viaggio “A ritroso nella fede del territorio”, tra foto storiche e tesori della memoria: la mostra si terrà nella Loggia del Vicario della Rocca di Castello da venerdì 19 a lunedì 22 maggio.


Cinque, infine, le mostre del Festival Biblico a Vicenza: dal 19 al 28 maggio, al Centro Studi Presenza Donna di Contrà San Francesco Vecchio, “Viaggio nella sapienza delle donne” con Chiara Peruffo, tra colori, linee, figure e interpretazioni del mondo visto con occhi di donna. Da sabato 20 a domenica 28 maggio, all’Oratorio del Gonfalone, incontri e suggestioni con “Sguardi sul mondo”, raccolta di opere originali che utilizzano materiali naturali rielaborati. “Viaggiatori nel tempo” è il titolo condiviso da tre mostre che si terranno a Vicenza nei giorni centrali del Festival Biblico, per maturare la consapevolezza di un viaggio condiviso, tra passato e futuro, di un’intera umanità che continua il suo cammino. Dal 20 al 28 maggio, al Museo Diocesano di piazza Duomo, il viaggio tra etnografia e spiritualità “Viaggiatori nel tempo”, nell’anima più profonda dei continenti e tra le radici delle culture extraeuropee. A Palazzo Cordellina, dal 25 maggio all’11 giugno, un tuffo nel tempo tra scienza, arte e letteratura, dalla Commedia di Dante ai grandi viaggi del XVI secolo. Chiusura il lunedì. Infine, a Palazzo Leoni Montanari, da venerdì 26 a domenica 28 maggio, idee in cammino per un percorso tra i tesori delle Gallerie d’Italia per comprendere di più il mondo che ci appartiene.


 


Il viaggio sugli schermi del festival


Nelle sale della comunità sei titoli on the road


Acec Triveneta, l’Associazione cattolica esercenti cinema, sostiene il Festival Biblico con una rassegna filmica itinerante dedicata al mettersi in viaggio. Sei pellicole in altrettante sale della comunità delle città del festival per viaggiare non soltanto nello spazio, ma anche nel tempo dell’esistere per varcare il passaggio interiore.


I film proposti nelle diverse sedi saranno “Paths of the soul” di Yang Zhang, “Lion” di Garth Davis, “Arrival” di Denis Villeneuve, “Jackie” di Pablo Larrain, “Microbo e Gasolina” di Michel Gondry. Ingresso al prezzo speciale di 4 euro grazie al contributo Acec.


 


Il festival sempre in linea


Programma e aggiornamenti sul sito e nei social


Chi desidera scorrere il programma integrale del Festival Biblico e restare aggiornato può visitare il sito www.festivalbiblico.it e seguire la pagina pubblica di Facebook “Festival Biblico” e le pagine-evento su Facebook dedicate agli appuntamenti nelle varie diocesi.


Durante le giornate del festival saranno particolarmente attivi il social network Instagram con le foto del festival, il canale YouTube con i video e l’account Twitter per i resoconti in diretta degli eventi.


 


Scarica il Programma:


 Festival-Biblico_ programma

 
DAL 29 AGOSTO AL 10 SETTEMBRE
28º viaggio di studio in terra santa |03.05.2017
Cattura

L’Istituto di Teologia Pastorale e l’Istituto


di Catechetica dell'UPS organizzano


IL 28º viaggio di studio


       in terra santa


“alle sorgenti della fede”


dal 29 Agosto al 10 settembre 2017


 


1. Destinatari


  • il viaggio ha come primi destinatari gli studenti dell’Istituto di Teologia Pastorale e dell’Istituto di Catechetica dell’Università Pontificia Salesiana (Facoltà di Teologia e di Scienze dell’Educazione);




  • ma è aperto anche alla partecipazione di studenti delle altre Facoltà e degli altri Istituti della stessa Università;




  • e di studenti delle altre Università Pontificie, nonché di altre persone interessate.




 


2. Caratteristiche




  • è un viaggio che ha anche del turistico,   




  • e include pure la dimensione del pellegrinaggio ai luoghi santi delle fede,




  • ma è soprattutto un viaggio di studio con obiettivi specifici.




 


3. Gli obiettivi

Mediante la visita diretta e approfondita dei principali luoghi visitati e un’ac-curata riflessione si mira a procurare ai partecipanti:




  • 1) un aggiornamento biblico: storico, esegetico, archeologico;




  • 2) un approfondimento e un’ulteriore qualifica della propria formazione (teologico-pastorale-catechetica) a contatto con i luoghi biblici della storia della salvezza;




  • 3) un arricchimento della propria vita personale di fede.




 
4. Sviluppo e articolazione

    Il viaggio si articola organicamente in tre momenti:




  1. la visita guidata della Giordania (Bethany, Tell-el-Kahrrar,Monte Nebo, Madaba, Petra, Jerash); della Galilea (Nazareth, Nain, Cana, Lago di Tiberiade e dintorni: Monte delle Beatitudini, Cafarnao, Tabgha), e della Giudea (Mar Morto, Qumran, Gerico, Masada, Betlemme, Gerusalemme e dintorni).




