FORUM «IRC»
 
 
ICA |28.06.2016
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Editoriale  «Ricadute catechetiche dal Convegno di Firenze»


L’impegno per l’educazione religiosa e per la catechesi è un elemento essenziale per il carisma salesiano, un’eredità che proviene dallo stesso fondatore don Bosco.


Tale impegno è stato assunto anche dall’Istituto di Catechetica (ICA), che da oltre sessant’anni si è dedicato alla formazione di docenti e quadri dirigenti presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione (FSE) dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.


La collocazione dell’ICA nella FSE ne fa un unicum nel panorama catechetico internazio- nale e la sua scuola di pensiero è conosciuta e stimata per l’autorevolezza dei grandi nomi dei salesiani che ne hanno fatto parte nel corso del tempo. Sono numerosi gli ex allievi che, sparsi per il mondo, condividono il bagaglio di conoscenze e competenze acquisite negli anni di studio romani e divulgano ovunque l’attenzione alla catechesi con la sensibilità pedagogica tipica di quest’istituzione.


Tra gli strumenti di cui si è dotato l’ICA, uno che sta progressivamente affermandosi è il sito online conosciuto come «Rivista di Pedagogia Religiosa» (www.rivistadipedagogiareligiosa.it): nata nel 2001 e rivolta inizialmente ai docenti di religione, nel 2012 si trasforma nell’organo centrale di espressione dell’ICA. Il sito è composto di cinque sezioni principali: Catechesi, Docu- menti, Formazione, IRC, Giovani, ed è corredato di diversi box contenenti molteplici informazioni che riguardano l’area dell’Educazione Religiosa e della Catechesi.



In occasione del Sessantesimo dalla sua nascita, l’ICA ha voluto potenziare la sua offerta digitale: dapprima ha inserito online la nota raccolta Annale di catechetica, che ha l’obiettivo di offrire periodicamente una rassegna dei più significativi studi di catechetica e pedagogia religiosa a livello internazionale, e poi ha creato un nuovo sito-Web, l’OCI (Osservatorio Catechetico Inter- nazionale), un’attività di alta ricerca che si pone l’obiettivo di un monitoraggio permanente della produzione catechetica e catechistica mondiale.


La scelta più recente è quella di dar vita a un vero e proprio periodico online. Dopo una prolungata fase di studio, quella che era solo una scommessa è ora realtà: siamo lieti di presen- tarvi il primo numero della rivista «Catechetica ed Educazione», titolo scelto per indicare l’og- getto specifico della ricerca e la prospettiva che la caratterizza, quella educativa, secondo la tra- dizione dell’ICA. Il sostegno di numerosi professionisti e amici ci incoraggia a intraprendere l’opera, che avrà una cadenza quadrimestrale con attenzione specifica agli ambiti della pedago- gia religiosa e catechetica.


 Il primo numero presenta una riflessione sul V Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015) che costituisce una tappa estremamente significativa della storia della Chiesa italiana, ma ancora tutta da decifrare nelle sue ricadute ecclesiali e pastorali. Nel momento in cui si cominciano a tirare le somme e si ipotizzano nuovi scenari e strategie, riteniamo importante non far mancare una parola di commento anche da parte nostra.


Nel primo contributo, il pedagogista Carlo Nanni delinea i tratti essenziali del clima cultu- rale odierno, segnato dalla complessità e dal pluralismo, in cui si sviluppa oggi l’impegno educa- tivo. I tre studi successivi toccano direttamente il Convegno ecclesiale: il catecheta Antonino Ro- mano traccia un bilancio intermedio dell’attività educativa promossa nell’attuale decennio dalla Chiesa italiana; il pastoralista José Luis Moral offre un’acuta riflessione sul tema centrale del con- vegno: l’umanesimo; mentre il catecheta Salvatore Currò riflette sulle nuove sensibilità comuni- cative rese necessarie dalla piena accoglienza del discorso del Papa. Un ulteriore apporto di ri- flessione è dato dal catecheta Cesare Bissoli che, dalla posizione privilegiata di partecipante all’evento, fornisce alcuni punti di riferimento per una catechesi che voglia valorizzare le indica- zioni generali del Convegno fiorentino. Chiude la serie di articoli una rassegna bibliografica, cu- rata da Ubaldo Montisci, che mostra l’attenzione data dalla stampa all’iniziativa ecclesiale.