  2. il momento di studio e riflessione: comprende un approfondimento (mediante conferenze e lavoro in gruppi) su temi biblici, quali il valore e l’attualità dell’Antico Testamento, il giudaismo, il senso della Terra Santa, il dialogo interreligioso (specialmente Cristianesimo-Islam), l’ecumenismo, presenza del cristianesimo nella Terra della Bibbia, ecc.




  3. il momento celebrativo: realizzato mediante la liturgia dell’Eucaristia e altre forme di preghiera, in diretta connessione con i diversi luoghi visitati.




 


5. Note tecniche


  • La partecipazione al Viaggio di studio è condizionata alla condivisione degli obiettivi sopra indicati e delle dinamiche corrispondenti.




    • Per chi lo desidera e rispondendo ad altre esigenze richieste, il viaggio corrisponde per gli studenti di Pastorale giovanile e di Catechetica al Seminario TA0351: Viaggio di Studio: Terra Santa/Chiesa delle origini diretto dai proff. C. Pastore – X. Matoses – G. Cavagnari (5 ECTS nel II semestre 2016-2017).






 




  • Durata del viaggio: tredici giorni (29 agosto - 10 settembre). Si soggiornerà in case religiose e in alberghi. In genere si alloggerà in camere doppie (qualche eccezionale camera singola, se c'è, dovrà venire ulteriormente pagata).




  • Informazioni più dettagliate verranno date agli iscritti successivamente.




  • Spesa globale: per il biglietto aereo di andata e ritorno, assicurazione, per il soggiorno di tredici giorni in Giordania, Palestina, Israele, (camera doppia, vitto, non incluse le bevande), per i viaggi al loro interno, per le conferenze e l’ingresso ai numerosi luoghi da visitare, le tasse di frontiera, le mance da dare, ecc.: € 1.850.00 (soggetto alle variazioni dell’€). La camera singola costa € 450 in più.




 


6. Le iscrizioni

Si fanno presso il prof. Corrado Pastore (vedi sotto) con il versamento della quota di partecipazione, con le seguenti scadenze:




  • al più presto: iscriversi consegnando la scheda di iscrizione, una fotocopia della prima pagina del passaporto (deve essere valido almeno fino a marzo 2018) e una foto a colori tipo tessera, più i propri dati (indirizzo, telefono e cellulare, e-mail, ecc.). I cittadini di alcuni paesi di Asia, Africa e America latina hanno bisogno del Visto per entrare in Israele e Giordania.




  • al momento dell’iscrizione: anticipo di € 100 (non rimborsabili);




  • entro il 20 maggio 2017: saldo della quota totale.




 


7. Responsabili dell'organizzazione del Viaggio:

proff. - Corrado Pastore – Xavier Matoses – Gustavo Cavagnari


Prenotazioni: presso prof. Corrado Pastore (tel. 06.87290202; int. 2202;


e-mail: pastore@unisal.it


 


SCHEDA D'ISCRIZIONE E PROGRAMMA:


Scheda di ISCRIZIONE


Programma

 
editore |02.05.2017
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Lavoro, innovazione e formazione. Sono queste le tre parole chiave per comprendere il futuro dei giovani italiani: un futuro sempre più legato al tema dell’occupazione e dal quale emerge una forte inquietudine verso le difficoltà attuali del Paese. Ma c’è anche il presente, che non lascia intravedere grandi sbocchi lavorativi, accentuato com’è da una crisi economica enorme. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo e presentato oggi pomeriggio a Milano in Università Cattolica. Il report, giunto alla sua quarta edizione, si è basato su un campione di oltre 9mila giovani tra i 18 e i 32 anni, mentre l’intera indagine è stata raccolta nel volume “La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2017”, edito da Il Mulino. La fotografia del mondo giovanile italiano ritrae una generazione in equilibrio precario, tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, con freni culturali e istituzionali alla messa in campo di tutto il proprio potenziale, troppo spesso sottoutilizzato. Sotto la lente d’ingrandimento del dossier sono finiti proprio gli snodi principali di transizione alla vita adulta: la formazione, il lavoro, l’autonomia e le scelte di vita a partire dalla scuola.
Proprio la fiducia verso l’istruzione è il dato che emerge con forza, dal momento che oltre tre quarti del campione concorda nel sostenere che la preparazione scolastica serve in primo luogo ad attrezzare la persona, accrescendone le abilità e le conoscenze (80,5%). Sei intervistati su dieci (60,5%), inoltre, si sono detti convinti che l’istruzione sia anche una risorsa utile per affrontare la vita.


http://agensir.it/quotidiano/2017/4/27/rapporto-giovani-2017-istituto-toniolo-lavoro-innovazione-e-formazione-parole-chiave-per-comprendere-nuove-generazioni/


 


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Rapporto giovani 2017: “generazione che vorrebbe aprirsi al futuro e al mondo con un’Europa politicamente più forte”


“Una generazione in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, con freni culturali e istituzionali alla messa pienamente in campo di tutto il proprio potenziale, troppo spesso misconosciuto e sottoutilizzato”. È la fotografia del mondo giovanile italiano consegnata dal Rapporto giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, in libreria nel volume “La condizione giovanile in Italia. Rapporto giovani 2017” (Il Mulino). L’indagine si concentra in particolare sugli snodi principali della transizione alla vita adulta: la formazione, il lavoro, l’autonomia e le scelte di vita a partire dalla scuola. “Oltre tre quarti del campione complessivo – riporta l’indagine – concorda nel sostenere che l’istruzione scolastica serva in primo luogo ad attrezzare la persona, accrescendone le abilità e le conoscenze (80,5%), promuovendo la capacità di ragionamento (75,9%) e di stare con gli altri (75,3%). Sei intervistati su dieci sono convinti che l’istruzione sia anche una risorsa utile per affrontare la vita (60,5%)”. Dal Rapporto emerge “come il percorso formativo sia determinante sia sulla carriera lavorativa, sia sulle pratiche di partecipazione sociale e politica”. “In tale contesto – prosegue – il 31% dei giovani con licenza media o titolo inferiore e il 31,6% dei qualificati ha dichiarato di aver svolto volontariato, la percentuale sale al 41,4% tra coloro che hanno concluso gli studi con il diploma di scuola superiore e al 51,7% nei laureati. Invece per quanto riguarda la partecipazione ad attività di pressione pubblica (petizioni, raccolte firme, manifestazioni di piazza, campagne di sensibilizzazione sui social network ecc.) il 61 % degli intervistati con la laurea ha dichiarato di avere preso parte, contro il 49,7% di quelli con licenza media o inferiore”.


http://agensir.it/quotidiano/2017/4/24/rapporto-giovani-2017-generazione-in-equilibrio-precario-formazione-determinante-per-carriera-lavorativa/


 


Rapporto giovani 2017, Istituto Toniolo: scuola necessaria alla crescita umana

comunicato Istituto Toniolo – Lavoro, Innovazione e formazione sono le tre parole chiave per comprendere il futuro dei giovani italiani.


 


Il tema del LAVORO risulta sempre più legato al mondo giovanile italiano dal quale emerge forte la preoccupazione nei confronti di una condizione di difficoltà che non fa intravedere sbocchi lavorativi e che risulta accentuata da una crisi economica che ha colpito molti paesi e tutte le fasce d’età. Ma le nuove generazioni sono anche il “nuovo che produce nuovo”. Non vengono per essere uguali alle generazioni dei genitori e dei nonni. Sono quindi il modo attraverso cui una società costruisce e INNOVA il proprio futuro cercando di compiere con successo il percorso di transizione alla vita adulta nonostante il rischio di impoverimento materiale, frustrazione psicologica e disagio sociale. Tutto questo in un contesto sempre più legato alla coscienza della necessità di un investimento personale nella FORMAZIONE grazie alla quale si preparano alla vita oltre che al mondo del lavoro.


È questo il quadro che emerge dal RAPPORTO GIOVANI 2017 (RG2017) dell’Istituto Toniolo realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo . Il RG2017 si è basato su un campione di oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 32 anni.


La fotografia del RG2017 del mondo giovanile italiano ci presenta una generazione in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, con freni culturali e istituzionali alla messa pienamente in campo di tutto il proprio potenziale, troppo spesso misconosciuto e sottoutilizzato. Il 92,2% degli intervistati dichiara di non essere riuscito a realizzare i propri desideri formulati l’anno passato di uscire dalla famiglia di origine (Tab. A).


Sotto la lente d’ingrandimento del RG2017 gli snodi principali della transizione alla vita adulta: la formazione, il lavoro, l’autonomia e le scelte di vita a partire dalla scuola. In tale ambito il RG2017 restituisce il punto di vista dei giovani del contesto scolastico, non solo sulla sua capacità di essere luogo di apprendimento, ma anche su come incide sul benessere individuale e relazionale, oltre che sulle ricadute rispetto agli altri ambiti di vita. Oltre tre quarti del campione complessivo concorda nel sostenere che l’istruzione scolastica serve in primo luogo ad attrezzare la persona, accrescendone le abilità e le conoscenze (80,5%), promuovendo la capacità di ragionamento (75,9%) e di stare con gli altri (75,3%). Sei intervistati su dieci sono convinti che l’istruzione sia anche una risorsa utile per affrontare la vita (60,5%). (Tab. B)


Certamente il RG2017 attesta come il percorso formativo sia determinante sulla carriera lavorativa, sia sulle pratiche di partecipazione sociale e politica. In tale contesto il 31% dei giovani con licenza media o titolo inferiore e il 31,6% dei qualificati ha dichiarato di aver svolto volontariato, la percentuale sale al 41,4% tra coloro che hanno concluso gli studi con il diploma di scuola superiore e al 51,7% nei laureati (Tab. C). Invece per quanto riguarda la partecipazione ad attività di pressione pubblica (petizioni, raccolte firme, manifestazioni di piazza, campagne di sensibilizzazione sui social network, etc…) il 61 % degli intervistati con la laurea ha dichiarato di avere preso parte, contro il 49,7% di quelli con licenza media o inferiore (Tab. D).