L’augurio è che le riflessioni riportate in queste pagine possano contribuire fattivamente a quel “mettersi in gioco” della Chiesa italiana – come ha auspicato il card. Bagnasco – «in un impegno di conversione per individuare le parole più efficaci e i gesti più autentici con cui portare il Vangelo agli uomini di oggi».


 


I MEMBRI DELL’ISTITUTO  DI CATECHETICA


catechetica@unisal.it


Per scaricare il primo numero in formato pdf entra nel banner: "RIVISTA DI CATECHETICA ED EDUCAZIONE" dalla home della rivista 


 
UPS Giornata di studio - giovedì, 15 dicembre 2016 |09.12.2016
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La Giornata di studio proposta dall'Istituto di Teologia spirituale dell'Università Pontificia Salesiana, dopo aver affrontato il tema della mistica, della contemplazione e della misericordia, si concentra quest'anno sullo studio della vita cristiana come preludio dell’eternità. In effetti, sebbene siano numerosi gli studi storici, sociologici, filosofi, psicologici, di letteratura sulla morte, non è un tema tanto frequentato oggi nella teologia e tanto meno nella teologia spirituale.  Sembrerebbe che la nostra cultura, già disinteressata della morte e, quindi, del morire, pretenda anche di rimuovere la vita eterna.


Con questo orizzonte di riferimento, la riflessione degli autori che collaborano nella Giornata di studio e nella pubblicazione del volume privilegia non tanto la dottrina biblico-cristiana sulla fede nella vita eterna e la sua articolazione sistematica o la teorizzazione a favore di una tesi prefissata, ma il vissuto cristiano in quanto oggetto di studio specifico della teologia spirituale. In concreto, la riflessione sulla vita eterna non può prescindere dall’esperienza del morire del morente. Perciò, è opportuno partire metodologicamente dal morire concreto, recuperando così la priorità della vita eterna ed evitare speculazioni inverificabili.


La Giornata di studio del 15 dicembre sarà introdotta dal saluto del Rettore, prof. Mauro Mantovani, e dalla presentazione dello «Status quaestionis» da parte del direttore dell’Istituto di Teologia spirituale, prof. Jesús Manuel García Gutiérrez. Per approfondire l’argomento vengono proposte quattro relazioni in mattinata e la visione di un film nel primo pomeriggio. La prima di esse, quella della prof.ssa Cristiana Freni, docente stabilizzata nella cattedra di Filosofia del Linguaggio della Facoltà di Filosofia presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, offrirà un quadro sintetico fenomenologico sull’«ars moriendi»: Senso della morte come senso della vita. A seguire, il prof. Cesare Bissoli, docente emerito di Bibbia e catechesi, concentrerà la sua attenzione sull'atteggiamento di Cristo di fronte alla sua morte. Dopo l’intervallo, si terranno due relazioni di carattere pedagogico. Nella prima, il prof. Massimo Petrini, professore emerito di Teologia Pastorale Sanitaria e già preside dell’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria “Camillianum”, si soffermerà sul morire del credente: «Come sarà la mia morte? Sarò solo o potrò avere accanto persone care? Che cosa mi aspetta dopo la morte? Sarò accolto dalla misericordia divina?  La seconda relazione, tenuta dalla prof.ssa Lorella Congiunti, vice Rettore della Pontificia Università Urbaniana e docente ordinario nella Facoltà di Filosofia della stessa università, approfondirà l’argomento dell’esperienza dei non credenti dinanzi alla morte: Come muoiono coloro che non credono nell’eternità?


Nel primo pomeriggio la presentazione del film «Io prima di te», fatta dal prof. Rossano Zas Friz De Col, docente di teologia spirituale nella Pontificia Università Gregoriana di Roma, offrirà un motivo di dialogo tra i partecipanti, prima della conclusione della Giornata.  


 


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Dépliant Giornata studio sulla morte

 
Roma – UPS 03 dicembre 2016
Seminario di Studio sull’Insegnamento della Religione |05.12.2016
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Nella mattinata di sabato 3 dicembre nella Sala “G. Quadrio” si è svolto il Seminario di Studio che l’Istituto di Catechetica dedica all’Insegnamento della Religione Cattolica. I lavori si sono sviluppati, secondo un metodo ormai collaudato, in due sessioni: la prima dedicata all’ascolto delle relazioni, la seconda intesa come spazio di approfondimento e confronto tra i partecipanti. Esperti, ricercatori, docenti (venticinque in tutto, giacché il livello dell’iniziativa prevede la partecipazione dietro “invito”) hanno fornito ampio e interessante materiale di riflessione, attraverso il dibattito in aula e il testo scritto di comunicazioni, confluite in un sussidio di ben settanta pagine.


Il tema del Seminario Cittadinanza e articolazione dei valori nell’educazione e nell’IRC, è stato sviluppato grazie all’intervento del Prof. J.L. Moral: Cittadinanza e articolazione dei valori nell’educazione e nell’IRC. Vita, conoscenza e comprensione nelle società democratiche e del Prof. F. Pajer: Educazione alla cittadinanza e istruzione religiosa in Europa: una coabitazione strategica nel tempo della pluralità.


Il primo ha evidenziato le traiettorie del cambio culturale, che coinvolge anche la scuola, indicando criteri interpretativi ed esigenze educative. Educare è diventare competenti ad affrontare le sfide della vita e di questa interpretata secondo categorie adeguate. Poiché una sfida decisiva oggi è rappresentata dal “convivere”, è necessario trovare dei principi necessari e sufficienti di convivenza e soprattutto un nuovo perno educativo, che può essere individuato proprio nella “cittadinanza”.


Il secondo ha chiarito i limiti semantici del binomio cittadinanza-religione e la differenza tra “pluralità” e “pluralismo”. Ha poi ampliato il discorso con un ampio sguardo su come i sistemi d’istruzione europei coniughino il binomio, attraverso l’attivazione di modelli di educazione religiosa differenti nella fondazione teorica, nella giustificazione istituzionale e nella realizzazione didattica. Sei temi, presentati come “punti di approdo” e insieme come “questioni aperte” hanno dato la dimensione dell’ampiezza dei problemi che caratterizzano l’istruzione religiosa in Europa e degli spazi di confronto che richiedono come sempre un approfondimento competente ed una presenza attiva nelle sedi scolastiche, accademiche ed istituzionali.


Invito a procedere nello studio e nelle iniziative formative è stato rivolto dal Prof. Mauro Mantovani, Rettor Magnifico della nostra Università, che nel suo indirizzo di saluto in apertura dei lavori ha espresso l’apprezzamento e la considerazione della Comunità accademica per la scelta dei temi, il livello delle persone coinvolte e la qualità delle iniziative che l’Istituto di Catechetica propone nel campo dell’educazione religiosa e dell’insegnamento della religione.


Infatti il Seminario rientra nella progettazione per l’IRC realizzata dall’Istituto nel triennio 2014-2017 ed è pertanto il momento preparatorio di un cammino formativo offerto agli insegnanti di religione italiani, che si concretizzerà in un Convegno su: Religione e cittadinanza attiva, il 18-19 marzo 2017 e in un Corso residenziale dal tema: Cittadinanza, valori ed IRC: progetto ed itinerari educativi, dal 2 all’8 luglio 2017.


Giampaolo Usai


Roma, 04/12/2016


 


Qualche foto dell'evento:






 

 
editore |24.11.2016
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Diffusa il 22 novembre la lettera-invito alla 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26-29 ottobre 2017). Quattro i "registri comunicativi" che accompagneranno l'evento e la sua preparazione: "Denunciare le situazioni più gravi e inaccettabili", "raccontare il lavoro nelle sue profonde trasformazioni", "raccogliere e diffondere le tante buone pratiche" esistenti, "costruire alcune proposte" per sciogliere nodi "che ci stanno a cuore"



Il lavoro come vocazione, opportunità, valore, fondamento di comunità e promotore di legalità. Sono le cinque “prospettive” verso cui sono chiamati a guardare i cattolici italiani, in vista della prossima Settimana sociale, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017 a partire dal tema “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. A declinarle è la lettera-invito, scritta dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali e a firma del suo presidente, il vescovo di Taranto monsignor Filippo Santoro, indirizzata – per tramite dei rispettivi vescovi diocesani – a tutti i “cattolici in Italia”.


“Il paradigma del lavoro come ‘impiego’ – riporta la missiva – si sta esaurendo con una progressiva perdita dei diritti lavorativi e sociali, in un contesto di perdurante crisi economica che coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione”.