Una crescente attenzione viene, inoltre, assegnata alle soft (o life) skills, le cosiddette competenze traversali, in grado non solo di aumentare l’occupabilità, ma soprattutto di  trasformare il sapere tecnico in partecipazione di successo ai processi innovativi. I dati del Rapporto giovani mostrano come la consapevolezza di aver maturato tali competenze sia sensibilmente maggiore tra i laureati (63%) rispetto a chi ha avuto percorsi di formazione più breve: diplomati 55%, licenza media 50%, qualifica professionale 47%. (Tab. E).


Il RG2017 punta l’attenzione in particolare su due tappe cruciali del processo di transizione alla vita adulta: l’autonomia dai genitori e la formazione di una propria famiglia. I dati mostrano come rispetto ad aspettative e progettualità i giovani italiani non si distinguano in modo rilevante rispetto ai coetanei degli altri paesi europei, mentre più ampio che altrove è il divario tra ciò che vorrebbero fare e quello che riescono effettivamente a realizzare. Lavoro e situazione economica rappresentano, infatti, per oltre il 70% degli intervistati un elemento che ha pesato abbastanza o molto nell’impedire l’uscita dalla casa dei genitori. A conferma dell’importanza dei fattori oggettivi, la categoria più penalizzata risulta, come era logico attendersi, quella dei Neet, per la quale lavoro e congiuntura economica sono stati ostacoli rilevanti in più dell’80% dei casi (83% per il lavoro, 84,6% per la situazione economica).


Proprio a loro viene dedicata un’attenzione particolare dal RG2017 dal quale emerge come al «non» studio e lavoro tendono ad associarsi anche altri «non» sul versante delle scelte di autonomia, di formazione di una famiglia, di partecipazione civica, di piena cittadinanza. Dal quadro si evidenzia un profilo di Neet con caratteristiche e comportamenti ben identificabili attraverso le attività svolte sui social network, sia sul versante delle preferenze e dell’uso come intrattenimento sia – anche se in modo minoritario – sulla ricerca di informazioni legate al lavoro e utili per uscire dalla condizione di «stallo e inattività». Ad esempio il 50% dei Neet passa almeno un’ora su Facebook e poco meno del 20% addirittura più di tre ore.


Il RG2017 esplora anche l’atteggiamento delle nuove generazioni verso il confronto tra culture e la possibilità di un destino comune senza confini. Quello che emerge è il ritratto di una generazione che non vorrebbe chiudersi, ma aprirsi al futuro e al mondo con un’Europa politicamente più forte verso l’esterno e socialmente più solida all’interno. Ma anche consapevole delle difficoltà, disillusa nei confronti delle istituzioni, timorosa – soprattutto nelle sue componenti culturalmente e socialmente più fragili – di trovarsi abbandonata di fronte ai rischi di aperture e cambiamenti, senza poter davvero accedere a nuove opportunità. Basti pensare che il 70,8% dei giovani italiani lavorerebbe all’estero con una percentuale più elevata rispetto ai coetanei delle altre nazioni. (Tab. F).


Il RG2017 attesta anche come i Millennials siano aperti alla sperimentazione di nuove forme di interazione sociale, di confronto orizzontale, di scambio e condivisione di informazione in rete, anche di partecipazione sociale e politica dal basso. Il 90,3 % dei giovani del campione dichiara di possedere un account su Facebook. Ad esso fa seguito, ma a significativa distanza Instagram rispetto al quale la percentuale di chi dichiara di avere un account attivo si ferma al 56,6% (Tab. G).


L’atteggiamento della maggioranza dei giovani non è comunque ingenuo, anche se è abbastanza diffusa l’esperienza di situazioni negative (come trovarsi vittime consapevoli o inconsapevoli di «bufale», trolling e hate speech). In tale ambito, i giovani che hanno dichiarato di avere avuto una esperienza diretta di trolling sono il 37,7% come «spettatore» della vicenda; il 13% come vittima e, infine, una quota minoritaria, ma comunque importante, pari al 9,3%, come responsabile.


Il RG2017 ci presenta anche un universo giovanile non scevro da comportamenti a rischio (come avere rapporti sessuali occasionali non protetti, il consumo di droghe, l’abuso di alcol), mettendoli in relazione con norme sociali, tipo di rapporto con i genitori e dimensione morale. I dati indicano che non si tratta di comportamenti nel complesso marginali, dato che quasi un intervistato su due dichiara di aver tenuto almeno una delle condotte a rischio negli ultimi dodici mesi; la frequenza è però spesso occasionale.


“Se vogliamo ancora sperare in un futuro migliore – spiega ALESSANDRO ROSINA, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore del Rapporto Giovani  – non dobbiamo considerare i giovani come i “perdenti” da proteggere in un mondo diverso dal passato, ma le risorse principali per contribuire a cambiare il mondo nella direzione auspicata.


“Di fronte alle grandi trasformazioni – aggiunge ROSINA – demografiche, alle sfide poste dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica – destinate a produrre un grande impatto sulle vite dei singoli, sull’organizzazione sociale, sulla crescita economica – è cruciale, anzi vitale, aiutare le nuove generazioni a produrre nuove mappe della realtà che muta e individuare i percorsi più promettenti per raggiungere obiettivi condivisi. Il rischio è altrimenti quello per i giovani di perdersi e per la collettività di impoverirsi e veder aumentare diseguaglianze generazionali e sociali."


 


Ricerca/Giovani: una generazione in equilibrio precario


mercoledì 26 aprile 2017 | PELLEGATTA ROBERTO |


 

La condizione giovanile in Italia: il Rapporto Giovani


25 febbraio 2017  -  Isituto Toniolo


Il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, giunto alla quarta edizione, è diventato in questi anni un solido punto di riferimento sulla complessa e dinamica realtà giovanile.


Oltre all’aggiornamento annuale sulle scelte formative, sui percorsi lavorativi, sulla progettazione di una propria famiglia, su valori, aspettative e atteggiamento verso le istituzioni delle nuove generazioni, il Rapporto 2017 contiene tre focus dedicati ad altrettanti temi chiave:  il primo riguarda lo scenario post Brexit e le possibilità di rilancio di un processo in grado di superare nuovi timori e vecchi confini. Il secondo, dedicato alle nuove tecnologie di comunicazione e ai social network, analizza come stia mutando quantitativamente e qualitativamente il loro uso e quale sia l’impatto di tale mutamento sulla vita sociale e relazionale. Il terzo, infine, riguarda le condizioni di vulnerabilità e disagio, con un’analisi sia dell’aspetto emotivo sia di quello comportamentale, in connessione con il contesto familiare, sociale ed educativo.


Il filo rosso che unisce i vari capitoli è il racconto di una generazione in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, penalizzata da freni culturali e istituzionali che non permettono una piena valorizzazione di potenzialità troppo spesso misconosciute e sottoutilizzate.


Il Rapporto Giovani 2017 costituisce il terzo appuntamento di un osservatorio continuo sulla condizione giovanile. Il progetto si propone come uno dei principali punti di riferimento in Italia per analisi, riflessioni, politiche che consentano di migliorare conoscenza e capacità di intervento sulla complessa e articolata realtà dei Millennials.


Il Rapporto Giovani è nato su iniziativa dell’Istituto Giuseppe Toniolo nel 2012, in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. L’edizione 2016 è in libreria (Società Editrice Il Mulino).


 


I temi trattati nel Rapporto


Il Rapporto Giovani mette a disposizione dati, analisi, riflessioni, proposte di intervento che consentano di migliorare la conoscenza e la capacità di azione sulla realtà giovanile, confermandosi uno strumento utile non solo ai ricercatori, ma anche agli stessi giovani, alle loro famiglie, agli educatori, ai giornalisti, agli imprenditori e ai decisori pubblici.
La nuova edizione ci offre un quadro aggiornato di questo “capitale umano in formazione”, illustrandone i valori di riferimento, le aspettative, l’impegno sociale, le scelte formative, i percorsi professionali. Ecco perché si tratta di un prezioso punto di riferimento per chi vuole essere aggiornato su comportamenti e aspirazioni delle giovani generazioni nel nostro Paese.
L’edizione 2016 propone, inoltre, approfondimenti specifici su temi attuali come la sfida del confronto multiculturale, la fruizione del tempo libero, le startup e la sharing economy.
Ne emerge un ritratto a tutto tondo delle nuove generazioni, fragili di fronte alle molte difficoltà del presente, ma anche “affamate” di opportunità e di occasioni per mettersi in gioco.


È interessante, infatti, osservare come il giudizio dato dai laureati verso le istituzioni risulti più elevato su quasi tutte le voci prese in considerazione anche se con intensità diversa. Anche rispetto alla Brexit e al voto nell’ipotetico caso di un referendum analogo in Italia, si riscontra un forte legame con il titolo di studio. Viceversa, la componente di giovani che presenta una più bassa fiducia verso l’esterno assieme a una più ridotta autostima, sono i Neet (quelli che non studiano e non lavorano). L’atteggiamento verso il lavoro non risulta, però, meno positivo rispetto agli altri. Questo suggerisce la possibilità di far uscire i Neet dalla propria condizione attraverso percorso che rimetta in relazione positiva fare e imparare attraverso esperienze di rafforzamento delle life skills. Ciò che caratterizza i Neet è l’ossessione del lavoro che manca, ma senza essere adeguatamente aiutati a metterlo in relazione positiva con un percorso di maggiore comprensione della realtà attraverso strumenti di informazione e cultura. Infine, la conferma del freno alla progettualità viene confermato anche dai dati sulle scelte di vita: i Neet, assieme a chi ha un lavoro instabile, non presentano livelli più bassi rispetto agli obiettivi di autonomia e formazione di una propria famiglia, ma riescono di meno a concretizzarli.


Nell’insieme, i dati contenuti nel 'Rapporto giovani' mostrano come una solida formazione possa fare la differenza consentendo di mettere in relazione positiva le proprie specificità e potenzialità con le nuove opportunità. Viceversa, chi non è stato aiutato a superare le proprie fragilità non solo fatica a cogliere le opportunità ma diventa più esposto ai nuovi rischi di un mondo sempre più complesso e in forte trasformazione. Detto in altre parole, dove vengono fatte incontrare potenzialità delle nuove generazioni e opportunità del mondo in trasformazione, i giovani diventano la parte più avanzata di un futuro migliore da costruire. Dove invece si scontrano le fragilità della nuove generazioni con i nuovi rischi delle società moderne, i giovani diventano il costo sociale più elevato di un presente senza prospettive.