“È forte la necessità che quel modello di ‘lavoro degno’ affermato dal Magistero sociale della Chiesa e dalla Costituzione italiana trovi un’effettiva attuazione nel rispetto e nella promozione della dignità della persona umana”.


Da qui le cinque prospettive, a partire dalla vocazione al lavoro, che “va formata e coltivata attraverso un percorso di crescita ricco e articolato, capace di coinvolgere l’integralità della persona”. In secondo luogo, “il lavoro è opportunità, che nasce dall’incontro tra impegno personale e innovazione in campo istituzionale e produttivo”. “La creazione di lavoro – sottolinea il documento al riguardo – non avviene per caso né per decreto, ma è conseguenza di uno sforzo individuale e di un impegno politico serio e solidale”. Poi, il riconoscimento del lavoro come valore, “in quanto ha a che fare con la dignità della persona, è base della giustizia e della solidarietà sociale e genera la vera ricchezza”. Ancora, “è fondamento di comunità, perché valorizza la persona all’interno di un gruppo, sostiene l’interazione tra soggetti, sviluppa il senso di un’identità aperta alla conoscenza e all’integrazione con nuove culture, generatrice di responsabilità per il bene comune”. Infine, “rispetto a un contesto in cui l’illegalità rischia di apparire come l’unica occasione di mantenimento per se stessi e la propria famiglia”, il lavoro degno deve promuovere la legalità, e quindi “diventa indispensabile creare luoghi trasparenti affinché le relazioni siano autentiche e basate sul senso di giustizia e di eguaglianza nelle opportunità”.


La prossima Settimana sociale, che si propone di “realizzare un incontro partecipativo” e rinnovare “l’impegno delle comunità cristiane” sul tema del lavoro, andrà preparata con un “percorso diocesano” per portare a Cagliari un contributo “partecipato”, seguendo “quattro registri comunicativi”. In primo luogo la denuncia. Scrive al riguardo il Comitato:



“Vogliamo assumere la responsabilità di denunciare le situazioni più gravi e inaccettabili: sfruttamento, lavoro nero, insicurezza, disuguaglianza, disoccupazione – specie al Sud e tra i giovani – e problematiche legate al mondo dei migranti”.



Poi, il racconto del lavoro “nelle sue profonde trasformazioni, dando voce ai lavoratori e alle lavoratrici, interrogandoci sul suo senso nel contesto attuale”. E, per andare oltre la denuncia, vi è pure la volontà di far emergere “le tante buone pratiche che, a livello aziendale, territoriale e istituzionale, stanno già offrendo nuove soluzioni ai problemi del lavoro e dell’occupazione”. Infine, “costruire alcune proposte che, sul piano istituzionale, aiutino a sciogliere alcuni dei nodi che ci stanno più a cuore”.


Nell’ottica della concretezza va pure l’impegno, enunciato nel documento, di proporre nel corso dell’anno “a tutte le comunità cristiane un’iniziativa di solidarietà nei confronti di chi non ha lavoro”.


Da ultimo, nella lettera-invito il Comitato segnala alcune tappe a livello nazionale verso l’appuntamento di Cagliari, a partire dal Festival della dottrina sociale (Verona, 24-27 novembre 2016), passando per il Convegno “Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani del Sud” (Napoli, 8-9 febbraio 2017), il seminario nazionale dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro (Firenze, 23-25 febbraio 2017) e il convegno nazionale di Retinopera dedicato al “senso del lavoro oggi” (Roma, 13 maggio 2017).


22 novembre 2016





 
26-29 ottobre 2017 |24.11.2016
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“Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale” è il tema della prossima Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017.

Tre gli obiettivi principali che si prefigge il Comitato scientifico e organizzatore dell’evento:
- denunciare le situazioni di sfruttamento, illegalità, insicurezza, disoccupazione – specie al Sud e tra i giovani – e le problematiche legate al mondo dei migranti, dando voce alle storie dei lavoratori e delle lavoratrici;
- far conoscere le buone pratiche che, a livello aziendale, territoriale e istituzionale, stanno già offrendo nuove soluzioni ai problemi del lavoro e dell’occupazione;
- costruire alcune proposte da presentare sul piano istituzionale, per superare le difficoltà di accesso al lavoro e assicurarne condizioni dignitose.