Per approndire http://www.rapportogiovani.it/la-condizione-giovanile-in-italia-il-rapporto-giovani-2016/


http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=23928


 


Giovani: “Non perdenti da proteggere, ma risorse per cambiare il mondo"
"È una generazione che non vorrebbe chiudersi - osserva il Rapporto Giovani -, ma aprirsi al futuro e al mondo con un’Europa politicamente più forte verso l’esterno e socialmente più solida all’interno. Ma anche consapevole delle difficoltà, disillusa nei confronti delle istituzioni, timorosa – soprattutto nelle sue componenti culturalmente e socialmente più fragili – di trovarsi abbandonata di fronte ai rischi di aperture e cambiamenti, senza poter davvero accedere a nuove opportunità"

 


Lo ha affermato Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica e curatore dell’indagine, presentando il Rapporto Giovani 2017


«Una generazione in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, con freni culturali e istituzionali alla messa pienamente in campo di tutto il proprio potenziale, troppo spesso misconosciuto e sottoutilizzato». È la fotografia del mondo giovanile italiano consegnata dal Rapporto giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, in libreria nel volume “La condizione giovanile in Italia. Rapporto giovani 2017” (Il Mulino).


L’indagine si concentra in particolare sugli snodi principali della transizione alla vita adulta, ovvero la formazione, il lavoro, l’autonomia e le scelte di vita a partire dalla scuola: «Oltre tre quarti del campione complessivo – riporta l’indagine – concorda nel sostenere che l’istruzione scolastica serva in primo luogo ad attrezzare la persona, accrescendone le abilità e le conoscenze (80,5%), promuovendo la capacità di ragionamento (75,9%) e di stare con gli altri (75,3%). Sei intervistati su dieci sono convinti che l’istruzione sia anche una risorsa utile per affrontare la vita (60,5%)».


Dal Rapporto emerge, inoltre, come il percorso formativo sia determinante sia sulla carriera lavorativa, sia sulle pratiche di partecipazione sociale e politica: «In tale contesto – prosegue – il 31% dei giovani con licenza media o titolo inferiore e il 31,6% dei qualificati ha dichiarato di aver svolto volontariato, la percentuale sale al 41,4% tra coloro che hanno concluso gli studi con il diploma di scuola superiore e al 51,7% nei laureati».


Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano


Invece per quanto riguarda la partecipazione ad attività di pressione pubblica (petizioni, raccolte firme, manifestazioni di piazza, campagne di sensibilizzazione sui social network ecc.), il 61 % degli intervistati con la laurea ha dichiarato di avere preso parte, contro il 49,7% di quelli con licenza media o inferiore: «È una generazione che non vorrebbe chiudersi – osserva il Rapporto Giovani -, ma aprirsi al futuro e al mondo con un’Europa politicamente più forte verso l’esterno e socialmente più solida all’interno. Ma anche consapevole delle difficoltà, disillusa nei confronti delle istituzioni, timorosa – soprattutto nelle sue componenti culturalmente e socialmente più fragili – di trovarsi abbandonata di fronte ai rischi di aperture e cambiamenti, senza poter davvero accedere a nuove opportunità».


È questa la fotografia scattata ai “millennials” (coloro che sono nati fra gli anni ’80 e i 2000) dal Rapporto giovani 2017. Tra i dati, l’indagine riferisce che il 70,8% dei giovani italiani lavorerebbe all’estero con una percentuale più elevata rispetto ai coetanei delle altre nazioni. Il rapporto punta l’attenzione in particolare su due tappe cruciali del processo di transizione alla vita adulta, come l’autonomia dai genitori e la formazione di una propria famiglia: «I dati – riporta la presentazione dell’indagine – mostrano come rispetto ad aspettative e progettualità i giovani italiani non si distinguano in modo rilevante rispetto ai coetanei degli altri Paesi europei, mentre più ampio che altrove è il divario tra ciò che vorrebbero fare e quello che riescono effettivamente a realizzare. Lavoro e situazione economica rappresentano, infatti, per oltre il 70% degli intervistati un elemento che ha pesato abbastanza o molto nell’impedire l’uscita dalla casa dei genitori».


La categoria più penalizzata è quella dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Al “non” studio e lavoro tendono ad associarsi anche altri ‘non’, secondo l’indagine, sul versante delle scelte di autonomia, di formazione di una famiglia, di partecipazione civica, di piena cittadinanza: «Se vogliamo ancora sperare in un futuro migliore – conclude Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica e curatore dell’indagine -, non dobbiamo considerare i giovani come i “perdenti” da proteggere in un mondo diverso dal passato, ma le risorse principali per contribuire a cambiare il mondo nella direzione auspicata. Di fronte alle grandi trasformazioni è cruciale, anzi vitale, aiutare le nuove generazioni a produrre nuove mappe della realtà che muta e individuare i percorsi più promettenti per raggiungere obiettivi condivisi. Il rischio è, altrimenti, quello per i giovani di perdersi e per la collettività di impoverirsi e veder aumentare diseguaglianze generazionali e sociali».