Il cammino di preparazione all’evento di Cagliari prende ufficialmente il via con la lettera (in allegato) inviata dal Presidente del Comitato, l’Arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, a tutte le diocesi italiane. Quattro le tappe che segneranno questo itinerario: 


- 6° Festival di dottrina sociale della Chiesa (Verona, 24-27 novembre 2016);
- Convegno Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud? (Napoli, 8-9 febbraio 2017);
- Seminario Nazionale dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della CEI (Firenze, 23-25 febbraio 2017);
- Convegno Nazionale di Retinopera, Il senso del lavoro oggi. Famiglia, giovani, generazioni a confronto sul presente e sul futuro del lavoro (Roma, 13 maggio 2017).


Informazioni ulteriori e costanti aggiornamenti sono disponibili nel sito www.settimanesociali.it.


 


Alla ricerca del lavoro "umano"   
Ciclo d'incontri alla Pontificia Facoltà Auxilium
“Il lavoro ‘umano’ tra ricerca di senso, nuove competenze e occupabilità”. Questo il tema del corso interdisciplinare promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium di Roma – il 5 novembre, poi il 3 e il 17 dicembre, sempre dalle 9 alle 12 .30 presso la sede della Facoltà – in preparazione alla 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani. Il corso “si propone di recuperare e approfondire le caratteristiche di un lavoro ‘umano’, tra ricerca di senso, nuove competenze e occupabilità, nella convinzione che ‘nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita’ (Evangelii gaudium 192)”.
Un tema particolarmente caldo, quello del lavoro, che “si trova a dover fronteggiare due sfide: da una parte il numero dei disoccupati e degli inoccupati – specialmente tra i giovani – inesorabilmente alto e che sta diventando una vera e propria patologia sociale; dall’altra, il fatto che il senso profondo del lavoro è divenuto incerto e sfocato, altalenante tra atteggiamenti di disistima e di vera e propria idolatria”.
Nei tre appuntamenti vengono messi a confronto docenti e imprenditori. Si comincia il 5 novembre con una riflessione sul senso e la dignità del lavoro oggi e l’evoluzione del concetto di lavoro (“Il lavoro umano, il suo valore, i suoi non luoghi. Quale futuro?”), alla quale parteciperanno Luigino Bruni, docente alla Lumsa di Roma e all’Istituto universitario Sophia, e Antonio Diana, presidente di Erreplast, azienda di riciclo del casertano che trasforma le bottiglie in plastica, provenienti dalla raccolta differenziata, in nuova materia prima. Il 3 dicembre, invece, a tema saranno “Soft skills e lavoro: come sviluppare competenze trasversali?”, con Maria Cinque, docente alla Lumsa, e Marica Franchi, collaboratrice del Progetto Bestr, piattaforma digitale per valorizzazione le competenze acquisite, sia nei contesti della formazione formale sia in quelli della formazione non formale e informale. Infine, il 17 dicembre, terzo incontro dal titolo “Guardare oltre la crisi, mettendo a frutto il genio femminile”, con Laura Zanfrini, docente all’Università Cattolica di Milano, e Luciana Delle Donne, iniziatrice di “Officina Creativa”, cooperativa sociale senza scopo di lucro che ha dato vita – tra l’altro – al progetto “Made in carcere”, laboratorio in cui 20 detenute producono manufatti e vivono un percorso formativo volto a un definitivo reinserimento nella società lavorativa e civile.
 
editore |22.11.2016
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A conclusione del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco invia la lettera apostolica “Misericordia et misera” che parte dal richiamo e dalla riflessione del passo evangelico di Giovanni 8, 1-11: l’incontro di Gesù con l’adultera. 


La lettera apostolica è composta da ventidue punti nei quali Papa Francesco mette a cuore a Pastori e fedeli l’opportunità e la necessità che nella Comunità cristiana non si smarrisca quello stile evangelico di essere ospedale da campo, quale luogo dove l’attenzione per chi è ferito sia rivestita di comprensione e tenerezza. 


Papa Francesco nel primo punto commenta l’incontro di Gesù con l’adultera dove il Rabbì galileo stigmatizza il legalismo radicale e provoca gli accusatori, che chiedono la morte della donna, a “guardarsi dentro” e potersi dire immuni da peccato. Rimasto solo con la donna le chiede: “Donna dove sono [i tuoi accusatori]? Nessuno ti ha condannata: neanch’io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 10-11). Cristo non giustifica il peccato, ne sottolinea la gravità, però chiede il pentimento e la volontà di orientarsi verso una vita lontana dal peccato. “In questo modo – dice Papa Francesco – aiuta la donna a guardare al futuro con speranza e ad essere pronta a rimettere in moto la sua vita” (n.1). “Una volta che si è rivestiti dalla misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente” (n.1).  


Dopo aver richiamato l’episodio dell’invito a pranzo da un Fariseo dove “una donna peccatrice” si avvicina a Gesù e con le lacrime gli lava i piedi nella disapprovazione dei presenti e Cristo Gesù senza mezzi termini sottolinea “sono perdonati i suoi molti peccati, perché molto ha amato” (Lc 7,47), il Papa ricorda che “il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre…”. Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia... Non possiamo, pertanto, correre il rischio di opporci alla piena libertà dell’amore con cui Dio entra nella vita di ogni persona”(n. 2). Questo se vale per i singoli fedeli è un “habitus” che non può mai mancare a chi è stato chiamato al Ministero ordinato. 


Ai presbiteri, infatti, Papa Francesco “rinnova l’invito a prepararsi con grande cura al ministero della confessione [e chiede] di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio”(n.10). 


A conferma di questo stile, che Papa Francesco desidera essere quello del presbitero che ascolta i peccati e si fa suo buon Samaritano di chi pentito intende tornare a Gerusalemme, dice: “non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il Figlio che torna da lui riconoscendo di aver sbagliato, ma deciso a ricominciare d’accapo. Fermarsi soltanto alla legge, equivale a vanificare la fede e la misericordia divina… Anche nei casi più complessi dove si è tentati di fare prevalere una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina” (n.11). Qui Papa Francesco si richiama alla dottrina dell’efficacia della grazia che dona qualità concreta alla libera decisione del penitente che desidera risalire la china. Il richiamo alla grazia legata ai sacramenti è una necessaria sottolineatura che dà alla confessione una significatività tutta particolare che deve “ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana” (n. 11). 


Questo richiamo ad affidarsi e fidarsi dell’azione della grazia divina lasciata spesso, in questi decenni, nell’ombra per dare forse eccessiva valenza alla consapevolezza umana dei soggetti, giustamente qui viene sottolineata. 


La vita cristiana non dona frutti di consolazione e testimonianza senza un lavoro interiore dove libertà e grazia debbono essere sinergiche. Su questo aspetto è importante che si soffermino i Pastori. È la pastorale della pedagogia della santità di cui parlava Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte. Non una santità-stoica ma quell’affidarsi a Dio nel pentimento e nella speranza di sperimentare la Sua misericordia nella fragilità umana. Questo passo è di estrema importanza anche per un rinnovamento della vita cristiana oltre alla mera ritualità e all’efficienza pseudo-aziendale.  


Questo accompagnamento interiore, libertà e grazia, fa sperimentare il desiderio di una rinascita umana e spirituale portando con se la gioia della consolazione interiore di cui “tutti abbiamo bisogno perché nessuno è immune dalla sofferenza, dal dolore e dall’incomprensione” (n.13). Passando poi alle cose pratiche questa lettera apostolica esorta e dona:  


Esorta a: 


a)Diffondere tra le comunità cristiane la Lectio Divina (n.7) 


b)Dedicare una domenica interamente alla parola di Dio (n.7) 


c)Istituire una Giornata mondiale dei poveri ogni anno nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (n.21) 


d)Curare il momento della morte dei nostri fedeli (n.15) 


e)Dare forma concreta alla carità e al tempo stesso intelligenza alle opere di misericordia (n.19) 


Dona 


a)A tutti i presbiteri da la facoltà di assolvere dal peccato di aborto in ogni tempo liturgico (n.12) 


b)La liceità dell’assoluzione che i presbiteri della fraternità di San Pio X hanno dato ai penitenti che si sono accostati alla confessione con le dovute disposizioni (n.12) 


Conclusione: 


La lettera apostolica Misericordia et Misera che chiude l’Anno santo, apre però, alla Chiesa tutta, una pastorale ed una cultura della misericordia che possa essere piattaforma per la nuova evangelizzazione dove le porte della casa del Padre risultano spalancate soprattutto per chi cerca quella tenerezza interiore che è consolazione dello spirito affranto e provato. 