http://www.laporzione.it/2017/04/27/giovani-non-perdenti-da-proteggere-ma-risorse-per-cambiare-il-mondo/


 


Rapporto del Toniolo. Lavoro, famiglia, autonomia: i giovani pronti, l'Italia no

Alessandro Rosina* mercoledì 26 aprile 2017


 


Nell'analisi dell'Istituto Toniolo dell'Università Cattolica si vede che il desiderio di indipendenza c'è. E anche quello di futuro e di impegno nella società. Manca l'occupazione, però. Perché è importante occuparsi della condizione dei giovani? Varie sono le risposte che si possono dare a questa domanda. Quella più comune fa riferimento agli ostacoli che incontrano i giovani nel compiere con successo il percorso di transizione alla vita adulta, con rischio di impoverimento materiale, frustrazione psicologica, disagio sociale. Si tratta di una preoccupazione cresciuta nel tempo, accentuata da una crisi economica che ha colpito tutti, ma con effetti particolarmente negativi sui giovani italiani. Anche i dati più recenti mostrano come l’occupazione degli under 35 trovi maggior difficoltà a raggiungere i livelli precedenti alla recessione.


C’è però anche una seconda risposta, meno contingente, che punta l’attenzione non tanto sulla realtà che non va, ma su quello che i giovani possono essere e vogliono diventare. L’obiettivo è in questo caso quello di capire attraverso le nuove generazioni il mondo che cambia e come il nostro Paese vive e affronta le sfide che il cambiamento (pro)pone. Le nuove generazioni sono un osservatorio privilegiato del mutamento sociale, perché crescono con il mondo che cambia e ne sono quindi gli interpreti più autentici, ma anche perché ciò che muta va ad incidere soprattutto sul loro futuro.


Ma c’è di più: le nuove generazioni sono il nuovo che produce nuovo. Non vengono per essere uguali alle generazioni precedenti (dei genitori e dei nonni) e non nascono e crescono in un mondo uguale a quello delle generazioni precedenti. Sono quindi il modo attraverso cui una società costruisce il proprio futuro, che è sempre un luogo diverso dal presente. Quello che accade ai giovani, quello che desiderano, quello che progettano, contiene allora le informazioni più importanti per capire dove soffia il vento del cambiamento e come sono disposte le nostre vele rispetto a tale vento. Solo se le opportunità delle nuove generazioni aumentano rispetto a quelle precedenti possiamo dire che la direzione intrapresa è quella giusta.


Prima di preoccuparci per i giovani dovremmo, quindi, cercare di capire meglio le nuove generazioni e come il mondo cambia con esse. È la prospettiva di lettura e analisi proposta all’interno del 'Rapporto giovani' dell’Istituto Toniolo, in questi giorni in libreria con l’edizione 2017.


La spinta giovanile verso l’innovazione, come ricerca di nuove soluzioni, è ancor più importante oggi di fronte alle grandi trasformazioni demografiche, alle sfide poste dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica, destinate a produrre un grande impatto sulle vite dei singoli, sull’organizzazione sociale, sulla crescita economica. Davanti a tali mutamenti è cruciale, anzi vitale, aiutare le nuove generazioni a produrre nuove mappe della realtà in trasformazione e individuare i percorsi più promettenti per raggiungere obiettivi condivisi. Il rischio è altrimenti quello per i giovani di perdersi e per la collettività di impoverirsi e veder aumentare diseguaglianze generazionali e sociali. Più in particolare, una delle chiavi principali per rimettere in moto il Paese sta nel rapporto tra valorizzazione del capitale umano e competitività delle aziende. All’interno di queste ultime una crescente attenzione viene assegnata alle life skills, competenze traversali in grado non solo di aumentare l’occupabilità, ma soprattutto di trasformare il sapere teorico e tecnico in partecipazione di successo ai processi innovativi. I dati del 'Rapporto giovani 2017' mostrano come la consapevolezza di aver maturato tali competenze sia sensibilmente maggiore tra i laureati rispetto a chi si ha avuto percorsi di formazione più breve, indipendentemente dalla famiglia di origine. Un risultato incoraggiante in termini di spinta alla mobilità sociale. Forte risulta anche il legame tra titolo di studio e partecipazione ad attività di volontariato. La disponibilità all’impegno per migliorare la comunità in cui si vive è elevata e trasversale, ma chi poi la trasforma in esperienza concreta è soprattutto chi ha un titolo di studio medio-alto.


L’investimento personale nella formazione tende, in generale, a promuovere l’inserimento in un circolo virtuoso di reciproco sostegno e incentivo tra fare e imparare, andando ad arricchire un curriculum di esperienze positive che preparano alla vita oltre che al mondo del lavoro. La combinazione positiva tra imparare e fare ha ricadute sulle life skills (ovvero sulla visione positiva della vita, sulla progettualità, sull’apertura verso gli altri). Risulta inoltre protettiva, nel difficile contesto attuale, anche verso la perdita di fiducia verso il futuro e nei confronti delle istituzioni. È interessante, infatti, osservare come il giudizio dato dai laureati verso le istituzioni risulti più elevato su quasi tutte le voci prese in considerazione anche se con intensità diversa. Anche rispetto alla Brexit e al voto nell’ipotetico caso di un referendum analogo in Italia, si riscontra un forte legame con il titolo di studio. Viceversa, la componente di giovani che presenta una più bassa fiducia verso l’esterno assieme a una più ridotta autostima, sono i Neet (quelli che non studiano e non lavorano).


L’atteggiamento verso il lavoro non risulta, però, meno positivo rispetto agli altri. Questo suggerisce la possibilità di far uscire i Neet dalla propria condizione attraverso percorso che rimetta in relazione positiva fare e imparare attraverso esperienze di rafforzamento delle life skills. Ciò che caratterizza i Neet è l’ossessione del lavoro che manca, ma senza essere adeguatamente aiutati a metterlo in relazione positiva con un percorso di maggiore comprensione della realtà attraverso strumenti di informazione e cultura. Infine, la conferma del freno alla progettualità viene confermato anche dai dati sulle scelte di vita: i Neet, assieme a chi ha un lavoro instabile, non presentano livelli più bassi rispetto agli obiettivi di autonomia e formazione di una propria famiglia, ma riescono di meno a concretizzarli. Nell’insieme, i dati contenuti nel 'Rapporto giovani' mostrano come una solida formazione possa fare la differenza consentendo di mettere in relazione positiva le proprie specificità e potenzialità con le nuove opportunità. Viceversa, chi non è stato aiutato a superare le proprie fragilità non solo fatica a cogliere le opportunità ma diventa più esposto ai nuovi rischi di un mondo sempre più complesso e in forte trasformazione. Detto in altre parole, dove vengono fatte incontrare potenzialità delle nuove generazioni e opportunità del mondo in trasformazione, i giovani diventano la parte più avanzata di un futuro migliore da costruire. Dove invece si scontrano le fragilità della nuove generazioni con i nuovi rischi delle società moderne, i giovani diventano il costo sociale più elevato di un presente senza prospettive.


*coordinatore scientifico del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo e demografo dell’Università Cattolica

 
editore |02.05.2017
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Il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, giunto alla quarta edizione, è diventato in questi anni un solido punto di riferimento sulla complessa e dinamica realtà giovanile.


Oltre all’aggiornamento annuale sulle scelte formative, sui percorsi lavorativi, sulla progettazione di una propria famiglia, su valori, aspettative e atteggiamento verso le istituzioni delle nuove generazioni, il Rapporto 2017 contiene tre focus dedicati ad altrettanti temi chiave:  il primo riguarda lo scenario post Brexit e le possibilità di rilancio di un processo in grado di superare nuovi timori e vecchi confini. Il secondo, dedicato alle nuove tecnologie di comunicazione e ai social network, analizza come stia mutando quantitativamente e qualitativamente il loro uso e quale sia l’impatto di tale mutamento sulla vita sociale e relazionale. Il terzo, infine, riguarda le condizioni di vulnerabilità e disagio, con un’analisi sia dell’aspetto emotivo sia di quello comportamentale, in connessione con il contesto familiare, sociale ed educativo.


Il filo rosso che unisce i vari capitoli è il racconto di una generazione in equilibrio precario tra rischi da cui difendersi e opportunità a cui tendere, penalizzata da freni culturali e istituzionali che non permettono una piena valorizzazione di potenzialità troppo spesso misconosciute e sottoutilizzate.


In libreria dal 20 aprile il nuovo volume di Rapporto giovani 2017 edito da il Mulino


25 febbraio 2017 - RedazTonPortfolio-home


 


I temi trattati nel Rapporto


Il Rapporto Giovani mette a disposizione dati, analisi, riflessioni, proposte di intervento che consentano di migliorare la conoscenza e la capacità di azione sulla realtà giovanile, confermandosi uno strumento utile non solo ai ricercatori, ma anche agli stessi giovani, alle loro famiglie, agli educatori, ai giornalisti, agli imprenditori e ai decisori pubblici.
La nuova edizione ci offre un quadro aggiornato di questo “capitale umano in formazione”, illustrandone i valori di riferimento, le aspettative, l’impegno sociale, le scelte formative, i percorsi professionali. Ecco perché si tratta di un prezioso punto di riferimento per chi vuole essere aggiornato su comportamenti e aspirazioni delle giovani generazioni nel nostro Paese.
L’edizione 2016 propone, inoltre, approfondimenti specifici su temi attuali come la sfida del confronto multiculturale, la fruizione del tempo libero, le startup e la sharing economy.
Ne emerge un ritratto a tutto tondo delle nuove generazioni, fragili di fronte alle molte difficoltà del presente, ma anche “affamate” di opportunità e di occasioni per mettersi in gioco.



Gli autori:




  • Sara Alfieri




  • Rita Bichi




  • Fabio Introini




  • Elena Marta




  • Daniela Marzana




  • Diego Mesa




  • Ivana Pais




  • Cristina Pasqualini




  • Maura Pozzi




  • Alessandro Rosina




  • Emiliano Sironi




  • Pierpaolo Triani



 
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26-27 Maggio 2017 XV CONVEGNO NAZIONALE S&V | XVII INCONTRO ASSOCIAZIONI LOCALI

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

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