 


*Vicario episcopale per il laicato e la cultura  


Diocesi di Trieste 


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lettera apostolica misericordia et misera


 

 
Giorgio Marota |21.11.2016
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I dati forniti smentiscono tanti luoghi comuni sui flussi migratori. Ne ha parlato Alessandro Agostinelli, responsabile del centro SPRAR della Caritas di Roma, durante la "Giornata dei Curricoli" della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'UPS.


Sono in molti a sostenere come il mito dell’obiettività sia un ideale irraggiungibile per il mondo del giornalismo. Quando parliamo di immigrazione però, alla comunicazione spetta una grande responsabilità: fornirne un’immagine corretta, rappresentativa e quanto più possibile obiettiva del fenomeno. Per questo motivo esistono i numeri, la cui interpretazione diventa la chiave di lettura fondamentale per capire necessità e stilare modalità d’intervento a sostegno di chi ne ha più bisogno. Alessandro Agostinelli, responsabile del centro SPRAR (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), Caritas di Roma, ne ha parlato martedì 15 novembre durante la “Giornata dei Curricoli” della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana, nell’appuntamento annuale che la facoltà offre agli studenti per confrontarsi con i professionisti, gli ambiti e i contenuti della comunicazione.


L’edizione di quest’anno si è concentrata sulla tematica “Comunicazione e Immigrazione”, proponendo nella prima parte dell’incontro il contributo di professionisti come Gabriele Beltrami, Responsabile dell’Ufficio Comunicazione Scalabriniani e Marco Binotto, del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma. Nella seconda parte c’è stata invece la testimonianza di giornalisti specializzati sull’immigrazione, ex allievi della facoltà stessa: Iman Sabbah ora lavora in Rai, Naman Tarcha, siriano, è un conduttore e tv reporter e John Mwangi Njoroge, un giornalista d’inchiesta keniano.


Alessandro Agostinelli ha prima di tutto sfatato una convinzione diffusa: non è vero che la maggior parte degli immigrati sbarca sulle coste italiane. Nel 2015 ne sono arrivati 154 mila (ad ottobre 2016 quasi 160 mila), in Grecia più di 800 mila, mentre il conteggio europeo sale sopra ad 1 milione. Il sentimento di “accerchiamento” che molti vivono è in realtà costruito ad hoc dai media e dalla politica. Il tutto contribuisce a creare nell’opinione pubblica un circolo vizioso che narra l’immigrazione come un problema e non come una risorsa. Ancora una volta però i numeri raccontano tutta un’altra storia: più di 2,3 milioni di immigrati, in Italia, hanno una occupazione fissa e contribuiscono in maniera attiva all’economia e al sistema pensionistico con ben 11 miliardi. La corretta informazione dovrebbe smentire, secondo Agostinelli, anche un altro luogo comune: chi l’ha detto che le persone che arrivano sulle coste italiane poi restino effettivamente tutte nel nostro Paese? I dati forniti dall’Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, confermano che solo il 54% decide di rimanere sul suolo italiano, facendo la domanda d’asilo. L’Italia come ponte per l’Europa dunque, più che come destinazione d’arrivo. Sbagliato dunque parlare di “emergenza” o di “crisi”. Soprattutto in Italia.


Il rapporto 2016 sulla protezione internazionale nel nostro Paese, presentato a Roma in questi giorni, lo spiega in maniera abbastanza emblematica. Nel 2015 sono state presentate 1,4 milioni di domande di protezione internazionale: 477 mila solo in Germania, che copre il 36% delle istanze in UE, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia, in quinta posizione. Altri dati sono molto più preoccupanti: nel mondo circa 34mila persone al giorno sono state costrette a fuggire dalle loro case per l’acuirsi di conflitti e situazioni di crisi, ovvero una media di 24 persone al minuto. Il Paese che accoglie il maggior numero di rifugiati a livello mondiale è la Turchia (ben 2,5 milioni) e poi a seguire Pakistan e Libano (entrambe sopra il milione), Iran ed Etiopia. In Europa il fenomeno è notevolmente ridotto. Andiamoci piano quindi con gli allarmismi. L’unico numero davvero preoccupante è rappresentato dai quasi 4 milioni di migranti morti durante la traversata del Mediterraneo nel 2016, l’anno che più di tutti si è macchiato di sangue nella storia dei flussi migratori. Questo sì che è un numero da far paura.


da YOUNG4YOUNG 17 novembre 2016

 
di Michele Gesualdi |21.11.2016
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In occasione del cinquantesimo anniversario dalla scomparsa di don Lorenzo Milani (Firenze, 26 giugno 1967), le Edizioni San Paolo propongono l’opera Don Lorenzo Milani – L’esilio di Barbiana scritta da Michele Gesualdi, che ha vissuto assieme al Priore l’intera epopea di Barbiana, scuola fondata nel 1956. La prefazione del volume è a cura di Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, mentre la postfazione è stata scritta da don Luigi Ciotti, ideatore delle associazioni Libera e Gruppo Abele.
Su don Lorenzo Milani è stato scritto molto. La sua figura, una delle più importanti della storia italiana del dopoguerra, ha scosso in profondità le coscienze e diviso gli animi. Ma chi è stato davvero don Milani? A tale interrogativo vuole rispondere questo libro di Michele Gesualdi,  presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani ed ex presidente della Provincia di Firenze (1995 – 2004), che ha avuto l’opportunità di crescere assieme al Priore di Barbiana e di vivere in prima persona il suo “miracolo”.
Dando voce alle vive testimonianze di quanti lo hanno conosciuto direttamente e basandosi anche sulle lettere del Priore, alcune delle quali inedite, Gesualdi ricostruisce il percorso che ha portato don Milani all’“esilio” di Barbiana. La sua narrazione prende il via dagli anni del Seminario, senza tralasciare però il periodo in cui don Milani è stato cappellano a San Donato di Calenzano: se infatti Barbiana è stato il suo “capolavoro”, Calenzano ne è stata l’officina. È però nel niente di Barbiana, di cui don Milani diviene Priore nel 1954, che si compie il suo “miracolo”, quel niente che egli ha fatto fiorire e fruttificare prendendosi cura degli esclusi e degli emarginati. 
Un libro straordinario e commovente in cui Gesualdi, che ha vissuto in casa con don Lorenzo tutto il periodo di Barbiana, apre il suo cuore e ci svela il vero volto di don Milani: un prete, un maestro, un uomo, un “padre” che ha fatto del suo sacerdozio un dono ai poveri.


Biografia di Michele Gesualdi

 
editore |16.11.2016
Cover_LaparoladiDioognigiorno2017

“LA PAROLA DI DIO OGNI GIORNO 2017” di Vincenzo Paglia Vincenzo Paglia commenta i brani biblici della Liturgia 2017. 
 
I brani della Scrittura legati all’anno liturgico commentati da mons. Vincenzo Paglia; un testo pensato per accompagnare quotidianamente la riflessione spirituale e la preghiera. Mons. Paglia commenta i Salmi della Messa quotidiana, mentre per le Domeniche e le Feste il commento è esteso a tutti i brani biblici della Liturgia. Il libro copre il periodo che va dall’inizio dell’anno liturgico con l’Avvento 2016 fino alla vigilia dell’Avvento 2017. Ogni giorno è accompagnato dalle memorie della preghiera quotidiana della Comunità di Sant’Egidio e da alcune memorie della storia della Chiesa e della storia del mondo.
 
Vincenzo Paglia, La parola di Dio ogni giorno 2017, Edizioni San Paolo 2016, pp. 696, euro 20,00.
 
L'AUTORE - VINCENZO PAGLIA è vescovo di TerniNarni-Amelia e presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale. Collabora a quotidiani e riviste, oltre che a trasmissioni radio e televisive.  Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato, tra gli altri: Ecco l'agnello di Dio (2007); La via dell'amore (2008); Maestro, è bello stare qui (2008); Tu sei la mia roccia. Voci e immagini dai Salmi (2008); La Bibbia nella Chiesa (2008); Fenomeno Bibbia. Una sorprendente inchiesta sul libro più letto del mondo (2009); I Salmi. Le preghiere suggerite da Dio (2009); Alla mensa della Parola (2009); Le Sette Parole di Gesù in Croce (2010). 
 
 
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4. il movimento catechistico

 

III DOMENICA DI AVVENTO

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